Il cuore sotto la pressa

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Ricevo e, dopo qualche intervento di editing, volentieri pubblico.

Ho 45 anni, sono una donna sposata da 10 e ho un figlio di 7. Vivo a Torino e faccio l’insegnante in una scuola elementare. Mio marito è pasticciere e lavora in Liguria, nella città in cui è nato. Ci siamo conosciuti durante una mia vacanza nella sua città. Dopo due anni di fidanzamento abbiamo deciso di sposarci. Tre anni dopo nasceva Lorenzo.
Ho sposato mio marito per amore. Prima di lui ho viaggiato molto, sono stata una donna indipendente, con tanti interessi e molte amicizie. Ci tengo a dire che l’amicizia per me è importante, quasi come l’amore. Però l’amore nei primi 35 anni della mia vita mi è mancato. Ho avuto storie brevi e neppure intense. Come molte donne ho desiderato un uomo che mi guardasse con occhi diversi. Ho viaggiato in molti Paesi del mondo, sia in Europa sia in Sudamerica. Viaggiare è stato per me importante. Prima di conoscere mio marito i viaggi e l’amicizia erano tutto quello che potevo concedermi. Ma qualcosa mi mancava. E poi a due ore di treno da Torino ho incontrato lui.
Lui è schivo, riservato, un uomo che parla poco. Non so cosa abbia trovato in me che altri uomini non hanno trovato prima. Io in lui ho trovato l’uomo che mi sta accanto da dodici anni.
Il patto era, dopo il matrimonio, che lui cercasse un lavoro a Torino, ma non l’ha mai fatto. La grande città non gli piace, preferisce la sua Liguria. Credo sia molto attaccato alla sua terra, alle sue abitudini. Perciò mi ha un po’ ingannata in questo, motivo per cui fa avanti e indietro dal luogo di lavoro in base ai turni in pasticceria. In questo non lo condanno, anche se la nostra vita è un po’ da pendolari.
Anche dopo la nascita di Lorenzo tutto è rimasto uguale. Lui va su e giù e resta più giorni là, dove ha un letto a casa di sua madre per dormire. Di questo non lo accuso, capisco che preferisca il suo tran tran sicuro, alle incertezze lavorative di una nuova professione. Abbiamo trovato comunque un equilibrio. Non è stato difficile, anche perché riteniamo entrambi che in una coppia sposata debbano esistere delle zone franche dove ognuno è indipendente.
Lui con i miei amici non ha mai legato e viaggiare non gli piace. Ragion per cui siamo sposati ma, rispetto ad alcune questioni che ci stanno a cuore, abbiamo deciso per l’indipendenza, per non soffocarci a vicenda.
Io vedo i miei amici, ovviamente meno frequentemente di una volta. È un risvolto della mia vita che non condivido con lui. Incontri innocenti con amiche e amici di prima di conoscerlo, spesso in un bar a bere una birra e a parlare del più e del meno. In quelle serate, Lorenzo sta con i nonni materni o c’è mio marito ad accudirlo. Lui invece non ha amici, è legato solo a un suo cugino e alla Sampdoria, la squadra del cuore. Va bene così, anche se avrei voluto condividere con lui la conoscenza di alcune persone speciali che facevano parte della mia vita anteriore al nostro incontro.
Altro patto tra di noi, su cui reggere la nostra relazione, è che anche in casa esistono alcuni spazi separati, zone dove non si fa intrusione. I telefoni, per esempio: ognuno ha i suoi numeri e le sue chiamate e non deve rendere conto all’altro. Non ho mai preso in mano il telefono acceso di mio marito, né lui lo fa con me. Credo sia fiducia reciproca nell’altro.
