Thriller paratattico con sviluppo per frasi fatte

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Per chi è alle prese con le sudate carte, le frasi fatte sono da fuggire come la peste. Perciò se nella scrittura volete essere una spanna sopra gli altri, un passo avanti rispetto ai colleghi di penna, se volete partire in pole position nelle classifiche dei best-seller, non dovete dormire sugli allori dei cliché linguistici che hanno trovato un posto al sole nella vostra prosa.
Facendo buon viso a cattivo gioco, occorrerà andarseli a cercare col lanternino per metterli in cattiva luce, facendogli terra bruciata attorno per poi gettarli nell’occhio del ciclone del thriller paratattico e darli in pasto all’opinione pubblica.
Evitate di essere pappa e ciccia con siffatte espressioni senza capo né coda. Rischiereste infatti che l’editor, leggendo tra le righe, si stracci le vesti e vi faccia la festa, costringendovi poi a vagare per terra e per mare in cerca di una casa editrice senza arte né parte che vi pubblichi chiudendo un occhio e turandosi il naso.
Gettate quindi il cuore oltre l’ostacolo salvando capra e cavoli: il consiglio per gli acquisti è di correre alla velocità della luce davanti al computer, mettere in campo tutte le risorse di scrittura che madre natura vi ha donato e dar fuoco alle polveri. Giungerete così nudi alla meta di un thriller paratattico con sviluppo per frasi fatte da leccarsi i baffi.
Uomo avvisato mezzo salvato. E buona notte al secchio.

E adesso il thriller paratattico, altro che storie.

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

Alfred Hitchcock con Helgaldo

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55 commenti

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55 risposte a “Thriller paratattico con sviluppo per frasi fatte

  1. Come si fa a scrivere, dopo che le frasi fatte le hai usate tutte tu per questo post? Comunque ecco, questa volta non sono andato fuori tema (credo).

    C’è una donna giovane e carina, tutta casa e chiesa, di cui si sono perse le tracce nel quartiere di Montmartre, zona à la page della ville lumière; intorno a lei una notte buia e tempestosa. La giovane cammina fra gli stretti vicoli costeggiando un muro lungo come l’anno della fame, sbatte i denti dalla paura, entra finalmente in una casa (dolce casa? Un momento solo, e ve lo racconto). Sale le scale, comincia a intravedere una luce. Luce sia, e luce fu: ma si scopre nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi, spugne buone per stare nei peggiori bar di Caracas. Gli uomini, (animali sociali ma anche no, solo animali) si avventano su di lei, belve fameliche su una povera gazzella indifesa: la vogliono rapinare, forse abusarne (e guai al primo che dice che, vestita così, se l’è cercata). La donna urla di terrore, urla da spaccare i timpani, i maniaci la legano come un salame, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva non il cadavere del nemico, ma di vederla divorata dai topi, rosicchiata peggio del formaggio. La donna sprofonda nell’acqua, gatto di piombo, comincia a dondolare. Si sente soffocare, respiro che manca come nell’afa della Val Padana. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Una corona, prego. Senza fattura, mezza corona!».

  2. Una donna di belle speranze si avvia per il quartiere di Montmartre mezza morta di paura che la paura si sa, fa novanta, e pure le ginocchia le fanno giacomo giacomo. Di notte tutti i gatti sono bigi anche se rosso di sera bel tempo si spera, il vicolo buio è un tunnel e lei non vede luce alla fine di esso. Finalmente una casa, “casa mia casa mia per piccina che tu sia, tu sei sempre una badia”, pensa lei, in realtà non è casa sua, ma non stiamo a sottilizzare, per cui la pulzella che forse viene da Orleans, entra e senza saperlo lascia l’ultima speranza (oh voi che entrate), anche se la speranza dovrebbe essere l’ultima a morire.
    Toh, un bar, potrebbe consumare l’ultimo pasto del condannato, ma quattro brutti ceffi le saltano addosso armati fino ai denti, brutti come la morte e non occorre essere premi Nobel per capire cosa vogliano da lei, che grida come un’ossessa, spacca i timpani e si dimena come un’anguilla, fino a quando si ritrova con l’acqua alla gola. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la dea bendata si ricorda di lei: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!». Il dentista, per una volta nella vita, non è stato presagio di sventure.

  3. Scusa Hell, non ho capito: devo trasformarlo con frasi fatte? 🙂
    Divertente! 😀

  4. Cavolo, ma sai che questi post sul thriller paratattico me li perdevo sempre?
    Ecco la mia versione, scritta di getto. Quella di Sandra è fortissima.

