Di thriller paratattici e di vox populi

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«Il tramonto tingeva di viola la grande piramide, e ai suoi piedi l’Imperatore si concedeva una pisciata fumante contro un cassonetto».
Inizia così il libro che ho messo in palio nell’ultima tornata del thriller paratattico, dove si doveva lavorare sui sinonimi, inventandosi anche un criterio di lavorazione.
Il libro è scelto a caso, nel senso che non l’ho letto, ma l’incipit mi è piaciuto subito. Diversamente dagli incipit che leggo in rete («Ciao come stai?», disse lui. «Io bene, e tu?», rispose lei), questo almeno è pubblicabile.

Purtroppo i partecipanti al thriller sono al minimo sindacale: Michele, Marina e Iara. Ci siamo persi dei conigli, pazienza; altri – evidentemente timidi come conigli d’altra specie – per ora non si affacciano.
Ho sperato che almeno spuntasse una giuria, qualcuno che dicesse preferisco lui o lei. Invece nada. Niente vox populi. Oggi perciò decido io, giudizio insindacabile, ma per fortuna semplice.

Dato che la versione di Michele (che pare il titolo di un film), per sua stessa ammissione, è fuori tema (caratteristica che gli viene facile); e che quella di Marina è risultata, per sua stessa ammissione, intermittente (in sintesi, una paraculata: una riga di sinonimi sì, una riga di sinonimi no), non posso che premiare Iara, che ha lavorato diligentemente alla versione, applicando una legge rigorosa e originale fino all’ultima riga.

Cara Iara, complimenti. L’unica cosa che ora devi fare è comunicarmi per e-mail (vai nei miei contatti) il luogo dove vuoi che ti faccia pervenire il libro che è in caldo per te: libro in carne e ossa, cioè in carta e inchiostro, alla moda dei vecchi libri di una volta.

Per il nuovo thriller paratattico ci vediamo lunedì. Venite in massa, ho già affittato il pullman.

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47 commenti

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47 risposte a “Di thriller paratattici e di vox populi

  1. A giudicare dall’incipit, il pensiero laterale (comprensivo dell’andare fuori tema) ha sempre dei risvolti utili 😀

  2. A parte gli scherzi. Adesso faccio l’Helgaldo della situazione, vediamo se tu sai fare lo Scarparo…

    «Il tramonto tingeva di viola la grande piramide, e ai suoi piedi l’Imperatore si concedeva una pisciata fumante contro un cassonetto»

    Non mi piace. Mi sembra tirata via, con quell’aggettivo “fumante” piazzato lì senza sapere bene perché e quella virgola prima della congiunzione che tira il sasso e nasconde la mano.
    Piuttosto avrei detto:
    «Il tramonto tingeva di viola la grande piramide; ai suoi piedi l’Imperatore si concedeva una pisciata fumante contro un cassonetto.»
    Una cesura più forte dà un ritmo più definito; i due aggettivi (viola, fumante) sono sincopati nello stesso punto e reggono la musicalità delle due frasi vicine.
    Oppure:
    «Il tramonto tingeva di viola la grande piramide, e ai suoi piedi l’Imperatore si concedeva una pisciata contro un cassonetto. Il fumo che saliva dallo zampillo portava alle sue regali narici un odore di uomo che nulla aveva di aristocratico.»
    Facciamo balenare subito un contrasto, un possibile conflitto tra il personaggio “Imperatore” e l’uomo che lo porta sulla scena del mondo, umano al pari dei suoi sudditi.

    • Caro Michele-Helgaldo, ti ringrazio di avere posto una questione che mi dà l’occasione di dirti quanto ti detesto quando ti comporti in questo modo. 🙂

      Va bene, accetto la tua sfida. Risponderò, ma non immediatamente. Vediamo se qualche altro blogger di passaggio ha delle idee in proposito. Fissiamo i limiti, una volta tanto. Poni due problemi, due cose che non ti piacciono: la virgola, che vorresti sostituire con una pausa maggiore (il punto e virgola, e magari qualcuno potrebbe proporre anche il punto fermo, chissà); e l’aggettivo fumante, che toglieresti dalla prima frase, per svolgerlo addirittura interamente nella seconda. Opinione rispettabile, forse giusta, forse più efficace di quella scelta dall’autore pubblicato.

      Diciamo che ci limitiamo a questo, che tutto il libro sia racchiuso in questa storia minima.
      Chi di voi se la sente di discutere di una virgola e di un aggettivo specifico, anziché parlare dei massimi sistemi della punteggiatura e dell’aggettivazione? Perché sui massimi sistemi siamo bravi tutti e non rischiamo nulla.

      Mi prenderò «d’ufficio» la difesa dell’autore, se non lo farete voi. Spero che qualcuno lo farà, così mi risparmierà la fatica… Mi piacerebbe sentire come si muoverebbe in questa frase un autore in self-publishing, per esempio. Mi mostrate la vostra sensibilità stilistica, uguale o anche maggiore, di quella di Michele? Forza gente, venite a commentare, dite la vostra. Non ci sono controindicazioni.

