Pubblicare tutti i giorni? Anche sì

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Pubblicare tutti i giorni, una volta alla settimana, o una via di mezzo? Ecco un altro argomento che ricorre di frequente sui vari blog di scrittura. Alzi la mano chi non si è mai posto la questione.
Per la verità ultimamente la frequenza di pubblicazione, almeno nei blog della mia cerchia, è associata al dilemma dell’impossibilità di mantenere un ritmo degno di un blog, postando contenuti di qualità, senza però rinunciare all’attività principale della scrittura, cioè il proprio romanzo in gestazione che verrebbe sacrificato ogni volta che «perdiamo» tempo nel nostro spazio WordPress e affini.

Qualcuno ha deciso di mollare il blog, altri di ridurre drasticamente gli interventi. Tutti vedono nell’attività di blogging, se condotta seriamente, quasi un nemico, un ostacolo alla scrittura creativa. Mi pare quasi che il blogger ceda la creatività per ottenere la socialità, un baratto che inizialmente può anche far comodo perché aumenta il bacino di potenziali lettori, ma che alla lunga ostacola la produzione artistica tout court. Si finisce insomma col parlare del libro che scriveremo, ma di scriverlo non ne abbiamo il tempo.

Non sarà passato inosservato, invece, che in questo blog si pubblica quotidianamente o quasi. Il giorno che non rinnovo l’home page vado in astinenza, mi pare una tragedia, una perdita d’identità. Però non ho romanzi da portare avanti, e quindi sono la conferma indiretta che il problema esiste.
L’errore più evidente che noto negli scrittori che gestiscono un blog – mi ergo a esperto quando non lo sono affatto – è quello di voler fare bella figura a tutti i costi, scrivendo densamente, postando contenuti di qualità, usando un linguaggio più adatto a una pubblicazione cartacea che resterà nel tempo, che a una piattaforma di blogging che si consuma in poche ore o minuti.
Se scrivo ogni giorno in modo sbarazzino e semplice, non mi preoccupo se domani il mio pensiero sarà spodestato da quello successivo. Oggi pubblico quello che state leggendo in questo istante, e domani o prima ancora sarà già svanito. Se te lo perdi in teoria potresti recuperarlo andando indietro, ma in pratica non avverrà.
Ci aggiungo, ovviamente, un e chi se ne frega. Il blogging è questo, velocità, immediatezza, istinto.

Se al contrario sei abituato a postare spaccando il capello in quattro su un qualche aspetto della scrittura, se scrivi la recensione di un libro degna delle pagine culturali firmate da critici letterari di vaglia, se prepari un intervento da guest-post che diventa una specie di trattato scientifico-sociologico, vederli superati, inghiottiti dalle rete in poche ore diventa deprimente.

Cari scrittori, per non finir schiacciati dal blogging e non sparire dalla rete, postate i pensieri fugaci che vi passano per la testa senza preoccuparvi se siano cazzate o di qualità. La scrittura del vostro romanzo, quella no: pensatela accuratamente. Verrete giudicati solo per questa, non per quello che pubblicate nel blog. E se proprio non riuscite a rinunciare alla qualità, che siano cazzate di qualità. Sarete almeno divertenti, e non chiuderete baracca e burattini. Non perderete neppure i vostri lettori affezionati, garantito.

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34 commenti

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34 risposte a “Pubblicare tutti i giorni? Anche sì

  1. Grilloz

    Io non scrivo un blog, e pensare che non scrivo neanche un romanzo, sono proprio uno sfacchinato 😛

  2. Seme Nero

    Io ho un portfolio travestito da blog, i miei post non saranno validi come un romanzo ma sono scritti per essere letti oggi, domani o tra dieci anni. Quindi, anche se trovo la tua argomentazione perfettamente sensata, per me proprio non va.

