Contro gli editor

foto_matite_centro

Stamattina sono uscito presto, avvolto nella nebbia, e pochi minuti dopo le sette ero già addormentato sul treno, in direzione ufficio. Ho dormito male all’idea di quello che dovrò smazzarmi, per fortuna solo per oggi: non capisco perché devo fare sempre io da tappabuchi, non può occuparsene Vincenzi?

Ero sveglio da molto tempo, ma non ne volevo proprio sapere di lasciare il letto. Mi godevo l’ultimo giorno di ozio assoluto.

Non dirlo a me, anch’io me ne sarei rimasto sotto le coperte, anziché sorbirmi tutte queste pagine. Come incipit mi pare buono, migliore di tanti altri che iniziano con una telefonata – ciao, come stai? –, che è l’attacco più deprimente e banale che si possa scrivere. Toglierei però il proprio, è superfluo. Abbiamo già il ma per starcene a letto, cosa ce ne facciamo del proprio? Ero sveglio da molto tempo, ma non ne volevo sapere di lasciare il letto. Mi godevo l’ultimo giorno di ozio assoluto. Semplice e diretto. Anche simmetrico: tre frasi, identica lunghezza, naturalezza.
Riflettendo, anche il molto è di troppo, o almeno è inutile. Quant’è molto tempo? Due ore, un’ora, venti minuti? Molto è indefinito; e se è indefinito non serve. Ero sveglio da tempo, ma non ne volevo sapere. Poi dicendo di lasciare il letto si vede che sto scrivendo. Lascia il letto e vieni da me. Ma chi parla così? Solo uno scrittore lascia il letto, io tutti i giorni mi alzo. È sempre la solita storia: questi scrittori appena scrivono una parola ci fanno capire che stanno scrivendo, fanno letteratura. Ci scommetto quel che vuoi che questo scrittore è uno di quelli che lasciano il letto e si recano in bagno. Alzati e caga. No, lasciare il letto no. Ero sveglio da tempo, ma non ne volevo sapere di alzarmi. Mi godevo l’ultimo giorno di ozio assoluto.
Come volevasi dimostrare: ecco che gode. Lascia il letto, si reca in bagno e gode l’ozio assoluto. Probabilmente si rivolge alla gente e si mette alla guida di un’auto. Li conosco i tipi così, complicano le cose semplici per darsi un tono; come Vincenzi che fa l’editor. Lui fa l’editor. Edita. Ti dice che non sei buono a scrivere. L’editor Vincenzi.

Mi ha già preso male questa storia. Vediamo come prosegue.

L’indomani sarebbero ricominciati i corsi all’università, non avrei potuto svegliarmi più tardi delle sei e mezzo, e considerati i miei problemi col «prendere sonno» sarebbe stata dura. Alle otto s’iniziava con la lezione di latino e avrei dovuto cercare anche di anticiparmi per trovare un posto libero ed evitare di seguire la lezione in piedi oppure seduto sul pavimento dell’aula. Frequenti legge, tu frequenti legge. A parte che io l’indomani l’avrò usato sì e no due volte in tutta la mia vita, che già domani basta per dire l’indomani: ma questi verbi composti li usi anche quando parli con la tua ragazza? E chi sei? Un professore universitario, un salvatore dell’italiano che fu? Tu firmi petizioni per la salvaguardia del congiuntivo, garantito. Domani avrei ripreso i corsi all’università, mi sarei dovuto svegliare per le sei e mezzo, e considerati i miei problemi col «prender sonno», sarebbe stata dura. Alle otto c’era la lezione di latino e dovevo essere in aula in anticipo per trovare un posto libero e non seguirla in piedi o sul pavimento. Non è una situazione spaziale la tua, è capitato a tutti di dover correre per prendere un posto in aula. Tu fai giurisprudenza, ci scommetto le palle. Giurisprudenza spaziale. Mi ha preso male questa storia.

Post scriptum Caro Vincenzi, ho dato un’occhiata al testo, come mi hai chiesto di fare. A me pare buono.

Annunci

23 commenti

Archiviato in Moleskine

23 risposte a “Contro gli editor

  1. Grilloz

    Limando ancora un po’ diventa:
    «Oggi volevo alzarmi tardi ma non ho potuto. Domani ho latino».

  2. Quella mattina ero ozioso e addormentato. Ma non abbastanza, altrimenti me ne sarei rimasto a letto a bearmene in silenzio, senza la necessità di urlarlo urbi et orbi. E se vi dico che volevo godere dell’ozio, è solo che all’ultimo m’è venuta una specie di vergogna nel comunicarvi che mi ero infilato una mano nelle mutande, dato che a quel tempo non avevo ancora trovato nessuna che avesse stabilito che, per lei, potesse essere una cosa positiva, quella di svegliarsi e infilare la *sua* mano nelle *mie* mutande.
    E nemmeno l’idea delle lezioni di latino all’università riusciva a distogliermi dallo scorrimento ritmico che mi rapiva; anzi, la cosa mi dava talmente tanto gusto che ho deciso di portare quella che era la mia attività *preferita* fin tra le pagine di questo libro. Lo farò mettendo certe parole tra virgolette, come per esempio dicendovi che faticavo a «prender sonno». Che è un ulteriore eufemismo per dirvi che non prendevo sonno perché ero impegnato con il mio gingillo, e non c’è forse una piacevole assonanza masturbatoria tra mettere le virgolette alle parole e ciò che facevo per compiacermi, prima di dormire?

  3. @ Giuse Oliva: perché fa burocratese e polveroso.

  4. Chissà per quanti testi l’apertura per una via editoriale dipende solo dal fatto che alla scrivania sieda Vincenzi oppure Hel. Oppure dipenderà da questo il numero di bestemmie che produrrà l’autore, proporzionale, di solito, alle modifiche imposte (suggerite) dall’editor. Il problema è che non possiamo sapere se per il nostro testo sia meglio Vincenzi o Hel o chi altro…

    • Non diamo sostanza alle ombre. Per fortuna degli autori (bestemmiatori e no) né Hel né Vincenzi (si spera) esistono. Forse non esistono neppure gli autori, e qui c’è solo Dio che annoiato dalla tavole della legge, dieci capitoli ma neppure un personaggio, si è inventato la letteratura per ingannare l’eternità.

  5. iara R.M.

    “È sempre la solita storia: questi scrittori appena scrivono una parola ci fanno capire che stanno scrivendo, fanno letteratura. Ci scommetto quel che vuoi che questo scrittore è uno di quelli che lasciano il letto e si recano in bagno. Alzati e caga. No, lasciare il letto no.”

    … E anche quando parlano questi scrittori fanno letteratura. Dicono cose strane che un po’ assomigliano alle parole che usano le persone quando parlano fra loro senza farci caso e un po’ no, suonano speciali.

  6. Gran bella cosa avere un editor. Magari uno non come Vincenzi. Un altro editor… Adesso che ci penso meglio: non è una gran bella cosa avere un editor. Meglio due editor: li metti uno contro l’altro e mandi in stampa quello che hai scritto! XD

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...