Perfettamente impubblicabile

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In Sostiene Pereira, il dottor Pereira, caporedattore culturale del Lisboa, assume come collaboratore esterno, non si sa perché, Monteiro Rossi, il giovane idealista che poi si rivelerà essere un rivoluzionario che si oppone al regime dittatoriale portoghese. Da questo incontro partirà il riscatto morale e civile di Pereira.

Monteiro è stato assunto da Pereira, anche se non ce ne sarebbe la necessità editoriale, per redigere delle retrospettive, i cosiddetti coccodrilli, di alcuni grandi letterati. Il suo primo articolo ripercorre la figura di Federico García Lorca.

Dice Pereira che «Monteiro Rossi si accomodò e tirò fuori un foglio piegato in quattro. Pereira lo prese e lo lesse. Impubblicabile, sostiene Pereira, era un articolo davvero impubblicabile. Descriveva la morte di García Lorca, e cominciava così: “Due anni fa, in circostanze oscure, ci ha lasciato il grande poeta spagnolo Federico García Lorca. Si pensa ai suoi avversari politici, perché è stato assassinato. Tutto il mondo si chiede ancora come sia potuta avvenire una simile barbarie”. Pereira alzò la testa dal foglio e disse: caro Monteiro Rossi, lei è un perfetto romanziere, ma il mio giornale non è il luogo adatto per scrivere romanzi, sui giornali si scrivono cose che corrispondono alla verità, o che assomigliano alla verità, di uno scrittore non si deve dire come è morto, in quali circostanze e perché, deve dire semplicemente che è morto e poi deve parlare della sua opera, dei suoi romanzi e delle sue poesie, e far sì un necrologio, ma in fondo deve fare una critica, un ritratto dell’uomo e dell’opera, quello che lei ha scritto è perfettamente inutilizzabile».

A parte l’uso della punteggiatura non convenzionale in Tabucchi, ho sempre visto in questo passaggio del romanzo l’essenza di ciò che è pubblicabile in generale. Non si pubblica qualcosa perché è bello o scritto bene. In editoria – quindi anche nei romanzi – si pubblica qualcosa se è in relazione con qualcos’altro che lo contiene, fosse anche soltanto la filosofia di una collana editoriale.
Solo nel self-publishing si può scrivere tutto quello che si vuole, anche cose belle, bellissime, sublimi, e slegate dal mondo. Ma pubblicare non è scrivere. Uno scrittore non è uno che scrive, è uno che pubblica. Vedo troppi perfetti romanzieri alla Monteiro in giro per il web. Grandi idealisti. Perfettamente impubblicabili.

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19 commenti

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19 risposte a “Perfettamente impubblicabile

  1. Michele Scarparo si accomodò e tirò fuori un foglio piegato in quattro. Helgaldo lo prese e lo lesse. Impubblicabile, sostiene Helgaldo, era un thriller davvero impubblicabile. Descriveva la storia di una giovane rivoluzionaria, e cominciava così: «Si era persa a Montmartre, in circostanze oscure. Subito si era pensato ad avversari politici, perché con il favore delle tenebre l’avevano rapita e violentata, per poi gettarne i poveri resti nella Senna: solo dei fascisti avrebbero potuto pensare alla fame dei topi come a un buon nascondiglio per un cadavere». Helgaldo alzò la testa e disse: caro Scarparo, lei è un perfetto romanziere ma questo è un blog sulla scrittura. Non è il posto dove fare romanzi o andare a cercare inezie tra le righe: il thriller paratattico descrive una situazione senza indulgere a congetture o altro. Non per nulla è paratattico. Lei deve semplicemente fare lo svolgimento che le è richiesto, dire come la ragazza si sia perduta, dove sia andata a cercare un rifugio, accennare alle sue peripezie senza trascendere in particolari scabrosi o voyeuristici. Infine manca il finale, che potrà essere criticabile, ma è pur sempre la firma di Hitchcock e ne è un ritratto fedele dell’opera e dell’artista, quello che lei ha scritto è perfettamente inutilizzabile.

  2. Hai di nuovo anticipato un mio contenuto… Che però questa volta non ha a che fare con il tuo, di contenuto. Tieni solo a mente il nome: Monteiro Rossi. A Dicembre (perché programmo da un mese all’altro e i post li scrivo tutti con un mese o più di anticipo) scoprirai il perché. 😉

    P.S. bello il post e comincio a capirlo anch’io.

  3. iara R.M.

    … E cosa è preferibile?
    Restare un perfetto e anonimo romanziere fedele a sé stesso o diventare un famoso scrittore pubblicabile, anonimo a sé stesso?
    Ma sì, mettiamoci anche la faccina! 🙂

  4. Sosterrà tuttavia anche Pereira che un giornale, oltre tutto in uno stato dittatoriale, è ben più rigido su cosa possa pubblicare di una casa editrice votata alla narrativa. Al romanziere pubblicabile rimane un margine di manovra ben maggiore. Se anche quello gli risulta stretto, dovrà cercare altre vie per giungere ai lettori. Perché senza di essi, lo scrivere stesso non ha più ragion d’essere

    • Quello che sostiene Pereira, anche a nome di Tenar, è sempre giusto. 🙂

      Sostiene Pereira che esiste però una “dittatura” dell’editore, per cui se un editore – poniamo di romanzi polizieschi – riceve un capolavoro di fantascienza o di letteratura post moderna, lo riterrà impubblicabile per sé, malgrado ne riconosca un valore letterario. Se girando tutti gli editori non ne esiste uno che reputi quel romanzo pubblicabile per sé, vuol dire che l’autore ha scritto un qualcosa che forse non ha un pubblico ma sicuramente ha una buona dose di vanità, sostiene Pereira. E Lisbona sfavillava.

      • Un romanzo postmoderno lo pubblicherebbe chiunque! (Pssh… fai girare la voce, così ci credono anche gli editori). 😛

      • Sosterrebbe Pereira che se uno manda un capolavoro di fantascienza a una casa editrice specializzata in gialli è, per un usare un colto milanesismo, un pirla.
        Se ha un capolavoro e nessuno lo pubblica (mentre l’autore è vivo), è sfortunato, poveretto (Morselli?). Una prece per lui, mentre Lisbona sfavilla.

      • 😀 Nel primo caso.
        😦 Nel secondo. Però togliersi la vita perché nessuno ti pubblica mi fa paura solo il pensarlo.

      • Concordo. Però, pensa a un povero autore che dopo mille rifiuti si schianta con l’auto e un mese dopo il suo romanzo viene accettato e ha un successo planetario. Ogni tanto mi ricordo che può succedere anche questo. Sostiene Tenar che la vita, ancor più dell’editoria, a volte è proprio bastarda.

      • Sostiene Scarparo che la vita è bastarda, ma il marketing è zozzo e che uno scrittore morto (magari di morte violenta) ha un appeal che un vivo non ha.

      • Sostiene Pereira che Scarparo è cinico, ma i cinici dicono verità ahimè incontrovertibili.

  5. Ariano Geta

    Se fosse davvero così in senso assoluto, sia resa grazia al cielo per l’esistenza del self-publishing.

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