Grammaticalmente corretto e politicamente anche

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«Se è corretto dire la maestra e il maestro, l’operaia e l’operaio, sono corretti, sotto il profilo grammaticale e sociologico, anche l’architetta, l’avvocata o l’avvocatessa».

Nicoletta Maraschio

 

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10 commenti

Archiviato in Dove vanno le parole

10 risposte a “Grammaticalmente corretto e politicamente anche

  1. In realtà: «[…] “avvocata” si adopera nella lingua della devozione nel senso di ‘colei che intercede per i fedeli’» [Luca Serianni, Prima lezione di grammatica].

    • In realtà, per Paolo Denoto (Treccani): «La formazione del femminile dei nomi di professione è uno dei settori della grammatica in cui, sulle diverse forme disponibili, più forte fanno sentire il loro peso ragioni di carattere extralinguistico, in particolare quelle legate ai cambiamenti, più o meno recenti, avvenuti nella vita politica, culturale o sociale del nostro paese. Il sostantivo maschile avvocato dispone di due forme femminili: avvocata e avvocatessa. La prima è di uso non comune, e per lo più ironico o scherzoso, con riferimento a donna che eserciti l’avvocatura, mentre è esclusiva, solo al singolare, come attributo della Madonna o di sante, con il significato di protettrice, interceditrice. La seconda forma, avvocatessa, è, invece, largamente usata per indicare, senza particolari connotazioni di registro, sia la donna che eserciti l’avvocatura sia la moglie dell’avvocato; può acquistare, diversamente, una sfumatura scherzosa quando sia riferita a donna dalla parlantina sciolta, risoluta nel sostenere le ragioni proprie o altrui. Si deve, infine, ricordare che molto frequente nell’uso giuridico è la forma maschile in -o, soprattutto in alcune locuzioni polirematiche di forte coesione (avvocato fiscale, avvocato d’ufficio…), anche quando ci si riferisca a donna, come accade in tutti quei casi in cui si voglia sottolineare la neutralità della professione rispetto al sesso di chi la esercita».

      Sempre in realtà può capitare anche un articolo di giornale che non deve scandalizzarci per la scelta del termine: «Avvocata arrestata per sentenze false Le aveva presentate per bloccare i pignoramenti di un suo cliente, ex vicesindaco del Rodigino finito pure lui nei guai»

      La realtà è che la lingua cambia velocemente. Né Serianni né la Treccani metterebbero in dubbio che l’uso di avvocata in quest’ultimo contesto sia scorretto, o riferito alla Madonna, o usato in tono scherzoso o ironico.

      La realtà è che avvocata si sta comunque diffondendo, come altre professioni declinate correttamente al femminile. Dobbiamo farcene una ragione e convivere con sempre più donne avvocate, architette, ingegnere, vigilesse ecc. anche se ci suona male (ma l’importante è amarle per ciò che sono: donne) 😀

      • Su Linkedin mi ha chiesto una volta l’amicizia uno scrittore di nome Marta… Impossibile accettarla. 😀

      • L’intervento di Paolo Denoto, senza entrare nello specifico dei termini avvocata e avvocatessa, dice le stesse cose che ho scritto io nel mio articolo sul sessismo della lingua italiana.

        Mi pare che tu continui a focalizzarti sul fatto che bisogna fare l’abitudine alla declinazione femminile dei sostantivi comunemente in passato attribuiti ai soli maschi, quasi come se ci fosse uno sbarramento al riguardo (magari è anche vero, ma non per quanto mi riguarda). Invece dovresti leggere di più tra le righe e liberarti, ammesso che tu ne abbia, dei pregiudizi.

        Per intenderci: a me piace la mia lingua; mi piace giocarci; mi piace che si evolva; mi piacciono un sacco anche le donne, e il fatto che si siano emancipate (anche se quest’ultima è ormai una cosa quasi anacronistica). Quello che non mi piace è l’uso della lingua come campo di battaglia: la lingua segue i cambiamenti, non li promuove. Anche se forse vorremmo il contrario. Poi, posso sempre sbagliarmi…

        Bell’argomento, grazie per averlo approfondito. 🙂

      • Hai ragione, la lingua diventa campo di battaglia, soprattutto se si nega ciò che non si può negare: la corretta formazione del femminile dei nomi. Non è il tuo caso, ma in molto dichiarano che gli suona male e che è sbagliato parlare e scrivere così. Sbagliato non è.

        Mi chiedevo qualche giorno fa come si comporta la «tua» rivista femminile in proposito. Sarebbe interessante sapere come ci si muove in redazione su tali questioni. Sarebbe uno spaccato interessante di un’Italia che cambia o che non cambia. Perché non ti informi e ci fai un post?

      • Dici che hanno un’idea precisa al riguardo? Proverò a informarmi.

  2. iara R.M.

    Il linguaggio codifica la realtà e la rende comunicabile e condivisibile.
    Quindi, ritengo necessario che esistano parole appropriate per definire il ruolo professionale delle donne; non farlo, assomiglia a un ultimo tentativo di disconoscere questa realtà, per non renderla ufficiale. Suonerà anche male dire avvocata, architetta, ingegnera… ma confido nella propensione umana all’abitudine. (Almeno in questo caso.)

  3. Simona C.

    Tutto diventa campo di battaglia perché siamo un popolo di rissosi sulle piccole cose e ci lasciamo distrarre da queste, mentre siamo pigri quando ci sarebbe da combattere per il vero problema. Non mi interessa se mi chiamano handicappato, disabile o diversamente abile: voglio quella cacchio di rampa per salire sull’autobus con la sedia a rotelle!

    So bene che architetta è corretto, ma non mi piace. Se fosse il mio mestiere e mi presentassi così, dove pensi che cadrebbe l’occhio dell’uomo a cui stringo la mano? 🙂

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