Thriller paratattico con sviluppo in seconda persona singolare

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Con tutti i thriller paratattici che hai ideato finora, adesso non ricordi più se quello che lanci oggi è inedito o l’hai già proposto nei mesi scorsi. Bravo, complimenti per la trasmissione.
Ti rammenti di quello a base di metafore e di similitudini, il grottesco e il giornalistico, quello a filastrocca e con cambio di registro. Ce n’è anche uno al contrario e forse forse uno in stile glamour. Ma uno sviluppo con il punto di vista in seconda persona, l’hai già preso in considerazione in passato o è una novità assoluta?
Se non te ne ricordi, sei però pregato di non giustificarti come al solito con alibi risibili. Soprattutto evita di nasconderti dietro i cinquecento post finora pubblicati. Confessa invece che l’Alzheimer avanza a grandi passi e non sai più quel che scrivi.
E se è ovvio che non ti puoi ricordare di tutto quello che hai pubblicato in passato, devi comunque ammettere che per il thriller, dai!, non è giustificato un vuoto di memoria. Anche solo per rispetto di quei poveracci a cui lo propini settimanalmente, e che lo affrontano con pazienza e rassegnazione pur di darti una soddisfazione morale, fingendo di apprezzarti.

Comunque, arrivato a questo stadio di demenza, che differenza fa se l’hai già proposto in una puntata precedente? Signore e signori, prego, vogliate gradire il thriller di Hitchcock con sviluppo in seconda persona singolare. Diamogli del tu.
Saluti e baci.

Ma non ti sembra di dimenticare qualcosa, Helgaldo? Ah, già. Il thriller di partenza. Come volevasi dimostrare. Saluti e baci l’hai già detto?

 

Una giovane donna si trova sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a lei una scura coltre di buio. La giovane cammina fra i vicoli costeggiando un lungo muro, ha paura, entra finalmente in una casa. Sale le scale, comincia a intravedere una luce, si trova nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di lei: la vogliono rapinare, forse abusarne. La donna urla di terrore, i maniaci la legano, la buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederla divorata dai topi. La donna sprofonda nell’acqua, comincia a dondolare. Si sente soffocare. Una mano la scuote, si sveglia, finalmente la voce amica del dentista: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

Alfred Hitchcock con Helgaldo

 

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22 commenti

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22 risposte a “Thriller paratattico con sviluppo in seconda persona singolare

  1. Ciao Andro, Meno in questo momento di lucidità può venirti incontro: niente seconde persone singolari nei pregressi thriller! Per ora pericolo alzheimer scampato! 🙂
    A dopo!

  2. Ti sei perduta. Montmartre era un dedalo puzzolente di stradine; eri convinta di sapere da dove venissi e dove stessi andando, poi è sceso il buio e non hai capito più niente. Hai costeggiato un muro, fin quando hai visto una porta; avevi paura e ti è sembrato di poterti salvare, entrando in quella casa. Hai salito le scale, la luce che filtrava dalla porta era bella, ma quando hai aperto hai trovato quello che non avresti voluto vedere: un bar frequentato da uomini ubriachi. Ti si sono avventati contro: avevi paura che ti rapinassero o anche peggio, quando hai sentito le dita luride scavare sotto i vestiti e accarezzare senza grazia la tua pelle d’oca. Hai urlato, per salvarti, hai urlato più forte che hai potuto, ma quelli ti hanno legata e buttata nel fiume; hanno riso mentre incitavano i topi a sfamarsi delle tenere carni che loro non avevano gustato fino in fondo. Sei sprofondata, hai dondolato, andando giù, nell’acqua nera. Ti affannavi, fremevi e soffocavi. Poi una mano ti ha tratto, ti ha scrollato di dosso la notte, hai sentito una voce amica. Era il dentista: «Puoi svegliarti, ho finito. Mezza corona, prego!».

  3. Sei una giovane donna e ti sei sperduta nel quartiere parigino di Montmartre, intorno a te una scura coltre di buio. Cammini fra i vicoli costeggiando un lungo muro, perché hai paura e vorresti trovare una via d’uscita. Eccola: entri finalmente in una casa. Sali le scale, una luce ti guida fin lassù, dove finisci per trovarti nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Quando ti vedono, gli uomini ti si avventano contro: vogliono rapinarti, forse abusare di te. Hai ragione a urlare, il terrore nei tuoi occhi è un invito per quei maniaci a legarti e poi buttarti senza pietà nel fiume, nella sadica attesa di vedere i topi divorare le tue carni. Tu sprofondi nell’acqua, cominci a dondolare. Ma proprio mentre ti senti soffocare, una mano ti scuote, ti sveglia; finalmente la voce amica del dentista ti riporta alla realtà: «Tutto fatto signora. Mezza corona, prego!».