      • Non c’è nulla di peggio del sabato mattina, specie quando ci sono le faccende da spicciare e nessuna voglia di farlo. Ci si attaccherebbe alla prima virgola che passa, pur di rimandare di dieci minuti…

      • Nascondiamo le virgole sotto il tappeto…

      • LiveALive

        Non ho capito se è questo il problema di cui mi parlavi. XD E non ho capito neanche cosa vuoi che si faccia esattamente: che si provi a giustificare la scelta dell’autore, che si discuta di quella specifica virgola anziché dell’uso generico della punteggiatura senza esprimere un giudizio di valore, o che si provi a rivedere la frase a seconda delle diverse sensibilità? Intanto provo a farti un po’ tutto. XD
        Inizio dicendoti ciò che penso in generale analizzando la frase. Linguisticamente la virgola prima della congiunzione si può usare senza problemi perché non costituisce un sistema ridondante: infatti la congiunzione agisce solo nella sintassi, mentre la virgola ha anche una funzione retorica, ritmica, eccetera: per questo motivo la Crusca stessa la accetta. Il ritmo ottenuto senza la congiunzione, con il punto e virgola, mi pare particolarmente spiacevole, mentre ce ne poteva anche stare una dopo “ai suoi piedi”, magari. Il punto fermo? Poteva starci anche il punto fermo, in effetti, al posto del punto e virgola, ma è più che altro una questione “accademica”: il lettore lo leggerà uguale, quel che conta è la funzione sintattica del punto e virgola. Sull’aggettivo, non vedo particolari problemi. Se c’è una specificazione che ha problemi, quella al limite potrebbe essere “di viola”, che è sostanzialmente inutile. Ma non va male di per sé: sta forzando l’immaginazione del colore, che potrebbe essere importante; ci sono autori che giocano in questo modo, specificando di continuo i colori e i vari particolari, come Dino Campana. E l’aggettivo “grande”? Va intenso come “la piramide grande”, cioè una grande tra le tante piccole, o è davvero “la grande piramide”, cioè sta semplicemente specificando una caratteristica della costruzione? Serve, in questo secondo caso? Non basta forse “ai suoi piedi” a indicare la grandezza? Io direi di sì. Poi, a me non piace “un cassonetto”, dove l’indeterminativo suggerisce una vaghezza di cui non c’è bisogno: il cassonetto. Altro problema: il “suoi” della prima frase è sintatticamente riferito al tramonto, mentre “a senso” è riferito alla piramide. In questo senso, è una frase sub-standard: che facciamo? La lasciamo per dare il tono rustico? Ci si potrebbe lamentare, a questo punto,anche dell’imperfetto: per quanto utile per indicare la continuità, è in genere considerato vago, fumoso, perché non riesce a indicare in modo netto l’istante temporale, ma prende un blocco di tempo e lo analizza: non è meglio usare il presente a questo punto?
        Boh, questa una riflessione generale. Vuoi che provi qualche variante? “Il tramonto tinge la piramide, e ai suoi piedi l’Imperatore piscia contro il cassonetto.” Questa è la variante minimale, che rispetta il canone della “trasparent prose”. Oppure, se devo farla a mio gusto: “La grande piramide è intrisa dal viola del tramonto. Ai suoi piedi, l’Imperatore si concede una pisciata fumigante contro il cassonetto.” La prima frase al passivo non solo risolve l’ambiguità della sintassi, ma sottolinea l’immobilità della piramide, il subire l’azione, e dà un tono tranquillo che mi piace. “fumigante” è solo il mio gusto un po’ barocco, nessun altro motivo. Non so, provo a inventarmi anche qualcos’altro: “L’imperatore, il fiotto d’orina che scroscia contro il cassonetto, alza lo sguardo: la piramide che lo sovrasta è già immersa nel viola del tramonto”, e ammetto il mio continuo istinto di scrivere “dell’occaso”, che mi è sempre piaciuto troppo. Comunque, l’idea di questa versione invece è quella di mantenere la concentrazione sul personaggio anziché sull’ambiente, così mostro la piramide solo quando lui la vede; la frase “il fiotto…” inserita a forza, poi, è uno stilema che oggi va di moda a causa dell’influsso dell’inglese, e ultimamente sta iniziando a piacermi. Si possono anche inserire volontariamente sistemi ridondanti, per esempio mettere “la grande piramide lo sovrasta”, dove l’idea di grandezza è suggerita sia dall’aggettivo sia dal verbo, perché mi pare che la comunicazione sia più intensa così. Potrei fare anche altre varianti, ognuna ha logiche e scopi diverse, ma non credo sinceramente che ce ne sia una che funziona meglio delle altre, dipende da cosa ti stai aspettando nella lettura.

      • Si, questa era la questione sollevata da Michele, un po’ per gioco e un po’ per non morir di noia. Lo spunto è però interessante, perché quando si parla di punteggiatura e scelte lessicali, per chi ama scrivere, non è mai tempo buttato via. Diciamo che, per gioco, ci sono due fazioni in gioco. Ovviamente sono infinite le scritture. Tu stesso ne hai delineate un certo numero.
        Mi pare di capire che però al di là del gusto personale, propendi per l’originale rispetto alla variante proposta da Michele. Insomma, un assist a favore della versione pubblicata.

  3. Brava Iara, anch’io avrei scelto la tua versione (tra l’altro ho apprezzato molto la tua postilla).
    Poi ci farai sapere dove andrà a parare questo imperatore che si concede una pisciata fumante contro un cassonetto ai piedi di una piramide.
    (Piramide? Imperatore?… Cassonetto?)

