Niente cetriolo

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Sabato sera a Che tempo che fa era ospite lo scrittore Fabio Volo, causa presentazione libro da parte del conduttore Fabio Fazio. Basta dire Volo e subito si genera un riflesso condizionato nei lettori, per la maggior parte pronti a stracciarsi le vesti e a sentenziare che l’editoria è definitivamente defunta.

L’intervista è stata un interessante esempio di esposizione mediatica. Esposizione di che, domanderete. Esposizione di intenzioni, secondo me. Mentre gli altri ospiti della serata (attori, registi, la tennista che ha vinto gli Open d’America qualche settimana fa) hanno potuto parlare della loro ultima impresa (recitazione, film, colpo di dritto e di rovescio), Fabio Fazio ha praticamente impedito all’altro Fabio di dire qualsiasi cosa sul suo libro. Il presentatore ne ha prima raccontato in termini molto sfumati la trama, dividendola in tre parti: la parte da single, quella da sposato, quella con responsabilità di crescere un figlio. A quel punto Fabio Volo ha temuto che arrivasse «il cetriolo», cioè la domanda che ti fotte. Risata generale, niente cetriolo, ma lancio di un servizio riguardante l’uscita del libro.

Nel servizio si vede una folla, perlopiù giovani, in coda alle transenne davanti alla libreria Mondadori in Duomo a Milano, mentre aspetta civilmente non di farsi un selfie con un famoso calciatore o cantante, ma di farsi firmare dallo scrittore la copia del suo ultimo romanzo.
Vediamo quindi Volo alle prese con gli autografi sul frontespizio del libro, autografi arzigogolati e artistici, quasi dei disegni. Per giungere a un finale simpatico: il crampo alla mano per aver firmato centinaia di copie. Applausi in studio, e messaggio subliminale sul successo di vendite, senza aver abbozzato un benché minimo approfondimento del romanzo. Sembra che Fazio sia pagato proprio per non chiedere nulla al bestsellerista del momento.

Strano. Quando Fazio ospita altri scrittori, magari famosi ma che vendono un po’ meno di Volo, qualche domanda su come nasce un personaggio e sulla genesi del romanzo stesso viene fatta. Mi ricordo che a Giorgio Faletti il conduttore chiese alla presentazione di un suo giallo come scegliesse un incipit. A Paul Auster dove nascono le idee per le sue storie (Auster rispose davanti alla scrivania, guardando il muro…). A Fabio Volo invece mai domande, solo risatine. Eppure è il più venduto. Peccato, non sapremo mai i segreti del suo successo.

Il dubbio che però Fabio Volo non saprebbe che cosa rispondere a una domanda specifica sulla scrittura, non mi esce dalla testa. All’opposto, quella moltitudine di lettori in fila davanti alla Mondadori per celebrarlo è l’incubo di tutti gli altri scrittori terracquei che hanno sì un libro in Mondadori, ma che sta prendendo polvere. O forse quei ragazzi in coda non sono altro che delle comparse pagate da Fabio Fazio? Che i terracquei siano sicuramente comparse, questo invece ve lo do io per certo.

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21 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

21 risposte a “Niente cetriolo

  1. Sarebbe bello avere un “inside” su Fabio Volo. Io credo che, con buona probabilità, troveremmo uno staff e che le capacità di FV stiano più nel “team building” (come si usa dire adesso) che non nella lotta di un uomo solo, armato di penna e inchiostro, contro un foglio bianco.
    D’altronde non è possibile essere tuttologi e pure Morandi, si è scoperto, non fa social da solo. Si è scoperto con grande meraviglia solo perché siamo adoratori del pensiero facile: bastava un minimo di sagacia per capire che non poteva fare tutto da solo. Così come basta poca sagacia per capire certe trasmissioni tv: è sufficiente mettersi nei panni del direttore di produzione (o come si possa chiamare la figura equivalente), dovendo gestire un budget di una qualche milionata di euro e dando la garanzia di un certo tipo di ritorno in punti di share. Ecco che, come per magia, spariscono zuffe tra soubrette, conduttori, nani e ballerine e tutto diventa finzione costruita ad arte, sapendo che andrà giustificato ogni euro speso e ogni secondo di video (come in ogni posto di lavoro, oserei dire) e che andranno giustificati i successi ma soprattutto i mancati successi (come in ogni posto di lavoro).
    Ergo: FV forse non scriverà bene, ma quasi certamente è un ottimo direttore di produzione, che usa il proprio nome come brand per far funzionare la sua “piccola” azienda.