Altra zona franca sono armadi e cassetti della casa. Ognuno ha i suoi e si gestisce i propri spazi. Mio marito stira, cucina, pulisce la casa come me. Su queste cose non si tira indietro. Ha l’anima di una casalinga quando non lavora, e dal portare Lorenzo a scuola alla spesa ci dividiamo equamente i compiti senza problemi. Tutto fila liscio, anche se non è travolgente.
Sessualmente siamo appagati, riusciamo ancora dopo dieci anni a trovare un buon motivo per far l’amore, anche se non con la stessa intensità dei primi anni. Credo sia naturale.
Quasi un mese fa però spuntava fuori da un suo cassetto un lembo di tessuto. Mi sono avvicinata e ho visto essere una mutandina color carne. Era da donna, e tirandola il cassetto si è aperto leggermente. Mi è rimasto in mano questo indumento intimo che non era mio. Non so dire cosa sia successo in me, ma ho iniziato a spostare le cose nel cassetto, ed è sbucata una seconda mutandina, questa volta rossa. Non erano nascoste, lui sa bene che mai frugherei nei suoi cassetti. Le mutandine alla fine erano tre e io non so cosa pensare.
Ho rimesso tutto a posto, ho chiuso il cassetto e per tre giorni non ne ho parlato con nessuno.
Il quarto giorno a cena gli ho chiesto se avesse qualcosa da dirmi, qualche rivelazione clamorosa da farmi. Mi ha guardato con stupore e mi ha chiesto con serenità cosa volessi dire. Gli ho sorriso e non ho più detto nulla. Le mutandine sono rimaste nel cassetto per quasi dieci giorni, esattamente dove le ho lasciate. Non le ha mai toccate, non se n’è preoccupato, come se non esistessero. Poi un giorno sono sparite.
Se gli chiedo cosa ci facevano delle mutandine che non sono mie nel suo cassetto non so cosa succederebbe. Primo mi direbbe che sono pazza. Secondo che avrei violato il nostro patto, su cui credo si regga la nostra unione. Per come lo conosco, poiché è un uomo tranquillo ma incapace di trovare un compromesso, sento che se ne andrebbe subito di casa, solo perché ho frugato in un suo cassetto, violando il nostro patto.
Ha una doppia vita? Ha una relazione? Quando siamo in giro assieme non guarda mai le donne, anche quelle attraenti o vistose. Sembra interessato solo al suo lavoro e a Lorenzo. Non so cosa pensare, non so che fare.
Perché dico a lei queste cose? Perché navigando in rete ho trovato un suo commento in un blog che mi ha colpito perché si capiva che pur non conoscendo assolutamente la persona a cui l’ha lasciato, ne aveva intuito un aspetto profondo della sua vita che non aveva rivelato a nessuno. Da lì sono risalita al suo blog, che trovo molto divertente.
Mi sono fatta l’idea, magari sbagliata, che lei essendo uno scrittore (unica nota stonata di questa mail, ndr) sappia intuire cosa significano quelle mutandine in casa mai. Le chiedo un parere, e se non me lo vuole dare, le propongo di allargarlo agli altri scrittori che frequentano il suo blog. Forse loro potrebbero rispondere alle domande che da un mese mi pesano sul petto.
Le chiedo solo di togliere la mia firma per ovvi motivi di riservatezza. Se vorrà pubblicare questa storia verrò a leggerla sperando in qualche intuizione da parte di qualcuno che mi possa illuminare su quello che è successo e aiutarmi a decidere cosa fare in seguito.
Ovviamente non posso rispondere a quello che mi verrà detto, se mi verrà detto, perché voglio mantenere riservata la mia mail.
La prego anche di cambiare il nome al mio bambino, in modo da restare completamente anonima.
La ringrazio per l’attenzione che mi ha concesso.
Distinti saluti.