    • Voglio il tuo parere sulla questione, altro che «ci farai sapere»…

      • Abbiamo fatto un gran parlare di incipit che in dieci righe non dicono niente e tu chiedi di dare un contributo su uno di appena due righe?
        Va bene, allora ti dirò che a me non ispira tantissimo: l’unica frase gradevole è quel tramonto che tinge di viola la piramide; ma poi subito il riferimento all’Imperatore che fa quello che fa contro un cassonetto mi smonta un po’. Non mi piace il termine “pisciata”, mi sa di termine snob, anzi no, ruffiano, non lo so! “Fumante” è un aggettivo appropriato per l’attività in corso e la virgola… sai che non ci avevo fatto caso? Però, in effetti, non ci sta e anche se fosse un’apposita scelta stilistica per dare enfasi alla figura ragguardevole impegnata nell’azione urinatoria, io non ne ho colto la sfumatura!
        Poi mi puzza molto che tu non l’abbia letto! 😉

      • Non stiamo discutendo se l’incipit piace o no, ma se la scelta che opererebbe il nostro Michele sia migliorativa dell’originale. Tu sei d’accordo con gli interventi di Michele, quindi? Oppure no. E in questo caso, come riscriveresti la frase? 🙂

    • LiveALive

      Se era questa la risposta che volevi, oltre alla risposta sopra ti dico: secondo me la versione di Michele è spiacevole nella forte cesura che crea il punto e virgola. La seconda versione si dilunga inutilmente, oltre ad avere diversi altri problemi minori, come la ripetizione di “un” che trovo spiacevole, il “sue” che è normalmente considerato inutile (e visto che c’è pure l’aggettivo regale diventa proprio lapalissiano), eccetera. Ma ripeto che secondo me dipende dal modo in cui si legge: lui, per dire, elogia la musicalità dei due aggettivi messi così; io in prosa invece la musicalità non la considero mai, e non la percepisco neppure: sono altre le logiche della prosa che la mia mente riesce ad analizzare. Ma se lui ci riesce, e gli dà fastidio, come dargli torto? Non si può dire, perché l’effetto percepito è un fatto, si può solo accettare.

      • Per curiosità: in quanti scrivono per te? Perché ho calcolato i tempi, sei una lippa in base alla massa di parole! Hai aperto molti scenari, vediamo se qualcun altro ha il coraggio di dire la sua sulla questione di partenza, dopo il tuo intervento-fiume: Michele vs autore. Chi vincerà?

  4. iara R.M.

    Ehm… la virgola prima di una congiunzione non mi piace.
    La mia prof. d’italiano (sì, sempre la stessa del tema!) mi ha cresciuta con questa convinzione religiosa a cui ancora oggi non riesco a oppormi.
    Il punto “Punto”, non lo vedrei bene, perché andrebbe a concludere una frase che invece, vuole terminare senza soste contro un cassonetto!
    Volendo (potendo) riscriverei la frase come suggerito da Michele, con il punto e virgola; o anche così:

    «Il tramonto tingeva di viola la grande piramide e ai suoi piedi, l’Imperatore, si concedeva una pisciata fumante contro un cassonetto»

    L’imperatore, in fondo, è colui che svolge l’azione principale, giusto?
    E siamo alla pipì fumante!
    Presumo che l’autore con la scelta di questo aggettivo abbia voluto creare un’atmosfera specifica.
    Anche il linguaggio usato credo non sia casuale.
    il termine “pisciata” è alquanto grezzo e contribuisce a spezzare brutalmente il romanticismo della descrizione iniziale.
    Ci sarà stata un’idea nella sua testa che voleva condividere…
    Immaginiamo…
    Ai piedi di questa grande piramide tinteggiata di viola dal tramonto, un imperatore, si concedeva (dopo un’ interminabile giornata) una pisciata contro un cassonetto che non era lunga, né limpida, né trasparente, né color dell’oro, bensì FUMANTE!
    E poi, scusate… ma un cassonetto ai piedi di una grande piramide, non vi sembra un po’ fuori contesto?

    Devo dire che analizzare in questo modo i pochi righi di un testo non mi piace. Preferisco leggere l’insieme e poi, decidere se ne è valsa la pena.

    Grazie di cuore Helgaldo per aver deciso di premiare la mia versione del thriller. ^_^

    • LiveALive

      Proprio perché è fuori contesto si può ben ipotizzare che fosse voluto. Intendo: se in un test da 100 crocette ne fai 100 sbagliate, evidentemente in realtà le sai tutte. Uno potrebbe chiedersi: perché un imperatore va proprio a pisciare su un cassonetto? Evidentemente Imperatore è il nome di un cane (e non il Gran Cane!), e la grande piramide una sua interpretazione di qualche scatolone ammassato… ho indovinato?

