Di plagi e plagiatori

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Oggi vi parlerò di una storia triste, che ha per protagonista il plagio. Spero solo di raccontarvela con il consueto tono canzonatorio per renderla leggera.

L’incipit di questa storia inizia ieri, su un blog tra i miei preferiti – Anima di carta – dove viene pubblicato un bell’intervento sulla professione dell’editor. L’ospite del blog, una graziosa fanciulla esperta in editing, parla della professione e dell’arte di editare, del rapporto testo-editor, e di altre faccende collegate. Mentre leggo il post molto conciso e chiaro penso che finalmente interviene un esperto esperto e non un esperto improvvisato, come spesso mi capita di incontrare in rete. Sia chiaro, non ho nulla contro le improvvisazioni, a volte sono di una verità folgorante.

Gli esperti esperti invece sono meno folgoranti, funzionano a rilascio lento, che poi è il modo migliore per assimilare un concetto. Così scorro l’articolo con sempre più interesse, anche se un campanello d’allarme già risuona nella mia testa. Il sesto senso editoriale mi sta dicendo che questo intervento io l’ho già letto da qualche parte, però non mi arresto nella lettura perché se si parla di editing i discorsi sensati – e questo è sensatissimo – dicono sempre più o meno le stesse cose, a meno di non trovarci a discuterne con Antonio Franchini in persona.

Giungo però a una frase molto bella, la seguente: «chi vuol fare l’editor deve leggere, leggere, e ancora leggere». Troppo bella, troppo particolare, per non far scattare in me il déjà vu, il già vissuto. Ma no, casomai il già letto.

Questa frase l’ho già letta, sì ma dove? In realtà possiedo dei raccoglitori dove nel tempo ho immagazzinato in forma cartacea tutti gli interventi interessanti e professionali che mi capita di incontrare su internet riguardo alle varie attività editoriali. E poiché leggo con passione questi argomenti, anche una singola frase mi può restare impressa per anni, se la ritengo importante. Quella frase lì era importante. Ma chi l’avrà già scritta? Scartabello un po’ ed ecco qui il documento dove sicuramente è contenuta la frase incriminata: Professione editor, di Francesca Pacini, gennaio 2007, I Quaderni del Mestiere di scrivere di Luisa Carrada. Vi informo subito che la risorsa è scaricabile gratuitamente, ma tutti i diritti sono riservati, così la faccenda si fa più interessante.

A pagina dieci la Pacini nel capitoletto intitolato «Il ritratto dell’editor» scrive che «chi vuole fare l’editor deve leggere, leggere tantissimo». C’è qualche somiglianza, non credete? Però, si sa, nell’editoria copiare è un attimo, anche inconsapevolmente. Una singola frase poi non è reato. Allora allargo la visuale a tutto il contesto, giusto per capire se i due testi hanno delle somiglianze.

La nostra esperta esperta per delineare il ritratto dell’editor scrive: «Quali sono i requisiti e le competenze di un buon editor? Per prima cosa, una solida conoscenza della lingua italiana. Secondariamente la capacità fondamentale di farsi da parte per entrare nei panni dell’autore e affiancarsi alla sua scrittura e al suo stile. Inoltre chi vuol fare l’editor deve leggere, leggere, e ancora leggere. E non solo testi che rispondono alle sue preferenze, anzi, deve cercare proprio quei libri che gli sono lontani, sia per registro sia per nucleo tematico. Perché per saper fare un buon editing bisogna conoscere diversi linguaggi».

Francesca Pacini lo ritrae invece con queste parole.

«Quali sono i requisiti e le competenze di un buon editor? Ovviamente una solida conoscenza della lingua italiana. Pare quasi superfluo dirlo. E poi la capacità fondamentale, senza la quale questo mestiere è impossibile, di farsi da parte per entrare nei panni dell’autore e affiancarsi alla sua scrittura, al suo stile. Non la nostra, la sua. È bene ripeterlo. Per conoscere molteplici stili, chi vuole far l’editor deve leggere, leggere tantissimo. E non solo testi che rispondono alle sue preferenze: deve cercare invece proprio quei libri che gli sono lontani, per registro e nucleo tematico. Quelli “ostili” al suo modo di essere. Perché se non conosciamo diversi linguaggi non sapremo mai fare un buon editing».

Questi due brani che ritraggono la professionalità dell’esperta esperta mi sembrano molto simili, voi che ne dite? Più che apprendere linguaggi diversi qui si usano le stesse parole. Purtroppo non solo qui, ma ovunque.

È tutto un copia-incolla. Non vi starò a tediare. Visto però che l’intervento su Anima di carta ne è solo la sintesi, per ragioni di spazio, chiunque abbia trovato interessante l’articolo della sua ospite, può scaricare il testo integrale, ricco di aneddoti, sul blog della Carrada. Una quindicina di pagine davvero interessanti, e anche se scritte nel 2007 attualissime perché l’arte del buon editing non è soggetta a scadenza. Dispiace solo che risorse distribuite in rete per renderle disponibili a tutti non vengano citate come fonti, ma spacciate per farina del proprio sacco. Il mondo va così, soprattutto nell’editoria.

