Liquidazione

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Ieri ho finalmente fatto qualcosa di diverso. Basta libri, niente scrittura, computer spento. Al posto di tutto questo quattro passi in uno dei quartieri più degradati della periferia milanese, Gratosoglio.

Insieme con un amico fotografo e filmaker me ne sono andato in giro per scantinati, muri scrostati e case popolari al limite del fatiscente, a caccia di graffiti. Volevamo catturare la rabbia dei giovani writer di periferia che deturpano la città già deturpata dall’incuria degli amministratori locali che se ne fregano dei cittadini costretti a una povertà silenziosa ma dignitosa, che non va in televisione a protestare da Del Debbio.
Dalle dieci di mattina alle due del pomeriggio ho scarpinato al freddo per osservare le produzioni «artistiche», le frasi, i cazzi stilizzati, gli sgorbi incomprensibili che colorano il grigiore o ingrigiscono i colori del quartiere. Vera arte sovrapposta a puro vandalismo, poesia affiancata da volgarità, materassi abbandonati nei sottoscala, carrelli del supermarket rovesciati alla fermata dell’autobus. Ho ascoltato la rabbia dei pensionati che maledicono questi giovani che degradano la città con i loro sgorbi, e ho visto la giovane rabbia dei graffitari che non arriveranno mai alla pensione grazie a quelli che ce l’hanno già.

Ho cercato un segno, un sussulto, un’idea in quei disegni. Va bene il tratto, la forma, l’ispirazione del momento. Ma uno come me, che crede che è la parola ad avere l’ultima parola, va in cerca di parole. E quando ormai mi ero rassegnato a non trovarne, eccole dietro un angolo.

Qualcuno ha disegnato un essere umano e disumano insieme, metà nazista e metà amministratore delegato, che impugna e strizza un fascio di banconote con la destra, distendendo il braccio in un saluto quasi romano. E subito a fianco una scritta, il titolo dell’opera, due sole parole: liquid azione.
Certo, è il potere del denaro liquido, la capacità che ha di liquidarci. Non siamo forse nella società 2.0, quella liquida per definizione, quella delle app, del temporary shop, del temporary work, dei tutti precari tre mesi e via, dei tutti precari trent’anni e via? Quella del cambiare verso perché ora non si telefona più con il gettone, svegliatevi! Siete tutti in liquid azione.

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6 commenti

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6 risposte a “Liquidazione

  1. Se fossi stato in via Montenapoleone, avresti trovato “luss/azione”? 🙂

    Scherzi a parte, spezzare le parole in questo modo era tipico di quelle specie di avanguardie sotterranee degli anni ’70. C’era anche una delle solite uscite di Eco (roba del ’77, direi) che prendeva per i fondelli questo modo di fare. Ma di ritrovarla non m’è riuscito.
    La cosa triste è che nessuno sia ancora riuscito a superarle: ho trovato un bell’articolo (chissà dove? Forse sul Corriere) che ragionava del fatto che anche la moda, negli ultimi 15/20 anni, si sia fermata. Ci vestiamo sempre uguale da due decenni, mentre prima ogni dieci anni tutto era stravolto (son bastati due lustri per passare dalle zampe d’elefanti alle spalline imbottite, per dire).

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