Semplice e necessario

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Uno scrittore dovrebbe vivere di parole. E non intendo dire che deve andarsele a cercare solo quando gli servono per qualche scopo narrativo. A me capita a volte, e spero capiti anche a voi, che siano loro a prendere l’iniziativa, e vengano spontaneamente a trovarti.
Qualche tempo fa leggendo non ricordo più che cosa, sono rimasto affascinato da due aggettivi buttati in una frase: semplice e necessario. Istintivamente me li sono segnati su un quadernino che mi porto sempre dietro, dicendomi che erano proprio l’ideale per finire sul mio blog. Già, ma come? Perché mai due parole banali, anonime, generiche dovrebbero servirmi per dire cosa? Lo ignoravo, ma le ho segnate lo stesso, non si sa mai.
Questa è un po’ la mia filosofia di lavoro. Tu metti in saccoccia, poi si vedrà se serve o no. Ma l’idea che poi ti serve e tu non sai più quali erano e che fine abbiano fatto mi devasta.
Così sono rimaste in stand-by per qualche settimana.

Poi improvvisamente un giorno uno mi chiede: com’è che dovremmo scrivere? Quand’è che una scrittura è buona?
Lo farei internare anche se la domanda resta valida. Così a bruciapelo, da mezzo metro e senza il tempo di difenderti non è corretto. Però mezzora prima avevo sfogliato il mio quaderno. Una scrittura è buona quando è semplice e necessaria, gli rispondo.
Mi ha sorriso, se n’è andato soddisfatto, penserà che io sia un genio, forse mi sottoporrà i suoi scritti, mi ha detto che questa se la segna. Segna, segna, che un giorno potrà tornarti utile.

Rientrando a casa ci pensavo: davvero una scrittura è buona se è semplice e necessaria? Più ci rifletto e più mi convinco che quelle due parole la sanno lunga in fatto di scrittura.

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21 commenti

Archiviato in Note a piè di pagina

21 risposte a “Semplice e necessario

  1. Semplice e necessaria? Sono d’accordo, ma occorre poi un certo stile per non appiattire. In ogni caso tu sei quindi un accumulatore di parole.

  2. D’accordo!
    Semplice nel senso che arriva dove vuole arrivare, senza perdersi in mille inutili virtuosismi mentali (il che può anche voler dire 1000 pagine di flusso di coscienza, se quello è il modo più semplice per affrontare la cosa).
    PS: ho finalmente letto Fahrenheit 451! Ecco “semplice e necessario” sono proprio due aggettivi con cui lo si può descrivere.

    • Ho letto la tua recensione a Fahrenheit, molto bella.
      Semplice e necessario può essere anche un intero romanzo, come quello di Bradbury: forse è per questo che ha la forza di restare attuale a distanza di tanti anni.

  3. La scrittura può essere anche barocca e inutile. Se uno scrive da dio, può permettersi qualunque aggettivo 😉

  4. La mia scrittura è cattiva: non è semplice e men che meno necessaria!

  5. Sono i due aggettivi insieme che danno forza alla scrittura, a un romanzo o a un modo di essere. Anche il sonno che non arriva in questo momento sarebbe semplice e necessario, per me.

  6. Lo penso anch’io. Inoltre vorrei far notare che “semplice” non è sinonimo di “banale” e “necessario”, per quanto gli somigli, non è sinonimo di “ossessione”. Io amo di più il termine “ossessione”, ma uno che sta cercando una struttura geometrica non può definirsi propriamente “sano” di mente. Con Mozzi facevamo un giochino: Bella ballerina beve bourbon a Bologna. Ecco, questo giochino infantile riassume il tutto: uno scrittore è sostanzialmente uno a cui piace giocare con le parole.

  7. Grilloz

    Sembra quasi una definizione matematica, sarà per questo che mi piace 😀

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