Genesi di un franklin

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Abbandoniamo per un giorno le questioni riguardanti i romanzi e la scrittura creativa e parliamo invece di divulgazione scientifica.

Nel post di ieri ho accennato alla professione del correttore di bozze analizzando una breve voce enciclopedica (Benjamin Franklin, ndr) e sviluppando alcune considerazioni utili per capire come un revisore di bozze dovrebbe approcciarsi al testo.

Michele Scarparo, il blogger di Scrivere per caso, andando alla ricerca degli errori contenuti in quelle poche frasi di biografia – era questo l’obiettivo di quanto pubblicato – ritiene che la frase riferita al franklin, “unità di misura della carica elettrica nel sistema cgs elettrostatico”, sia priva di senso. La definizione corretta per questa grandezza fisica a suo parere è la seguente: “Unità di misura della carica elettrica nel sistema CGS”. Eventualmente, aggiunge, si potrebbe sostituire elettrostatica a elettrica. Ma così com’è definito nell’originale il franklin è sicuramente sbagliato, e il correttore che non l’ha segnalato è perciò colpevole.

Partiamo dall’accusa: è davvero colpevole il correttore?

Direi di no. Un correttore, un bravo correttore intendo, ha il compito di licenziare un testo corretto dal punto di vista grammaticale-sintattico e contenutistico. Sul contenuto dobbiamo intenderci. Solo un esperto di chimica può capire se una formula chimica è stata scritta correttamente, come solo un esperto di fisica può valutare se la definizione del franklin sia giusta o sbagliata. Allo stesso modo solo uno storico dell’arte può disquisire se una certa opera sia di scuola senese o romana. Del franklin, come della formula chimica, come dell’opera pittorica, può parlarne e scriverne solo chi tratta abitualmente la materia, non certo un lettore professionista, magari dalla vasta cultura generale, ma che non potrà mai scendere nei dettagli tecnici di una qualsiasi disciplina.

Ragion per cui, nelle enciclopedie generali e specialistiche sono gli esperti della materia a creare i contenuti, e tutti gli altri soggetti della produzione editoriale (direttori, redazioni scientifiche, correttori) provvedono a rendere il testo editabile, cioè adatto al pubblico a cui è destinato, realizzando quel lavoro di lima che porta a una prosa comprensibile, spurgata dei gerghi tecnici settoriali. Perciò la responsabilità di un errore nel caso di scarso rigore scientifico in una definizione, la imputerei senz’altro a chi ha redatto il testo, e non a chi l’ha corretto.

La questione perciò si sposta, ma non è certo risolta: la definizione di franklin è corretta o no?

Vediamo da dove arriva la definizione incriminata. L’ho già scritto nel post precedente che ha origine dalla Garzantina universale, che magari qualcuno di voi avrà nella propria libreria. In quell’opera si legge che il franklin è “l’unità di carica elettrica nel sistema cgs elettrostatico”.

Per maggiore sicurezza ho consultato, sempre della stessa collana, la Garzantina scientifica, più specialistica. Ecco la definizione: “In suo onore (Benjamin Franklin, ndr) si chiama franklin l’unità di misura (Fr) della carica elettrica nel sistema cgs elettrostatico (1 franklin=3,33×10-10 C)”. Per me è arabo…

Mentre il Grande dizionario Garzanti, al lemma franklin, dice “Unità di misura di carica elettrica nel sistema cgs elettrostatico, oggi ufficialmente sostituito dallo statcoulomb”. Sempre arabo per me, con l’aggiunta della inutilità di stabilire cos’è un franklin, in quanto unità di misura superata e anacronistica.

Comunque la si consideri nell’universo Garzanti sembra che la scelta sia caduta su quel genere di definizione, giusta o sbagliata che sia.

