Thriller paratattico con sviluppo alla io speriamo che me la cavo con il thriller paratattico

foto_luna_horror

Quando si parla della «buona scuola», i benpensanti  rivolgono la mente alle politiche di Renzi, alle circolari del ministro Giannini, ai soldi per l’edilizia scolastica e alla riforma dell’istruzione 2.0.
Per me invece la «buona scuola» è ancora sinonimo del maestro Marcello D’Orta, scrittore oltre che insegnante, noto per averci regalato Io speriamo che me la cavo, libro che raccoglie i temi dei suoi alunni di Arzano, comune campano consegnato alla povertà morale e materiale. Componimenti scritti in un italiano sgangherato e fantasioso, ma ricchi di quella immaginazione ingenua che ha trasformato il libro in un best-seller, con vendite al di là di ogni più rosea previsione di marketing.
In suo onore, D’Orta è morto nel 2013, questo post ho preferito scriverlo a mano. Fatelo anche voi, tuffatevi nel thriller paratattico con sviluppo alla io speriamo che me la cavo con il cuore e la mente di quando eravate alle elementari e scrivevate senza sovrastrutture culturali e manuali di scrittura creativa al fianco. Allora c’era solo il foglio e la penna, per qualcuno forse anche il calamaio. Chissà che non ci venga meglio di quello che scriviamo ora.

 

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

Alfred Hitchcock con Helgaldo

Annunci

40 commenti

Archiviato in Moleskine

40 risposte a “Thriller paratattico con sviluppo alla io speriamo che me la cavo con il thriller paratattico

  1. Catron, 6 marso 1954
    Tema: Una gita
    Svolgimento.
    Domenica semo ndati a fare una gita infino a Vicenza. Che è una città granda, quasi come Castelfranco. Ma più granda. Eravamo io, mi mare, mi pare e tute due le sorele, quela maritata che cià il marito via per lavoro e quel’altra che no ga trovà nissuno che la vuole. E mentre che eravamo in ziro per i quartieri del centro, c’erano quei mona di cità, come dice sempre mi pare a mi mare. E no li stare a guardare, che i sè di sicuro ruzni, là soto. Fato sta che a un zerto punto la mia sorela maritata se ga persa, per i viotoli, e veniva scuro che non l’avevimo neancora trovata. Se gaveva infilà su per uno scaon, buio, perché gaveva visto una baciuslina sul fondo e pensava di domandar aiuto. Quando che gavemo sentì i urli, gavemo corso fin dentro sto bar de mbriaconi che i ghera drio metare le man adosso. E ela chel cridava lasseme stare, e l’altra sorela che cridava più forte lassea stare e tolì mi, che son incora pura e inozente. Fin quando che i se ga ciapà tuti, mare pare sorele e mi, i se ga ligà, e po zò per la fenestra infin dentro il fiume che coreva de soto. Un fredo da sbatere i barbini, ruzno e pin de rati e di sorse da far paura. Go pensato che saremo finiti sbranà o fogati, e non sapevo decidermi.
    Poi una mano sè ga spuntà dal buio e me ga tirato fora de l’acqua: s’era quel mona del dentista, come dise mi pare! Me gaveva fato la nestesia per cavarme un dente e me gavevo sognato tutto! E il mona del dentista ga dito, a mi pare: “Tutto fatto signore. Cento lire, prego!”. Quelo che ga risposto mi pare se meio che non lo scrivo, però, che lei, signor maestro, di sicuro me lo segna con la penna rossa e blu.

