Thriller paratattico con sviluppo per domande retoriche

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Ma ce ne libereremo mai di questa storia di Hitchcock o dovremo vedercela comparire ogni lunedì mattina per tutti i secoli a venire? Abbiamo davvero tutta questa voglia di giocare al thriller paratattico? Come non avete voglia di giocare con me? Che cavolo state dicendo? Non vi piace più questo meraviglioso brano che si può riorganizzare in mille modi? Ma state scherzando o parlate seriamente? Siete scrittori dalla prosa multiforme o vi accontentate di pensierini del tipo soggetto, verbo, predicato? Cosa, cosa? Sapete scrivere solo le storie che già scrivete? Ma siete pazzi? Son cose da vantarsi, queste? Ma lo sapete che se non provate ora a cambiare il modo di scrivere intanto che siete giovani esordienti vi ritroverete in futuro come Moccia e Camilleri, prigionieri della stessa storia dal lunedì alla domenica? Vi sembra bella questa prospettiva? Siete scrittori di prim’ordine o polverosi impiegati del catasto? E poi volete deludermi proprio ora che ho puntato tutto su di voi? Proprio adesso che qualcuno inizia a mettersi in gioco? Pensate forse che sia disposto a buttar via venti e passa variazioni solo per la vostra timidezza? Siete zuppa o pan bagnato? Avete voglia o no di mostrare gli attributi e far vedere a tutti che sapete scrivere a prescindere? Come non vi ricordate il brano di partenza? Ma non dovreste conoscerlo a memoria dopo tutti questi mesi? Quante volte l’avete avuto sotto gli occhi? L’avete perso? Volete allora che ve lo riscriva di nuovo? Qui sotto, proprio qui?

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

Alfred Hitchcock con Helgaldo

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24 commenti

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24 risposte a “Thriller paratattico con sviluppo per domande retoriche

  1. Mi sono forse persa chi ha vinto settimana scorsa? Io partecipo, patom (dopo in russo). Senti è un po’ che voglio chiedertelo: ma quell’ HelDalGo
    al posto di Helgaldo alla fine del testo paratattico è voluto o un refuso?
    bacio

    • Accidenti, che svista! Grazie, non so nemmeno scrivere il mio nome… Altro che romanzo. Ma ho sbagliato anche in passato allora, perché faccio copia-incolla. 😦

      Nessun vincitore per la ricetta, si passa oltre. 🙂

  2. Oddio… e che mi invento adesso? Sarò capace di superare la prova? Di togliermi gli abiti di impiegata del catasto? E di asciugare la mollica bagnata del pane? Eheh, ma tu lo sai che ci proverò gusto a vedere cosa ne uscirà!
    …però più tardi! 😉

  3. Allora, tu, donna di belle speranze, sai dove vuoi andare, o giri a vuoto? Credi forse che Montmartre sia l’Isola che non c’è? L’importante è sempre il viaggio, non la meta; vuoi capirlo, o no? E adesso cosa fai? Ah, in cima alla lista dei tuoi desideri c’è l’idea malsana di trovare rifugio, qui? Qui, proprio qui tra il lusco e il brusco, in una notte buia e per fortuna non tempestosa, in questo bar che si chiama desiderio ma non è un tram.
    Orbene ci sei. Sei pronta ora a farti fare la festa da quattro brutti ceffi, facce da galera, avanzi di galera? Galera due volte, non è un errore? No, non lo è. Si tratta di un rafforzativo, rimbambita!
    E ora dondoli? Che sia per la fame o forse per la paura che fa 90? O entrambe? Sei in un mare di guai e mi chiedo: “basterà un torrente, dove finire legata come un salame, divorata dalle creature più schifose che abitano lì?”
    Basterà per cosa? Per appagare la malsana voglia di chi, assetato di sangue, immagina di vederti dibattere mentre soffochi, per uscire dal tunnel?
    Eppure e oppure no, non è ancora giunto il tuo momento? No, pare di no. Poteva finire peggio, sei sicura si sia trattato solo del dentista con la solita anestesia che addormenta e non porta consigli ma solo terrore? Sì, l’altrettanto solita mezza corona per l’estrazione conferma che l’appuntamento di oggi non era un appuntamento con la morte, ma solo un assaggio di essa.

