Social gang

bozza

Avrei voluto parlarvi di poesia automatica o di thriller paratattico. Però poi ho saputo che stamattina Il Giornale, quello noto per la macchina del fango, proprio quello, ha trattato l’argomento che avevo postato ieri sulla lettura al femminile, dandogli risalto. Lo ha addirittura richiamato in prima pagina, come potete vedere dall’immagine che ho postato. Che cosa dice l’articolo a pagina 25 a firma Eleonora Barbieri? Dal punto di vista delle opinioni il giudizio non si discosta granché da quello emerso nel post e nei vostri commenti. Commenti peraltro improntati tutti al buon senso e a smussare i toni.
Quello che invece c’è in aggiunta, e che mi ha colpito, è stata la cronaca che la questione ha suscitato. Nella mia ingenua curiosità di blogger avevo intuito che quel post trovato casualmente in rete tra quelli più cliccati in WordPress fosse utile per interrogarsi su una questione stimolante. E sempre ingenuamente ho creduto che fosse lo sfogo, giusto o eccessivo non sta a me dirlo, di una blogger-scrittrice toccata da un argomento che le stava molto a cuore e che investiva anche i suoi rapporti interpersonali, deboli ma ripetuti nel tempo, con un libraio di sua conoscenza. Mi sbagliavo.

Quell’osservazione politicamente non corretta di un direttore di libreria sembra invece essersi infilata in un’altra macchina che non sarà del fango ma che produce opinioni che agiscono di concerto con uno scopo specifico: attaccare un pensiero che non piace utilizzando il meglio delle armi social a disposizione della cultura. Com’è possibile  che contemporaneamente Michela Murgia, Grazia Verasani, Mariapia Veladiano e chissà quante altre, fino alla blogger che casualmente ho intercettato, si siano date appuntamento per commentare tutte allo stesso modo la notizia? Com’è nato e come si è diffuso in poche ore l’hashtag #LeMieScrittrici, che ora monta per la rete raccogliendo a strascico tutta una serie di considerazioni contro il malcapitato reo di avere espresso un’opinione  sincera ma sgradita?

Ieri avevo classificato il post nella categoria «moleskine», in pratica le mie riflessioni personali sull’editoria, oggi devo però cambiarla perché siamo di fronte a un «fenomeno editoriale» che coinvolge un certo numero di soggetti che agiscono insieme. Pensavo che il cameratismo fosse un fatto deplorevole e maschile. Guarda un po’ fin dove sono giunte invece oggi le pari opportunità.

Ma che vi risulti, le scrittrici italiane sul problema dei precari mostrano la stessa determinazione e sintonia?

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35 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

35 risposte a “Social gang

  1. Grilloz

    E’ tutto programmato per vendere più libri!!!!11!!
    GOMBLODDO!!1!!1!!11
    😀
    In effetti io ieri quella polemica l’ho vista un po’ dappertutto, ma non le ho dato particolare peso (ho giusto commentato qui e su un post su facebook che dicevano più o meno la stessa cosa).
    Però ho l’impressione da un po’ di tempo che questa cosa del sessismo stia un po’ sfuggendo di mano.

    • Caro Grilloz, e: «Sveglia!!11!1!11!1!» dove lo mettiamo? XD

    • Quindi se n’è parlato in giro. Poiché la mia “fonte” aveva esordito raccontando un’esperienza personale non pensavo che la notizia fosse così social. Anche questo è indice della mia ingenuità. O forse privato e social ormai coincidono per tutti quelli che si occupano di libri a qualsiasi livello?

      • Grilloz

        “O forse privato e social ormai coincidono per tutti quelli che si occupano di libri a qualsiasi livello?”
        Ecco, non conosco abbastanza il mondo editoriale barra letterario da darti una risposta, ma temo che stia avvenendo inconsapevolmente un po’ per tutti.

      • Potrebbe essere argomento per un post, in fondo siamo tutti immersi nel flusso di informazioni-comunicazioni in rete. Per esempio non ti conosco personalmente ma girando per i blog mi sono fatto un’immagine di te pubblica che passa attraverso i tuoi commenti. In fondo sei anche ciò che appare attraverso i tuoi interventi social.

      • Grilloz

        Il grande fratello mi osserva :O
        Sì, è vero, ti fai un’idea di una persona attraverso quel che fa o dice in pubblico e questa idea si estende un po’ anche nel privato. Poi resta da capire se siamo senza maschere anche in pubblico o se indossiamo maschere anche nel privato 😛
        Però è interessante anche ribaltare il punto di vista e osservare come certe persone non si rendano conto che il social sia “pubblico” e si comportino senza filtri confondendolo col “privato”.