Per esempio il Dizionario Paravia della lingua italiana, a cura di Tullio De Mauro, definisce l’unità di misura “alla Michele Scarparo”: “Nel sistema CGS, unità di carica elettrica che corrisponde a una carica che, nel vuoto, ne respinge una uguale posta a un cm di distanza con la forza di un dyn”. Al di là della mia evidente ignoranza per la fisica, come vedete le definizioni sono variabili, pur se stabilite da esperti in materia.

Un vecchio vocabolario Zingarelli se la cava invece con “unità di misura di carica elettrica nel sistema CGS, pari a 0.336×10-9 coulomb”.

Da ultimo Wikipedia: “Lo statcoulomb o franklin o unità di carica elettrica elettrostatica è un’unità di misura della carica elettrica nel sistema CGS elettrostatico”. Qui ritorna in gioco elettrostatico…

 

Insomma, universo editoriale che vai, definizione particolare che trovi. Qual è quella giusta? Nessuna e tutte. Sicuramente (a parte Wikipedia), ogni casa editrice ha i suoi esperti che stabiliscono una definizione, che con varianti minime entra in tutte le sue opere di consultazione editate in seguito. Questo per non creare contraddizione all’interno della stessa tradizione e storia editoriale. In un certo senso la scelta è obbligata, parziale, di compromesso. Però è anche una scelta precisa, diversa dai concorrenti, per evitare accuse di plagio.

Due domande a Michele Scarparo e a tutti noi: saremmo in grado di fornire una definizione rigorosa del franklin, che sia diversa da tutte quelle che vi ho elencato, per evitare il plagio? Siamo ancora sicuri che esista una definizione giusta, per cui tutte le altre sono sbagliate?

Infine, la peggior cosa sarebbe incappare in un correttore con una qualche competenza in materia, che si metta a disquisire con gli esperti se una definizione sia giusta o sbagliata. Sbaglierebbe per due motivi. Travalicherebbe il suo ruolo di mero correttore e metterebbe in crisi l’impalcatura editoriale complessiva di una casa editrice specializzata in divulgazione scientifica.

Ma alla fin fine la verità è una sola, fantozziana: il franklin è una cagata pazzesca, come quella famosa pellicola di Ejzenstejn. O era Einstein?

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8 commenti

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8 risposte a “Genesi di un franklin

  1. Bene, mi metto di lato, non ho capito un Franklin di cosa sia un Franklin! 🙂

  2. Sostiene Scarparo che ha fatto una facoltà scientifica, ma che per grazia di iddio non era ingegneria. Sostiene Scarparo che lui metrologia non l’ha fatta, ma solo fisica due, pertanto potrebbe dire delle corbellerie. Sostiene Scarparo, altresì, che tutto il sistema CGS è una cagata pazzesca: non è altro che il nostro sistema metrico, però a scartamento ridotto: centimetri al posto di metri, grammi al posto di chili, ecc ecc. Sostiene Scarparo che stasera è molto stanco, ed ha anche qualche linea di febbre: una definizione di franklin la dia Franklin, se ne ha voglia. Sostiene pure, lo Scarparo, che Franklin doveva avere dei problemi di misura, da qualche parte, se si è votato a misurare ciò che è piccolo. Sulle misure di Scarparo, invece, noi non vogliamo sapere nulla perché si sa che le misure non contano. O almeno così sostengono le nostre donne, mentre ci donano un sorriso pietoso dicendoci che abbiamo un cuore grande grande.

    • Noi siamo d’accordo con ciò che sostiene Scarparo a prescindere.

      • Sono andato a leggere la voce di Wikipedia per “sistema CGS”: in effetti agli ingegneri (pur di semplificarsi i calcoli) piace complicare le cose. Così abbiamo il sistema CGS elettrostatico, quello elettromagnetico e quello di Gauss.
        Poi c’è la gente (e tra loro anche i fisici, credo), che si accontenta di utilizzare il sistema metrico normale, o SI.
        La seduta è tolta.

      • Quando un ingegnere scrive un romanzo a me girano i franklin…

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