Anonima editor

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Quella buonanima del secentista manzoniano nel suo dilavato e graffiato autografo scrive che i nomi sono puri purissimi accidenti, perciò non vi scandalizzerete se l’editor ospite oggi sul mio blog ci svelerà qualche dietro le quinte del mondo editoriale, pur rimanendo anonimo.

Quando me lo sono ritrovato davanti al monitor – ci siamo dati appuntamento in Skype – ho notato che è l’esatto contrario della persona che mi ero immaginata. Mi ero messo in testa che un editor dovesse somigliare esteriormente a un Baricco, a un De Carlo, invece sembra più un Saviano, ma con un’aura da grigio professore, per nulla scenica. Ma quando parla sa essere tagliente.

Comunque iniziamo questa intervista che sarà più un botta e risposta che un monologo travestito da dialogo.

Lasciamo perdere i preliminari sull’editing in generale. I miei 25 lettori – non manzoniani, ma da statistica di WordPress – sanno già che cosa sia l’editing. Quindi niente preamboli, ma le faccio subito una domanda «robusta»: come si comporta un editor quando il testo dell’aspirante scrittore è carente sia in termini di trama sia di stile?

«Premetto che questo non è il mio caso. Lavoro, e ho lavorato, da esterno per varie case editrici. Il mio rapporto con il testo è sempre successivo a una scrematura interna eseguita da lettori professionali. Dalle schede di valutazione approfondite su tutti gli aspetti del romanzo (stile, storia, personaggi, contenuti) nasce la decisione di seguire quei due-tre romanzi che risultano interessanti rispetto alla collana dove andranno a collocarsi. Testi zoppicanti si cestinano senza ripensamenti».

Quindi lei esclude che prose moribonde possano guarire dopo un intervento decisivo dell’editor.

«Sì, lo escludo. Vanno subito al macero».

Ma i suoi colleghi freelance la pensano come lei di fronte alla volontà dell’autore autoprodotto che chiede comunque un editing al suo testo?

«Abbattere uno scrittore scarso, in casa editrice o in self-publishing, è doveroso e professionale. Gli editor freelance che davanti a pagine illeggibili accettano di eseguire una qualche forma di editing stanno solo illudendo un sognatore cavandogli dei soldi».

Come si sceglie un editor freelance? Quali requisiti deve avere per non incappare nel «cavatore di soldi»?

«Innanzitutto non deve avere meno di 40 anni. Un editor 30enne non può avere nessuna esperienza di editing serio alle spalle. Poi il curriculum: deve avere collaborato con case editrici di prim’ordine, non editori sconosciuti o disperati. Ma con gente con nome e cognome».

Nome e cognome degli autori, intende?

«Intendo case editrici con un nome: Garzanti, Einaudi, Mondadori…».

E i piccoli editori indipendenti? Dicono che sono gli unici attenti agli aspiranti.

«Balle, il piccolo editore come quello grande bada solo ai soldi. Sto proprio lavorando per un piccolo editore con un marchio famoso, e se ne frega di far crescere un esordiente. Spera solo che venda almeno 3000 copie».

A proposito di esordienti, la sintonia tra scrittore ed editor è più facile o problematica quando si lavora con uno scrittore al primo libro?

«L’esordiente dovrebbe essere più malleabile, anche nel suo interesse. Nel caso specifico devo purtroppo fronteggiare uno spocchioso che pensa già all’editoria in grande. Gli scrittori affermati poi sono tutti capricciosi, e non aggiungo altro, ma lo potete immaginare. Alla fine però si arriva sempre a un compromesso. Visto che però ha citato il piccolo editore mi faccia aggiungere un’altra considerazione: i piccoli si dividono in due gruppi. Quelli che sono piccoli perché non hanno i soldi, e quindi non pagano nessuno, né autori, né editor, né grafici, né correttori; e quelli che sono piccoli perché hanno in mano il “giocattolo di famiglia”, gente viziata che a tempo perso fa l’editore con i soldi del papà o del nonno. Tutti radical chic. Si sono inventati anche un premio letterario per gli indipendenti…».

Non è un quadro molto edificante il suo. E nelle grandi case editrici quali sono le logiche. Lì vince il marketing?

«Quelli del marketing, purtroppo, hanno le idee chiare. Che siano giuste non saprei, ma almeno sanno quello che vogliono. Sono loro che tengono in piedi la baracca. Nelle redazioni, invece – parlo di Mondadori, Rizzoli, Guanda, Adelphi –, è un disastro: per ogni editor bravo e scrupoloso ce ne sono quattro giunti al vertice perché legati a qualcuno che conta. Gente fresca di laurea umanistica, ma che non capisce nulla di libri. Ne sto “crescendo” due, hanno anche il titolo di editor junior. Mi creda: gente che farà danni».

Delle scuole di scrittura creativa che cosa mi può dire?

«Altra bufala per allocchi. O sai scrivere o non te lo insegna lo scrittore della Holden».

Dopo parleremo di scrittura. Intanto mi può dire come ha fatto Mirko Dariberti a diventare editor? Qual è stato il suo percorso per giungere alla professione?

