Mondazzoli cerca te

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A parole son bravi tutti; a parole pubblicate un po’ meno. Ogni volta che leggo in rete degli articoli sul marketing editoriale, postati non dal direttore marketing di Guanda o Mondadori, ma da un blogger che sta tentando l’avventura del self-publishing con il suo primo libro (o il secondo, cambia poco), non riesco a non pensare immediatamente che a parole son bravi tutti.
In fondo basta darsi un programma editoriale, seguire centoventicinque passi possibilmente dandosi sette obiettivi quantificabili nel tempo, e il gioco è fatto. Sarai un successo di vendite, o almeno riuscirai a farti un brand (un brandy?) che ti sarà utile per la prossima pubblicazione.

Già l’idea che tu sia un brand e non uno scrittore mi fa venire l’orticaria. Caro Umberto Eco, lei è un brand, lo sa? Veramente sono un professore di semiotica, saggista e scrittore, faccia lei. No, intendevo che il suo nome vende. Potrebbe darsi che il mio nome venda di per sé, potrebbe anche darsi che l’editore mi veda come una gallina dalle uova d’oro, e quando passo in redazione sussurri al suo assistente «ecco che arriva il brand!». «Ma io a quest’ora non butto giù alcolici», gli risponderà l’altro. Però credetemi, a me nessuno si rivolge dandomi del brand, ma con l’appellativo di professore.

Invece all’autore in self-publishing noto che gli piace proprio essere un brand, un marchio di autofabbrica, non saprei in che altro modo definirlo. In fondo l’autore fai da te è il prototipo di se stesso. Un prodottino venuto un po’ così, per tentativi. Questo prodottino si anima, un soffio vitale passa tra le sue valvole e lo mette in funzione. Si dirige perciò alla scrivania è butta giù un racconto (quattro o cinque paginette). Lo posta sul suo blog e i commenti arrivano entusiastici. Questo lo galvanizza, una vera e propria stimolazione elettrica – come le rane – e inizia a ragionare in grande come Steve Jobs. Non smettere di sognare, gli sorride dall’alto dei cieli (grazie all’ultima sua app) il creatore per eccellenza. Riaprendo gli occhi il prodottino decide di fare impresa, cioè di sfruttare il suo talento scrittorio, dandogli però uno schema di sviluppo razionale, aziendale, imprenditoriale. Per aggredire il mercato e soddisfare gli utenti. E lo strumento esiste, e si chiama marketing editoriale.

Fatevi un giro in rete e ne troverete tanti di blogger scrittori che sviluppano parallelamente alle loro capacità narrative anche quelle strategiche di marketing.
Ovviamente non c’è nulla di male nel pensare di utilizzare strumenti prettamente economici per vendere un libro. Anzi, l’editoria proprio ieri con la fusione Mondadori-Rizzoli, la nuova Mondazzoli, va in questa direzione, quella del marketing, del best-seller ad alto reddito immediato, in cerca di incrementi di vendite a due cifre, sempre e comunque. Poveri editor puri, costretti ancora una volta sulla difensiva. Rinchiusi in un recinto a cui si sta per appiccare il fuoco.

Ma sto divagando. Dov’ero rimasto? Al nostro brand, che ha appena preparato il documento di marketing per il suo libro.
Il libro ancora non è stato scritto, questo è un deficit momentaneo. La storia è tutta qui, nelle valvoline in testa, o su qualche post-it appiccicato sul monitor del computer.
Il bello dello scrittore in self-publishing marketing oriented, è che non è geloso dei suoi colleghi (atteggiamento poco rintracciabile invece tra gli scrittori cartacei di vecchio stampo, o stampa, che si odiano tutti appassionatamente). E allora fioccano i consigli: fai così e poi così. Si sa, un consiglio non si nega a nessuno. Se poi non costa niente, perché non seguirlo?
Mi chiedo come mai alla Mondazzoli non abbiano già reclutato in massa questi esperti nella strategia di vendita dei libri a costo zero. Considerando che il marketing costa parecchio alla signora Marina Berlusconi, perché non chiamare tre o quattro di questi guru lì a Segrate, a raccontarle come si fa a vendere i libri, a sviluppare un brand. Chi si piace si piglia. Di sicuro vi piglia.

In realtà oggi avrei voluto parlarvi d’altro, ma me lo sono perso e mi è venuto invece questo sproloquio. Dovrei seguire un programma editoriale fisso, lo so. Ma che volete farci. Non punto al brand.

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25 commenti

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25 risposte a “Mondazzoli cerca te

  1. Magari qualcuno si scandalizzerà. Più probabilmente non lo leggerà, perché “dadove” non è segnato sulle guide Michelin degli stellati della scrittura. Gli avrebbe fatto bene, leggerlo, così come è più salutare una pasta in bianco che il risotto all’oro.
    Non c’è molto da aggiungere, a tutto ciò, se non che io preferisco il cognac. Con la cioccolata, una pipa e sottofondo di jazz.