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25 commenti

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25 risposte a “Il cuore sotto la pressa

  1. Io non posso ancora dire di essere scrittore, però posso dire di essere uno che ci prova. Per quello che vale, posso anche dire che nel mio ultimo romanzo c’è una scena speculare a questa, in cui è lui che apre i cassetti di lei.

    Premetto che le mutandine potrebbero avere molte spiegazioni, tutte legittime. D’altra parte potrebbero anche averne di meno legittime. Sorvolo anche sulle considerazioni che si possono fare su un marito che si metta in casa le mutandine dell’amante; se fossi uno psicologo potrei dire che lo abbia fatto per farsi scoprire, perché non sopporta più il peso della menzogna. Non starò neppure a dirLe che avrebbe dovuto tirare fuori le mutandine quando ancora erano in casa, perché il senno di poi è buono solo per starci male inutilmente. Rimorsi e rimpianti spesso sono inutili nel presente e dannosi nel futuro.

    Quello che invece vorrei sottolineare è una considerazione per Lei: se il patto è “lasciare ad ognuno le proprie zone d’ombra”, allora è stato sbagliato tirare quel lembo di stoffa. D’altra parte un patto del genere è basato sulla fiducia, nonché sul fatto che “occhio non vede, cuore non duole”: si mette nelle mani dell’altro la capacità di decidere se prendersi delle libertà e la coscienza di capire se queste libertà siano un diversivo momentaneo oppure una cosa più seria. Dato il vostro patto, quindi, io farei finta di nulla: Lei ha giocato fin troppo scoperta chiedendo a suo marito se avesse qualcosa da dire. Poiché ha taciuto, si è arrogato la consapevolezza delle proprie azioni e ha convalidato la validità del Vostro patto. A questo punto la scelta è soltanto Sua: Lei può confermare a propria volta la validità del patto oppure decidere che il vostro rapporto debba cambiare le regole di base sulle quali è costruito. Nel secondo caso, deve essere consapevole che un cambio del genere può (e probabilmente sarà) destabilizzante. Lo sarebbe con o senza il precedente delle “mutandine”. Il Vostro rapporto potrebbe salire a un nuovo livello di consapevolezza oppure sfasciarsi. A lei la decisione.

  2. Due cose sono mie nel post di oggi: il titolo e la frase introduttiva. Solo ora mi rendo conto, leggendo il commento di Michele, che il cuore che sta sotto la pressa in realtà è anche il mio nel ricevere un messaggio in bottiglia così inconsueto, com’è quello di oggi. Il commento di Michele solleva un po’ la pressa.
    Ho scritto anche che volentieri pubblico. Non intendevo dire che lo pubblico volentieri, l’intenzione è rimasta infelicemente nella penna. Volevo dire che volentieri condivido questo frammento di vita con chi avrà voglia di condividerlo, a questo punto con me e Michele, sul mio blog oggi.

  3. Cara signora, io sono di un altro avviso: il patto si regge bene finché uno dei due non lo viola. Lei lo ha violato e non può rimanere indifferente: ormai la scoperta è fatta, il tarlo del dubbio si è insinuato. Come farebbe a convivere con tutti gli interrogativi che si sta ponendo, tra l’altro sulla persona con cui continua a dividere le lenzuola del letto, senza sfondare a questo punto la porta mezza aperta? Secondo me deve andare sino in fondo: ammettere di avere infranto la regola, ma di volere affrontare qualunque verità, anche la più scomoda per uno o per entrambi. Meglio una brutta verità che una menzogna perpetrata in nome di una fiducia ormai minata.

  4. Helgaldo posta del cuore uh uh uh.
    Temo che la regola di base fosse già un invito all’illecito. Io e mio marito sposati da 8 anni senza figli, io 46 anni, mio marito 47, abbiamo una buona fetta di libertà, alcuni suoi amici non mi piacciono e ho scelto dopo diversi tentativi di entrare in amicizia, di non vederli se non in casi-limite, es. matrimonio se siamo invitati entrambi ci vado, ma se a suo marito non piacciono TUTTI i suoi amici, mah, lo trovo strano, come strano che lui non ne abbia. Mio marito esce con i miei amici, io con i suoi (a parte quei pochi vedi sopra che non mi piacciono che sono 2 soltanto) con piacere, abbiamo amici comuni che abbiamo conosciuto quando già stavamo insieme. Mio marito ha i suoi hobby, io i miei e ci dedichiamo ad essi volentieri, ma nella sua mail trovo una sorta di rigidità nell’organizzazione del tempo e degli spazi. E badi, sono una persona molto organizzata, ma se è ovvio che non frugo nei cassetti di mio marito, è altrettanto ovvio che se mi capita di aprirne uno per caso, es. cerco una cosa che credo abbia lui, non succede niente, posso farlo, e non trovo niente di sospetto. L’intuito mio, anche se Lei chiede aiuto all’intuito di Helgaldo, potrebbe dirmi molte cose e magari sarebbero tutte errate. Ha scelto di tacere quando le mutandine erano lì e avrebbe potuto mostrarle come prova, ora diventa più difficile. Come dicono sopra il tormento del dubbio non la lascerà in pace, e lei lo sa. Parli, chieda, e poi in base alla risposta di suo marito deciderà il da farsi, nella zona franca del “non so” si vive malissimo, preferisco quella del “so” anche se sono brutte cose. Ma questa sono io.

  5. Entrambe le signore perseguono la strada del “voglio sapere”. Ma si può davvero “sapere”? Io credo di no. Voler sapere presuppone una colpevolezza implicita dalla quale non c’è alibi che tenga. Potrebbe forse dire che aveva tenuto le fatidiche mutandine per un qualsiasi motivo lecito? Può invocare una persona terza a notaio delle proprie azioni essendo certo che tale testimonianza lo salverà? La risposta, ovviamente, è no.
    Ecco perché dico che tutto è in mano alla signora: solo lei può decidere cosa fare. Qualsiasi cosa faccia l’uomo che è al suo fianco è indifferente: un marito non si scrolla di dosso quest’ombra se la moglie non lo “grazia”, indipendentemente dalla propria colpevolezza.