  2. Io non lo so mica dove è questo Montmartre. Deve essere un posto brutto però se una signorina non può più camminare da sola per strada. Anche io ho paura di camminare da solo per strada. Infatti non ci cammino. Mi faccio accompagnare da mio zio, che ha lo scooter e passa intorno alle auto per non farmi fare tardi a scuola. L’altro giorno, mentre passavamo lungo il fiume, in scooter, abbiamo visto qualcheccosa galleggiare nell’acqua. Sembrava un grosso sacco e abbiamo subbito pensato a dei gattini. Invece non erano gattini. Era una giovane donna. Mio zio ha voluto che guardassi pure io, perché così dice che imparo anche io a stare al mondo. Sembrava un po’ gonfia, con la faccia lividata, ma era molto carina. Bionda, con gli occhi azurri ancora spalancati. Mio zio ha detto che aveva tutte le sue cose al posto giusto. Non ho mica capito che cose fossero. Forse parlava del portafoglio. Ha frugato le tasche della donna e l’ha trovato. Per scoprire chi è, ha detto. Abbiamo visto come si chiamava. Poi sé intascato i soldi. Era un peccato lasciarli lì. A me guardarla non mi è piaciuto tanto. Mi sentivo strano. Avevo voglia di vomitare. Come quando mangio le patatine con il kuciap e il gelato assieme. Mio zio mi porta sempre a mangiare le patatine con il kuciap e il gelato. Ci siamo andati anche quella volta lì. Dopo aver visto la donna. Il corpo l’abbiamo lasciato sulla strada, così i polizzioti lo trovano senza doversi bagnare. Poi, mentre vomitavo, ho sentito una mano scuotermi forte. Menomale che era un sogno, ho pensato. Sennò non lo so mica come me la cavavo.

  3. La mia mamma mi dice sempre di non fermarmi a guardarmi in giro, tipo le vetrine della cartoleria con le minchiatine per far buttare i soldi dalla finestra a gente onesta che lavora duramente, quando torno dalla ginnastica ritmica che lei fa già fatica a farmi andare alla palestra dell’oratorio che i preti comunque fanno tanto i bravi ma poi il corso lo fanno pagare caro, quindi inutile che guardo tanto non mi compra gnente.
    Soprattutto adesso che fa buio presto perché c’è l’ora illegale e devo quindi filare dritto a casa che sono sola e le altre bambine fanno l’altra strada quella per le villette dei ricchi e a me tocca girare a sinistra e la mamma dice che non è un caso che il palazzone dei proletari sta sempre a sinistra e io non lo so cosa vuole dire ma la ascolto sennò quando torno mi mette in castigo e non posso guardare i cartoni. Faccio tutta la strada di corsa per non finire come quella signora di Montmartre, una montagna che sta a Parigi, che si è ritrovata in un postaccio peggio del nostro, al buio e ha pensato di rifugiarsi in una casa che poi era un bar, ma non un baretto come quello dell’oratorio dove al massimo ci trovi Don Aldo che dice le parolacce e il Pinuccio che vende le liquirizie e fa sempre finta di sbagliarsi con il resto se non stai attento, ma io sto attentissima che è come la faccenda della strada: se torno con il resto sbagliato non vedo i cartoni. Ma comunque le caramelle dell’oratorio li compro tipo una volta al mese, sempre per quella cosa dei soldi.
    Invece la signora lì di Montmartre si è infilata in sto bar e c’erano dei tipacci come quelli che stanno all’angolo del mercato al mercoledì con le cassette della frutta e le sigarette sopra, e io non so perché la mamma dice che volevano farle la festa, le feste sono belle con le torte e i pasticcini ma questa festa sembra un’altra roba. E magari legarla e buttarla nelle fogne con le pantegane. Però poi papà ha detto alla mamma di piantarla di dire cavolate perché quella storia non è mica vera, era solo una roba del dentista, che non ho proprio capito cosa vuole dire, però neanche il dentista mi piace, sono andata solo una volta perché non c’ho soldi per comprare i fragoloni dal Pinuccio, che alla fine fanno pure male ai denti, ma sono buonissimi. Allora la mamma e il papà come al solito si sono messi a litigare per sta cosa della donna di Montmartre ma non cambia niente perché io volo quando torno a casa.

