Invidia del pene e della vagina

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«Pirotecnica produzione di fluidi organici a km zero». Memorie di una vagina definiva così sul suo blog l’eiaculazione. E io ho invidia del pene, anzi della vagina, per essere preciso. Quando trovo frasi brillanti come questa le trascrivo e me le tengo, sicuro che prima o poi ne parlerò. Oggi ne parlo.

L’invidia, si sa, non è un sentimento sano. Non crediate però che inseguo desideri materiali; o sbavo per la fortuna, il benessere, il successo altrui. No, l’unica invidia vera che provo nei confronti del mio prossimo è l’ammirazione per la sua scrittura quando è bella e migliore della mia, ammirazione accompagnata dal desiderio irraggiungibile di possederla nella stessa misura.

Non ci sarei mai arrivato a immaginare i fuochi d’artificio (li vedete con la mente?) uniti alla più moderna ecologica dei trasporti (yogurt fatti in casa). Campi semantici diversi, lontanissimi tra loro, che si fondono per descrivere in modo unico e ironico, ma preciso, un terzo elemento. Neanche in mille anni sarei capace di parole simili.
Se l’erba del vicino è sempre più verde della tua, questa è la prova di quanto il mio prato sia poco curato rispetto all’erbetta fresca e «tappetosa» (chiederò alla Crusca) del blogger a fianco.

Invidia del pene, dunque. Per fortuna è un’invidia senza tempo e senza barriere culturali e sessuali. Romanzieri classici e moderni, blogger e cantautori, drammaturghi e saggisti, uomini e donne (non fate facili ironie: anche in quel programma trovo frasi da segnarmi).

Quando incontro prose efficaci è un dramma. Prima l’ammirazione, poi la rabbia, infine lo sconforto. Perché non ho lo stesso talento nel decidere che parole usare, perché «loro» ne hanno infinite più di me, perché le sanno combinare in modi che a me non mi verrebbe in mente, perché me ne devo rendere sempre conto e soffrirne così tanto?

Io sono quello che scrive ancora, come da studente, con il vocabolario a fianco per controllare l’ortografia delle parole. Per questo post ho controllato come si scrive nell’ordine: eiaculazione, semantico e drammaturghi. Non ne ero troppo sicuro. Ma vi rendete conto di chi state leggendo? E stendo un velo pietoso sui concetti, altrimenti dovrei chiudere il blog in questo stesso istante.

Per confessare fino in fondo, ebbene sì, provo invidia a volte pure per la vostra scrittura, state in campana. Tanto pene, tanta pena. Anche vagina.

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18 commenti

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18 risposte a “Invidia del pene e della vagina

  1. Se la tua invidia è questa, si può curare. Dopotutto, non è altro che una forma di sinestesia. Esercizio: leggere e mandare a memoria “Grammatica della fantasia”, di Rodari. Non serve solo a fare favole, ma ad abituarsi a frullare insieme concetti lontani.
    E, come punizione (perché l’invidia è peccato, e siamo sotto Pasqua), cantare a squarciagola questo:

    • La grammatica della fantasia dev’essere una bella lettura, credo proprio che l’acquisterò. Grazie del consiglio che mi farà diventare buono (almeno fino a Pasqua).

      • Tiziana

        La grammatica della fantasia è stupenda. Rodari lo seguo come un maestro per le mie “cose” (quali cose?.. Non saprei nemmeno io come definirli, forse “piccoli scritti”)(È un po’ lunga da spiegare e forse noioso, o forse un po’ di vergogna…).
        Mi piacerebbe utilizzare il “binomio fantastico” e forse ho trovato lo spunto.

      • Ma esprimiti pure liberamente, in questo post non ci passa ormai più nessuno tranne il sottoscritto.

      • Tiziana

        Ehm, arrivo un po’ in ritardo, per questo non passa più nessuno. Potrebbe anche essere un vantaggio. Niente di che. Avevo fatto due racconti per bambini per un blog (anni, anni fa… direi anni luce).
        Andò bene, dico solo questo. Non mi va di lodarmi da sola di vittorie o racconti apprezzati (e poi non è niente di così eclatante). Gli insegnamenti di
        Rodari mi hanno aiutato e, forse, mi serviranno ancora. Non lo so. Scrivere per l’infanzia è più tosta di quanto sembri e, sinceramente, non lo so se era o è, la mia linea di scrittura.
        Speriamo non passi nessuno.

