Thriller paratattico con esplosione di sinonimi

foto_luna_horror

Poiché siamo andati tutti a scuola, a tutti hanno insegnato l’uso meccanico e obbligatorio dei sinonimi. Evitate le ripetizioni, fate uso dei sinonimi, consigliava la maestra. Forse anche la professoressa. Più che un consiglio era un ordine, una minaccia, pena la fucilazione. Sante donne, ma bastarde. Su questo, spero, concordiamo.
L’uso dei sinonimi quando si scrive non è affatto fuori legge, anzi. Esistono diverse figure retoriche – mi vengono subito in mente anafore ed epistrofi – a uso e consumo degli scrittori (anche aspiranti), che ben lungi dall’appiattire la prosa, le danno vigore grazie al mantenimento della parola data. Che sembra, per come l’ho detto, quasi un giuramento d’altri tempi.

Eppure sbirciando i vostri post, i vostri racconti, colgo a volte ancora la minaccia potenziale della penna rossa (ché di errore tanto grave non si tratta) degli insegnanti delle scuole primarie e secondarie. Altrimenti non si capirebbe come mai trovo raramente ripetizioni, ma sempre si preferiscono sinonimi che ridicono la stessa cosa con sfumature un po’ diverse, e a volte del tutto ingiustificate, perché se il cane è il cane è inutile chiamarlo il botolo (che me lo rincagna) o il bastardino (che me l’avvilisce socialmente rispetto al collie del vicino): chiamatelo cane e morta lì.

Oggi però riesumiamo eccezionalmente la maestra e la professoressa, le schieriamo di nuovo in campo, come un politico anni 90, e ci buttiamo a capofitto nel loro santo credo apostolico sull’uso dei sinonimi. Però quando poi scrivete, mi raccomando, non siate così ansiosi nella ricerca dei sinonimi.

Il thriller paratattico, che resta comunque paratattico, andrà quindi sviluppato oggi mediante l’uso esplosivo di sinonimi. Che cosa vuol dire esplosivo? Vuol dire che non solo potete sostituire qualunque termine con un sinonimo, ma addirittura potete aggiungerne più d’uno a quelli già esistenti, in un accumulo sinonimico. Ma che cosa ne sarà del testo originale se aggiungo sinonimi a dismisura? Non lo so, vedremo l’effetto che farà.

Allora che faccio? Prendo il vocabolario e sbatto dentro al thriller tutti i sinonimi che incontro? Sì, se vuoi, basta però che rispetti una ben precisa regola interna al testo. Cioè, sarebbe? Sarebbe che puoi fare ciò che più ti aggrada, ma il modo in cui userai i sinonimi dovrà seguire una qualche regola che tu stesso ti sarai dato. E non dovrai neppure dirmi qual è la legge che governa il tuo componimento, lo scoprirò insieme con tutti gli altri nel momento stesso in cui lo leggerò. Se la regola è coerente, il testo stesso la svelerà ai nostri occhi. Insomma, questo thriller si ammanta anche di giallo. Che siano i lettori, che anche loro qualcosa devono pur fare, i detective in cerca della soluzione. La regola migliore verrà premiata. Come? Mi voglio rovinare: vi regalo un libro (che non corrisponderà nemmeno ai vostri gusti, la scelta è tutta mia). Il vincitore poi mi comunicherà l’indirizzo dove spedirlo, che a recapitarglielo provvederò personalmente. Si vince per vox populi, come per Renzi a Palazzo Chigi. Non mi resta che augurarvi un buon thriller paratattico.

 

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»

Alfred Hitchcock con Helgaldo

Annunci

49 commenti

Archiviato in Moleskine

49 risposte a “Thriller paratattico con esplosione di sinonimi

  1. Lo so che sono un po’ fuori tema. Ma, hey: io sono lo scrittore, io faccio le regole 😉

    Una giovane donna, virgulto d’umana e bocciolo di mamma sua, si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. Persa nella notte, girovaga abitante di un bicchiere d’inchiostro. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, abiura la sua natura; d’ambascia s’angoscia: entra finalmente in una casa. Abituro né caldo né accogliente. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi, lubrichi trincatori di cristalli verdi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, spogliare e depredare; forse abusarne, lei arnia del miele più prelibato. La donna mugghia, ulula urla ultraterrene di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata sbranata stracciata e straziata dai topi. La donna nell’acqua sprofonda, nell’onda invereconda che affonda comincia a dondolare. Si sente soffocare; l’aria si sfoca, fioca. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente scrollata dal trillo tranquillo della voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»

    • A una prima lettura mi pare bella, musicale. Ora la rileggo con calma cercando di intuire qual è l’idea che ci sta dietro.