  2. Qualcosa è andato storto, oggi, a lavoro? :-/

  3. Helgado, sarò sincera. Quando leggo i post sul marketing editoriale penso che sia tutto giusto e ben fatto, è che io mi stanco anche solo a leggerli. Mi sembra che propongano un lavoro immane e costoso (l’editor a pagamento, la copertina professionale, le ore passate sui social…) che può avere un senso per un’aspettativa di vendita di 10000 copie. Se diventa un lavoro vero, di quelli che mantiene.
    Io sono sicura che, rispetto a loro, avrò un guadagno a copia super inferiore, ma forse mi rimarrà del tempo per scrivere. Se volevo passare tutto il mio tempo libero a fare marketing mi interessavo ad altro, magari non alla scrittura.
    È un limite mio e invidio un po’ chi non ce l’ha. Io mi diverto a scrivere, non a fare marketing. Posso sforzarmi un minimo, ma poi cedo volentieri la patata bollente a chi lo fa di mestiere.

    • Cara Tenar, sarà sincero anch’io. La penso come te su tutto tranne sul fatto che sia ben fatto. Sarà anche tutto giusto, ma di solito non è per niente ben fatto. Viene detto di ben fare, ma non ho trovato nessuno finora che dica che l’ha già fatto. Tutti dicono che stanno per farlo, che lo faranno in futuro. Finora ho sentito solo ciacole, parole. Il marketing invece si argomenta con i numeri, numeri precisi. A ciacolare genericamente di marketing sono capaci tutti.
      Se diventa un lavoro vero servono veri professionisti per farlo, non un povero autore in self-publishing che si trova già in difficoltà con il congiuntivo. Non sono nemmeno sicuro che il tuo guadagno a copia sia inferiore al loro. Dati alla mano, scommettiamo che fai più soldi tu? 🙂

  4. Io vorrei vedere un po’ di risultati concreti. Quanto ha venduto chi si è dato al marketing spinto? Numero di copie, da lì non si scappa e si vede se la strategia ha funzionato oppure no. Ma i numeri non li dà nessuno, sì sì la battuta facile è che i numeri li diano in tanti, troppi.
    Un’altra cosa che mi lascia un po’ lì, come di fronte a quelle gelaterie con 2398609 gusti: l’Acchiappami di Michele, tutti con i libri nel cassetto, nel file, nella testa, nel cesso, e pochi partecipanti. Ma perché non estrapolarle ‘ste presentazioni? Probabilmente troppo presi dal marketing.
    In ogni caso caspita: Mondazzoli significa che se prima avevamo due editori a cui puntare, ora ce n’è uno solo! 😀

    • Tanto ogni collana ha il suo direttore editoriale e, se ho imparato qualcosa di questo mondo, si erano già spartiti la torta in accordo pure prima. Se si può dire qualcosa, è che risparmieremo i francobolli di un invio 🙂

      • Da tempo ho escluso dal mio parco editori appetibili chi chiede il manoscritto cartaceo. Investimento troppo oneroso rispetto al semplice click. Si vede tanto che non ho voglia di lavorare oggi? (Oggi!?)

    • Cara Sandra, come dico anche a Tenar, bisogna portare i numeri a sostegno dell’attività di marketing, ma i numeri non appaiono mai nel ragionamento. Le azioni da compiere sì, ma quanto costano in tempo, denaro e risultati viene spesso tralasciato come un fatto privo di importanza. Forse perché le vendite sono così prossime a zero da mettere in difficoltà la visione salvifica del marketing come strumento di successo.

      • Simona C.

        La poveretta auto-pubblicata vi dà i numeri.
        Anno 2013 promozione zero. Copie vendute 5.
        Anno 2014 due interviste, tre recensioni, un blog tour in otto tappe. Copie vendute 87.
        Anno 2015 (dati al 30 settembre e il nuovo libro esce in questi giorni) due interviste, una recensione, una presentazione dal vivo, banner pubblicitari su siti a tema. Copie vendute 250. Entro la fine dell’anno sono programmate altre recensioni e due eventi dal vivo.
        Copie scaricate gratis nei periodi di promozione 801. Alle royalty vanno aggiunte le pagine lette con Kindle Unlimited, ma è poca roba.
        Non ci campo, è evidente, ma nemmeno perdo soldi o troppo tempo. In compenso, finora ho guadagnato più con Amazon che con il mio primo editore. Se non mi pubblica Mondazzoli, non credo che andrei molto più in là con un piccolo editore.
        La conclusione è che i consigli dei blogger aiutano, ma non risolvono l’assenza di una grossa casa editrice alle spalle.
        Riguardo ai congiuntivi, non sono ignorante solo perché sono circondata da ignoranti, nel self-publishing come in ufficio e nella vita di tutti i giorni 🙂

      • Grazie per aver dato i numeri, Simona. 🙂

        Ma i numeri non dovresti darli tu, che utilizzi da autore il self-publishing per vendere il tuo libro. I numeri, in termini di costi e ricavi, li vorrei da parte di quelli che dispensano sui loro blog strategie di marketing quasi parlassero a multinazionali e non a singoli scrittori con quei toni da business di successo, quando il 95% degli autori vende sulle 300 copie quando gli va bene (che a 1,99 euro a copia non fa un gran guadagno e non giustifica tutta questa attività di marketing).

      • Simona C.

        Infatti, il problema è che quelli che danno consigli non hanno i numeri, forse avrei dovuto scrivere il mio esempio su uno dei loro blog, così si fanno due conti.

      • Ma no, Simona! Meglio due risate qui che due conti la. 😀

  5. Ryo

    Non preoccuparti, sei talmente poco “brand” che nel blog non c’è neanche la pagina “chi sono” 😉

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