Distillabilissimo

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Sui muri della metropolitana milanese in questi giorni è apparsa la pubblicità di una nuova iniziativa editoriale che fa già discutere sui blog di scrittura: i libri distillati. Un’idea della casa editrice Centauria, che propone nelle edicole la collana «I distillati», best seller ridotti a un terzo della lunghezza originale ma – l’editore ci tiene a farcelo sapere – senza perdere nulla della trama e delle emozioni che il libro è in grado di comunicare. Non semplici tagli, quindi, ma sapiente editing per una lettura snella a vantaggio di chi va di fretta ma non vuole perdersi il succo di un bel libro di successo.

Apriti cielo. Le critiche sono fioccate ovunque. Per qualcuno è il de profundis dell’editoria, per altri un oltraggio ai lettori, uno schiaffo agli scrittori, la vittoria del marketing sulla cultura, la riproposizione moderna della Selezione dal Reader’s Digest del secolo scorso. Le prime due uscite sono Stieg Larsson, Uomini che odiano le donne e Margaret Mazzantini, Venuto al mondo. Passano entrambi da seicento e rotte pagine a duecento, con una riduzione notevole del prezzo. Seguiranno Paolo Giordano, Nicholas Sparks, Dan Brown, John Green: tutti ridotti all’essenziale, occasione unica per vivere il piacere della lettura senza perdere nulla della trama o della piacevolezza del racconto, così recita la pubblicità sui muri.

Credo che fosse Hitchcock ad aver detto che un film è la vita senza le parti noiose. «I distillati» partono da un concetto analogo, ma eliminando che cosa dai libri? L’inessenziale, suppongo. Se questo fosse vero significherebbe che gli autori presi in esame imbottiscono le pagine per fare effetto sui lettori, ma stringi stringi, anzi distilla distilla, si arriva al nocciolo, a quello che conta, che è circa un terzo di ciò che leggi. Ma questa non sarebbe una bomba, un terremoto editoriale che dovrebbe far riflettere sulla scrittura? Tutti quei manuali che ti dicono di scrivere solo ciò che è necessario, e poi scopri che il grande bestsellerista ti condisce con pagine inutili, create solo per far sembrare più importante il libro.

Andrò contro corrente, ma invito tutti a leggere questi distillati. Qualcuno a volte mi confessa in privato di non riuscire ancora a giungere all’essenza del romanzo che ha appena letto, e quindi anche del proprio che sta scrivendo. Ben vengano i distillati, allora. Se avete letto Larsson in edizione integrale, ora potete analizzarne il nocciolo, cioè il segreto, il punto di forza, farne insomma una lezione da manuale. Pura trama senza distrazioni e orpelli, dialogo essenziale, solo i fatti decisivi, struttura ridotta all’osso, ambientazione quanto basta. Credo che Centauria abbia fatto un regalo stratosferico per il 2016 a quelli di voi che vogliono scrivere un romanzo.

Vi confesso che questi autori sono per me illeggibili nell’edizione integrale. Però se distillati bene potrei prenderli in considerazione. Potrebbero diventare addirittura dei libri interessanti, non credete? L’importante è non distillare la letteratura, ma tutto il resto è distillabile, distillabilissimo.

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27 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

27 risposte a “Distillabilissimo

  1. Pensa che si sono inventati!
    Potrebbero anche cimentarsi nella riedizione dei mattoni classici: che successo portare i più refrattari a rileggere “I viceré” stretti all’osso o “I Beati Paoli” accorciati di un bel po’ di pagine. E non tocco Manzoni, perché so che potresti mandarmi a quel paese!
    No, non sono d’accordo. Per niente!
    Significa svilire un’opera, torturarla e perché? Per fare soldi? Io, autore/trice non permetterei mai che ciò che ho scritto venga tagliuzzato e ricomposto per essere servito ai lettori pigri o disinteressati o che si vogliono sbrigare quando hanno un libro in mano.
    Preferisco annoiarmi con l’originale di 400 pagine!

    • 😀

      Che furore. Ti rispondo girandoti la questione. Non si tratta di Manzoni o di De Roberto, cioè dei classici, cioè la letteratura. Si tratta di libri di consumo, che non hanno mai avuto la pretesa di entrare nelle antologie scolastiche. Perché un best seller costruito a tavolino non si può tagliare? E poi, credi che quelli che li hanno scritti siano scontenti di fare ancora un po’ di soldi (è il motivo per cui li hanno scritti). Perché Mazzantini o Giordano o Brown dovrebbero impedire a se stessi di guadagnare ulteriormente da quei libri? Perché glielo vuoi impedire tu? Quando ne hanno fatto il film, penso a Giordano, non si è opposto. Perché dovrebbe opporsi ora a un po’ di editing? Sono tutte scelte concordate. Per gli scrittori di best seller il libro deve creare reddito per sé e per l’editore. Te la immagini la Mazzantini che si oppone? È un mestiere scrivere best seller, non una missione.

      • Grilloz

        Quindi in futuro dopo l’edizione rilegata e quella economica uscirà l’edizione ridotta 😀
        E pensare che c’è gente che compra i film in cofanetto arricchiti di contenuti extra.
        Ecco un’altra idea di marketing, il libro in edizione estesa con contenuti extra e scene tagliate (oops, ma l’hanno già fatto, vedi L’ombra dello scorpione).

