Carver come non l’avete mai letto

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In primis, mi scuso con tutti voi e soprattutto con Lei, signora, per le parole che troverete in questo post, che sono di una mediocrità imbarazzante nel tentativo di riproporre a modo mio quello che Lei ha scritto così bene a modo Suo. Ma non potevo certo usar le Sue, perché come ben sa non ne ho il diritto. Anche legale. E così dovrete accontentarvi di questa mia prosa piatta e indecorosa all’opposto della Sua infinitamente alta. Che comunque vi potete immaginare per conto vostro, se avete quel tanto di stile e fantasia che contraddistingue chi professa una sensibilità letteraria non comune e afferma di essere scrittore.
Ma veniamo al fatto.

Dunque mi trovo a Roma, un pomeriggio: io, Raymond e Tess. Domani, la coppia di scrittori terrà una conferenza all’università. Si parlerà di «creative writing», la moda del momento, quel tipo di insegnamento che permette di campare in America a tanti scrittori esordienti o affermati.
Ma domani è domani, io oggi sono a spasso con Carver e sua moglie. Raymond mi parla della raccolta di racconti che sta preparando, e che ahimè, sarà l’ultima della sua vita. Tra le altre cose me ne confida il titolo. E subito Tess si accalora, si fa paonazza, anzi di più. Inveisce, che lui senta bene quello che ha da dire, che se lo ficchi bene nella zucca: «Questo titolo non è di Raymond, è mio: l’ho inventato io». Lui, il grande scrittore, protesta altrettanto vigorosamente: «Non è vero, è mio». E intanto accompagna le parole battendo i piedi per terra. Mi sento davvero imbarazzata a vederli in competizione, non saprei in che altro modo definire questo duetto matrimoniale. Da una parte un grandissimo scrittore, dall’altra una poetessa grandissima scrittrice solo per i suoi allievi di «scrittura creativa». Mi vengono in mente le vette dell’Himalaya confrontate con la collina di Superga, tale è la loro differente abilità nella scrittura. Per un attimo resto nel dubbio che abbiano architettato uno scherzo nei miei confronti, e tra un secondo ci metteremo tutti e tre a ridere di questo siparietto inaspettato. E invece il marito salvato dall’alcol grazie alla devozione della moglie e la moglie devota al marito grazie all’immensità della sua prosa stanno davvero a graffiarsi sulla paternità del titolo dell’antologia. Infine ci salutiamo, dandoci l’appuntamento al giorno dopo, che spero sia diverso.

Il giorno dopo invece prosegue sullo stesso canovaccio. Basta che uno studente domandi a Carver, durante la conferenza, in che cosa consista il «creative writing», e la Gallagher interrompe il marito, rimbrottando lo studente. «Caro studente, è a me e non a lui che bisognava rivolgere la domanda sulla scrittura creativa, perché sono io quella che l’insegna». Carver resta ammutolito mentre la donna dà una spiegazione che produce come unico effetto la sensazione in tutto l’uditorio che la signora ami mettersi in mostra.

Tess rivendica anche l’idea del racconto che dà il titolo alla raccolta La cattedrale. Di chi sarà la paternità di quel racconto? Mi resta il dubbio che, insieme alla certezza delle parole grandiosamente scritte, la vita degli scrittori sia un racconto davvero minimalista. Firmato Fernanda Pivano.

Post scriptum Lo spirito e la testimonianza presentati in questo post sono della Pivano; le parole sciatte, e certi «abbellimenti della fantasia» che riescono ad abbruttire il tutto sono, ovviamente, responsabilità del sottoscritto. Poiché non potrò mai aspirare a Carver, lasciatemi almeno l’illusione di essere un po’ Tess.

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16 commenti

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16 risposte a “Carver come non l’avete mai letto

  1. D’accordo, ti concedo di essere Tess, ma voglio vederti in minigonna. Urge un autoscatto (adesso si chiamano selfie?)! XD

  2. Grilloz

    Comunque la collina di Superga ha una sua dignità sabauda.

  3. Ogni grande donna ha un grande uomo, davanti. Che le ostruisce la strada.

    Devo aver letto qualcosa del genere, da qualche parte. 🙂

    • L’avrai letto sulla nuca di un pelato. 🙂

      • La domanda, alla fine, è ovvia: Carver sarebbe stato Carver senza la moglie? Io credo di no. Non tanto per la moglie in sé, che pure (forse) senza Carver non avrebbe avuto la stessa parabola come poetessa, quanto per il fatto che per spingere la propria mente a superare i limiti più facili, cioè quelli imposti dalla nostra zona di comfort, serve un pungolo. Quello di quei due, uno verso l’altra e viceversa, era ottimo e ne hanno beneficiato a piene mani. La loro è stata un’ottima medaglia, esistita proprio per il fatto di avere entrambe le facce.

      • A me colpisce invece la commedia umana di cui si rendono protagonisti in questo episodio di vita quotidiana. Immaginiamo sempre i letterati come persone superiori, lucidi come le loro pagine. Invece sappiamo surclassarli negli aspetti più reali, perdendo poi miseramente quando si tratta di scrittura.

      • Grilloz

        Oddio, è da un’ora che cerco di leggermi la nuca.

      • Hai provato a sederti a cavalcioni di un orizzonte degli eventi? 😛

      • Grilloz

        “A me colpisce invece la commedia umana di cui si rendono protagonisti in questo episodio di vita quotidiana”: ho da poco letto lo scrittore fantasma di Roth, c’è una gustosissima scena di vita quotidiana tra lo scrittore e la moglie 😉

      • Grilloz

        “Hai provato a sederti a cavalcioni di un orizzonte degli eventi?”
        ora provo 😛

  4. Magari Tess è una grande autrice incompresa? Non avendo mai letto nulla di lei mi viene anche questo dubbio…
    E comunque ribadisco quello che penso da sempre: i miti è meglio adorarli da lontano, da vicino sono di una banalissima umanità.

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