    È una notte buia e tempestosa. Una giovane donna vaga sperduta per Montmatre, quartiere a luci rosse di Parigi: si sa che lì ci sono solo alcolizzati e mignotte. Intorno a lei, una coltre di buio così spessa che si può tagliare con il coltello.
    La ragazza cammina fra vicoli corti e stretti, costeggia un muro grigio. Trema come una foglia, è di un pallore cadaverico quando entra in una casa. In fondo alle scale, intravede una luce, perché c’è sempre la luce fuori dal tunnel. E si sa, Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita.
    Però si trova in una bettola frequentata solo da camionisti tatuati, in canottiera, che tracannano tavernello e si strafogano di linguine al ragù (dove c’è Barilla c’è casa). Gli uomini si avventano su di lei come leoni sulla preda: “buonaseeeraaa”. Vogliono rapinarla, forse abusarne. Intanto, vestita così, quale giudice vuoi che creda alla sua versione? Al limite si può dare la colpa a qualche immigrato.
    La donna grida come un’aquila mentre la legano come un salsicciotto e poi la buttano nel fiume gelido e sporco, aspettando che le pantegane la divorino. Si sente soffocare come se avesse ingoiato una pallina da tennis. Una mano simile a quella degli Addams. la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

  5. Un bel giorno, una giovane donna, per ingannare il tempo, decide di farsi un giro nel quartiere parigino di Montmartre; non ha la più pallida idea di dove sta andando e, brancolando nel buio, si addentra fra i vicoli costeggiando un lungo muro.
    Ha una paura nera, ma finalmente avvista una casa che casca proprio a fagiolo. Pensa di trovare una via d’uscita.
    Sale le scale, comincia a intravedere una luce, in quattro e quattr’otto si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini brutti come la fame, che se la mangiano con gli occhi, pensando di farle la festa.
    “Che mi venisse un colpo, sono caduta dalle stelle alle stalle!” – pensa la donna provando a darsela a gambe. Ma ormai il dado è tratto: quegli ubriaconi si avventano su di lei, la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, lottando con le unghia e con i denti, ma quelle facce di bronzo le fanno un servizio coi fiocchi: la legano, la buttano in un fiume e aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. (Quando suol dirsi vedere i sorci verdi!).
    La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare.
    Si sente soffocare, pensa di passare a miglior vita, ma si salva per un pelo. Una mano la scuote, si sveglia.
    È sana come un pesce e non è bagnata come un pulcino: infatti è sul lettino di uno studio dentistico e una voce amica batte cassa: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»

  6. Io, intanto, nei commenti, ho continuato a esercitarmi! ahah! 🙂

  7. Vi dico solo che quando oggi l’amministratore condominiale mi ha scritto per la perdita in bagno che “l’intervento non è stato fatto a regola d’arte” volevo menarlo!

  8. iara R.M.

    Felice serata a tutti ^_^

    Una giovane donna, bella come il sole, ha la geniale idea di fare un giro per Montmartre.
    Del resto, cosa mai potrebbe accadere nel quartiere più famoso di Parigi?
    Le ultime parole famose!
    Avvolta dalle tenebre, la giovane va alla ventura fra i vicoli costeggiando un lungo muro, lo sguardo perso nel vuoto, stanca morta entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, ma la poverina, prende lucciole per lanterne, cadendo dalla padella alla brace!
    In parole povere, si trova nel mezzo di un bar frequentato da ubriaconi.
    La donna vorrebbe alzare i tacchi e svignarsela, ma gli uomini, affamati come lupi, si avventano su di lei: non certo per darle una mano.
    La donna si sente con le spalle al muro e urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano a corpo morto in un fiume e ridendosela sotto i baffi, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi.
    La donna sprofonda nell’acqua, è agli sgoccioli, comincia a dondolare.
    Le manca l’aria.
    Ma quando tutto le sembra perduto, ecco la sua ancora di salvezza.
    Una mano la scuote come un sonaglio, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Via il dente, via il dolore. Mezza corona, prego!».