    • Innanzitutto brava per aver giocato e vinto. Poi ci dirai tu qual è la verità vera su questo incipit (ricordati di mandarmi un indirizzo a cui spedirlo).
      Sul fatto che preferisci leggere l’insieme non sono d’accordo. Concentrarsi su un singolo elemento, senza divagare, permette di carpire molti più segreti sulla scrittura che perdersi nell’oceano di parole di un romanzo intero.
      Rispetto all’intervento-fiume (ci tengo a sottolineare il fiume) di Livealive, appare evidente che tu sia una scrittrice, interessata agli aspetti creativi della prosa, mentre lui ragiona più sullo scritto, sulle parole in sé. Le tue riflessioni mi sembrano incisive, molto precise e razionali. Semplificando, ti poni al centro rispetto ai due estremi. Di Michele prendi l’osservazione del punto e virgola, dell’autore (chi mai sarà?) tieni il fumante. Dico bene? Poni poi la questione del cassonetto, finora ignorata. 🙂

      • LiveALive

        In effetti è interessante vedere come diverse classi, e diversi sguardi, leggono (e quindi sentono) in modo diverso. Io non sono uno scrittore, sono un teorico; ma quando scrivo tendo sempre a badare di più alla forma, allo stile, che mi piace in sé stesso, mentre del contenuto mi è sempre importato poco. In fondo, anche il contenuto più banale può essere nobilitato dal bello stile e, soprattutto, dalla bella struttura: vedi Stoner.
        Però spezzo una lancia, e dico che, nonostante io faccia una analisi parola-per-parola, ritengo il complessivo più importante. Il romanzo è una macchina complessa, e il suo effetto lo esprime nel complessivo, non nel dettaglio: intendo che lo stilema che in una singola frase può apparire se non sbagliato quantomeno ardito, preso nel complesso può trovare improvvisa giustificazione. Prendi Fiori per Algernon: se prendi la frase da sola, senza inserirla nel libro, ti viene da pensare che sia stato scritto da un analfabeta XD … e in effetti…

  5. iara R.M.

    E’ fantastico riflettere su una singola frase e analizzarne gli elementi per ricercare intenzioni, suggerimenti, alternative.
    Pochi righi sono bastati per scatenare la mia fantasia.
    Ho già immaginato diverse versioni del racconto… poi, scoprirò la verità sulla storia.
    Dico solo che giudicare la qualità di uno romanzo da poche battute mi sembra una dote da stregoni e di certo, io non ce l’ho! ^_^
    Mi ha colpito moltissimo il cambio di registro tra la prima e l’ultima parte della frase. E poi, quel cassonetto… chissà…
    Assolutamente salvo la pisciata fumante 😛

    (Sì. Ti mando l’indirizzo.)

    • Un po’ di stregoneria non guasta. In fondo stai facendo delle ipotesi che proseguendo la lettura non ci sarebbero state. Poi non si tratta di arrivare a stabilire la qualità della stesura da poche battute, ma di rubare qualche trucco interessante per noi che scriviamo, da chi lo sta già facendo. Se finora non ho dato la mia versione è perché mi trovo in un luogo troppo incasinato. In serata poi dico la mia. Intanto tu fa’ galoppare la fantasia. 🙂

  6. Premetto che mica ho tanto capito la faccenda del concorso paratattico, sarà che seguo Helgaldo con regolarità da poco. Prima, come va di moda dire oggi, “faccio outing”: mi pareva il genere di blog “che elargisce consigli di scrittura”, poi mi sono resa conto che la qualità espressiva di Helgaldo è davvero alta e, essendo entrambi di Milano, mi figuro di incontrarlo da qualche parte senza sapere che è lui. Tipo in libreria. Sulla questione specifica: eliminerei di sicuro quel fumante, mentre sulla punteggiatura continuo ad avere difficoltà serie, dovute al mancato insegnamento alle elementari. Alla punteggiatura la mia maestra dedicò tipo 10 minuti. Chiaramente la adoravo. Ne consegue che la uso quasi a caso, invocando e pagando un buon editing. 😀

    • LiveALive

      L’uso della punteggiatura è più libero di quel che pensi, non a caso lo stile passa anche attraverso la punteggiatura. Il tuo commento da questo punto di vista non mi pare avere problemi, roba minore sicuramente dovuta più al fatto che stai commentando di fretta che altro.
      Considera che eliminare “fumante” non è indolore: è l’unica cosa, in quella frase, che trasmette l’informazione “fa freddo”. Togliendolo rendi la temperatura un punto di indeterminatezza. Naturalmente si può esporre l’informazione dopo, ma teniamone conto.

    • Cara Sandra, nell’ultimo thriller paratattico ho messo in palio un libro. Qualcuno ha vinto, qualcuno ha perso. Però sono stati tutti bravi. Uno zuccherino ogni tanto bisogna che lo dia. Il destino ci farà incontrare, ma non ci riconosceremo. Ottimo spunto per il tuo prossimo romanzo… 🙂
      Ho un’alta qualità inespressiva, se mi incontri, credimi.

  7. OK: ho scatenato un pandemonio. Volete un buon consiglio? La prossima volta che volete evitare di fare una cosa noiosa fate bene mente locale, ché il passatempo che vi state per inventare potrebbe essere molto peggio.