In fondo si trattava solo di agganciare un blogger dove girano potenziali aspiranti scrittori e recitare il ruolo di esperto esperto. Ma in copia-incolla più che in editing. Qualcuno poi abboccherà. Voi però fate così: inviategli Il vecchio e il mare, e chiedete una prova di editing. Magari l’esperto esperto interviene con cognizione anche su Hemingway, migliorando il testo.

Per ultimo un consiglio ad Anima di carta. Scaricare il documento e verificare se Helgaldo ha preso un abbaglio. Non dare mai nulla per scontato, neppure Helgando, e fidarsi solo di se stessi. Chiedere poi qualche spiegazione a chi di dovere. Anche per rispetto dei lettori.

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31 commenti

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31 risposte a “Di plagi e plagiatori

  1. Ho sentito un lunghissimo stridio di gessetto sulla lavagna! O.o

  2. Che poi a me era piaciuto… Ora però vado a leggermi quello serio! 🙂

  3. Devo dire che Anima la leggo sempre. Però questo post l’ho saltato: c’era un non-so-che che non mi prendeva fin da subito. Sarà stato il mio senso di ragno? Oppure, più facilmente, la mia pigrizia per un testo che pretendeva un’applicazione…
    Certo che anche la Carrada ha le sue colpe: rilasciare così, pubblicamente, tutto quel ben di Dio 🙂
    A proposito: hai segnalato la cosa a Cassano? 😉

    • L’articolo è molto interessante. Purtroppo l’avevo già letto.
      Mi sembra una presa in giro di Maria Teresa, che non lo merita perché ha dato fiducia alla sua ospite. Trovo sia più professionale dire: userò le parole di… che dare l’idea che il pensiero sia il proprio. Professionalità, a volte, è anche citare delle fonti attendibili. In editoria non ci si deve vergognare di citare, anche se fosse una singola frase. Qui però ce ne sono molte. Le migliori sono tutte parole semplici, ma di altri.

  4. La segnalazione di Helgaldo mi arriva come una mazzata in testa. Ho già contattato l’autrice e a questo punto – in attesa anche di mie verifiche – non mi resta che rimuovere il post.
    Mi sento davvero mortificata per ha letto l’articolo e lo ha apprezzato.

    • Tu sei la prima a essere stata beffata, hai la mia solidarietà!!

    • Io l’avrei lasciato, previa introduzione di un cappello che racconti la storia e un link al blog della Carrada… 3:-)

      • Non mi sento di lasciarlo, sia perché pubblicare una scopiazzatura è scorretto, sia perché sarebbe tutta pubblicità (per quanto negativa) per chi me l’ha mandato.
        Ho scaricato il pdf originale e appena ho un attimo lo confronterò con il post in questione. Ma temo ci sia poco spazio per illudersi, ormai. Di certo appena avrò chiarito scriverò qualcosa sul blog in merito alla faccenda, che mi è rimasta parecchio sullo stomaco, come potete immaginare.
        Ci tengo però a ringraziare ancora Helgaldo, per aver fatto notare tutto questo. Menomale che ha una cultura così vasta su questi argomenti.

      • Potremmo definirlo un estratto, un Bignami. 🙂
        La struttura del post e le varie frasi che la compongono a mio parere ricalcano da vicino i passi più significativi del testo originale.

        Ma tutto è bene se si può rimediare in tempo ed evitare grane ulteriori, senza lasciare strascichi.

    • Non è colpa tua, Maria Teresa. Uno dei motivi per cui pubblico solo guest post di gente che conosco bene è proprio questo: troppo facile cadere nell’errore, nel plagio – per rimanere in tema. E, Helgado a parte, non puoi aver letto tutto il leggibile. A me è capitato con una ragazzina bravissima che mi chiede qualche consiglio via mail; mi ha postato un suo racconto perché le dessi qualche dritta. Il racconto era bello, un po’ sgrammaticato, strano, ma di quel strano che fa autore… Gli sistemo gli “errori” ma ho qualche dubbio che però non dico. Era un racconto di Bukowski… In buona fede si era “liberamente ispirata”.

  5. Sei peggio di un segugio…! XD

  6. Sai che il plagio è un reato, nonché violazione della proprietà intellettuale? Maria Teresa: una bella denuncia ci starebbe come il formaggio sulla pasta.

  7. Che delusione!
    Ho trovato il post molto professionale, anche se poi alcune risposte ai commenti mi avevano lasciato interdetta (il post mi sapeva di “editor di casa editrice” e le risposte da “freelance”, ma molti editor fanno un po’ e un po’). E mi spiace ancor di più per Maria Teresa, che gestisce un blog molto gradevole e di distingue per gentilezza e onestà.

    Questa per me è la definitiva pietra tombale: mai guest post sul mio blog. A sbagliare sono capacissima da me.

    PS: Hel, sei un agente segreto al servizio di…?

  8. Come siete fiscali… qui c’è da star attenti!
    Secondo me il post si può lasciare, se le idee sono buone e possono aiutare… in fondo tutta la letteratura è una scopiazzatura, no?
    O forse dovrei dormirci sopra, in genere al mattino sono molto più incazzosa, c’è caso che cambierò idea 😀

  9. iara R.M.

    Trattasi di profonda interiorizzazione! :-p
    Bella Giorno, cari! Sorriso 🙂

  10. iara R.M.

    * Bel 🙂

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