    • Difficile non concordare con le tue supposizioni. Il concetto del brand, mitica aspirazione di tanti blogger-scrittori, credo che con Volo si trasformi in una strategia perfettamente applicata, ma che nasce da lontano e di cui la scrittura è una delle tante ramificazioni. Non sto dandone un giudizio, ma solo constatando un fatto.

  2. Simona C.

    Quando si parla di Fabio Volo mi torna sempre in mente la puntata di “Il testimone” nella quale Pif trascorreva una giornata con lui che aveva conosciuto anni prima lavorando a “Le iene” e gli stava (parole sue) un po’ sulle palle. Volo ammetteva di non saper fare praticamente nulla, di non essere né uno scrittore né un presentatore né tutte le altre cose che comunque fa. Semplicemente è un tizio bravo a vendere se stesso e questo mi fa venire in mente un’altra persona, una collega del mio vecchio ufficio che era quasi incompetente, ma così brava a vendersi che aveva ottenuto auto e cellulare aziendali anche se per la sua posizione non erano previsti. Esistono quindi abilità che sopperiscono alla mancanza di abilità.

    • L’ho vista anch’io quella puntata (adoro Pif),

      Ho letto un libro di Fabio Volo, qualche tempo fa, non mi ricordo il titolo: era la storia di due fratelli, molto diversi fra loro, che dopo la morte della madre fanno scelte di vita diverse per poi ritrovarsi uniti nella gestione del rapporto con il padre rimasto solo (o qualcosa del genere). Ma… non era male! E a farmelo apprezzare è stato proprio il fatto che a scriverlo fosse stato uno abituato a fare caciara in tv e in radio

      • Simona C.

        Io non ho mai letto qualcosa di suo, non mi attira il genere. Non so se scriva bene o meno, ma è sempre citato come lo zero assoluto da chi parla di libri, insieme a tutti quelli che di mestiere fanno altro e poi pubblicano un libro.
        La mia è solo un’impressione sul personaggio e devo dire che non ho ancora capito bene cosa faccia di mestiere 🙂

      • Ho scoperto di avere anch’io in casa un libro di Fabio Volo. Credo che lo inizierò a breve, per capire questo fenomeno che fa tanto discutere. Se tu dici che non è poi così male, vuol dire che effettivamente bisognerebbe leggerlo, e solo dopo giudicare. La sensazione che ho è quella che il giudizio negativo viene formulato per partito preso. Ma quella folla in fila a farsi autografare il libro non può essere del tutto passata in cavalleria. Qualcosa di buono dev’esserci per forza.

    • È allora un destino comune a tutti avere un collega che sopperisce alla mancanza di abilità con altre abilità. 🙂

  3. Ariano Geta

    D’accordo con i commenti sopra: Volo è un ottimo rivenditore di se stesso, cosa che si può dire anche a proposito di Fazio. Dall’incontro fra due abili piazzisti del finto buonismo, cosa altro ci si poteva spettare se non un tripudio di “non-controversial”? (ho usato la parola inglese non per snobismo esterofilo ma solo perché non trovo una definizione italica che esprima lo stesso concetto in modo così sintetico).

  4. … intanto lui vende e noi facciamo filosofia!

  5. Da Fazio le domande sono per lo più concordate, non ho prove, ovviamente, ma non escludo che Volo nei suoi romanzi metta poco più del nome.
    Detto questo, meglio leggere un libro di Volo che non leggere affatto e ben venga chiunque in Italia sia capace di portare delle folle in libreria. I miei alunni faticano anche con Volo 😦

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