  4. Scuola rurale di Sant’Angelo Muxaro.

    Consegna: una giovane donna si perde nel quartiere parigino di Montmartre… Continua tu la storia.

    Cera questa signorina che la madre non gli aveva dato il permesso e lei esce lo stesso a Parigi. Essa non sa tornare più a casa e selafa a dosso per lo scanto perché a Monsmatr se ci vai da sola le strade sono buie e ti perdi. Poi però vede una luce e centra dentro: miii, cerano le persone più bruttissime che se suo papà l’accompagniava col cavolo che gli succedeva tutto questo. Infatti uno gli ha dato un calcio perché si voleva fregare i suoi soldi e poi uno gli ha messo le mani dove mia madre mi dice sempre che non si fa. La poverina gridava ma quelli non la lasciarono in pace e l’anno buttata addirittura dentro al fiume, dove dei toponi come quelli del cartone giu per il tubbo sela volevano mangiare. La signorina faceva dilin dilon nell’acqua e calava in fondo con poco respiro, ma poi cera una mano che se l’a portata di nuovo su. Ma questo era solo un brutto sognio. La signorina era dal suo dentista che però lui non scherzava e i soldi celi ha chiesti per davvero.

  5. Intanto ho googlato e scoperto qual è il libro in palio e VOGLIO VINCERLO
    Helgaldino…

  6. iara R.M.

    “Io speriamo che me la cavo!”

    Professore ti voglio raccontare un fatto.
    Anche ai miei compagni, ma se ve lo dico non ci credete.
    Un giorno mi sono fatta un sogno tanto brutto che mi sembrava vero.
    Ci stava una ragazza che somiglia a quelle che stanno dentro la tv che ballano e cantano.
    Mi sembravo io da grande che me ne andavo per le vie di notte.
    Il posto non me lo ricordo come si chiama.
    Comincia per M.
    Questa ragazza che non trova più la strada per tornare a casa piange e ha paura, come me quando mi sono persa al centro commerciale.
    Poi però è arrivato un signore che mi ha fatta chiamare la mamma al citofono.
    Mentre aspettavo mi ha dato le caramelle e non mi ha fatto picchiare dalla mamma quando è arrivata vicino la cassa.
    Era tutta arrabbiatissima che non mi aveva più trovata.
    Comunque la ragazza del fatto che vi stavo dicendo entra in una casa tutta sgarrupata dove si beve solo.
    Dentro ci stanno gli uomini cattivi.
    Questi se la prendono con lei che è entrata senza bussare e la toccano da tutte le parti.
    Non la fanno scappare anche se urla e piange.
    La legano e la gettano nell’acqua sporca con i topi che se la vogliono mangiare.
    Ha le mani legate e non si può muovere.
    Finisce sempre più sotto che non respira.
    Non vi mettete paura, tanto è tutto finto.
    Mi sono messa a gridare pure io quando melo sono sognato.
    Stavo sopra al lettino del dentista che mi aveva fatto la nestesia per farmi dormire. Mi ero sognata tutto quanto.
    Poi il dentista mi ha dato una monetina a menta: mezza corona.

