La sottile differenza tra esordiente e aspirante

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Mi domando spesso quale sia la sottile linea di separazione tra l’esordiente pubblicato dalla piccola casa editrice e l’aspirante scrittore che non riesce a trovare un editore per il suo inedito.

Prendiamo per esempio Elisa Casseri, la prima esordiente a caso che mi capita in mano. Per Elliot Edizioni la signora Casseri pubblica Teoria idraulica delle famiglie, titolo intrigante e in grado di incuriosirmi. Invece del classico incipit del romanzo preferisco trascrivervi la biografia dell’autrice così come appare nel risvolto di copertina.

«È nata a Latina nel 1984 ed è laureata in ingegneria meccanica. Ha pubblicato vari racconti su riviste e nel 2012 è stata selezionata per “Scritture Giovani Cantiere” del Festivaletteratura di Mantova. Oltre a un blog, continua a scrivere liste della spesa per sua sorella Olga. Teoria idraulica delle famiglie è il suo primo romanzo».

Questa biografia è interessante perché non mi sembra molto diversa dalle vostre, anzi per molti aspetti è perfettamente sovrapponibile a quella di altri blogger che conosco in rete. Stessa età ed esperienze, identiche aspirazioni letterarie. Ma la qualità del suo primo romanzo è identica o diversa dalla vostra? Questo è il punto. Elisa Casseri ha davvero prodotto con il suo inedito inviato in casa editrice qualcosa in più di voi che siete ancora aspiranti in cerca di editore o pubblicate in self-publishing per sfinimento da rifiuto editoriale?

Non ho risposte a queste domande perché non ho letto Teoria idraulica delle famiglie, e nemmeno il vostro romanzo. Però intanto il libro della Casseri lo metto in palio per il prossimo thriller paratattico.
Chi se lo aggiudicherà potrà scoprire di persona qual è la linea sottile che lo separa dalla pubblicazione. Magari potrebbe anche rendersi conto di scrivere meglio della Casseri stessa pur senza aver mai pubblicato in precedenza. Se così fosse, l’invio a Elliot Edizioni del suo inedito avrebbe una motivazione in più. Cara Elliot, guarda da queste parti: se hai pubblicato Casseri, perché non dovresti pubblicare me?

Allora intesi, il premio in palio è Teoria idraulica delle famiglie. Alla nuova versione paratattica di Hitchcock non ho invece ancora provveduto, ma state in campana nei prossimi giorni e partecipate numerosi, non i soliti quattro gatti (che Dio li abbia in gloria).
In palio c’è il confronto tra voi e chi già ha superato lo steccato della pubblicazione e può dirsi scrittore a tutti gli effetti.

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47 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

47 risposte a “La sottile differenza tra esordiente e aspirante

  1. Sapresti vendere il ghiaccio agli eschimesi… 🙂

    • Cara Sandra, credo che esordire con un piccolo editore non sia un grande affare. Sta proprio in questo la sottile linea che separa chi pubblica per la prima volta da chi non ha ancora pubblicato. Però ci sarà una qualche differenza qualitativa. O no? Possiamo dire che pubblicare con una casa editrice per quanto piccola ma presente in libreria vuol dire salire di un gradino? O la percezione di se stessi come scrittori non muta?

      • Secondo me, venir pubblicato almeno all’inizio, prima di rendersi conto del reale spazio che si avrà in libreria, e della gloria che la pubblicazione porterà, l’autostima la fa salire, perché affranca da quell’oceano di incertezza che è aver scritto un romanzo ma ancora non sapere se la cosa avrà un seguito di lettori e apprezzamenti.

      • Possiamo allora dire che essere pubblicati cambia il modo in cui uno scrittore percepisce se stesso per i romanzi che seguiranno? Ne cambia la consapevolezza letteraria.

  2. Miao.

    A me “Teoria idraulica delle famiglie” fa subito pensare male: ma si sa, sono un vecchio porco. Che poi, a me, vecchio non lo dice nessuno.

    • Devo essere un ingenuo, perché a me fa venire in mente la rubinetteria.

      • 🙂 ‘sta Casseri non mi dà una grande fiducia; e poi tra me e gli ingegneri c’è una frattura ab ovo.

        Parlando seriamente: ho fatto un po’ di ricerche sulla Elliot. C’è il post segnalato da Sandra e non molto altro, in giro. Generalmente mi pare che se ne parli bene, anche se da alcuni commenti si capisce che qualcosa con i traduttori dev’essere pur successo. Anche su “Scrittori in causa” non c’è nulla. Sarebbe bello poter avere un sito, un posto, in cui qualcuno faccia un po’ da notaio e segnali le cose che non vanno…

      • La Elliot è stata presa a caso. Non si tratta qui di giudicare una casa editrice – tutte le case editrici hanno contenziosi con qualche autore –. Però la biografia della Casseri, ammetterai che è molto simile alle nostre. Forse anche la sua scrittura sarà alla nostra portata. Qualcuno potrebbe dire: ‘sto Scarparo non mi dà grande fiducia. Che cosa istintivamente non ti dà fiducia in un autore al primo libro? Salvo poi vincerlo, leggerlo e dare un giudizio a ragion veduta.