      • Un libro non è mai finito, si può sempre togliere o aggiungere qualcosa.

      • Beh certo, toccare gli “intoccabili” sarebbe come commettere un reato! Facevo ironia! 🙂
        E poi sì, il dio denaro sembra essere decisamente la più convincente delle tentazioni esistenti.
        Io impedirei solo a me stessa di acquistare roba del genere! Poi, buon per Mazzantini, Giordano e compagnia bella!

      • Sai, Marina, un best seller da 500 pagine non lo leggerei nemmeno se regalato. Ma qualche euro per 200 probabilmente sì.

  2. Grilloz

    Ho letto Larson in edizione integrale, ed in effetti lì saprei bene dove tagliare, ma, ma davvero l’inessenziale è inutile?
    Insomma mica dobbiamo fare l’ingegneria del testo (aeronautica, un po’ perché è quella che conosco meglio un po’ perché lì il peso è l’elemento discriminante). Davvero tagliato all’osso il valore di un testo resta lo stesso?
    Insomma, io elogerei anche qualche orpello.
    Però:
    – in effetti per gli scrittori in erba imparare ad andare all’essenziale sarebbe utile, leggo spesso testi in valutazione ch si dilungano in inutili descrizioni o nella narrazione di inutili eventi (non solo ai fini della narrazione, ma che mettono anche a dura prova la pazienza del lettore)
    – dal punto di vista commerciale la risposta la darà il mercato, come è giusto che sia, in un mondo che va sempre più di corsa potrebbe essere la risposta a quelli che non ho tempo per leggere (però se hai il tempo di leggere un distillato alla settimana hai anche il tempo di leggere un integrale al mese, che è comunque tanto).

    • Avendo letto Larsson saresti nella migliore posizione per valutare il valore della proposta distillata. Sarebbe una verifica se i tuoi tagli coincidono con quelli dell’editor. Potresti scoprire se sei in sintonia con questo ruolo delicato, non credi?

      • Grilloz

        In effetti dovrei provare 😉
        Ho letto anche la solitudine, lì però non saprei dove usare il rasoio 😛

      • Là Solitudine l’ho letta anch’io e non ho trovato nulla di interessante, sembra il libro di un adolescente. Distillata diventa un racconto di 20 pagine. Farò l’esperimento quando esce, forse ne trarrò un post… Ma secondo me è stimolante perché è un lavoro su un testo che si può confrontare per capire le logiche editoriali, se esistono.

  3. In effetti è una grande cosa. Ho appena scaricato “È tutta vita”, del Fabione nazionale. Puro iper-distillato. Ho un bel file PDF, 0 byte, sul desktop.
    Scherzi a parte, io so che hai letto Asimov. In “Cronache della galassia”, sai bene il giudizio che ha dato di Lord Dorwin. 🙂

  4. Mi hai preceduto di un giorno, avevo programmato un post sull’argomento domani.
    In effetti anch’io penso che molto dipenda dal romanzo. Ce ne sono certi in cui non mi sentirei di eliminare neppure mezza riga, altri che, beh, sembrano solo dei brodi ben allungati con tanta acqua.

  5. In ogni caso autore e editore hanno creduto nel valore di un’opera al 100% che di sicuro ha già subito un editing. Per me questi sono solo tagli e un editore che già molto ha guadagnato è scandaloso che accetti una nuova riduzione del 65-70% del proprio testo per intascare ancora. Da lettore non m’interessa, Scivoloni dell’editoria e confermo il mio solito RIP.

  6. Simona C.

    Chi ama leggere vuole il libro completo, tutto il viaggio, non solo partenza e arrivo. Chi non ama leggere non leggerà nemmeno il riassunto. La trovo un’iniziativa senza senso. Se un libro o un autore non mi interessano per genere o trama, non li leggo neanche distillati.

    • Su questo sono più possibilista. Ma da scrittore non sarebbero male da analizzare, per questo li consiglio, sembrano pensati apposta per noi.

      • Simona C.

        Per puro esercizio, leggere entrambe le versioni può essere interessante, ma da lettrice non vorrei un libro tagliato. Descrizioni e dettagli non sono sempre inutili e sacrificabili perché, anche se non necessari alla trama, fanno parte dello stile dell’autore. Esempio: ai fini della trama è inutile che Stephen King ci dica la marca delle scarpe di un personaggio, ma questi particolari fanno parte del suo stile descrittivo. Oppure: Tolkien ci racconta per filo e per segno le pietanze di ogni singolo pasto degli Hobbit, noioso sì, ma parte della sua maniacale costruzione di un mondo. Forse con i tagli la trama non perde senso, ma lo stile cambia parecchio.

      • Non avevo riflettuto su questo aspetto, dello stile. Questione aperta (però la dieta Hobbit la salterei… forse per un lettore come me, non amante dell’universo Tolkien, sarebbe un incentivo ad acquistarlo. Però non saprei mai che Tolkien arriva a una così precisa costruzione dei dettagli).

  7. iara R.M.

    Leggere è un’esperienza.
    Detto questo, ognuno è libero di scegliere la propria.

    Ciao 🙂

  8. Sulla questione ho già riflettuto e scritto (ricordando oltre tutto che il povero Larsson è defunto e quindi non ha certo potuto avvallare questa versione). Se da lettrice vedo principalmente criticità, per un autore hai ragione, può essere un esercizio non da poco!

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