Drogo

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Il pronto soccorso non è il luogo ideale per una narrazione. Le storie che vi transitano non sono mai belle e i volti che ne varcano l’ingresso mettendosi ordinatamente in fila all’accettazione appaiono inespressivi, catatonici, impauriti. Codici bianchi, verdi, gialli e rossi si susseguono gli uni agli altri accomunati dallo stesso identico pallore.

È come se il tempo si fermasse. Un blocco improvviso dei desideri, degli affetti, dei pensieri su cui basiamo le nostre certezze quotidiane. La vita che un attimo prima appariva solida, di cui ti sentivi proprietario in esclusiva, si rivela per quello che è: capricciosa, ribelle, incurante dei tuoi ordini, refrattaria ai tuoi progetti, insensibile ai tuoi sogni. Il Natale sfavillante di ieri, le ambizioni personali di domani, i risultati che stavi raggiungendo oggi, i piaceri grandi e piccoli di tutti i giorni ai quali vivi aggrappato non contano più nulla. Scopriamo di essere zattere tenute a galla con lo sputo, in balia di una corrente inconsapevole che ci ingoierà tra un attimo. Gli attimi stessi ci hanno lasciato indietro, preghiamo di poterli raggiungere tra un attimo, ma esso si allontana inesorabilmente, il distacco tra lui e noi aumenta vertiginosamente ed è già una voragine in cui siamo precipitati verso il nulla.

Eppure se tutto questo è vero, proprio perché è sicuramente vero, mai avrei pensato che in un pronto soccorso mi sarebbero venuti in aiuto ancora una volta i libri, un misero pugno di libri appoggiati su un tavolino nudo, di quelli senza pretese: libri a disposizione di chi attende l’esito di un esame, di una diagnosi, di una parola di speranza.
Capita che al pronto soccorso dell’Istituto Humanitas, alle porte di Milano, ci siano dei libri a disposizione di tutti per ingannare il tempo dell’attesa, forse per ingannare e basta. Dostoevskij, Gogol, Tolstoj, Saviane, ma anche Zagor e il Nuovo Testamento. Una manciata di parole a dare un senso anche a questo giorno, a queste ore, dal luogo da dove sto scrivendo.
La mia scelta è caduta su Buzzati, Il deserto dei Tartari. Ne ho letto l’incipit, così proiettato su una vita che attende di raccogliere la gloria eppure già impregnata di malinconia, del seme della sconfitta. E subito a seguire il finale, dove l’ufficiale si accomiata dalla vita, come capita in questo luogo da dove scrivo, e in mille altri luoghi sparsi per il globo in questo istante.
La morte avanza con uno scricchiolio che solo Drogo può sentire, uno spicchio di luna in cielo oltre la finestra, una assestata al colletto della propria dignità, infine un sorriso che nessuno può vedere nel buio della stanza, ultimo istante felice e malinconico di una vita che è soffiata via in un attimo.

È proprio vero: le parole giuste non vengono mai scritte a caso, è questa la grande bellezza dei libri.

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14 commenti

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14 risposte a “Drogo

  1. Oh, Hel, mi spiace per la gita al PS. Tutto a posto ora? Ma accompagnavi o eri protagonista? Dacci notizie, intanto W i libri sempre e ovunque.

  2. Io li ho trovati al CUP, i libri. Sempre ospedale è, anche se meno drammatico. Stesse facce perse nell’attesa. Stesso melting pot all’italiana.

  3. Simona C.

    “Ogni gatto riesce sempre ad essere la donna più attraente della stanza” vale anche per i libri. Ne noto subito la presenza in qualsiasi luogo ed è confortante, come se si trattasse di un volto amico, trovarne dove non te li aspetteresti. In un pronto soccorso, dove la gente ha ben altro per la testa, forse passano inosservati. Ma non a tutti.

  4. Un abbaccione!
    E sì, i libri sono zattere a cui aggrapparsi nei momenti peggiori. Per questo dico sempre che la mia ambizione è scrivere libri da sala d’attesa.

  5. Ariano Geta

    Mi spiace per il pronto soccorso anche se mi pare di aver capito che si è trattato di un’emergenza ormai rientrata.
    Nell’ospedale della mia città non ci sono neppure libri, solo tante sedie e lunghe, interminabili attese fatte apposta per costringere la tua mente a renderti conto della precarietà di ogni cosa.

    • Si potrebbe lanciare da qui una campagna per portare qualche vecchio libro in ogni pronto soccorso. O la burocrazia italiana si metterebbe di mezzo anche in questo caso?

      • Al reparto oncologico del S. Carlo c’è uno scaffale, basta portarli lì senza troppe storie (quelle si leggono!) almeno lì funziona così.

      • 🙂
        C’è chi ci pensa quindi. Quelli dell’Humanitas sono un dono della fondazione omonima. Con gli e-book non si potrebbe farlo, questo Amazon non l’ha previsto.

  6. Hai saputo trarre da un momento, immagino, di grande preoccupazione, una risorsa che conferma l’importanza e la bellezza dei libri.
    La cosa che conta di più, però, è che tu abbia potuto raccontarlo con la ritrovata serenità. 🙂

  7. iara R.M.

    A volte, non si trovano le parole… anche per questo ci sono i libri.
    Felice che sia andato tutto bene. ^_^

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