      • Non è che ce l’abbia con la Elliot: non so neppure chi siano. Era solo per verifica delle cose che riportava Sandra.

        Che Scarparo non dia affidamento mi pare il minimo, ma a me non piace il titolo pretenzioso di fare il brillante (cosa sulla quale la Casseri magari non ha neppure avuto voce in capitolo) e neppure la biografia: già mi maldispone con il fatto che sia ingegnere (se dovessi rifare le fognature, almeno…) ma che poi mi dica che “scrive la lista della spesa per sua sorella Olga” proprio mi fa mettere giù il libro alla velocità della luce.
        Forse neppure su questo la nostra ha potuto mettere bocca, ma sta di fatto che — per me lettore — il sapore del libro passa anche da qui; ed è un sapore che proprio non mi piace.

      • Ho capito: farai di tutto per non vincerlo. 😦

    • Simona C.

      Michele, potresti indire un “acchiappami” biografie.

      • Troppo “acchiappo” per un uomo solo 🙂
        Però, se qualcuno vuole proporre la sua biografia, nell’Acchiappami ce la infilo come “fuori programma” 😉

  3. Se la casa editrice Elliot è come quella che ha pubblicato il mio romanzo, l’autrice ha ben poco da sentirsi “scrittrice a tutti gli effetti”!

    • Il tuo allora è un caso analogo? Ti ritieni ancora un aspirante, malgrado hai già una pubblicazione alle spalle? Noti una qualche qualità nella scrittura necessaria per pubblicare con un piccolo editore o in fondo non ci sono differenze?

      • Come sai, la casa editrice ha pubblicato il mio romanzo perché ho vinto il concorso letterario da essa bandito, dunque, forse questo è un altro caso; comunque, per rispondere alla tua domanda, mi sento sì, ancora un aspirante che ha ricevuto un “bonus”!

        Per quanto riguarda la qualità della scrittura, non è detto che il piccolo editore pubblichi solo il “piccolo” aspirante (vale anche il reciproco).

      • Il tuo caso è ancora diverso. La tua piccola casa editrice stava a un livello decisamente più basso di questo esempio. È sicuramente vero che il piccolo editore pubblica anche grandi scrittori. Ma è più facile, e forse giusto, che un esordiente parta da un piccolo editore, anche se con un marchio tipo Elliot.

  4. Simona C.

    Al momento, da Elisa Casseri mi separano “solo” nove anni e una laurea. Dovrei leggere il libro per giudicare, ma la trama non mi attira granché, non mi piacciono le storie di famiglia.

    • Quindi anche per te le performance di questa autrice sono alla tua portata, vista biografia e trama (che non ho voluto inserire nel post)? Ti senti già all’altezza di un piccolo editore.

      • Simona C.

        Non ho letto il libro, magari è bravissima, non so se sono al suo livello. Ho letto la trama su Internet e non è il mio genere, ma sulla scrittura non posso dir nulla.
        Ho avuto un’esperienza con un piccolo editore anni fa e mi ha deluso perché non è così facile trovare quello che offre un buon servizio e intendo distribuzione, promozione, confezionamento del prodotto. Scarto ovviamente quelli a pagamento, preferisco pagare un editor e pubblicarmi da sola.

  5. Ci fu un sit in al salone di To davanti a Eliot e un altro editore e venne fuori un bel guazzabuglio. In ogni caso, l’editore è a caso :D, bene, io credo che anche se poi le cose vanno a ramengo come per Marina e per me che continuo a cambiare editore in cerca del mio possibile Mr Right, una pubblicazione alle spalle che si trasforma in un’esperienza poco piacevole ti ributta nella mischia degli aspiranti, perchè aspiri appunto a qualcosa di più e di meglio e ti tocca cercare ancora, nonostante, avendo trovato un primo editore, pensavi di essere al di là del guado.

    • 😀

      Ora mi demoralizzi… Allora tutti quei bei discorsi da piccolo editore indipendente, la qualità, fuori da logiche commerciali, è tutta retorica? O ti pubblica Mondazzoli o sarai sempre un aspirante? Tu poi sei al quarto libro, non proprio esordiente. Piccolo editore uguale sottobosco?

      • Di goWare sono felicissima, però non arrivi in libreria, abbastanza soddisfatta di Delos, del quale però non ho ancora avuto i consuntivi di vendita, ma comunque entrambi non ti consentono di fare il grande salto. I primi due editori non li rinnego perché non è nella mia natura, ma grosse rogne. Non solo Mondazzoli, l’elenco degli editori trampolino è lungo, ma io anche con 4 pubblicazioni, sto ancora sulla scaletta in attesa del tuffo.

      • Forse anche alcuni che pubblicano con Mondazzoli si sono tuffati in una piscina vuota. Una craniata! 😀

  6. @ Michele, la biografia con la lista della spesa alla sorella irrita parecchio anche me!