    Fine della lezione; torniamo al problema, visto che mi devo difendere 🙂

    LiveALive ci ha messo due microsecondi per ricordarmi quanto andassi male in italiano. La grammatica (con l’esclusione di quelle di Chomsky) non è mai stata il mio forte. Però posso dire una cosa: c’è un ottimo motivo per cui i computer non suonano nelle orchestre. Il loro problema è che sono troppo bravi: rispettano alla perfezione le pause, e se una semibiscroma ha una certa durata, tra dieci minuti avrà la stessa identica durata. Il risultato è limpido come l’acqua distillata. Dissetante allo stesso modo.
    Non provateci. A bere acqua distillata, intendo. Quello che rende l’acqua di montagna tanto buona (e la cui mancanza rende quella distillata persino dannosa) sono le imperfezioni. Piccole quantità di “sporco” (terra, roccia e chissà cos’altro) che però è necessario al nostro organismo. Nella musica è uguale: sono le imperfezioni a rendere grande un musicista. Troppe lo rendono un dilettante; nessuna lo rende interessante come una tavola vuota.
    Tutto questo per dire che per me, che scrivo a orecchio proprio perché non sono bravo, il ritmo e la musicalità sono importanti al pari del contenuto. A volte anche di più, perché veicolano una comunicazione subliminale che garantisce maggiori suggestioni. Finito tutto questo cappello introduttivo, ecco le mie ragioni:
    * il punto e virgola l’ho messo perché ho cercato di interpretare il ritmo dell’autore. Un punto è troppo, la virgola troppo poco;
    * la questione aggettivi. A me dava proprio fastidio il fumante: dal punto di vista visuale rompe una scena statica e dal punto di vista delle sensazioni introduce un contesto odoroso in un quadro che ne è privo. Ecco perché l’ho portato fuori, in una frase tutta sua;
    * infine la questione “incipit”. Che non esista la formula dell’incipit perfetto è ormai acclarato: in tremila anni di letteratura l’uomo l’avrebbe trovata anche solo andando per tentativi. A questo punto che fare? Io, a mio gusto, preferisco gli incipit che ti sbattono dentro la storia e dunque mi sono divertito ad ampliare la nostra frase facendo balenare qualcosa del libro che c’è dopo. La versione originale, in effetti, mi dà l’idea che si possa cancellare senza che la storia ne possa sentire la mancanza.

    Una considerazione a latere: al di là della frase e dell’autore (che come minimo sarà Boccaccio), smontare e rimontare le frasi è uno dei sistemi migliori per imparare a metterle giù nella maniera più efficace. Non la più corretta. Non la più bella. Ma la più efficace, l’unica che serva davvero in un libro.

    • Il tuo commento è lungo, il mio è peggio. 😉
      Non sei orgoglioso di avere smosso tutta questa massa di parole, grazie alla tua provocazione? Per la prima volta sento che è partita una discussione vera, tra gente che vuol provare a scrivere. Un po’ come per la tua iniziativa sulla sinossi.

    • LiveALive

      Ma infatti non esiste la perfezione, nel senso che ce n’è sempre più d’una. L’acqua di montagna sarà pure peggiore rispetto alla purezza della distillata, ma le sarà di certo superiore per la bontà del gusto. Non esistono pregi e difetti assoluti, solo diversi modi di combinarsi delle diverse caratteristiche, che portano a determinati effetti, i quasi effetti possono a loro volta essere piacevoli o spiacevoli a seconda degli occhi con cui li si percepisce.

  8. Noooooo… coniglio imbecille ci siamo persi il premio!! Dove eri, tu, dall’altra parte del cassonetto? A far cosa? Non approfondiamo… facciamo i complimenti a Iara e ci sentiamo lunedì.

  9. Michele, ma che mi hai combinato? Colpa tua se un sabato qualunque, un sabato italiano di caputiana memoria, ci troviamo a discutere appassionatamente di virgole e aggettivi.
    Però sono soddisfatto: tutte le volte che si entra nei processi di scrittura reali, non solo teorici, che lì son tutti geni, è un buon momento. Ma qui le cose si fanno lunghe, salto perciò i preliminari per non far notte, ed entro in argomento.

    Innanzitutto il libro. Chistopher Moore, La vampira della porta accanto, Elliot Edizioni. Ci dirà poi Iara, a cui toccherà la sfortuna di leggerlo, se sia o no un buon libro.
    Ammetto che di questo Moore non so nulla e la copertina è brutta, ragion per cui ho aperto il libro e letto l’incipit. Poiché l’ho trovato interessante, ho pensato che potesse andar bene come premio per l’ultimo thriller paratattico in cui ci siamo cimentati, giusto per introdurre un oggetto reale nel mondo virtuale.
    Ripeto, la frase era costruita bene. E Michele è arrivato a fare l’Helgaldo della situazione…

    Una questione alla volta. Virgola o punto e virgola?
    Partiamo dall’origine: lo scrittore è un individuo che ha immaginazione. Dopo verrà la parola scritta, ma la sua prima qualità è immaginare. Lo so, il critico direbbe che la parola è tutto per uno scrittore, ma dicendolo non fa altro che pensare alla bottega. Se non ha parole scritte da analizzare e criticare, non campa. Ma noi che siamo scrittori i critici li snobbiamo (tranne quelli che parlano bene di noi, dei nostri libri). Anche se non ci fosse la scrittura, noi intorno a un fuoco racconteremmo lo stesso le nostre storie perché sappiamo immaginarle. Voglio proprio vederlo il critico che corre dietro alle parole dette intorno a un fuoco.

