Otto cose che cambieranno la nostra vita

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Cara Yara,

già m’immagino il tuo stupore nel ritrovarti protagonista del post di oggi. Io stesso non avrei mai pensato che un giorno ti avrei scritto: e credimi, non è facile parlarti dopo quello che ti è capitato.

Come sai, e se non lo sai te lo dico ora, questo blog si occupa di scrittura dando voce a voci del passato e del presente che hanno qualcosa da dire sull’arte di scrivere. Carver, Hemingway o Salinger non fa differenza: basta che si tratti del modo di affrontare la pagina bianca, per me va bene tutto. E oggi in cattedra ci sei salita tu. Ti chiederai il perché.

Qualche giorno fa ho letto sul Corriere le ultime frasi che hai scritto sul tuo diario prima di quel maledetto 26 novembre 2010, quando la tua vita si è spezzata. Parole semplici, come semplici devono essere le parole di una tredicenne che si affaccia al mondo. Ma poiché sono state le ultime che ci hai lasciato pur senza volerlo, mi è difficile non dar loro un senso che vada oltre le tue intenzioni, e le renda inestimabili e assolute.

Devi sapere che in passato ho già proposto su questo blog l’ultima pagina di chi stava per abbandonare il mondo. Una scrittura terminale, in quel caso si trattava di Carlo, che mi aveva colpito per la semplicità e la sincerità dell’esposizione. Ho pensato allora che la letteratura non è che una finzione, ipocrisia del vero, rappresentazione del nulla. E che solo in presenza della morte, avendo ancora poche parole a disposizione le sceglieremmo con attenzione pur di non mentire più. Parole in qualche modo inedite, perché per la prima volta diverrebbero solide e inamovibili, dense e profetiche.
Lascio a chi se le sia perse, o non le abbia notate più di tanto, la bellezza e il segreto di suoni che rimandano alla vita, come «mamma» e«amici»; ma anche di congiunzioni che uniscono i sentimenti; di avverbi che cercano di spiegarli; di punti e di virgole che danno respiro a un’esistenza che ci soffoca continuamente.
Ovviamente, tutto questo non si può chiamare letteratura: le parole della letteratura hanno senso in quanto si relazionano con altre parole letterarie. Ma le parole scritte con la consapevolezza che saranno le ultime vivono autonomamente, bastano a se stesse e si legano solo col silenzio che le seguirà per sempre.
Certo, quelle di Carlo pur nella loro semplicità sono comunque le parole scelte da un adulto pratico della scrittura, e consapevole di essere al capolinea. Le tue invece, cara Yara, sono quelle di una ragazzina ignara del mondo. Eppure mi hanno toccato allo stesso modo.

Quella frase, «Trovo in inglese almeno 8 cose che cambieranno la nostra vita nel corso del tempo», scritta ventiquattr’ore prima di incontrare il tuo assassino, mi sembra il miglior invito che potevi farci, prima del bianco di tutte le pagine seguenti. Chissà se quel pomeriggio inoltrato uscendo di casa per raggiungere la palestra stavi pensando a una o due delle otto cose che avrebbero cambiato la tua vita. Chissà se chi te l’ha spezzata troverà mai qualcosa per cambiare in meglio la sua. Ne dubito. E in fondo spero non la trovi. Ma tornando a noi, cara Yara, non ti sembrano le tue parole un testamento spirituale di cui siamo i beneficiari inaspettati?

Mi piace pensare che quello che hai scritto il 25 novembre del 2010 tu l’abbia pensato anche per noi, per impedirci di sprecarci. Per farci cambiare otto volte anche un po’ per te.

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5 commenti

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5 risposte a “Otto cose che cambieranno la nostra vita

  1. Le otto cose che cambieranno la vita: un esercizio spirituale importantissimo, con la consapevolezza di un adulto.
    Ho trovato questo post emozionante e commovente.
    Grazie, Hell.

  2. La tua sensibilità è un dono prezioso!

  3. Grazie per la bella riflessione!

  4. iara R.M.

    Ci sono parole che mettono in moto catene di pensieri. Le tue.

  5. Post delicato come sembrava essere la vita di Yara prima che qualcuno la fermasse. È bello questo tuo ricordo, le sue parole fanno capire quello che era e che avrebbe potuto diventare.

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