  2. Si sta montando il caso, pratica nota e spesso sgradevole anche per me che storicamente faccio sempre parte delle minoranze ideologiche. Non ho scritto un post, avrei potuto in quanto donna, blogger, lettrice, autrice perché madò ma leggete poi chi e cosa vi pare, basta che leggiate, il fulcro poi è quello, eh. Aspetto la tua mail 😀

    • Non riesco a liberarmi e trovare il tempo di riordinare le idee. Arrivo, arrivo.
      Di quali minoranze ideologiche fai parte (sono curioso come… come… non mi viene il come, ma ci siamo capiti). 🙂

  3. Il femminismo, secondo me, sta facendo più danni del maschilismo d’antan. Così ci si inventano termini come femminicidio, perché a quanto pare omicidio non è più abbastanza. Sarà che comincio a essere vecchio, e quando una cosa è “male”, allora è “male”. Non esiste il concetto di “più male” o “meno male”, per me. E uccidere è male. Punto. Nella civilissima Svezia aboliscono le quote rosa, perché sono una riserva indiana entro cui si trovano male le stesse donne. Noi, invece, ci tuffiamo dentro a quella gabbia a capofitto.
    Adesso salta fuori questa cosa delle scrittrici. A me, però, piacerebbe sapere una cosa: qual è il rapporto maschi/femmine tra gli impiegati dell’editoria? Perché ci sarà qualcuno che le pubblica (o non le pubblica, pare), queste scrittrici. E a me vengono in mente molti nomi femminili, tra i direttori di collana. Anche tra i gestori di librerie credo che ci siano molte donne.
    E allora: chi sta facendo ostracismo a chi?
    Non sarebbe ora di crescere e smetterla di giocare a “maschi contro femmine”?

    • Pensa che proprio a causa del post sono andato a controllare sul vocabolario il termine femminicidio. Nel Garzanti editato nel 2005 ancora non figurava, è stato inserito tra i neologismi negli anni successivi – ho chiesto a chi di dovere -. Questo però è un segnale importante, al di là delle mode, perché se una parola entra di diritto nel vocabolario italiano vuol dire che a livello culturale, e non soltanto come moda, fa parte del nostro tessuto sociale.

    • iara R.M.

      No! Giocare a “maschi contro femmine” è divertentissimo, però se vi arrendete… 😛 😛 😛 🙂

  4. Non è che è una trovata di marketing…?

    • Secondo me sì!
      Un po’ di musica attorno a certe questioni fa venire la voglia di ballare.
      C’è un accordo, altro che gang, per mescolare le carte, smuovere ancora l’interesse sul mondo delle donne che non dev’essere da meno rispetto a quello degli uomini. Sempre questo complesso di inferiorità, questo continuo dimostrare qualcosa a qualcuno…

      • Ho scritto gang perché mi sembra un atteggiamento violento, anche se verbalmente. Un po’ mi fa paura, mi pare tipico di quei comportamenti di branco, anche se non in senso letterale, semmai letterario. Le parole possono essere violente come le azioni.

    • Ormai ci sono così tante trovate di marketing che sembra tutto una trovata di marketing.

      Sono indietro di un Monteiro, appena posso ti faccio sapere il Dadovestoscrivendo-pensiero, per quello che vale.

  5. Simona C.

    Tutto molto esagerato. All’italiana, insomma. A rotazione, secondo la moda del momento, le notizie femministe servono a bilanciare i discorsi sul calcio. Con questa ennesima campagna inutile si andrà a finire che comprare il libro di una donna sarà un atto di pietà come adottare un cane al canile. Che tristezza! Vado a cambiarmi nome su Amazon in Maschio Di Pitbull Colombo.

  6. Ariano Geta

    E’ il mal di social, in trenta secondi un tag diventa “virale”. Si può interagire rapidamente con persone che neppure conosci ma che condividono la tua idea – o condanna dell’idea – e ci vuol poco a creare un gruppo.
    Che in Italia ci sia spirito di combriccola fra amici e amici degli amici è cosa risaputa, purtroppo la socialità mediterranea implica rapporti umani più profondi ma anche inevitabile spirito di branco, quantunque mai coeso e sempre provvisorio vista l’anarchia latente del dna italico.

    • Eppure dai vari blogger che frequentano questo spazio ho sempre visto anarchia e individualità, mai lo spirito di combriccola da amici degli amici. Forse non siamo italiani… e non abbiamo il mal di social.

  7. iara R.M.

    Quello che mi infastidisce di più è la strumentalizzazione di un pensiero per scopi piccoli, piccoli. Resta la libertà di dire, condividere e non.

  8. Grilloz

    Molto Post Scriptum ma poi ci parlerai comunque di poesia automatica o di thriller paratattico?

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