  4. Stai per cominciare a leggere il nuovo thriller paratattico di Helgaldo. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; […] speriamo che ti lascino in pace. Una strada buia di Montmartre; è stretta e maleodorante, e c’è una ragazza sola. Impaurita, probabilmente. La vedi che costeggia un muro, fin quando non trova una porta. Lei crede di essere salva, e si infila su per quelle scale. C’è una lama di luce, che taglia la notte; dall’interno un brusio indistinto. Apre: la luce l’investe, e sa già di aver preso la decisione sbagliata; uomini ubriachi posano il boccale per bersela con gli occhi. Vorresti aiutarla, ma sei dalla parte sbagliata della pagina; metti giù il libro, poi lo riapri: devi sapere. Loro nel mentre l’hanno presa, ma lei si dibatte. Le strappano i vestiti. «Fermi!» urli, ma dalla cucina ti risponde tua moglie: «Hai detto qualcosa?» Boffonchi una risposta, e ti reimmergi nel libro. L’hanno buttata di sotto; vogliono che i topi si mangino le prove. No, questo non lo sopporti. Va bene tutto, ma non deve finire così. Pensi a Helgaldo, e ti chiedi che razza di persona sia. Il dito sfoglia un’altra pagina; la ragazza affonda nell’acqua, non respira, sa che deve morire. Poi spunta una mano. «O bella! E questa, Helgaldo, che trovata è?» ti domandi. Eppure leggi: adesso sei curioso di sapere come andrà a finire. La mano la sveglia. È il dentista, che vuole anche mezza corona. «E questo sarebbe un finale?» non puoi fare a meno di ruminare sottovoce, perché da di là non ti sentano, «Ma vaffanculo.»

  5. Sto giro passo. Avevo cominciato e arrivata a metà ho perso il filo, non avevo idea se stessi scrivendo in seconda o terza persona. Poi sono uscita a pranzo e mi sono persa del tutto (causa: vino!) però mi godo volentieri i componimenti altrui.

  6. iara R.M.

    Clap Clap!!! Michele e Marina davvero veloci e bravissimi.

    A dire il vero questa versione non mi ispira tanto.
    Mi sforzerò, ma la vedo difficile!
    In ogni caso, per provare mi toccherà aspettare il turno di notte.
    Ciao ^_^

    • Velocissimi, è vero. Devo essere sincero: questo thriller mi pare più semplice di tutti gli altri che lo hanno preceduto. Speravo in questo modo di allargare la base dei partecipanti. Il prossimo giro tornerà a essere duro, e allora i duri…

  7. Questa volta non sono tanto sicuro della coerenza della mia versione.

    Sei giovane e sei donna e perderti nel quartiere parigino di Montmartre circondata da una scure coltre di buio non è il massimo. Cammini tra i vicoli, costeggi un lungo muro, hai paura, entri finalmente in una casa. Sali le scale, cominci a intravedere una luce. Ti senti già al sicuro. E invece aprendo quella porta ti ritrovi nel mezzo di un bar frequentato da uomini ubriachi. Gli uomini si avventano su di te, ti vogliono rapinare, forse abusare di te. Urli di terrore, loro di legano, ti buttano in un fiume, aspettano sulla riva di vederti divorata dai topi. Sprofondi nell’acqua, cominci a dondolare. Ti senti soffocare. Una mano ti scuote, ti sveglia la voce amica del dentista rassicurandoti che è tutto fatto. Per questo brutto sogno ti prega anche di dargli anche mezza corona.

  8. iara R.M.

    Buongiorno! 🙂
    Ieri ho fatto la bella addormentata, quindi, niente paratattico!
    Sai hell, credo anch’io che questa versione sia più facile delle altre, ma proprio per questo il problema diventa, per me, riuscire a trovare una cornice interessante dove inserirla. Non mi sono ancora arresa; tempo permettendo ci penserò!

  9. iara R.M.

    Mejo tardi, che mai! 😛

    No, fermate! Famme capì…
    Te, te ne stavi ‘n giro pè Pariggi dè notte, da sola, pè Montmartre e gira che te rigira te sei pure persa? Vabbè ch’era buio e n’c’era nessuno, ma n’potevi tornattene ‘ndietro prima? No, te sei messa a costeggià ‘n muro, co’ a paura ‘n corpo e te sei ‘mbucata dentro ‘na casa, così a buffo.
    Te sei arampicata su ‘e scale finché n’hai visto ‘na luce e te sei ritrovata in un bar pieno de ‘mbriachi! Te se so avventati contro pè rapinatte, così te credi te, ma in realtà te se volevano fa, damme retta. Te sei messa a urlà terorizzata finché n’t’hanno presa, legata e buttata ner fiume pè fatte divorà dai sorci. Sei sprofondata nell’acqua e te sei messa a dondolà, te sentivi soffocà. ‘Na mano t’ha scosso, t’ha svejato e ‘a voce amica der dentista t’ha chiesto mezza corona pè’r lavoro finito? Ma dimme ‘n po’, chi t’ha detto de fatte cavà lì denti da’n dentista pusher? E ‘ndo stà? C’ho ‘n doloretto pur’io….

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