    • Dev’esserci qualcosa che ha a che fare con le assonanze e le rime: paura, abiura, natura – ambascia, angoscia; sprofonda, onda, invereconda; si sfoca, fioca…

      • Non ho ancora avuto tempo di guardarla per bene, ma anche a me è parsa subito in poesia. 🙂

      • È così: ho cercato assonanze, allitterazioni e roba del genere per avere una colonna sonora.

      • In effetti la musicalità l’ho percepita subito. Nella prima parte, le prime due-tre frasi, ho «visto» una ricerca di identica lunghezza della frase e di incisi che potessero cadenzare il ritmo della prosa. Nello sviluppo successivo, invece, è più evidente la ricerca di parole con suono identico all’inizio o in fine di parola. C’è anche qualche tentativo (riuscito) onomatopeico. Quello che non so è se hai usato dei sinonimi, ma visto che sei andato verso la poesia, valgono le licenze poetiche.

      • Sinonimi pochi, perché i sinonimi assonanti e onomatopeici sono rari. Infatti ho premesso (excusatio non petita!) che ero fuori tema.

      • Hai fatto bene, invece. Quando proporrò una versione per rime e allitterazioni tu la farai invece con i sinonimi, e ti rimetti in pari.

  2. Ci siamo allargati, vedo!
    Ma, come sempre, torno a fare il mio dovere paratattico più tardi! 😉

  3. Ovviamente non partecipo alla gara. Questa è la mia versione:

    Una fresca, acerba, giovane signora, donna, dama si trova persa, perduta, sperduta nel quartiere, nella zona, nel rione parigino di Montmartre, attorno, intorno, tutt’in giro a lei un’ombrosa coperta, una scura coltre, un nero drappo di buio, di tenebre, di oscurità. La fanciulla, la pulzella, la giovane vaga, procede, deambula tra le stradine, tra le viuzze, tra i vicoli seguendo, affiancando, costeggiando un lungo muro si sgomenta, ha timore, ha paura, entra, irrompe, si introduce finalmente in un appartamento, in un’abitazione, in una casa. Sale le scale, risale i gradini, si inerpica su una scalinata, principia, comincia, inizia a vedere, a scorgere, a intravedere un baluginio, un chiarore, una luce, sbuca, capita, si trova nel mezzo di un’osteria, di un locale, di un bar popolato, bazzicato, frequentato da individui, da uomini, da maschi ebbri, alticci, alcolizzati. Gli individui, gli uomini, i maschi si gettano, si lanciano, si avventano su di lei: la vogliono alleggerire, depredare, rapinare, forse abusarne, stuprarla, violentarla. La signora, la madame, la donna urla, grida, sbraita di spavento, di terrore, di paura, i sadici, i maniaci, gli squilibrati la stringono, l’annodano, la legano, la buttano, la lanciano, la scagliano in un corso d’acqua, in un fiume, in un rio, aspettano sulla riva, sulla sponda, sulla spiaggia di vederla scarnificata, morsicata, divorata dai topi, dai ratti, dai roditori. La signora, la madame, la donna scompare, sprofonda, si inabissa nell’acqua, comincia a ondeggiare, dondolare, cullarsi. Si sente soffocare, ha il respiro mozzato, non riesce a respirare. Una mano la sballotta, la scrolla, la scuote, si desta, si sveglia, si risveglia, finalmente il richiamo, la parlata, la voce amica, familiare, affezionata dell’odontoiatra, del cavadenti, del dentista: «Tutto ok, tutto fatto, tutto a posto signora, madame, madam. Mezza corona, prego, please, per favore!».

  4. Come sarebbe a dire che non partecipi? Tiri il sasso e nascondi la mano? Qui la regola mi sembra chiara, quasi come le definizioni di un “sinonimi/contrari”. Mi domando se ci sia qualcos’altro, sotto: la regola del “3”, per esempio (anche se non ho controllato fino in fondo).