    • Io ho scritto (e pubblicato) un libro sul tradimento, e lo sai. Io sono una persona curiosa, mio marito deve invitarmi a distogliere lo sguardo che poso sugli altri in metropolitana, al bar, quando mi sto sì facendo bellamente i fatti loro (problema loro se parlano a voce alta in un luogo pubblico 😀 ) IO DEVO SAPERE. Forse essere uomo o donna fa percepire diversamente la situazione. Per la specifica faccenda mutande:

      A) Be’ se fossero di un’amante = triste, ma capita a tanti
      B) Le indossa lui così, quando la moglie è fuori = problema assai più importante a mio avviso
      C) Le compra e le tiene lì, nel cassetto = è un feticista ma pare faccia pochi danni (però insomma se fosse mio marito non mi piacerebbe affatto)
      D) Non mi viene in mente altro.

      Sapere se è A B C o altro è importante, avere la certezza che il marito dica la verità in merito, è un altro paio di maniche (frase fatta, lo so, lo so Helgaldo).

      • Lo so, lo so. Al di là delle percezioni uomini/donne (su cui si potrebbe aprire una diatriba destinata a non finire) io dico solo che, oggettivamente, non si può “sapere”. Non è complicato: basta non credere a quello che si ode dal partner, perché è difficile che sia in possesso di prove documentali tali da andare al di là del dubbio anche minimo.
        Magari il mio può sembrare un atteggiamento da “lana caprina” (Ti piace questa, Helgaldo?) però è così. Metti che lui dica che ha coperto un collega con l’amante (dico la prima che mi viene in mente, eh!): lei cosa dovrebbe fare? Crederci? E allora perché non crederci “a prescindere”?

  6. @ Michele, d’accordissimo. So bene che qualsiasi risposta porterà con sé un nuovo dubbio circa la veridicità, ma non ce la faccio, vorrei sapere, o perlomeno vedere cosa mi risponde, mettiamola così. E comunque parlo dal di fuori, fossi io magari non chiederei un tubo, per paura di quanto sopra. Scusate, scusate, lascio spazio agli altri.

  7. Accettare che ognuno abbia i propri spazi, i propri amici e le proprie passioni è giusto. Ed è anche giusto che in una coppia vengano mantenute delle zone d’ombra, ma sempre nel rispetto reciproco. Neanche io frugo nei cassetti di mio marito, ma se scoprissi un paio di mutandine da donna in giro per casa, mi allarmerei parecchio. Altroché!
    Di certo dopo la “scoperta” non si può più far finta di nulla. Farlo significherebbe introdurre un tarlo che a poco a poco manderebbe in rovina il rapporto.
    Quindi, per come la vedo io, ci sono solo due possibili strade. Una è prendere la cosa di petto, ammettere di aver visto le mutandine e chiedere una spiegazione. In una coppia dove esiste il dialogo, sarebbe giusto fare così.
    L’altra possibilità è di comprare un paio di mutandine identiche e piazzarle in bella vista, per mandare il messaggio “io so”. A quel punto la mossa starebbe a lui.

  8. Ryo

    Perdonate l’intervento a gamba tesa – forse un po’ cinico ma assolutamente franco – ma rivolgendosi a uno scrittore la domanda più legittima sarebbe dovuta essere “continua tu la storia”, non “spiegami come è iniziata”.
    Se proprio ci si vuole rivolgere a un esterno, non è meglio provare con un investigatore privato?

  9. Diversamente dai commenti precedenti, tutti legittimi per altro, io cambierei la direzione del punto di vista. Ovvero, quello che in fondo farei in un romanzo. D’altronde la signora si è rivolta a dei romanzieri (anche se da strapazzo) e quindi…

    La direzione che mi interessa sondare è quella intima. Cioè, la signora, cosa pensa di quelle mutandine? Se c’era un patto, perché violarlo? Perché chiedere a dei perfetti sconosciuti (quali in effetti siamo noi) quello che solo il suo cuore dovrebbe suggerirle? Sta cercando conferma a delle accuse, oppure facili giustificazioni? Insomma, per farla breve, cosa vorrebbe sentirsi dire l’autrice di questa missiva?