    • Nella tua risposta, caro Seme, c’è chiara la tua filosofia di blogging. Il tuo è un blog en travesti. Di fatto è una panoramica, un portfolio di racconti, se ho capito bene. Perciò pubblichi parole pesanti perché pensate per essere ricordate, per toccare certe corde e farti apprezzare per ciò che scrivi. Non potrebbe essere diversamente, visto la tua filosofia web. Nella mia idea di blog, per me il blog è un diario online, c’è spazio invece per schizzi, faccine, cazzeggi e qualche volta cose più serie. Anche il thriller paratattico è stato vissuto come cronaca di giornata. La tua scelta, comunque, ti mette al riparo da quell’appesantimento che avverto in altri blogger-scrittori, che sono costretti a pubblicare con una qualche frequenza, ma non sempre ne hanno voglia. Tu pubblichi quando hai qualcosa di pronto, non devi rispettare programmazioni e calendari editoriali, o no?

      • Seme Nero

        Ci provo, diciamo che ho scelto il giorno di pubblicazione, ma ho scelto anche di non pubblicare qualcosa che non ritengo valido, aborro una puntualità che sacrifichi la qualità. Quindi, anche se mi piacerebbe essere regolare, lascio che i miei amati lettori attendano magari una settimana in più. Magari due.

      • L’attesa genera la suspense, tutto calcolato. 🙂

  3. Io penso, caro Helgaldo, che questo tuo post sia davvero eccezionale.
    Ma perché la gente si fa tutte ‘ste paranoie, quando la vita ne è già piena?
    Posso essere scorretta? Io vedo gente che né posta, né pubblica libri. E allora cosa fa? Io spero che esca a respirare le margheritine e mangiare tutte le cose grasse che lascio da parte io in virtù della dieta anti colesterolo! Spero davvero che non spenda tempo ad angosciarsi per il calendario editoriale del blog e a non scrivere nulla del romanzo che ha in testa. Perché le cose nella testa e nel concreto a volte dovrebbero anche aderire. E’ davvero il grande boh!
    Questa: Tutti vedono nell’attività di blogging, se condotta seriamente, quasi un nemico, un ostacolo alla scrittura creativa. Mi pare quasi che il blogger ceda la creatività per ottenere la socialità, un baratto che inizialmente può anche far comodo perché aumenta il bacino di potenziali lettori, ma che alla lunga ostacola la produzione artistica tout court, è in particolare la frase che ho davvero apprezzato.
    Dio mio, se una volta vi scappa un refuso non verrà meno la vostra credibilità di blogger e di libri di futuro successo, ma che ‘sto futuro non sia tra 1000 anni, perché a quel punto l’editoria sarà morta del tutto. E il self sarà una discarica che manco le scorie radiottive.

    • Io mi nascondo dietro la scusa che il self non mi affascina tantissimo!
      Avere un blog, invece, mi piace un saccoooo!

      • Marina tu aggiorni regolarmente e scrivi sempre dei bei post che attirano molti commenti interessanti, si percepisce che bloggare ti piace 😀

    • La cosa assurda (e quindi vera) è che io scrivevo più romanzi quando postavo più racconti. Ché la scrittura è un muscolo, e più la usi e meno fai fatica…

      • Molto vero anche questo, io in ‘sto periodo praticamente scrivo i post, il blog e non smetterei mai, è autoalimentante, provate!!!!!

      • Anch’io sono per il partito della leggerezza. Tutti i giorni no, perché poi divento dipendente e io diffido dalle dipendenze, ma sì, scrivo con leggerezza di quello che mi va. Alla fine il blog è un diario, non una continua tesi di laurea (spero).

      • Hai ragione, a volte sembra di trovarsi in un sito universitario, più in un blog personale. Diverso è il caso di blog collettivi sull’argomento scrittura, dove comprendo che ci si voglia avvicinare per quanto possibile al tono della rivista letteraria. Ma nel caso del blog personale mi pare non solo eccessivo, ma anche ridicolo.