    • Chissà cosa ne pensa l’autrice di questa biografia. Però un esordiente non è facile da presentare.

      • Devo dire che, se potessi metterci bocca, preferire che non ci fosse proprio una biografia.
        A meno di non essere Camilleri, Eco, o qualcuno del genere: ecco, allora il nome dello scrittore è davvero un marchio. Un brand, come dicono i markettologi. Per tutti gli altri, a partire da me, un pietoso silenzio! 😉

      • Da Helgaldo quale sono ti capisco e sono d’accordo con te. L’editore però non sarebbe dello stesso parere.

  7. A me questa biografia è piaciuta un sacco, specialmente la lista della spesa. A dimostrazione che non si può piacere a tutti… non essendoci regole specifiche su come presentarsi, ognuno può dare il taglio che vuole, io per esempio la leggerei, grazie alla biografia, anche se il titolo del libro non mi ispira. O meglio, non mi dà nessuna informazione su ciò che posso aspettarmi nel libro.

    Helgaldo, se vuoi che più gente partecipi al thriller, potresti per favore considerare la possibilità di renderlo un tantino più semplice? Per i poveri cristi come me che non sono secchioni come Michele? 😛

    • Sono d’accordo sul primo punto. Anche a me la biografia è risultata simpatica. Sarebbe irrispettosa di Umberto Eco, ma per un esordiente può essere il modo più soft di presentarsi ai lettori, specie se il libro ha il tono da commedia.

      Che Michele sia un secchione, no. Veramente è una testa dura irrecuperabile. Thriller troppo difficile? Tu partecipa in base al tuo gusto e alle tue possibilità espressiva, senza fretta. Sappi che lavorare al tuo romanzo, tra scene personaggi e punti di vista narrativi è molto più complesso.

  8. Nel caso vogliate dare un’occhiata, la nostra Casseri la trovate qui:
    http://memoriediunabevitricediestathe.blogspot.it/
    Il blog è scritto esattamente come il libro, cioè esattamente come diversi miei amici ingegneri parlano e ridono mentre parlano.
    La storia della nostra, invece, sembra suggerire altro: non è proprio esordiente, tanto che nel 2012 ha scritto insieme a Paolo Belli la sua biografia (sì, proprio quello di Ballando…)

  9. Sarò tendenzialmente pessimista, ma per me non c’è molta differenza tra chi ha pubblicato con un piccolo editore e chi è ancora un aspirante.
    A parte il fatto che sono più avanti negli anni della signorina in questione e che la lista della spesa la scrive mio marito, potrei essere tranquillamente lei. Ho pubblicato con un piccolo editore e mi sono sentita una scrittrice esordiente per cinque minuti, il tempo di capire che se il tuo libro non si trova in libreria, vuol dire che stai ancora nuotando nelle acque dell’ “aspirante”.
    Biografia o non biografia, in ogni caso la domanda posta da Helgaldo resta per me senza risposta: come si distingue un aspirante da un esordiente? Non ne ho idea.

    • Temo di sapere la risposta: è cinica, ma siamo tutti grandicelli, ormai. La differenza, quella vera, non la fa l’uso della lingua o la capacità di raccontare una bella storia. La differenza, quella vera, la fanno le relazioni interpersonali: quelle che quando ti presenti a un editor, gli puoi dire di aver lavorato con qualcuno che conosce. Quelle che, quando prendi un caffè alla macchinetta, ti fanno incontrare gente “del giro”, che puoi invitare a un evento o che possa fare altrettanto. Quelle, insomma, che ti mettono una bella etichetta per cui quando incontri qualcuno che lavora nel campo ti possa riconoscere come uno della stessa tribù.
      D’altra parte, inutile nascondersi, funziona così in qualsiasi altro campo lavorativo…

      • Viva le tribù, se ci sono dentro. 😦

      • Non è che sia il male assoluto, questa cosa: è solo che un qualche tipo di referenza mette (in teoria) un ipotetico interlocutore al riparo da una fregatura troppo grossa e gli evita di dover fare un’analisi troppo approfondita. La fiducia, in una tribù, serve proprio a non perdere troppo tempo nel riconoscersi. Nessuna barriera, però, è impenetrabile.

        Ehi! Chi ha detto “grimaldello”? 😛

    • Grazie, Teresa. Più che pessimismo è dieci decimi di vista. Non lo so neppure io, i pareri finora raccolti in questo post di chi ha pubblicato con un piccolo editore mi confermano che la differenza è una linea sottile, sottilissima, praticamente invisibile. Come indicato nel titolo. 🙂

  10. Ariano Geta

    Non mi esprimo sull’idraulica in questione perché non avendola letta sarei scorretto.
    Riguardo la domanda che poni… Beh, quando si pubblica con un piccolo editore si è comunque un passo avanti rispetto all’autopubblicato (e lo dico a mio danno). Poi, può capitare che l’autopubblicato faccia il salto di qualità e sorpassi l’esordiente pubblicato nella corsa alla Grande Casa Editirice, ma finché non accade il pubblicato è inoppugnabilmente un gradino al di sopra.

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