    «Suo marito è un santo, signora. Può stare tranquilla. Tutto casa e chiesa. Riponga le mutande in un cassetto della sua mente e torni a vivere il vostro rapporto come sempre. Senza pensarci più».

    «Che posso dirle, signora? È ovvio che suo marito è un porco, un poco di buono. Della peggior specie, perfino. Perché sarebbe troppo facile attribuire quelle mutande a un’amante… No, cara signora. Il vizietto, ecco chi è il protagonista di questa storia. Il vizietto di mostrarsi sull’Aurelia in una mise… inconsueta. Inconsueta per le vostre abitudini, s’intende».

    Ecco, io non posso giudicare questa storia. Un po’ per mancanza di informazioni, un po’ perché sentimentalmente non ne sono coinvolto. Ma se fossi nella signora, mi chiederei cosa voglio realmente io. Mi sento tradita? Allora vado a fondo e affronto la questione senza peli. Patti o non patti, la verità deve saltare fuori e sia quel che sia.

    Preferisco, invece, preservare il matrimonio, il figlio, la routine, ecc.? Decisione legittima. Legittimissima. Allora quelle mutande vanno ignorate. Dimenticate. Per sempre.

    La mia ex, che era una bella testa di donna, una volta mi disse: «se si perdona, bisogna farlo per sempre». Cioè, se scopri che tuo marito (moglie) ti tradisce e per motivi legittimi e ingiudicabili decidi di perdonarlo, allora quella storia lì, di tradimento, non la puoi più tirar fuori. Non la puoi rinfacciare. Deve rimanere sepolta per sempre.

    Quindi, la morale è: decida signora che strada vuole prendere e la imbocchi con convinzione.

    • Stavo riflettendo che, se volessi scrivere questa storia, io immaginerei un marito che stufo della routine infila delle mutande comprate “apposta” per aggiungere un pizzico di pepe a un matrimonio un po’ fiacco… Niente amanti quindi; niente vizietto; niente di niente; tranne una sorta di gioco tra coniugi. Quel lembo lasciato “distrattamente” fuori dal cassetto lo confermerebbe. Voleva farsi pizzicare. Poi, visto che passati dieci giorni il tentativo si è risolto in un fallimento (cioè la signora non ha reagito), ci ha ripensato e le ha fatte sparire.

      Oppure: voleva mettere alla prova la moglie. Voleva vedere se lei spiava i suoi cassetti, le sue cose, in sua assenza…

      Alla fine, le soluzioni, possono essere molteplici. Ma queste due mi intrigano di più.

    • Incredibile, sono d’accordo.

  10. iara R.M.

    Cara signora, ha detto che avrebbe letto le risposte e quindi, mi rivolgo direttamente a lei. Non so darle suggerimenti che possano in qualche modo aiutarla a risolvere il conflitto e la sofferenza che sta vivendo ma posso accogliere la sua richiesta di ascolto e provare a riflettere sull’accaduto.
    Leggendo la sua lettera, mi sono posta diverse domande che vorrei porre alla sua attenzione, sperando che le siano di aiuto.
    Può essere ancora felice dopo la vaghezza di questa scoperta?
    Avere fiducia significa non aver paura della verità e la verità inizia da quando lei, per puro caso, ha notato un lembo di stoffa uscire dal cassetto di suo marito. Verità è che “qualcosa” le ha impedito di chiudere quel cassetto senza guardare cosa fosse. Verità è che quando ha trovato delle mutandine non sue, ha ceduto all’istinto di vedere cos’altro ci fosse.
    Non lo so se è stato giusto o quantomeno, giustificabile;
    so che in quel momento qualcosa è cambiato e alla decisione di far finta di niente oppure no, è legata la sua possibilità di essere ancora felice.
    Solo lei può decidere qual è la strada giusta da percorrere.
    Mi sento di aggiungere che se si sceglie di chiedere una spiegazione a qualcuno, di qualcosa che non si capisce, bisogna essere disposti a credere. Altrimenti, tanto vale prendere le nostre decisioni da soli.
    Concludo dicendo che mi ha molto colpita l’opinione che ha di suo marito.
    L’amore tra due persone presuppone (o almeno dovrebbe presupporre) anche la comprensione e il perdono; in fondo, siamo un impasto di limiti, difetti, debolezze e qualche virtù.
    Da quello che scrive, però, sembra dare per scontato che suo marito non sarebbe disposto a concederle nessuna delle due. Perché?
    Non crede che anni di vita insieme, condivisi nel rispetto reciproco, meritino il perdono di un errore/debolezza di un momento?
    So che probabilmente la lascio con più interrogativi di prima, ma credo che le domande siano la chiave per i cambiamenti, non fosse altro che è proprio da queste che arrivano le risposte.
    La saluto affettuosamente ^_^