  9. Ci provo, premetto che ho consultato il glossario delle frasi fatte su wikipedia.

    Una ragazza giovane e ingenua si avventura incautamente nel quartiere Montmartre di Parigi in una notte buia e tempestosa. Intravede tra i vicoli scuri una casa al di sopra di ogni sospetto e si rifugia al suo interno alla garibaldina, speranzosa di trovare protezione, ma chi vive di speranza muore disperato, anzi disperata, perché la giovane incauta perché alle prime armi trova invece degli uomini loschi. Lei non ha la prontezza di alzare i tacchi e ritirarsi in buon ordine e viene da loro aggredita. Essi a tutta birra la legano e la gettano nel fiume. La donna grida angosciata mentre si sente soffocare e mentre crede di ricevere il colpo di grazia attraverso il morso di un topaccio di fiume una mano la scuote e il dentista le dice: «Tutto fatto signora, mezza corona prego!».

    • E brava Giulia! Ottima versione, però non dovevi dire di Wikipedia. Si dice il peccato ma non il peccatore, altra frase fatta. Ieri sono venuto nel tuo blog e ti ho lasciato un commento bellissimo, ma internet se l’è pappato… 😦
      Guida con prudenza, pensa a ‘sta famiglia…

      • Ah meno male non capita solo a me allora, a volte scrivo dei bellissimi commenti poi internet si blocca e mi tocca ricominciare (o rinunciare a seconda del tempo che ho…) grazie Michele che hai difeso la mia citazione di Wikipedia 🙂

    • Inutile vergognarsi: ci sono riferimenti espliciti a wikipedia in romanzi scritti da fior di scrittori.

  10. Simona C.

    In quanto bidella, con i temi non mi cimento. Volevo solo avvisare che da mercoledì sarò assente per una decina di giorni (causa visita ad amici tedeschi di Monaco, guarda caso durante l’Oktoberfest), quindi portatevi la carta igienica da casa.

  11. Una ragazza acqua e sapone si è persa in un bicchiere d’acqua, andando fuori tema, nel quartiere a rischio di Montmartre, Parigi. Intorno a lei buio pesto a trecentosessanta gradi. La giovane cammina cammina tra i vicoli sotto l’ala protettrice di un lungo muro, se la fa sotto, trova asilo in una casa. Affronta una salita, arriva a un passo dalla meta, faro nella nebbia, luce dei miei occhi. Si trova al centro della questione in un luogo malfamato, pieno come un uovo di avanzi di galera che hanno alzato il gomito. «Chi non muore si rivede…», la frase di rito di quella gente poco raccomandabile, mentre scatta l’ora X per il blitz su di lei. Le teste di cuoio le rivoltano le tasche, se la vogliono anche fare sotto ogni punto di vista. Per causa di forza maggiore, la turista fai-da-te urla a più non posso per farla franca. I loschi individui la legano da cima a fondo, la gettano, come il bambino con l’acqua sporca, in un fiume. Aspetta e spera, campa a cavallo. Venderebbero anche l’anima pur di vederla divorata dai topi. La donna è con l’acqua alla gola, comincia a dondolare. Ha un nodo alla gola. Una mano la scuote, «sogno o son desto?», questo il dilemma. Finalmente la bocca della verità, quella del dentista: «Tutto è bene quel che finisce bene, signora. Mezza corona, prego!».

  12. Lo splendore del giorno, caldo da bollino rosso, aveva ceduto il passo ad una notte nera come l’inchiostro; una boccata d’ossigeno per i pochi irriducibili che, nella città semideserta, erano ormai allo stremo. Una donna ancora giovane, di bella presenza, scivolava rasente alle venerabili mura di Montmartre; era in preda al panico. Trafelata, fece il suo ingresso in una civile abitazione e si accinse a compiere l’ascesa di una ripida scalinata. Un barlume fioco all’orizzonte la condusse fatalmente nel cuore pulsante della movida Parigina, dov’erano assiepati uomini in evidente stato di ebbrezza. In un balzo, il branco le fu addosso, animato dalle peggiori intenzioni: come cani rabbiosi si contendevano la facile preda. La giovane, con strilla d’aquila, si divincolava come una trota all’amo; la sua volontà di resistere indusse i propri carnefici ad un cambio di strategia; con rinnovata furia si avventarono su di lei per avvinghiarla come un salame. Vinta agilmente la colluttazione, ne abbandonarono il corpo esanime alla furia delle acque tumultuose.
    Ma ecco il colpo di scena: non è ancora giunta l’ora della sventurata; mentre uno spasmo le serra la gola e le mozza il respiro, ecco spuntare dal nulla una provvidenziale mano salvifica. Da nulla compare la sagoma amichevole del dentista, che annuncia con voce squillante: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!»

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