  7. Giornata piena, mi libero solo adesso. Ecco il mio componimento. 🙂

    Racconta, con parole tue, un film che hai visto in tv

    Un film che ho visto in tv e che non dimenticherò mai più l’ho visto con papà sabato sera. La mamma era andata a letto perché aveva il mal di testa, e io mi sono messo sul divano con papà e lui mi ha detto: Michele, adesso io e te ci vediamo un film assai! Mi ha detto che ci sono questi film assai, che non li vede nessuno e i film cinema panettoni che li vedono tutti ma solo a Natale. Comunque questo film assai a me non mi piaceva all’inizio perché c’era la musica che mi faceva paura e poi era in bianco e nero. Poi si vedeva una donna che si era persa e si vedeva che aveva paura pure lei e cammina tutta sola ma non sa dove andare, poi lei vede una casa, ma brutta!
    Io non ci sarei entrato in quella casa ma lei è proprio scema ed entra. Saliva le scale e io mi sono coperto la faccia perché la musica mi faceva ancora più paura, e papà rideva e io gli ho chiesto cosa si vedeva e lui mi ha detto che lei entrava in una porta e ti capita in un bar. Allora ho aperto gli occhi perché un bar è una cosa bella, ma questa non era tanto bella perché c’erano certe facce cattive come Beppe e Rino quando vengono durante l’intervallo è mi dicono: dammi la merenda o te le diamo. Allora io divento pallido come la signora del film, e poi la vogliono picchiare. Allora lei urla, e quelli allora la prendono e la legano. Io un po’ lo volevo vedere e un po’ non lo volevo più vedere, e papà rideva e diceva che non devo aver paura perché è tutto finto, ma ha me faceva paura lo stesso, e poi questi la buttano nel fiume. E poi lei va giù, e poi torna su, e ci sono i topi, ma grossi!
    Se la volevano mangiare. Poi lei diceva affogo, affogo, ma poi non ho capito perché la donna si svegliava dal dottore, ma come c’è finita? E il dottore che gli dice: ti amo, mezza corona, prega.
    A me questi film assai mi sa che non mi piacciono. E il papà a detto: Vedi? Era un sogno, Ikt è proprio un grande! Prima di addormentarmi ho chiesto l’acqua, lui mi ha dato l’acqua e poi ha spento la luce. Io ho messo sotto anche la testa, ma non respiravo più come quella signora del film assai.

  8. Sono stata l’unica ad avere messo la penna in mano a un bambino ignorante, che arranca per ottenere la promozione a fine anno. I vostri alunni sono tutti figli di papà! 😛

    • iara R.M.

      Io ho cercato di puntare più sulla spontaneità che sugli errori di grammatica.
      Però mica lo so se me la sono cavata… :-p

      Buona giornata a tutti! ^_^

  9. Mi pare, si non son bon de pasare in terza, dise che me mena con un fraco de legnà drio la vita.

  10. Tema: un sogno che mi hanno raccontato
    Svolgimento:
    Io un sono che mi hanno raccontato lo ricordo, è quello che mi raccontava sempre la nonna Ginetta la sera mentre io guardavo la televisione. Lei veniva vicino e parlava a voce alta, che era mezza sorda, e io non sentivo i cartoni. Mi diceva sempre “ti voglio raccontare il sogno più spaventoso che ho fatto”.
    Io il sogno della nonna Ginetta me lo ricordo bene perché lei me lo ridiceva tutte le volte, anche se il babbo gli diceva sempre: “O mamma, hai rotto i coglioni tutte le sere co sto sogno, lo vedi che guarda la televisione?”
    Ma lei, che era sorda, o faceva finta, continuava a raccontarlo sempre uguale.

    Il sogno
    Sognavo che ero in Francia, a Momate, una notte buia come la fece. Camminavo per le stradine scure lungo il muro e avevo tanta paura. Alla fine trovai una casa e c’entrai, poi salivo le scale e c’era una luce: ma dentro era pieno di ubriachi violentatori che mi volevano scotennare e fare le cose brutte. Io strillavo e strillavo che pareva mi tirassero il collo e quelli si impaurirono e mi legarono perché stessi zitta. Ma io, che non ci stavo zitta, mi buttarono nel fiume tutta legata. Nel fiume c’erano i topi e mi volevano mangiare viva!!
    Poi all’improvviso mi sono svegliata nella poltrona del dentista che mi toccava con la mano.

    Poi la nonna tutte le volte diceva: “che sollievo!” e si capisce che era stata contenta di svegliarsi che era tutto un sogno. Però dopo, quando il dentista le ha fatto pagare mezza corona, pensava che era meglio se continuava a dormire!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...