    • E brava Sandra che è arrivata prima di Michele! La tua mi pare una versione esistenziale del thriller paratattico, dal finale drammatico. Mi ricorda l’essere o non essere di shakespeariana memoria, la Domanda per eccellenza. 🙂

  4. C’era una volta una giovane donna – sì, ma giovane quanto? diranno i miei altrettanto giovani lettori – che si era sperduta nel quartiere parigino di Montmartre…

    …Che ci fai a Parigi, mia piccola sperduta? Hai messo la mantella rossa con il cappuccio, prima di uscire per vicoli e vicoletti? Quando tremerai per il freddo e la paura, con la notte che tutto riveste, finirai per fidarti della prima lucetta che incontri? E se fosse il lupo? Lui è acquattato nella foresta, e non per le scale, sostieni; ma se anche la bestiaccia si fosse inurbata? Cosa farai, mia piccola sperduta, mentre ti accerchiano gli ubriaconi incontrati per la via? E mentre ti guardano? Gli dirai: “Che occhi grandi, che avete”? E mentre si passeranno la lingua sulle labbra? “Che lingua lunga, che avete”? Fin quando, infine, le loro luride impronte non si stamperanno sul candore del tuo petto: non sai che anche le mani possono essere lunghe, e non solo i canini? Allora, solo allora, urlerai; non è vero? Cosa spererai, con la forza della disperazione? Che ti leghino? Che ti gettino nella Senna? Non hai paura dei topi? O credi che a loro facciano difetto i denti più che ai lupi da cui vuoi fuggire? E una volta nell’acqua? Come pensi di salvarti? Non hai le branchie, mia cara: davvero speri in una mano che venga a trascinarti via? E che sia addirittura quella di un dentista, cacciatore di giovani fanciulle? Ma sono le fanciulle che cacciano i dentisti – e il loro portafoglio -; non ti basterà un bacio e neppure mezza corona per farne un principe azzurro: lo sai, vero?

    Alfred Hitchcock con Helgaldo. Va bene, Helgaldo, ma Hitchcock chi?

  5. Che cosa ci fa una giovane donna nel quartiere parigino di Montmartre? Si è persa mentre intorno a lei cala una scura coltre di buio? Cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro? Ha paura? Entra finalmente in una casa? Oppure fa tutte queste cose insieme? E ora che è entrata nella casa, come decide di agire? Sale le scale? Intravede una luce? Davvero desidera finire nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi? Devo continuare o ci fermiamo qui? Continuo? Vi stupirebbe sapere che gli uomini si avventano su di lei? Che la vogliono rapinare? Forse abusarne? Non credete che la donna urli di terrore quando i maniaci la legano, la buttano in un fiume e aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi? Non è giustificata la sua reazione? E quando sprofonda nell’acqua e comincia a dondolare, non è naturale che si senta soffocare? E se una mano la scuote e sente la voce amica del dentista, la signora non si sveglia finalmente da questo brutto sogno? «Tutto fatto, dottore? Le devo la solita mezza corona?».

  6. Ahi, povera giovane donna! E se avesse ascoltato la raccomandazione della madre? Non avrebbe forse evitato di incappare in quella brutta avventura? “Hai intenzione anche questa volta di andartene in giro da sola, per le vie di Parigi?” – le aveva detto – ma lei fa sempre di testa sua: si trova, adesso, forse, in una bella via del centro? No, ovviamente si perde dentro una scura coltre di buio.
    Hai forse la testa bacata, ingenua ragazza? Non era meglio camminare nella piazza centrale di Montmartre invece di perdersi negli anfratti del quartiere?
    Mentre si aggira guardinga fra i vicoli (“ma costeggiando questo lungo muro arriverò da qualche parte?”) ha paura: non era forse più sicuro muoversi in mezzo alla gente? “Non sarà che sono stata un po’ incosciente?” – continua a ripetersi la donna ripensando alle parole della madre. “Quella è una luce o un miraggio?” ed entra in una casa.
    “Chi può dire che queste scale mi porteranno in un luogo sicuro? Non sarà mica uno di quei posti mal frequentati?” – si domanda subito la donna, “ma questi sono uomini ubriachi? e mi stanno persino spogliando con gli occhi? Ma sono vere quelle manacce che mi toccano o sto sognando?” La donna urla.
    La volete, a questo punto, un po’ di sana suspense, o preferite il solito polpettone pulp con lieto fine?
    I maniaci la legano: “Che ti sembrava, bella signorina, che non facessimo sul serio?” – ghigna uno di quegli ubriachi: “ti lanciamo nel fiume o trascorri tutta la serata con noi?”
    La donna è terrorizzata: “mi deruberanno? mi violenteranno?” e poi si trova a fluttuare nelle acque della Senna: “ma qui ci sono pure topi voraci? Aiuto!” Soffocare o sopravvivere? Questo è il dilemma!
    Volete che finisca questa storia oppure preferite continuare a tifare per la povera sventurata che sprofonda lentamente nel fiume?
    “È una mano salvifica quella che mi sta toccando?”
    Che pensavate, che la giovane donna non si sarebbe salvata?
    E invece è viva e vegeta su un lettino del dentista, solo molto spaventata.
    E il conto chi lo paga?
    “Ah sì, mezza corona le sembra troppo, gentile signorina?”