«Cosa ha detto?».

Ho chiesto se può dirci come si diventa editor.

«No, cosa ha detto prima».

Ho chiesto come giudica le scuole di scrittura.

«No, cosa ha detto dopo. Dopo le scuole di scrittura e prima di come si diventa editor, in mezzo ha detto una cosa».

Non saprei.

«Ma lo so io che cosa ha detto… ha fatto il mio nome».

Davvero? Non me ne sono accorto.

«Me ne sono accorto io, però: ha fatto il mio nome e cognome».

Mi sarà sfuggito.

«Certo che l’è sfuggito. Non dovevo restare anonimo?».

Sì, ovvio.

«Però lei ha fatto il mio nome, e ora tutti sanno chi sono».

Non vedo quale sia il problema.

«Ma come non lo vedi? Non mi fare incazzare. Ora sanno tutti che l’editor anonimo sono io».

Mi dispiace.

«Ti dispiacerà anche, però intanto mi hai sputtanato».

Be’, non esageriamo…

«Ma come non esageriamo? Esageriamo, invece! Mi hai detto spara a zero su tutto e tutti, tanto sei anonimo…».

Non mi preoccuperei, ho solo 25 lettori. E poi i nomi sono puri purissimi accidenti.

«Ma che cazzo dici? Sono purissimi accidenti i nomi inventati. Ma se fai il mio nome, quello sono io».

Io non credo che si saprà in giro…

«Tu non credi, però intanto io domani vado in redazione e quelli mi mandano affanculo».

Non le permetto di usare certe espressioni sul mio blog.

«Ma che me ne frega del tuo blog di merda. Io devo lavorare, che ti credi? Devo pagare il mutuo io. Ma ti rendi almeno conto che mi succede se qualcuno legge questa intervista?».

Che succede?

«Succede che non mi devo più far vedere in giro, ecco cosa succede. Non trovo più lavoro».

Esagerato… per due parole… che sarà mai?

«Cazzo, ho smerdato editori grandi e piccoli, scuole di scrittura, colleghi e vertici aziendali… Non sarà tanto per te, ma per me ora son cazzi».

Mi sembra che lei enfatizzi troppo. Se non si fosse messo a puntualizzare, non se ne sarebbe accorto nessuno.

«Ah, stai a vedere che adesso lo stronzo sono io!».

Oggettivamente è lei che ha messo i puntini su Mirko Dariberti.

«Ma lo ripeti pure! Allora sei stronzo forte!».

Se continua con questo tono sono costretto a chiudere l’intervista.

«Ma la chiudiamo sì, certo che la chiudiamo. Io non dico più niente. Ma guarda che mi doveva capitare! Ora anche gli editor junior mi sputtanano. Sono rovinato».

Ha sempre il bacino degli aspiranti in self-publishing…

«Faranno la fila dopo questa intervista per avermi… Lo sapevo che finiva male, che non dovevo accettare ‘sta cazzo di intervista».

Lei è troppo scurrile e agitato. A questo punto rinuncio alle domande sulla scrittura. Io la chiuderei qui. Scusandomi con voi lettori per l’imprevisto, sono costretto a smettere. Comunque abbiamo intervistato Mirko Dariberti, editor anonimo.

«Helcazzo di merda…».

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16 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

16 risposte a “Anonima editor

  1. Si cjavemo ‘n editore
    che smanetta sopra il testo,
    come sano corettore,
    mo’ crediamo faccia lesto

    er lavoro checce porta
    quele frasi smadruppate
    a esse degne de raccorta
    ne le sedi più preggiate.

    Stramazzandose coregge,
    ma si semo capoccioni
    cava soldi e nun elegge

    certi nostri pensieroni
    che fan dire a chi li legge:
    «’Va che roba, me cojoni!»

  2. Hell, caro, tu enfatizzi, enfatizzi troppo… XD

  3. Dunque saresti fra la gente che farà danni?
    Fra editor junior e editor anonimi siamo in una botte di ferro! 😀

  4. Come ieri, solo applausi

  5. Simona C.

    Intervista me, la prossima volta che vuoi un anonimo. Tanto Simona Colombo sembra un nome falso quanto Pinco Pallino.

  6. Io che si sa sono rinco, nonché provata da diverse vicissitudini, non ho capito se questa intervista sia vera o inventata. In ogni caso la mia editor indipendente ha meno di 40 anni, ma è molto brava e molto gnocca.

    • Il fatto che non hai capito se l’intervista sia vera o inventata significa che è stata scritta bene. Il fatto che ho capito che la tua editor sia molto brava e molto gnocca significa che è molto gnocca.

  7. iara R.M.

    Stasera vado a faccine anch’io che costano meno care delle parole. 🙂

  8. Helgaldo sei terribile, bellissima intervista, vera o inventata dice cose interessanti assai 🙂

  9. Sto ridendo da sola davanti al monitor come una svitata, è geniale quest’intervista 😀
    Però, visto che ci stavi, potevi lasciarci il numero di cellulare e l’e-mail di Mirko, ora mi tocca girare su Google per cercarli…

  10. Se c’è un vero anonimo in giro, quello sono io! 😛

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