    Ho detto «immaginare». e allora affidiamo a Spielberg la visualizzazione dell’incipit. Leggendo la frase di Michele divisa dal punto e virgola, che cosa fa il regista? Prima ordina un’inquadratura fissa della grande piramide. Poi fa spostare la macchina in un altro punto e realizza l’inquadratura fissa dell’Imperatore che piscia contro un cassonetto. Infine, manda il materiale al montatore. Risultato: grande piramide, stacco, grande pisciata. Questo è il punto e virgola, la cesura.
    Adesso, sempre Spielberg, ordina di girare la scena con la virgola. Diversamente da prima serve un binario, perché la pausa è brevissima, l’indugio è minimo. Aggancia la cinepresa al binario a dieci centimetri da terra e chiede all’operatore di inquadrare la piramide. Ciak, motore, azione. Parte la pellicola e intanto scorre la cinepresa sul binario da sinistra verso destra, così che vedo prima la piramide e poi mi compare in campo la pisciata, e a quel punto mi blocco. Qui non serve il montatore perché non c’è stato stacco. E l’occhio vede da sinistra a destra esattamente ciò che è scritto: «Il tramonto tingeva di viola la grande piramide, e ai suoi piedi l’Imperatore si concedeva una pisciata fumante contro un cassonetto». Mi pare più espressivo un film che inizi con un’unica inquadratura in movimento rispetto a due inquadrature fisse. Tutto qui.

    Veniamo però alle parole, che in fondo noi siamo scrittori, non certo registi. L’incipit, secondo me, ha quattro punti focali crescenti. La grande piramide, l’Imperatore, la pisciata fumante, un (il) cassonetto. Il primo oggetto che incontro nella storia è «la grande piramide». Ohibò, penso all’Egitto, alla Sfinge, ai faraoni. Infatti ai suoi piedi trovo l’Imperatore. La maiuscola mi suona strana, però chi se ne frega. Ma ora che fa? Piscia all’aperto, e la cosa mi sorprende (come quando vedo un principe reale che balla sudato davanti a Zazzaroni). Ma dove piscia, questo? Contro un cassonetto. E qui perdo la logica, a meno che 3000 anni fa non si facesse già la raccolta differenziata. Così crollano le mie certezze: forse la grande piramide non è una piramide egizia perché l’Imperatore non è un imperatore, ma uno che si fa chiamare l’Imperatore (ecco il perché della maiuscola). È bastato un cassonetto in fondo alla frase per mandarmi in crisi, e farmi ripercorrere la frase al contrario per riformulare una nuova ipotesi. È il cassonetto l’intruso che mi ha fatto apprezzare l’incipit. L’unica certezza che a questo punto mi rimane è che l’aria è fredda: me lo dice quel «fumante» che caratterizza la reazione di un liquido caldo espulso dal corpo. Abbiamo una descrizione oggettiva, semplice, lineare.

    All’interno di questo libro che l’Imperatore pisci al freddo è un dato di fatto, un fatto di cronaca che non merita commenti. Punto e virgola sì o no, tu elimini comunque l’aggettivo dalla prima frase, per recuperarlo subito dopo in una frase articolata: «Il fumo che saliva dallo zampillo portava alle sue regali narici un odore di uomo che nulla aveva di aristocratico». È una bella frase? Sì, però abbiamo perso lo sguardo esterno, indifferente, sulla scena.
    Il fumo diventa marginale, svapora, quasi scompare dalla scena, sale invece in cattedra un narratore onnisciente, che ci dice che sensazione olfattiva prova l’uomo, e contemporaneamente ne dà un giudizio morale. Siamo alla seconda frase del romanzo e il narratore è già protagonista giudicante. Ma è anche un azzardo perché dà per scontato che l’Imperatore sia veramente quel che dice il nome. E se si sbagliasse? Poi lo dobbiamo riscrivere tutto il libro, altro che leggerlo.

    • La trasformazione della frase in un film spiega ottimamente tutto. Io, che quel cassonetto finale l’ho interpretato in maniera forse più rocambolesca, continuo a preferire il montaggio nervoso delle scene con lo stacco. Panoramica, stacco, oggetto inquietante che mi lasci l’impressione che sarà la chiave di volta del disastro che sta per succedere. Un ingresso comune nei film d’azione moderni (credo).
      Tu preferisci un ingresso alla Manzoni: piano-sequenza che parte da un oggetto potenzialmente immenso e stringe fino al cassonetto. Non so perché, ma mi ricorda il cinema di Hitchcock, un cinema più raffinato ma con un po’ meno adrenalina. Almeno per questa scena.

      • LiveALive

        Ti dirò però che l’idea del film non mi convince XD Intendo, se parliamo dal punto di vista della immaginazione, io non vedo un film. Nella immaginazione, non vedo differenza tra punto e virgola o la e: in entrambi i casi c’è uno stacco, perché l’immaginazione è quasi sempre “intermittente” nella lettura. Ovviamente ci sono anche diverse immaginazioni, più o meno intense, diverse nelle loro inquadrature, quindi non so cosa vedi esattamente tu. La differenze secondo me sta più negli effetti emotivi della pausa, della volontaria rottura di fluidità. In genere, in effetti, oggi va abbastanza di moda lo stile nervoso super-paratattico, ma ci sono anche tanti a cui non piace.
        Anche io, comunque, preferisco la frase lunga, con la e. (Non è che mi faccia impazzire quello di Manzoni, eh! Tra le frasi lunghe, meglio Proust, che ha il mio stile preferito. Però quello di Manzoni è un capolavoro in un altro punto: il modo in cui la sintassi e il suono mima la geografia che sta scrivendo. Terreno tortuoso? Sintassi tortuosa, per forza!)
        E comunque io sono tra quelli a cui piace fino all’acquisto di tutte le sceneggiature pubblicate, fino alla venerazione mistica, Paolo Sorrentino.

