Supercattivissimo me

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Una delle maggiori differenze tra un editore e un autore in self-publishing, a mio parere, sta nell’umiltà con cui si relaziona con i lettori. Mentre l’editore è umile, lo scrittore in proprio mostra una superbia immotivata, neppure fosse un bestsellerista internazionale in grado di vendere qualsiasi cosa sforni la sua testa. Mi spiego meglio.

Il luogo dov’è più evidente la diversità di atteggiamento è nelle quarte di copertina, che costituiscono il primo decisivo incontro tra libro e lettore.
Se una persona si presentasse a voi sdegnosamente, dedicandovi poche parole, rivolgendo lo sguardo altrove mentre vi parla, difficilmente vi verrà voglia di approfondirne la conoscenza.
Analogamente, una quarta o una sinossi con informazioni vaghe e oscure sulla trama e i personaggi, che elencasse molti misteri ma nessuna certezza, finirebbe per allontanarci dal libro, magari a favore di un Fabio Volo qualunque. Di solito le quarte dell’autore in self-publishing sono di questo tipo. Non dir nulla e tenere alto il mistero sembra la sua strategia di marketing.

L’editore invece mostra umiltà e non si vergogna a raccontarci la trama. Prendo alcune quarte a caso dalla mia libreria, e vediamo se ho ragione. Poi fatelo anche a voi dalla vostra. Così potrete commentare portando fatti concreti e non solo opinioni.

«Becky Bloomwood è più felice che mai. Lavoro e matrimonio vanno a gonfie vele e, soprattutto, è incinta! Tutto deve essere perfetto per la nascita del bambino. Non può certo mancargli una minuscola vestaglia Ralph Lauren, una culla con un sistema per il controllo della temperatura e un proiettore con ninnananna incorporata… Ma Becky non si perde d’animo: lo shopping la aiuta a superare le nausee mattutine. E poi ci sono gli appuntamenti con la dottoressa Venetia Carter, la ginecologa delle star, che prepara il parto tra massaggi thai e fiori di loto. E soprattutto è l’affascinante, magrissima, supertrandy e supersingle ex fidanzata di suo marito…».
Questa è Sophie Kinsella, I love shopping per il baby.

«L’inchiesta più dura del commissario Montalbano comincia con un cadavere pescato per caso in alto mare, un corpo con i polsi e le caviglie profondamente incisi e mezzo decomposto. L’incrocia Montalbano mentre nuota al limite dello stordimento per lavarsi di dosso una notte di cattivi pensieri e malumori. I fatti politici, certi eventi di repressione poliziesca, l’atteggiamento verso gli immigrati: tutto cospira a farlo sentire un isolato, forse superato dai tempi, e il cadavere anonimo, destinato com’è a restare senza pace di giustizia, archiviato da banale caso di clandestino annegato, gli sembra armonizzarsi macabramente col suo senso di solitudine…. bla bla bla».
Questo è Camilleri, Il giro di boa.

«Il Nan-Shan in navigazione per la Cina, si imbatte in una improvvisa burrasca. Mac Whin, il comandante, ligio al dovere fin quasi all’ottusità, avanza comunque dentro il tifone per evitare un qualsiasi ritardo. Accanto a lui il primo ufficiale Jukes, inesperto ma coraggioso, l’odioso secondo ufficiale, gli operosi e saggi capo macchina e nostromo. Un’atmosfera morale ed emotiva splendidamente ricostruita».
Josep Conrad, Tifone.

«Mattia Pascal, che una serie di colpi della sorte hanno reso prigioniero di una vita triste e sterile, mentre è in viaggio legge su un giornale la notizia del suo suicidio. Lì per lì si indigna, ma ecco subito il cuore si allarga in un sentimento di gioia, di speranza: perché la morte presunta gli regala all’improvviso la libertà. Potrà rifarsi una vita daccapo, inventarsi un nome e una persona nuova. È un’illusione. Si accorgerà a poco a poco che non c’è vita fuori dell’anagrafe, che in mancanza di documenti un uomo non può lavorare, non può possedere, non può difendere i suoi diritti, non può nemmeno amare. Non esiste».
Avete riconosciuto Pirandello, Il fu Mattia Pascal?

Gli editori di questi romanzi avrebbero potuto dire: questo è l’autore, questo è il personaggio, di che altro avete bisogno per comprarmi il libro? E invece no. Scelgono di raccontarci umilmente la trama per farci appassionare a quel libro, per indurci ad acquistarlo. Perché poi è la trama, anche quando il libro racconta ben altro, l’elemento che ci fa decidere l’acquisto. E nessuno, né Kinsella, né Camilleri, né Conrad, né Pirandello è tanto grande che basta il nome, come nelle marche dei prodotti.

