Effetti collaterali, non stronzi qualunque

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Se ieri mattina ero preoccupato perché non avevo un argomento per il post di oggi, nel pomeriggio la lacuna si è colmata da sola. Per fortuna trovo sempre una coincidenza durante la giornata che aiuta a riempire questo spazio web con riflessioni interessanti per me, e spero anche per voi.

Qual è la coincidenza? Nel pomeriggio sfogliando il quotidiano Libero ho letto un ampio stralcio dell’ultima fatica di Paolo Nori per Marcos y Marcos, Manuale pratico di giornalismo disinformato. Dopo un distico di presentazione del romanzo, il giornale riporta infatti due-tre pagine del libro tra le più significative, a mo’ di recensione.

Premetto tre cose. Innanzitutto l’articolo completo in modo che lo possiate leggere per conto vostro; secondo, la prosa di Paolo Nori mi diverte al punto che in passato l’ho utilizzata scherzosamente per scrivere un falso d’autore imitandone lo stile; infine, lo scrittore è già un collaboratore fisso di Libero, quindi avrà potuto decidere molto più dell’editore stesso quale punto fondamentale del libro andasse presentato ai lettori del quotidiano.

Per quelli che non volessero leggerselo direttamente, per pigrizia od ostilità nei confronti di Nori, mi prendo io la briga di riassumervi il contenuto.

Il protagonista, come dice il distico, è «Ermanno Baistrocchi, uno che, per non scrivere il romanzo che dovrebbe scrivere, si inventa la Scuola elementare di giornalismo disinformato, che è un giornalismo dove i giornalisti, delle cose che scrivono, non ne sanno niente e non ne vogliono sapere niente». Che poi è esattamente quello che si legge sui giornali, aggiunge Helgaldo.

L’assaggio del libro inizia con il narratore, presumo il Baistrocchi stesso, che racconta di un’intervista che ha fatto nella cucina di una casalinga romana trapiantata a Bologna, dove «la cosa che mi era piaciuta di più, di quella cucina e della conversazione che avevamo fatto con la casalinga che si chiamava Flora, era stato il bugiardino di un medicinale che stava prendendo Flora per via di una sciatica, se non ricordo male, e il bugiardino elencava i possibili effetti collaterali che erano…». E qui mi fermo per la riflessione.

Dopo quell’«erano» Nori elenca tutti gli effetti collaterali del farmaco, in pratica copia integralmente il bugiardino. Apre le virgolette e inizia: capogiri, stanchezza, aumento dell’appetito, sensazione di eccitazione, confusione, disorientamento, perdita della libido, irritabilità, disturbi dell’attenzione, goffaggine, compromissione della memoria, tremore, difficoltà nel parlare, sensazione di formicolio, sedazione, letargia, insonnia, spossatezza, mal di testa, offuscamento della vista, visione doppia, vertigini, disturbi dell’equilibrio, bocca secca, stipsi, vomito, flatulenza…

Se le virgolette le ha aperte Nori, i puntini di sospensione sono invece miei, per far capire che l’elenco non è concluso. In realtà il bugiardino, non certo Nori, non certo Baistrocchi, prosegue per ben tre colonne di giornale, diciamo altre due pagine di libro. Per finire con… insufficienza renale, riduzione del volume delle urine, alterazioni dei test delle urine (riduzione della potassiemia, aumento della creatinemia, riduzione della conta dei globuli bianchi, inclusi i neutrofili), comportamento non appropriato». Ecco.

«Ecco» fa parte del libro. Però anch’io ora dico «ecco», anche se con la minuscola.

Ecco, caro Nori, come fa il tuo personaggio a leggere e tenere a mente un bugiardino di 2276 parole durante un’intervista? E che cosa fa la signora Flora nel tempo della lettura esatta del bugiardino? Riordina la casa, lava, stira, fa salire l’amante, rapporto sessuale con l’amante, lo riaccompagna alla porta, lo bacia, lo saluta, chiude la porta, poi lui risuona, poi rientra, di nuovo a letto, giunge il marito, l’amante sul cornicione, l’amante cade, arriva l’ambulanza, codice rosso, marito che domanda cosa ci fa il Baistrocchi in cucina, riassunto dell’intervista, riassunto della cucina, il Baistrocchi che ha finito di leggere il bugiardino, Baistrocchi che ricopia od occulta il bugiardino per ricopiarlo per il libro di Nori in un secondo tempo, secondo tempo non preso in considerazione dalla trama del romanzo.

Ecco, caro Marcos y Marcos, come fa un editore a pubblicare uno scrittore che copia un bugiardino di due pagine e lo mette dentro un libro, ma poi ignora, non sa nemmeno che esistono, non voglio farla lunga, tanti poveri aspiranti scrittori che penano e sudano per far stare in piedi un minimo di storia, un minimo di stile, un minimo di decenza letteraria? In confronto al Nori-bugiardino, in rete sono tutti Proust, romanzieri dickensiani, novellieri alla Pirandello. Fatti un giro. Come fai a non notarli? A non prenderli in considerazione?