      • La prima scena è filmabile. La virgola separa due porzioni di testo, ha anche questo scopo. Un regista lo vede ovviamente così, secondo me anche Moore. Ho detto che lo difendo per ufficio. La virgola è anche una pausa leggera, quindi il movimento sarà semplice (niente droni) e leggero. Senza la virgola torniamo all’inquadratura fissa e più distante. Leggendo vado da sinistra a destra. Ma inquadrando invece vedo tutto subito. La «e» senza virgola vuol dire «contemporaneamente» per un regista filologico.

      • Non è che preferisco. Mi pare che chi l’ha scritto, per come l’ha scritto, lo veda così, senza effetti speciali, senza pubblicità. Già vicino al personaggio senza puntarlo. Si vede dalle ginocchia in giù, perché vedo il suo output fumante, ma senza correrci incontro. Avesse scritto Piramidi. Un uomo, l’Imperatore. Piscia fumante, cassonetto, allora siamo nervosi (lo diventeremo tra poco). Immaginare visivamente una situazione aiuta a mettere la punteggiatura. Una risorsa in più. Il tuo brano, con punto e virgola, ha comunque due fasi distinte e lente.

      • LiveALive

        …no, niente: secondo me l’immaginazione umana non funziona così. Se poi è quello che vedi tu, se cioè stiamo constatando l’effetto, c’è poco da dire: vedi così XD Ma secondo me questo è un problema di neuroestetica, che va studiato con appositi mezzi, non tramite il confronto di percezioni.

    • «Leggete Moore!» NICCOLÒ AMMANITI

      «Uno tra gli autori più divertenti in circolazione» GIANCARLO DE CATALDO

      «Moore è uno dei miei idoli incontrastati: affascinante, visivamente ricchissimo, sta tra Stephen King e i Monty Python. Vorrei una T-shirt con la sua faccia» DAVIDE DILEO (BOOSTA)

      «Tra i dieci romanzieri più letti negli Stati Uniti, ai primi posti delle classifiche americane, inglesi, francesi e tedesche, tra Woody Allen, Tom Robbins e Chuck Palahniuk» GIAN PAOLO SERINO, D DI REPUBBLICA

      «I lettori sono avvisati: nella San Francisco di Christopher Moore, tutto può succedere» THE WASHINGTON POST

      • LiveALive

        Come avrai capito da questo, autore molto “pop”. Come King, ottimo da leggere nei momenti d’indolenza per passare il tempo divertendosi. Certo non bisogna aspettarsi Joyce o Proust.

      • Tutta questa critica, vuol dire che non c’è succo. 🙂

    • LiveALive

      Permettimi due precisazioni però. Anzitutto, con solo quelle due frasi non abbiamo sufficienti elementi per dire se c’è o no un narratore onnisciente “diffuso”. Letta così, a me la seconda frase pare una terza persona immersa lieve, che cioè sta riportando i pensamenti – senza imitarne la voce (come avrebbe fatto in profonda) – dell’Imperatore (che di certo sarà un barbone, per far contrasto col nome, come il Napoleon in rags di Bob Dylan). Il giudizio va benissimo, perché è del personaggio, non del narratore. Di contro, qualcuno potrebbe dirti che in realtà già la prima frase è narrata da un narratore onnisciente: io infatti non posso vedere la piramide se non la vede il personaggio, e già il fatto che mi si parli prima della piramide che di lui, spostandoci solo dopo sul suo punto di vista, indica che siamo in onnisciente. Ci sono taluni, addirittura, che credono che la stessa “e” congiunzione sia manifestazione del narratore onnisciente, così come lo sono le virgolette dei dialoghi (anche se spesso le si toglie per altri motivi, come l'”inceppamento” che causano a certi nella lettura). Ovviamente così non è: se lo fosse la e, deve esserlo anche la virgola stessa, e di conseguenza i grafemi, e allora è impossibile fare diversamente. Però c’è chi la sente così, e per questo preferiscono uno stile telegrafico,inciucante, paratattico fino all’ossessione. Dobbiamo considerare, in somma, anche queste percezioni personali nella scelta: inevitabilmente, ci saranno cose che un occhio nota e sente, e un altro non sentirà mai, e le strade finiscono per sdoppiarsi a seconda del punto di vista.
      Ti dico pure che in realtà la prima frase non mi pare neutrale, puramente oggettiva. Non solo altera la sintassi (e questa è cosa puramente accademica), ma utilizza un linguaggio marcato, forte. Quel “piscia” non è un termine neutrale, è un termine che sta uscendo da qualche mente, così come quel “concedeva”, che si sta portando dietro uno specifico stato mentale. E qualcuno potrebbe dirti: è la mente del narratore. in realtà siamo più propensi a dire che è la mente del personaggio, e per questo io penso che l’autore volesse creare una terza immersa.
      Altra cosa: a me pare che il dubbio in realtà inizi prima del cassonetto: se mi parli di piramidi, mi aspetto il faraone, non proprio l’imperatore. Poi uno può dire: il faraone è un imperatore. Più o meno, in fondo, imperatore, khan, scià… Sì, ma comunque l’aver usato un termine con un collegamento non immediato mi instilla il dubbio. Già prima del cassonetto. Al limite possiamo parlare di un “climax”: prima tutto coerente, poi un dubbio che posso giustificare, e poi proprio una stramberia.