  11. Poiché più di uno ha rotto il ghiaccio, questo mi dà il coraggio di avventurarmi in un commento. Intuito ce n’è poco, che sono un uomo. Se fossi in lei non farei niente, dimenticherei l’accaduto – in fondo non è successo niente –, e continuerei a vivere come sempre, senza angosciarmi.
    Lei parla di una vita prima e dopo il matrimonio. Credo che quest’uomo, cercato forse in altri uomini da giovane, infine trovato, sposato, padre di suo figlio, sia il coronamento di una vita che finora le ha dato tutto. Lei ha viaggiato, avrà studiato in precedenza, ha amici e relazioni sociali soddisfacenti. Le mancava solo una stabilità affettiva, e ha trovato anche quella più di dieci anni fa. Ha un lavoro sicuro, fatto non del tutto trascurabile di questi tempi. Vuole rinunciare a tutto questo per pochi grammi di tessuto?
    Mi pare che il suo matrimonio, come quello di tutti, sia in equilibrio instabile. Basta poco per far crollare tutta un’impalcatura. Su molte questioni lei e suo marito avete trovato un collante efficace, prima di tutto il figlio che state crescendo assieme, e poi certe regole non scritte ma diventate consuetudini inderogabili. Ci sono però limiti invalicabili, e anche un po’ artificiosi, come artificiosi sono tutti gli steccati che gli uomini creano per separare quello che dovrebbe essere contiguo. Oltre non si passa. Vietato l’accesso. Proprietà privata. In questo sia lei sia suo marito la pensate allo stesso modo.
    Un amore potrebbe mai crollare per uno sconfinamento minimo? L’amore non dovrebbe essere sottoposto a regole, confini, limitazioni. Ma una convivenza è anche convenienza, non solo amore. E più passano gli anni assieme e più la convenienza aumenta e l’amore si riduce. In questo non c’è nulla di strano.
    La convenienza si fonda anche su una dose, a volte piccola a volte ampia, di ipocrisia. Ne sono pieni i libri di storie simili.
    Lei, signora, è stata ipocrita e ha fatto bene. Trovando quelle mutandine casualmente, non si è precipitata dal partner per sapere o per incolpare. Ma ha iniziato a calcolare pro e contro, quello che convenisse fare, come comportarsi.
    Se non avesse già tutto dalla vita, avrebbe agito istintivamente. Invece non vuole perdere nulla di quello che già possiede.
    E come giustamente sostiene l’autore del primo commento a questo post, ci sono sicuramente motivi illeciti, ma altri leciti a quelle mutandine. Uno scherzo tra colleghi (suo marito non vive su un’isola deserta, ci sono anche relazioni quotidiane deboli che ci circondano)? Un addio al celibato? Uno sfottò pensato per i tifosi genoani? Una scommessa?
    Che ne sappiamo del perché di quell’indumento in un cassetto. Forse è saggio non saperlo. Comunque lei ha ritenuto che fosse più conveniente non saperlo, altrimenti a cena si sarebbe alzata, gliele avrebbe messe sotto il naso e avrebbe avuto una risposta. A quel punto farsela piacere o no, qualunque fosse stata, sarebbe stata poco soddisfacente rispetto alla possibile rottura di quell’equilibrio instabile, con conseguenze forse irreparabili.

  12. Cara signora, ma perché uno scrittore dovrebbe intuire cosa accade in cassetti non suoi? Uno scrittore inventa storie mentre si affanna a cercare cose che non trova o trova a sproposito a casa propria. A volte conosce meglio i cassetti immaginari dei suoi personaggi che non quelli reali del guardaroba.
    Uno scrittore potrebbe dirle che suo marito in determinate circostanze si trasforma in una fanciulla e quindi abbisogna di debita biancheria. Oppure che evoca folletti che si vestono solo di mutande femminili. O che lei, signora, aprendo il cassetto ha aperto un varco spazio temporale con un cassetto femminile di una qualche vicina e gli aver di lei sono scivolati tra quelli di suo marito.
    Signora cara, diffidi sempre delle intuizioni degli scrittori. Cerchi un bravo psicologo se vuole indagare la sua necessità di sapere o un investigatore privato se vuole davvero delle risposte. E lasci gli scrittori alle loro storie.

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