Teste scatenate

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Scrivendo un romanzo, un racconto o un film può succedere – di regola succede – di trovarsi in un vicolo cieco. L’avevamo pensata così bene, e guarda invece dove siamo capitati. Andavamo spediti e a testa bassa, con le idee chiarissime grazie a una scaletta della Madonna, e dove siamo finiti? Col naso a due centimetri dal muro in una strada senza uscita che non c’eravamo nemmeno accorti di avere imboccato.
In questi casi sento dire sui blog e leggo nei manuali di scrittura creativa che bisogna invertire la rotta, fare qualche passo indietro (forse più d’uno) e cercare una nuova direzione per la storia. Controproducente dannarsi, più saggio sciogliere la tensione e ripartire da un punto precedente che ci permetta di prendere un’altra strada, che si spera conduca verso il finale della storia. Giusto? No, sbagliato.

In realtà godo nel sostenere tesi insostenibili. Però la magra esperienza che ho avuto con la scrittura creativa m’insegna che davanti a un ostacolo narrativo bisogna essere creativi. Per vedere la creatività in azione è però necessario un deficit di creatività: solo se siamo in difficoltà insormontabili e non sappiamo proprio come proseguire, quello è il momento giusto per far crescere la storia dal punto di vista creativo.

Essere creativi, si sa, è faticoso. Purtroppo porta a un dolore fisico oltre che morale (stavo per scrivere murale, da muro). Ne ho vista di gente chiudersi in una stanza per giorni e giorni pur di risolvere una storia bloccata, senza arretrare di un passo. E dopo qualche tempo, stravolta e trasfigurata, se n’è uscita dalla stanza vittoriosa, con una soluzione che mai ci sarebbe venuta in mente, una di quelle che fanno sobbalzare il pubblico di stupore e ammirazione. Ecco, io ho avuto la fortuna di assistere fisicamente all’epifania della creatività. E vi assicuro che ha i capelli arruffati, non certo messi in piega. Però se riescono a scatenarsi gli altri, posso farlo anch’io, quando e se capiterà.

Allora, intesi: quando nel vostro romanzo vi troverete in fondo a un vicolo cieco pensate a me, maledite Helgaldo, ma non tornate indietro. Prendete a testate il muro che vi sta davanti fin quando crollerà. Fa male, ma funziona. Sennò a che vi serve avere testa?

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10 commenti

Archiviato in Note a piè di pagina

10 risposte a “Teste scatenate

  1. Se la soluzione alla fine si riesce a trovare: certo, è sicuramente il modo migliore per far crescere il romanzo (racconto, copione, ecc.) di livello. Se si riesce a trovarla… 😀

    • Questa è lo specifico di chiunque voglia diventare scrittore: essere sicuro di riuscire sempre a metterci quel pizzico di creatività in più di chi si limita a essere lettore.

  2. Simona C.

    Fatto, anche diverse volte. Non mi piace tornare sui miei passi, soprattutto per pigrizia, mi sa. Preferisco intestardirmi contro il muro che mettere la retro, sempre che fino al muro sia filato tutto liscio.
    Non potrei mai maledirti, ma posso prendere a testate il punto dove ho appeso il tuo poster, nella camera in cui scrivo.
    (La seconda copia è appesa in bagno, dove nascono le idee migliori)

  3. Non mi piace tornare indietro, mi sa di sconfitta… invece mi piace l’immagine che dalle difficoltà nascono le idee geniali!

    • Così dev’essere. Tornare indietro vuol dire rinunciare a crescere narrativamente. Quando invece troviamo una soluzione fino a poco prima creduta inesistente, ci stupiamo di noi stessi, e acquistiamo consapevolezza che ne troveremo tante altre in futuro. In molti cedono proprio su questo punto: alla prima difficoltà buttano all’aria la storia e ne riscrivono un’altra. Perdono un’occasione unica, a mio avviso.

  4. Sono abbastanza d’accordo. Al peggio l’ostacolo lo si abbatte a testate.

  5. Presente: segno zodiacale TORO!

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