Quadro giapponese metropolitano

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Salgo sul metrò e mi siedo. Spalanco un libro e inizio a leggere, ma al primo sobbalzo del convoglio alzo gli occhi dal testo e vedo tre giapponesi seduti di fronte a me. Avranno sì e no vent’anni.
La ragazza, identica a quelle dei cliché con i codini, è facile da immaginare. Impugna uno smartphone, tiene la testa reclinata sulla spalla del ragazzo alla sua destra, ed è intenta ma annoiata a un videogioco di cui giungono fino a me i suoni che produce. Al lato opposto un ragazzo addormentato, anch’egli con la testa appoggiata alla spalla dell’amico e un vistoso paio di cuffie rosse sulle orecchie. Mi chiedo se stiano trasmettendo musica, ma forse no, perché ha gli occhi completamente chiusi e se ne sta perfettamente fermo.
In mezzo a reggere le due teste sulle spalle un altro ragazzo, il più maturo del gruppo. Guarda nel vuoto, ha in braccio un cucciolo di beagle sdraiato sulle sue ginocchia, che dormicchia con le zampe anteriori che pendono nel vuoto. Il ragazzo l’accarezza dolcemente e i quattro sembrano i soggetti di un quadro a cui manca solo la cornice.

Mentre penso alla campagna giapponese, con i mandorli in fiore, e l’acqua dei ruscelli che scorre limpida, e sullo sfondo un ponticello, vengo avvolto dalla tranquillità di questi quattro immobili su un metrò che corre lungo una galleria della mia città.
Quando arriva la fermata, le porte del metrò si aprono, e salgono due operai, di quelli con la maglia rossa e la tuta blu, tipo Super Mario. Trasportano una cornice in legno alta quasi come loro e la piazzano proprio davanti ai tre ragazzi più cane seduti di fronte a me, affinché li possa meglio ammirare come opera su tela, tale è la loro immobilità plastica e la sensazione di perfetta tranquillità che irradiano. Mi stanno davanti perfettamente incorniciati, e la geometria delle loro pose mi affascina al punto che smetto di muovere su e giù nervosamente la mia gamba destra.

Dev’essere una gran cosa il Giappone, penso. Mi chiedo perché i cani non abbiano anch’essi gli occhi a mandorla. La cornice resta fissa e penso che i passeggeri che vi passano davanti non possano esimersi dall’ammirare questo paesaggio giapponese metropolitano. San Silvestro è sparito, pare primavera, e vorrei che il tempo si fermasse per sempre su quest’opera vivente. Non c’è motivo perché lo scorrere dei secondi spezzi questo oceano di perfezione.

Poi un movimento impercettibile e sincrono. Le teste abbandonano le spalle, il cane alza il muso. Si alzano tutti nello stesso istante, spezzando la composizione. Le porte si aprono e loro se ne vanno silenziosi in fila indiana. È un brusco risveglio del 31 dicembre, della realtà che mi circonda. Il clangore assordante del metrò è riemerso, la folla ha le facce stanche di sempre e c’è chi non ha mai smesso di digitare sul telefonino.
Anche la mia gamba è ritornata a muoversi nervosa.

Felice conclusione e buon inizio a tutti.

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5 commenti

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5 risposte a “Quadro giapponese metropolitano

  1. Il Maestro si immerge nell’attimo della vita che vive.
    Proverbio Zen

    PS: Non mi dire che non hai fatto neanche una foto! 🙂

  2. ariano geta

    Dai Nihon banzai!
    Buon anno 🙂

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