    • Non partecipo perché non posso eventualmente inviarmi un libro se vinco: dovrei fornirmi un indirizzo anonimo. Non mi arriverebbe mai, se non in universi paralleli. La regola del tre è mezza regola, manca l’altra metà…

  5. Non ho ancora letto le vostre versioni per non farmi condizionare, ma anch’io ho la mia regola! 🙂

    Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre,
    intorno a lei un torbido drappo nero. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, prova terrore, entra finalmente in una casa.
    Va sù per le scale, comincia a intravedere una luce, si trova al centro di una bettola occupata da persone avvinazzate. Gli uomini si avventano su di lei:
    la vogliono depredare, forse abusarne. La giovane strilla sgomenta, i maniaci la legano, la gettano in un corso d’acqua, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna si inabissa nel fiume, comincia a dondolare. Si sente asfissiare.Una mano la scuote, Apre gli occhi, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»

  6. Qui manca però la vox populi (e qualche altro coraggioso che si cimenti con i sinonimi). Se non viene nessuno a esprimere una preferenza tra voi due, poi decido io.

  7. iara R.M.

    Sera a voi ^_^
    Ho appena letto le vostre versioni del thriller farcite di sinonimi.
    Devo dire che mentre in quella di Helgaldo e di Michele qualcosa della misteriosa regola si intuisce, in quella di Marina non appare niente in modo così evidente. Però… forse…
    Potrebbe essere che la sostituzione delle parole con i sinonimi, sia stata fatta rispettando i termini originali?
    Provo a spiegarmi: Aggettivo con aggettivo, verbo con verbo,
    sostantivo con sostantivo.
    ES.:
    scura coltre di buio – torbido drappo nero
    ha paura – prova terrore
    Va sù per le scale – Sale le scale Ecc…

  8. iara R.M.

    Ok. ci provo. Datemi solo un pochino di tempo per pensarci ^_^

  9. iara R.M.

    Pensato… 🙂

    Una signorina si disorienta nel banlieue di Montmartre, circondata da un manto tetro. Girovaga costeggiando una muraglia, sgomenta, finalmente si accasa. Scànde, scorge una luce, si addentra in una mescita.
    Viene aggredita: vogliono rapinarla, forse abusarne.
    La donna strepita, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. Lei è sommersa, comincia a dondolare. Non respira. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente dice affabile il dentista: «finito signora. Mezza corona, prego!»

    • Sicuramente la regola ha un impatto nel rendere la nuova versione più corta dell’originale, ma anche qui non riesco a vedere lo schema… 😦

    • Sembra una parafrasi… e poi nell’ultima parte, forse, hai seguito uno schema simile al mio!

    • Forse giovane donna=signorina, si trova sperduta=si disorienta, quartiere parigino=banlieue, ecc. ecc. 🙂
      Due per uno?

      • iara R.M.

        Bravissimo! L’idea era proprio quella di usare i sinonimi con l’intento di comprimere il testo originale. Usare una parola, invece di due è stato il mio tentativo. (Chissà poi, se è conveniente risparmiare parole!) ^_^

        PS.:
        Questo è stato uno degli esercizi che ho preferito, perché più delle altre volte, ho potuto notare l’influenza delle parole.
        Mi è piaciuta la sensazione di “consapevolezza” che ho provato mentre lo scrivevo e cercavo di modificare il testo assecondando le mie scelte.
        Negli altri casi, per me, era più la trama, il contesto, la scelta del linguaggio in un senso un pò più ampio, a guidare le modifiche nel brano.
        In questo caso, invece, ho sentito tutto il peso e il merito delle parole nel trasformare il nostro thriller paratattico. La regola, anche se arbitraria è stata utilissima a dirigere il pensiero in una direzione ben precisa, come dire… di stile! Tutto quì.
        Avevo voglia di condividere con voi anche queste considerazioni. ^_^

      • Hai fatto bene a condividere questo pensiero, perché non sapevo se continuare con il thriller o mandarlo in soffitta. Ma dopo quello che mi dici andiamo avanti. Il tentativo di forzare le parole, e non la storia, verso un effetto stilistico voluto è uno dei maggiori talenti che dovrebbe avere uno scrittore. L’esercizio del thriller va in questa direzione filosofica. Se vai a riguardare quelli passati in base all’ottica che hai delineato ora ti accorgerai che sono tante le opportunità in tal senso. Non si tratta quasi mai di arricchire o deformare la trama, che non dà lo stesso piacere che si prova modificando consapevolmente lo stile. Riprendi i primi thriller (in particolare, metafora e similitudine), fatti la tua regola e applicala.
        Ora però bisognerà decidere il vincitore. Per ora ci sei tu, Marina e Michele: se non si aggiunge qualche altro temerario nei prossimi due-tre giorni, stabilirò io the winner. 🙂

  10. iara R.M.

    Farò i compiti!
    (Ma non pensare più a mandare il thriller in soffitta, io ho tanto da imparare!!!) ^__^

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...