  7. Fuori programma, un ripescaggio dal mio hard disk.

    [Quinto] – C’è davvero bisogno di domande retoriche (cit.)?
    [Apollonio] – Dimmelo tu, o Quinto. Non sei forse retore tu stesso?
    [Quinto] – Tu quoque, Apollonio. Chi dunque, meglio di noi?
    [Apollonio] – Certo nessuno! Non è la Retorica, la migliore delle scienze?
    [Quinto] – Chi potrà smentirti?
    [Apollonio] – L’unica capace di far nascere le idee anche in uno schiavo?
    [Quinto] – Come posso contraddirti?
    [Apollonio] – Conosci tu altri strumenti, con i quali applicare sillogismi?
    [Quinto] – Sono forse più grande di Aristotele?
    [Apollonio] – O con i quali condurre discorsi in tribunale?
    [Quinto] – Vuoi forse dimenticare i trattati in difesa del mos maiorum?
    [Apollonio] – Mi credi forse un barbaro incivile?
    [Quinto] – Certo che no, Apollonio.
    [Apollonio] – Non è forse questa un’affermazione?
    [Quinto] – Come discolparmi, se non dicendo che mi ero distratto?
    [Apollonio] – Come può un retore chiamarsi “distratto”?
    [Quinto] – Non è innegabile che “Ernesto” sia un nome migliore?
    [Apollonio] – Possiamo noi sapere cosa scriveranno tra duemila anni?
    [Quinto] – Giammai. Non ti accontenteresti di sapere chi vincerà la corsa delle bighe?
    [Apollonio] – Chi non sarebbe contento di avere tutti quei sesterzi?
    [Quinto] – Chi non si darebbe alla fuga da questa vita?
    [Apollonio] – Lasceresti così impunito la retorica?
    [Quinto] – Pensi forse che sia uno stupido?
    [Apollonio] – Osi paragonarmi ai lettori che ti meriti?
    [Quinto] – Vuoi litigare? Vuoi che ti gonfi?
    [Apollonio] – Perché non mi fai due domande alla volta? Credi che non ne sia capace pure io?
    [Quinto] – Dobbiamo continuare ancora a lungo?
    [Apollonio] – Va bene: si potrà pur discutere senza domande retoriche?
    [Quinto] – Insisterai ancora molto?
    [Apollonio] – Smettiamo Vladimiro?
    [Quinto] – Certo, Estragone, perché no?

  8. iara R.M.

    Una giovane donna, potrebbe mai rinunciare a esplorare le misteriose stradine di uno dei quartieri più caratteristici di Parigi? Certo che no!
    Ma almeno, avrebbe potuto prevedere il rischio di perdersi nel quartiere di Montmartre, con l’avanzare della sera, o no?
    Del resto, può una scura coltre di buio essere di aiuto mentre si vaga, per la prima volta, tra una miriade di viuzze e anfratti? Non può!
    E così, la giovane, cammina tra i vicoli costeggiando un lungo muro.
    Ha, forse, paura? Che domande! Entra finalmente in una casa.
    Sale le scale, comincia a intravedere una luce.
    E dove si ritrova? Nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi, ovviamente!
    Gli uomini si avventano su di lei: Per farne che cosa?
    Forse, un massaggio ai piedi dopo tante scale?
    La donna urla di terrore, i maniaci la legano,
    la buttano in un fiume:
    “Ehi, bella, come va’ nel fiume? Riesci a respirare lì dentro?”
    Le gridano i malviventi sguaiati, ridendo dalla riva, mentre aspettano di vederla divorata dai topi.
    Come era potuto accadere tutto questo?. Si chiede la donna mentre sprofonda nell’acqua.
    Comincia a dondolare. Si sente soffocare.
    Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista:
    «Tutto fatto signora”.
    “Non vorrà essere pagato, vero?”
    “Mezza corona, prego!”.

  9. iara R.M.

    Quante domande… senza risposta? ^_^

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