      • Diciamo la stessa cosa: la maiuscola aiuta a capire che non ti stavo prendendo in giro. Perché se tutto fila e poi ti spiazzo, non va bene. Invece la maiuscola la leggo come un segnale a cui potevi prestare attenzione, e c’è il piacere di riconoscere il gioco in atto. Dall’altra parte c’è sempre un lettore con cui giocare. Pisciare poi è una scelta, dovremo pur scrivere una parola che racconta l’azione. Quella scelta è la più comune. Neutra. Dico infatti «vado a pisciare», anche quando non sono vicino a un cassonetto. Ho tirato in ballo un punto di vista narrativo, non per precisare un punto di vista particolare, ma per sottolineare che Michele, con quella frase, si mette già su un piano serio. Mentre Moore è attendista, per ora. Non ha bisogno di giustificare l’azione.

      • LiveALive

        (Be’, a me piacciono i contrasti forti e improvvisi alla Beethoven. Uno spiazzamento improvviso dopo che tutto sembrava filare non mi sarebbe dispiaciuto comunque. Dovrebbe essere un po’ come quando Philip Glass parte con una nuova melodia; o come quando cambi capitolo dell’Ulysses, o come leggere i Canti Orfici…)
        “Pisciare” non mi pare neutrale come termine. Naturalmente è questione di sensibilità linguistica, io però ti dirò che nella vita di tutti i giorni non lo dico, uso eufemismi, mi sentirei volgare XD Io, poi, che sono conte… Ci sarebbe comunque il “concedeva”, che neutrale non è: infatti quando ho voluto fare una versione il più possibile oggettiva ho scritto solo “pisciava”, senza il concedere. In questo senso, la frase di Michele mi sembra più che altro specificare la percezione della prima frase: cioè ci fa capire in modo esplicito che va letta come una terza immersa. Certo non so quale sia la vera seconda frase del libro, quindi non so se il tono delle due sia diverso come dici, con uno che preferisce andare lento e attendere e l’altro che preferisce una frase marcata.
        Almeno: questa è la mia sensibilità, non si può certo escludere che ad altri appaia diverso. L’ineluttabile modalità del visibile: almeno questo, se non altro, il pensiero attraverso i miei occhi.

      • Questo del pisciare mi interessa. Tu come ti esprimi?

      • LiveALive

        La maggior parte delle volte non dico niente: “vado in bagno.” “a fare che?” “secondo te?” Poi gli eufemismi, tipo: “vado a svuotare la vescica.” I termini scientifici tolgono sempre ogni imbarazzo: “vado a orinare.” (questa mi pare la forma neutrale, da lingua neostandard). Buttarla sull’umorismo o sul citazionismo funziona uguale: “vado a fare plin plin.” E poi dirò anche altre cose che ora non mi vengono. Se dovessi scegliere un singolo termine con il preciso scopo di mantenere la voce narratoriale, mantenendo il tutto il più possibile oggettivo, userei appunto “orinare”. Ciò nonostante, ci sono altri modi per ottenere lo stesso scopo che generalmente vengono preferiti: per esempio, si tende a descrivere concretamente la cosa, come ho fatto in uno degli esempi. Mi vengono in mente anche diversi casi trovati nei libri, ma, provando a ricercarli su google, non sono in grado di ritrovarli. Sarebbe interessante però, si può fare una antologia XD

      • LiveALive

        Specificazione: quello che ho detto nel commento sopra riguarda appunto come mi esprimo io nella vita, senza pensare all’effetto della frase sopra. Nello specifico ti direi piuttosto che “pisciava” è chiamato da “concedeva”. La forma italiana in questo senso è più complessa. Mi chiedo come sia in originale, anche se comunque con l’inglese non ho la sensibilità linguistica per capirlo.

  10. Pazzesco, Mister Helgaldo, pomeriggi e serate piatte, televisione zero, tutto che barba che noia che noia che barba… e tu mi fai sto casino nell’unico sabato di impegno programmato con un mese di anticipo?
    Per recuperare discussioni, punti di vista e riflessioni mi toccherà saltare la Messa! Sennò, sai che faccio? Mi fido di quello che avete detto: tu, poi, hai reso perfettamente l’idea con l’esempio della macchina da presa che scivola in un’unica soluzione sulle due scene, piuttosto che con lo stacco fra la prima e la seconda; Michele mi ha convinto con l’esempio dell’acqua distillata (pura ma imbevibile), LiveAlive mi ha stordito con le sue analisi al microscopio.
    Caspita, mi dico, una virgola e un aggettivo possono tutto questo?
    Iara, please, svelaci al più presto chi è sto Imperatore, perché piscia contro il cassonetto, perché il tramonto ha sta colorazione da filtro magico e cos’è sta piramide che sovrasta su tutto.
    Ah no, il libro è di Moore, ora vado a cercarlo e a togliermi ogni dubbio.
    BUONA DOMENICA A TUTTI!

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