      • I tuoi racconti mi mancano un po’, so che però recupererai appena possibile. E poi ci sono periodo in cui ci si concentra su forme diverse di scrittura. Ecco, forse molti blogger-scrittori non hanno una varietà di scrittura tale da sfogare argomenti diversi nello stesso spazio web e finiscono per sentire alla lunga il blog come claustrofobico, un vincolo alla creatività.

    • Il tuo essere scorretta è bellissimo. Infatti rientri, da scrittrice, nel novero dei blogger che considero immuni da paturnie perché non vivono con un’idea perfetta di blogging. Scrivi cose serie, magari il giorno dopo leggere ma intriganti, e a volte post che sono rivolti solo ad alcuni lettori con i quali hai un rapporto non solo virtuale, ma che sul diario online hanno una loro ragione ben precisa. La foto di collegafigo, per esempio, non è un contenuto. Però c’è chi fra i tuoi lettori ne ha apprezzato proprio la forma. Ma le motivazioni che ti hanno indotta a dire no ad alcuni tagli al tuo romanzo erano comunque legati con quella persona fisica. Tutto torna in modo semplice e sbarazzino.

  4. Condivido l’idea della leggerezza e che un blog non debba diventare una tesi di laurea. Ma non è una questioni di refusi o di farsi paranoie. Siamo tutti diversi, c’è chi riesce a scrivere seduto in un tavolino in mezzo alla folla e chi ha bisogno di ritirarsi in una soffitta per trovare la concentrazione. Scrivere tutti i giorni istintivamente su un blog per me equivale ad andare in un locale. Se devo portare avanti il mio romanzo devo chiudermi in soffitta. Ciò non toglie comunque che ammiri chi riesce a fare questo e quello, e a farlo magari anche bene. C’è chi può e chi no… tutto qui.

    • Anche tu hai ragione. Ci sono scritture dove basta un locale rumoroso è un tavolino e altre dov’è il flusso di pensieri necessità di calma e concentrazione. Per il romanzo è sicuramente l’ideale la soffitta. Però staccare da quel flusso e immergersi nel clima colloquiale del bar a volte è piacevole. Proprio per tornare sulla scrittura seria con mente riposata. C’è però anche chi fatica a riposarsi e chiede al proprio blog il massimo di se stesso, ma ne paga poi le conseguenze.

  5. @ Non è assolutamente un discorso di merito o bravura 😀

  6. iara R.M.

    Mi piace tantissimo l’idea della leggerezza… credo possa aiutare in tutti i campi della vita. Provate a volare con un cumulo di massi sulle ali.

  7. Da mesi ormai pubblico con una cadenza di un post ogni 5 giorni, non riesco a fare di meglio.
    Però le “cazzate di qualità” mi riescono bene 😀

  8. Simona C.

    Mi piace scrivere per il blog e scrivere romanzi, ma non ho più tempo di fare entrambe le cose, neppure scrivendo post di stupidaggini. Non è per lo “spreco di creatività” o per altri nobili motivi: mi mancano proprio le ore libere che avevo prima. Così, ho scelto di stare meno su Internet, non solo a scrivere, ma anche a leggere. Forse farà bene alla mia vita e alla mia scrittura, ma ammetto di avere nostalgia delle mie passeggiate tra i blog che preferisco. Prima vi seguivo ogni giorno e non vedevo l’ora di trovare un nuovo post pubblicato. Ora riesco a dare una sbirciatina in settimana e qualcosa di più nel weekend, ma lo faccio con più piacere e meno abitudine anche se mi perdo per forza qualche post.

    • Va benissimo lo stesso. Una lettura selettiva è ancor più pregiata ed apprezzata. Se dai una sbirciatina è perché ci trovi argomenti e persone con cui condividi un vissuto. Anch’io passo tra le foto dei tuoi viaggi passati e do una sbirciatina. Viaggi e hai viaggiato anche un po’ per me.

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