Esiste ancora il consiglio di scrittura?

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Oggi sono di fretta, come mi capita spesso in questo periodo dove non sempre sono lucido e presente sul mio blog e sui vostri. Ho la sensazione però che rispetto a un anno fa, quando ho creato Da dove sto scrivendo, i famosi consigli di scrittura in stile manuale impersonale siano andati scemando sui vari blog, per lasciare spazio a riflessioni più personali, meno canoniche, se non addirittura aperte a considerazioni che si allontanano dai contenuti classici dei blog di scrittura. Sono io che ho maturato questa idiosincrasia per questo genere di post, o anche voi riscontrate che parlare di trama, personaggi, punti di vista narrativi e compagnia bella, non ha più il fascino di una volta?

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38 commenti

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38 risposte a “Esiste ancora il consiglio di scrittura?

  1. Grilloz

    Segno che si sta maturando, no? In fondo certi “consigli” li si trovano ovunque, basta comprare un buon manuale, ma le riflessioni personali sono più interessanti e richiedono un approccio meno passivo alla scrittura. Sbaglio?

    • Credo tu abbia ragione, ma in fondo forse questo allontanamento dipende anche da una perdita di fiducia nei consigli stile manuale, che non si posizionano automaticamente sulla pagina. Considera anche i post del tipo «le cinque azioni che devi fare per scrivere una trama perfetta», catalogazioni di strutture narrative, tipologie di personaggi, classificazioni teoriche o empiriche che sembrano quasi formuletta magiche per realizzare il bestseller di successo.

    • Non sbagli.
      E sono d’accordo con Helgaldo: esistono molti modi per parlare di scrittura; le riflessioni e i percorsi personali valgono più delle esperienze stereotipate di manuali e regole lette e stralette. In fondo, i blog dovrebbero essere concepiti come angoli di pensiero in cui esprimersi liberamente sui temi che stanno più a cuore, non come asettiche aule scolastiche da cui pontificare su qualcosa.

      • Bella la tua definizione di blog come angolo di pensiero. Forse torniamo alle origini e smettiamo di essere rivista, giornale, saggio, aula di scrittura. Un blog e nulla più, che poi è la nostra unicità.

    • Grilloz

      Le 5 fasi del “capolavoro”
      Parlo di pittura che mi viene più congeniale

      Fase 1) entusiasmo: cominci a cercare tutorial in giro, leggere tutti i consigli, guardare come è semplice dipingere un ritratto con pochi tratti, basta seguire una guida step by step.

      Fase 2) frustrazione: ecco, il tuo ritratto non viene poroprio come quello che hai visto nel tutorial (somiglia più a quelli che disegnavi alle elementari) i colori che mescoli non sembrano proprio quelli mostrati, eppure hai seguito tutti i passi, con molta attenzione.

      Fase 3) improvvisazione: ok, le regole non servono, i consigli non servono, nulla serve, sei un’artista, devi andare d’istinto. (Magari qui passi all’astrattismo, anche se, magari non te ne accorgi, due macchie su un foglio non fanno un quadro astratto :D)

      Fase 4) comprensione: ti ricredi, le regole servono, la tecnica è importante, ma solo se la capisci, quindi studi i diversi pigmenti, provi tecniche diverse cercando di capiere perchè in un caso ottieni un risultato e in un altro mne ottieni uno diverso, capisci che la guida step by step lascia il tempo che trova, non perchè sbagliata, ma perchè eccessivamente semplificata, e soprattutto capisci che la via semplice non esiste, serve tanto tanto esercizio.

      Fase 5) personalizzazione: ora la tecnica un po’ l’hai imparata, i risultati cominciano a vedersi, ma fino ad oggi hai provato e copiato, ora inizia a pensare con la tua testa, a piegare la tecnica alla tua ispirazione, a scegliere gli strumenti che ti sono più congeniali. Poi se ti chiami Picasso fai un capolavoro 😛

  2. Oggi i blog non parlano più di scrittura perché parlano di sartoria. E di lavanderia, anche.
    TITNW: Tailoring is the new writing 🙂

  3. Vabbè, ciao a tutti. Io vado a nuotare! 😛

  4. A me un po’ di personale mischiato piace molto. I consigli statici no. Perché in fondo parlare di noi è una scusa per parlare di libri, e parlare di scrittura è una scusa per parlare di noi. Buona giornata e buona nuotata.

