Catalogazioni

foto_pulcini

Ho fatto un giro in Nichel, la collana di narrativa italiana pubblicata da minimum fax.
Vi dico qualche nome: Rossella Milone, Marco Peano, Paolo Cognetti, Christian Raimo, Carlo D’Amicis, Valeria Parrella, Giuseppe Genna, Nicola Lagioia, Ernesto Aloia, Giulio Mozzi, Giorgio Vasta, Stefano Sgambati.

Poi ho fatto un giro nel self-publishing.
Ho trovato il nome di chi ha scritto il libro, o ne ha scritti due, o tre, o quattro…

Preferisco il catalogo al monologo.

Annunci

19 commenti

Archiviato in Moleskine

19 risposte a “Catalogazioni

  1. D’altronde, come fai? Per i “selfer” non c’è alternativa. Oppure (ma non mi risulta che sia mai successo) si potrebbero avere due strade: un collettivo di scrittura (a tema?) che quindi faccia le veci del catalogo oppure un lit-blog che segnali solo chi, a proprio gusto, sia meritevole di essere segnalato facendo quindi le veci di un direttore editoriale…

    • Il selfer è solo. Di più, ha scelto di esser solo perché crede solo in se stesso. Come Renzi, che si è votato da solo; o Berlusconi, che si è fatto da solo. Non dialoga con chi ne sa più di lui, l’editor o l’editore. Punta a vendere, perché solo vendendo ha un motivo di esistere.
      Invece in un catalogo esisti perché lo meriti, fai parte di un progetto culturale, anche se minimo. Entri in una famiglia editoriale, sei accostato ad altri. Il prestigio altrui ti investe, E tu dai prestigio al catalogo nel suo complesso. Anche se vendi poco sei comunque parte attiva del catalogo, sei una voce del catalogo, completi la proposta culturale dell’editore. Dialoghi con l’editor, cresci grazie ad altri che ti aiutano a crescere. Tutti questi effetti collaterali della pubblicazione per il self-publishing non esistono. Chi si vende da solo vende solo se stesso. La seconda opera sarà più o meno come la prima, perché manca lo step successivo. Sarà solo un altro libro che potrà vendere un po’ di più o un po’ di meno. Un self-publisher è un eterno esordiente, o uno scrittore che punta ai numeri, al successo. I suoi parametri sono le vendite, per questo è ossessionato dal target, dal marketing. Di solito quando parla dei suoi libri sembra un venditore porta a porta, interessato alla performance, come qualsiasi altro venditore. Se anche parla di Manzoni o Hemingway lo fa sempre per metterli in relazione con la propria produzione. Non fa mai delle riflessioni culturali, casomai dà dei consigli di scrittura. La sua scrittura – di un post o di un libro – ha sempre una finalità commerciale, raramente intellettiva.

      • Giusto. Tutto giusto… No catalogo, no party.

      • Simona C.

        Come selfer, non potevi affossarmi di più e descrivermi meno. 😦

      • Purtroppo è una questione di fiducia, per chi legge. L’ho scritto anche da qualche altra parte. Il selfer può dire solo “fidati di me sulla mia parola”. Dall’altra parte c’è una CE che fa da notaio, in un certo senso. È chiaro che non c’è partita.
        È anche chiaro che non è detto che ci debba essere partita, perché forse non è lo stesso sport. Però una riflessione su cosa significhi è salutare farla, selfer o edito che uno sia, giusto per evitare di mettersi tra i pali e poi beccarsi una meta clamorosa 🙂

      • Cara Simona, dipende come uno lo vive e come lo racconta agli altri. Non è il tuo caso, ma la maggior parte dei racconti a me provoca sconcerto. Vai su un blog di un autore in self-publishing e leggi di quel che scrive abitualmente. Parla di self-publishing per quasi tutto il tempo (strategie, marketing, brand). In quanti parlano di altro? Viaggi, ricordi, riflessioni, una scena ai giardinetti… quanti? Contali. 🙂

      • Hai solo generalizzato, vero?
        Quella del self-publishing sta diventando una filosofia, oltreché essere semplicemente uno strumento per buttarsi nella mischia!

      • Ho appena postato la risposta ad Ariano. Leggo solo ora la tua domanda… Sì, non è solo un mezzo, è anche una filosofia.

      • Senza scomodare le filosofie di vita che in questo contesto hanno poco senso (non ho scelto il self per fare “l’alternativa”, tipo quelli che non si lavano sostenendo che sia un gesto di protesta politica), la mia era una battuta.
        Sai, quando qualcuno dice che gli abitanti del quartiere in cui vivi sono tutti imbecilli, un po’ ti senti tirato in ballo, anche se sei d’accordo perché gli imbecilli straripano dal tuo stesso condominio. 🙂

      • Sveglia!!1!!1! Abbasso la doccia che spreca l’acqua che rubiamo all’Africa!!!1!

      • Alternativa, volevo scrivere alternativa, ma ho sonno.

      • Per me sei alternativa rispetto al tuo quartiere e al tuo condominio self. Non sarei arrivato in fondo al tuo ultimo racconto se così non fosse. 🙂

  2. Tra selfisti e minimum fax, che ti ho giusto citato commentando il tuo post precedente, non c’è gara.

  3. Ariano Geta

    So che quel che dici è vero, ma spero di non rientrare troppo nella categorizzazione che fai.
    P.S.: nel mio blog non parlo quasi mai di vendite, marketing e progetti per aumentare la fanbase… Sono sufficientemente conscio dei miei limiti.

    • Tocchi un punto poco discusso, sai. A volte penso che quelli più consci dei propri limiti siano quelli che si affidano agli editori. Ho la sensazione, non la certezza, che gli Houellebecq siano meno sicuri di sé, meno capaci di raggiungere il pubblico per meriti totalmente propri. Quindi preferiscono la socialità con l’editore.

      Perché non ne fai un post, se non l’hai già fatto? Chi punta al self-publishing si sente più artefice del proprio destino rispetto a chi si lega a un editore? E quali modelli sociali stanno alla base del self? Su certi manuali in rete di self-publishing, passano spesso modelli sociali di concorrenzialità estrema.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...