Rifiuti editoriali

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Devo dire che le prime trenta pagine del suo manoscritto mi hanno entusiasmato. L’irruzione dei due funzionari di polizia nella camera di Josep K. e il dialogo che ne consegue sono sviluppati con maestria. Questo alza la posta in gioco e incuriosisce il lettore, che a quel punto è già schierato al fianco del protagonista ingiustamente calunniato.
Ma poi c’è un cedimento strutturale. Anziché impostare il romanzo sul classico sviluppo processuale, lei si ingarbuglia nella descrizione di scene confuse che non vanno da nessuna parte. Manca del tutto la presenza di un avvocato difensore alle prime armi o di un detective in cerca di riscatto che affianchi il protagonista in questo caso di malagiustizia. Bisognerebbe quindi creare questo personaggio e renderlo il fulcro del romanzo.
Il suo è un legal thriller anomalo e anonimo. Mi pare che lei non abbia alcuna esperienza di procedure giudiziarie, né di investigazione. Tra l’altro, cosa gravissima, manca un capo d’accusa chiaro su cui far ruotare la vicenda, o almeno io non l’ho capito. Quale reato avrebbe mai commesso Josep K.? (Ne cambierei anche il nome per non associarlo al suo, a meno che lei non voglia scrivere usando uno pseudonimo).
L’atmosfera del romanzo mi pare esageratamente cupa, un po’ angosciante. Non trovo un aggettivo adatto a definirla, e questo dimostra che lei scrive fuori dai canoni, e quindi il suo romanzo allo stato attuale non è vendibile.
Il consiglio che le posso dare è di riscalettare il tutto a partire da pagina 30, chiarire il reato di cui è accusato K., incentrare la storia sull’avvocato difensore, e cambiare il finale: il protagonista che si autoaccusa di un crimine che non ha commesso e che viene giustiziato in modo sommario ai margini della città non esiste proprio. Stia invece sul classico meccanismo a orologeria dove la prova dell’innocenza viene fornita a pochi attimi dall’esecuzione della sentenza capitale. È un finale forse banale, ma ai lettori piace, e anche a noi editori.

Ps. Il processo è un titolo banale, fa pensare a un manuale di procedura penale. Suggerisco Fino a prova contraria, dà più l’idea del thriller.

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13 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

13 risposte a “Rifiuti editoriali

  1. Ariano Geta

    Non a caso pubblicato postumo…

    • Allora l’autore è morto! Per questo non si è più fatto vivo. E io, cretino, ad aspettare le correzioni…

      • T’ha fregato due volte: è morto senza il tuo permesso, e ha pubblicato con la concorrenza. Urge una damnatio memoriae: va segnalato a Mondazzoli che, tra le bozze in tuo possesso, Josef K. per discolparsi fa una denuncia di Sylvius B. e dei suoi metodi.

  2. E tu osi trattare il mio Kafka così?
    Giù le mani! Difendo io tutto: anomalia, stranezza, confusione, angoscia, invendibilità, ignoranza della materia giuridica, anonimato.

    “Il processo” è un libro che rimane unico nella storia, come lo era lui, Kafka, unico!

  3. Troppo finto per esser vero.
    O, forse, troppo vero per esser finto.

  4. Anch’io a corto di parole mi limito agli applausi!

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