    • Il tuo blog è la dimostrazione che in fondo sono i libri di Sandra sia quelli che scrivi sia quelli che leggi. Anche le recensioni, adesso che ci penso, mi piacciono se sono soggettive e non seguono il modello di recensione classica, professorale o da comunicato stampa dell’editore.

  5. Ci stavo proprio pensando in questi giorni, l’ho scritto anche oggi da me che sono stufa di leggere consigli di scrittura, così come non mi va più di darne. E’ curioso che sia questa una tendenza comune, l’ho sempre pensato che siamo tutti legati come da un filo invisibile.

    • Cara Maria Teresa, appena ho un attimo faccio un salto nell’Anima. Queste quattro righe di oggi era da tempo che le pensavo, in base a quello che sto riscontrando da qualche mese a questa parte nei blog dove abitualmente transito, anche se solo in lettura. 🙂

  6. @ faccio bene io che da sempre pubblico i fatti miei alla grande.

  7. Ti voglio bene lo stesso, Hel. Sei già super assiduo qui da te.

    • Anche io sono uno che legge tanto e commenta poco. Però non mi piace metterci un gettone: se commento cerco di dare un contributo. Poi non sempre mi viene bene, ma quello è un altro problema 🙂

      • Voglio bene anche a te, Michele. Figurati. In effetti il commentino gettone di presenza, che poi tocca pure rispondere, non ha molto senso. Mi leggete, lo so, stop 😀 Siamo anche oltre queste dinamiche scambiste.

  8. Credo che ben pochi di noi, se non nessuno, possa mettersi davvero in cattedra, invece è bello ragionare, magari anche sulle tecniche che bene o male tutti conosciamo per capire come funzionano e come sfruttarle al meglio. E che noia discutere sempre e solo di scrittura!

  9. Anch’io mi ero accorta di questa tendenza ma non credevo che anche altri la condividessero. Pensavo fosse un mio spostamento d’interesse, dopo i primi anni in cui bevevo ogni post e ogni consiglio come nettare degli dei ho iniziato a scremare quelli ripetitivi e quelli che non trattano temi vicini alla mia esperienza attuale.

    Mi sembra anche che non ci siano tanti nuovi blog, ma forse è perché non li cerco più. Non vi pare che siano sempre gli stessi a commentare sui vari blog? (È una cosa che mi piace molto, perché ci si conosce e si può scherzare e rilanciare idee da un blog all’altro, ed è anche utile a farci crescere come scrittori).

    • È una cosa che ho notato anche io: in Italia tutti scrivono ma, alla fine, ci troviamo sempre solo noi a parlare di scrittura. Dove sono tutti?

    • Ciao Lisa, è da tempo che non passi o che non pubblichi sul blog. Che ti succede? Siamo in pieno romanzo, immagino…

      Hai ragione sulla tendenza, l’ho un po’ intuita contemporaneamente su molti blog, tra cui il tuo. Chissà, a volte è utile staccare dai consigli classici, specie se sono triti e ritriti, ed è ancor meglio personalizzarli in base alla propria esperienza, ma che sia esperienza vera, che nasce dalle proprie pagine sofferte.
      Vero anche che non ci sono nuovi blogger, questo può essere invece un limite, vuol dire che il web è un piccolo villaggio globale, ti piace come definizione. Poi vengo a prendere qualcosa da te. Che offre la casa?

  10. @ Boh, tutti inghiottiti nel buio di Montmartre. O a guardare il festival di Sanremo in sti giorni almeno. Ormai siamo un privé.

    • Sanremo no, non sapevo nemmeno che fosse iniziato. Poi ho sentito che ha fatto il cinquanta per cento di ascolti, undici milioni di telespettatori. Purtroppo il blog è lontano da questi numeri, meglio darsi al canto, vedi mai che…

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