Invece l’autore in self-publishing parla di sé come se fosse la Coca-Cola o Armani, e pensa che basterà il suo nome in copertina e scrivere sulla quarta che in un pianeta lontano avviene una rivolta misteriosa dagli esiti imprevisti, per vendere carrettate di copie. A me pare superbia, alterigia, arroganza, boria, tracotanza, tronfiezza, protervia, immodestia, e anche un poco Renzi.

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28 commenti

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28 risposte a “Supercattivissimo me

  1. Temo proprio di doverti dare ragione. In molti casi è proprio così.

  2. Forse solo incapacità di scrivere quarte di copertina!

  3. Non è a caso se dicono di condensare nella quarta il primo atto (cioè fino all’incidente che porta l’eroe al suo viaggio): senza tutto ciò è virtualmente impossibile agganciare un lettore.

  4. Ariano Geta

    Quindi devo ritenermi superbo, altero, arrogante, borioso, tracotante, tronfio, protervo, immodesto, e anche un poco Renzi? La miseria, posso accettare tutto ma “Renzi” proprio no.
    Comunque hai dimenticato una possibilità: che l’autopubblicato, sapendo di essere un dilettante indegno di essere chiamato scrittore, non si preoccupa troppo di certi dettagli ben sapendo che i suoi lettori saranno solo anime pie desiderose di fargli della beneficenza e non presteranno attenzione alla sua evidente mancanza di professionalità.

    • 😀
      Quando ho scritto Renzi, pensavo in effetti di far colpo…

      Al di là degli scherzi, non mi pare difficile «copiare» le usanze migliori dell’editoria per fare bene uguale, forse anche meglio. Ora tu dici scrittore dilettante, e stai scherzandoci su. Però in rete io leggo tutti i giorni di autopubblicati che parlano seriamente di brand, marketing, presentazioni, piani editoriali, strategie, come se fossero una multinazionale, altro che dilettanti. E tutto questo servirebbe a vendere copie ad anime pie desiderose di fare beneficenza?
      Il problema è che se uno non è capace di scriversi una sinossi di mille battute come potrà poi pensare di fare tutto il resto, che non ci riescono neppure gli editori?

  5. Simona C.

    Ma è la mia “quarta” da Michele che ti ha fatto imbestialire tanto?
    Non era mia intenzione apparire come una Coca-Cola. Solo non mi piacciono le “quarte” lunghe che raccontano mezza trama e spesso evito di leggerle proprio perché mi portano troppo avanti togliendomi il gusto del percorso. Se l’avessi ritenuta perfetta, da arrogante, superba ecc. non avrei chiesto pareri.

    • Ma no, io scherzo sempre, sono un provocatore nato. Provocare per riflettere, ovviamente. Poi vengo a commentare seriamente da Michele. Però la quarta di copertina è in editoria la voce autentica dell’editore. Dovrebbe esserlo anche dell’autopubblicato. Anch’esso ti chiede soldi, e quindi questo testo dev’essere affrontato seriamente non solo per riempire un campo della descrizione del libro. Ho il diritto da lettore di giudicare un libro anche da questo. Se l’autore pubblicato in casa editrice può dire io non mi ritrovo nella voce dell’editore, nel caso del self invece non può esimersi. Ora vengo di là a tirare le orecchie a tutti.

      • Simona C.

        Mi piacerebbe vedere un editore alle prese con le mie trame per ricavarne una buona quarta di copertina 🙂 Forse il mio errore è che sto cercando di scriverne una secondo il mio gusto di lettrice (breve e intrigante), invece dovrei farlo da “editore” (completa e chiara).

      • Comunque completa e chiara non è l’opposto di breve e intrigante. Una quarta può essere breve, completa, chiara e intrigante. 🙂

      • Simona C.

        Ecco, come per l’editing, finirò per pagare qualcuno più esperto. Tu quanto vuoi? Intendo compreso il solito carico di bucato da stirare 🙂

      • Bucato escluso… 🙂

  6. Il vero problema è che ora non posso più parlare male del self e delle relative quarte, quinte o che ne so (boh, io mi intendo più di prima misura o XS) visto che mi toccherà rifugiarmici. D.I.O.M.I.O.!

  7. iara R.M.

    Sarà che la trama del libro resta ben nascosta nelle pagine successive, in compenso, però, quante altre brutte cose che si capiscono da una quarta scritta male; cose che secondo me non sono tutte vere. L’entusiasmo e l’inesperienza possono, a volte, far rompere le uova, senza riuscire a cucinare una buona frittata.

    Sera a Tutti ^_^

  8. @ Ecco, Michele, diciamo che ci contavo e hai fatto centro con questa fotina 😀 grazie mille!

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