Ecco, caro editor, sempre pronto a cestinare, a criticare, a ridicolizzare, a giudicare, a condannare un aspirante, come fai a dire a Nori che quelle pagine sono un tantino cestinabili, criticabili, ridicolizzabili, giudicabili, condannabili, ecco, come fai? E poi lo fai? O invece ecco?

Ecco, caro Michele Scarparo, se ti avessi mandato anonimamente il bugiardino alla tua rubrica anonima Sostiene l’autore, come sarebbe stata giudicata quella prosa se non la peggior prosa della storia, uno scherzo scemo, la scrittura di un disadattato, una robaccia impubblicabile? E poi, colpo di scena: tutta roba pubblicata dai due Marcos, degna di gloria letteraria. Pensa che fijura ‘e’mmerda faremmo tutti assieme.

Ecco, care case farmaceutiche, ora avete la certezza che non state scrivendo bugiardini con le indicazioni mediche. La vostra è letteratura bella e buona, anzi bellissima e buonissima. Letteratura altissima. Contattate pure Marcos y Marcos, e per l’aspirina, il viagra, la tachipirina aspettate fiduciosi il nobel. Non per la medicina, per la letteratura.

Io credo che siano solo effetti collaterali dell’essere famosi, non stronzi qualunque.

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16 commenti

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16 risposte a “Effetti collaterali, non stronzi qualunque

  1. Mah. Posso solo dire che la qualità dei trial sui medicinali è peggiorata di parecchio, se mettono in commercio roba del genere.
    (E poi: io capisco Nori, magari lo pagano un tanto a cartella. Ma l’editor… O prende una percentuale, o c’è qualcosa che mi sfugge. Sono sempre più convinto che i nomi di editor e traduttori vadano messi in copertina.)

  2. “caro Marcos y Marcos, come fa un editore a pubblicare uno scrittore che copia un bugiardino ecc. non voglio farla lunga, c’è una povera scrittrice che ha penato e sudato per far stare in piedi un minimo di storia, un minimo di stile, un minimo di decenza letteraria, si chiama Sandra Faè, guarda bene, tra i manoscritti, c’è anche il suo, bugiardini non ce ne sono e neppure altre copiaincollature incoerenti.”

  3. @ Io so solo che la mia editor rispose al twittamento e accettò il confronto 🙂
    la mia editor è differente (quasi cit.)

  4. Obama lo lascerei fuori, solo perché l’editoria americana è diversa. La mia editor però non pubblica nulla, al massimo propone ad agenti che propongono a editori, al massimo “cassa”, ma se l’autore vuole conservare il bugiardino glielo lascia fare (dopo aver ringhiato parecchio però).

  5. Okay,
    Ho deciso che voglio tentare la fortuna anch’io con Marco y Marcos.

    Il signor Tumistufi, giornalista disinformato della rivista “editor per caso” si reca in casa di una casalinga siciliana trapiantata a Roma dove “la cosa che mi era piaciuta di più, di quella cucina e della conversazione che avevo fatto con la casalinga che si chiamava Marina, era stato il depliant illustrativo della “raccolta differenziata a casa tua”, distribuito dall’Ama per sensibilizzare la popolazione al rispetto dell’ambiente tramite smaltimento e attività di riciclo.
    Il depliant divideva per settori le istruzioni per l’uso; dunque a pag 5 elencava gli “scarti alimentari e organici” che sono: avanzi di cibo, di frutta e verdura, gusci d’uovo, fondi di caffè e filtri di tè, pane; foglie e fiori; carta assorbente, tovaglioli e fazzoletti di carta; carta e cartone sporchi di cibo; sacchetto di carta del pane.
    A seguire elencava “carta, cartone, cartoncino” differenziabili che sono: imballaggi di carta, cartone e cartoncino; giornali, riviste, quaderni; depliant, volantini non plastificati, cartoni per bevande…

    Questo, naturalmente è solo uno stralcio. Se volete leggere il seguito, lo trovate lunedì prossimo sul blog di Michele Scarparo nella rubrica “sostiene l’autore” (non sia mai a sto giro le cose mi vanno meglio!)

    • Lo stralcio mi pare troppo letterario, secondo me non va bene. Si gradirebbe leggere la versione integrale.

      • Sostiene il lettore:

        L’incipit dell’autrice del testo risulta fortemente influenzato dalle versioni paratattiche di un thriller, oggetto di difficilissimo esperimento narrativo cui la stessa ormai da mesi si sottopone, partecipando alle riunioni per “scrittori che le provano tutte per diventarlo sul serio”. Suggerirei una revisione del testo troppo letterario e l’aggiunta di congrua conclusione.

      • Oggi hai lo sciddico, che non so cosa vuol dire, ma che importa?

  6. Sto cercando un bugiardino interessante per il mio prossimo thriller “uccidi il lettore” 😉

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