Storia di tre minuti

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C’è un lettore che legge il romanzo di uno scrittore che narra di un tale che credendosi portato per la parola scritta aspira a scrivere un racconto di poche righe per un concorso letterario a tema fisso incentrato sull’idea romantica, per nulla verificatasi nella storia della letteratura, che la creatività scaturisca dal profondo della mente che la concepisce e sgorghi in superficie grazie al demone dell’ispirazione, l’unico in grado di distendere le parole giuste nel punto giusto della pagina. E così avviene che quell’aspirante viene assalito da una smania, da un sacro fuoco artistico e in tre minuti si inventa un personaggio davvero colossale, una specie di gigante della letteratura, un po’ Raskolnikov un po’ Achab, ma con la grandezza morale di un fra Cristoforo e la bellezza esteriore di un dandy inglese dell’Ottocento avvenente e frivolo. Ma maligno. Al punto che fa il contrario delle azioni che nella trama il nostro aspirante mette in fila le une dopo le altre con una precisione tale che la sceneggiatura hollywoodiana resta solo da firmarla, e in tutte le sale di tutte le città di ogni nazione in contemporanea mondiale c’è la fila ai botteghini per accaparrarsi un biglietto anche in prima fila pur di assistere alla proiezione in anteprima di quel capolavoro del cinema dove le facce sullo schermo appaiono a chi siede su quelle poltrone così ingigantite che non riesci più a distinguere nemmeno i personaggi, e l’iride scuro di un occhio che compare subito dopo i titoli di testa ti fa precipitare in un abisso senza fondo al cui fondo appare uno spettatore imprigionato in una storia che non avrebbe mai voluto vedere, e che parla di un attore che recita da comparsa in quel film campione di incassi dov’egli viene inquadrato in quell’unica scena, ma a essere precisi gli si vede solo l’iride, l’iride più inquietante della cinematografia mondiale, che la gente si chiede di chi mai sarà quell’iride, e il nostro Raskolnikov-Achab-fra Cristoforo-Dorian Gray, che tanto l’avevate capito tutti che si trattava di lui e non di un altro, riflette lungo tutto il racconto sull’infelicità di un attore che pur famosissimo in tutto il mondo per quell’unica sequenza indimenticabile e insuperata, resta del tutto sconosciuto al pubblico. Il che fa dubitare l’aspirante scrittore di avere avuto un’idea tanto geniale da giungere già perfetta alla commissione del concorso letterario che in fondo, a voler essere scientifici e a esaminare i rapporti causa-effetto è colpevole di aver scatenato tutta questa storia. Ed è per questo motivo che il romanziere non può accettare che il suo romanzo si basi sulla semplice circostanza che basti l’esistenza di un concorso letterario a tema a Benevento, o a Ferrara, o a Napoli, per pubblicare un libro che un lettore può essere invogliato ad acquistare e leggere. E quindi non se ne fa poi più nulla e scrittore, aspirante tale, personaggio, attore e spettatore se ne tornano da dove sono venuti, cioè da dove sto scrivendo, per svanire poi nel nulla. A questo punto della storia resta in gioco solo il lettore, l’unico a giungere ancora indenne alla fine di questa storia nel tempo esatto in cui l’ho scritta, tre minuti.

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6 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

6 risposte a “Storia di tre minuti

  1. Infine il lettore chiude il libro e torna a immergersi nei problemi di tutti i giorni. Il frigo vuoto. Il conto in banca pure. E le ferie, che non arrivano mai però finiscono subito. E smette di essere lettore.

  2. Grilloz

    Non ho cronometrato, ma mi manca un po’ il fiato 😀
    Non so perché ma mi ha ricordato Murakami 😉

  3. Simona C.

    Col tempo arriveremo alla tua vera identità. Quest’anno abbiamo già scartato David Bowie, Harper Lee e Umberto Eco.

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