      • Tiziana

        Ti pare poco che ci passi tu?
        Già tremo !!!!
        😁

  2. Ma tu scrivi molto bene Hel! Non capisco perché ti trastulli con l’invidia, quando potresti occupare il tuo tempo a sfornare ‘sto romanzo! 😀

    • La tua stima è un balsamo. 🙂
      Per il romanzo, invece, occorre tempo e dedizione e amore e sacrificio e ottimismo e tenacia e… scrivere bene, anche. Per ora ho solo quella.

  3. Se ti può consolare, io invidio la tua, di tappetosa erbetta fresca.
    Non mi sarebbe mai venuto in mente di usare la parola “drammaturghi”, il che è peggio del non sapere come scriverla.
    Ti senti meglio ora? Io no. Grazie per avermi trascinato nel baratro dell’invidia genitale.

    • Cara Lisa, chissà perché sembrano geniali le parole altrui e banalissime le proprie. Fondiamo una società degli invidiosi genitali. Per consolarci reciprocamente.

  4. Ah, l’invidia, unita a quel senso di inadeguatezza da “io non ci riuscirò mai”!
    Mi ricordo la prima volta che ho sentito Autogrill di Guccini “… bionda senza averne l’aria, quasi triste come fiori ed erba di scarpata ferroviaria…” Ho pensato che quando avrei trovato metafore così azzeccate allora mi sarei potuta definire scrittrice. Mi sa che sono passati quasi vent’anni e ancora mi definisco scribacchina…

    • Eh, cara Tenar, Guccini! Si può anche non apprezzarlo musicalmente, eppure senti due parole e ti chiedi se sia umano o divino scrivere un testo. Fiori ed erba in una scarpata ferroviaria è già dieci decimi di vista letteraria. Davanti a questa immagine io mi sento cieco e impotente. Impotenza che poi genere questa inadeguatezza. E allora resto incantato ed esterrefatto, e provo invidia per il suo talento meritato.

  5. iara R.M.

    Non lo so come si cura questa cosa dell’invidia. So che capita a tutti di voler essere qualcosa in più di quello che si è, di non sentirsi abbastanza per se stessi. A me capita spesso. Però, più che invidiare provo grande ammirazione, e per la testa mi passano esclamazioni varie: Beata lei/lui, ma come diavolo fa, come vorrei riuscirci anch’io… cose così. E cerco di conseguenza di migliorare, faccio del mio meglio. Ma credo, che non si possa nascere tutti generali e allora, cerco anche di accettare i miei limiti. Saggia e razionale sono. Ma la parte emotiva, comprende benissimo cosa si prova. Ciao Hell.

  6. Beata la vagina, ehm, le sue memorie, che è riuscita con una definizione sull’eiaculazione a farti ammettere una sana invidia. La invidio perché la invidi.
    E comunque, hai ragione tu: per questo, per ogni pagina che scrivo del mio ipotetico futuro nuovo romanzo, ce ne sono almeno tre precedenti che cestino. Come dire: non ci provo nemmeno ad arrivare alla fine!

  7. “Uomini e donne (non fate facili ironie: anche in quel programma trovo frasi da segnarmi)”
    Lo sai che per questa affermazione potresti essere condannato a vivere recluso nello sgabuzzino della villa di Arcore con l’obbligo di ascoltare dieci ore al giorno tutti i discorsi politici di Berlusconi?
    Personalmente ammiro chi ha una capacità linguistica superiore alla mia, purché non sia fine a se stessa: la forma senza contenuto è come una bella donna che inizia a spogliarsi ma poi le si inceppa la chiusura lampo e rimane prigioniera del suo abito di gala anche quando sarebbe il momento di mostrare il proprio corpo.
    (Tu inizi parlando di vagina, ovvio che mi vengano metafore di questo genere, no?)

    • La vagina crea metafore, soprattutto nelle menti maschili, che siamo noi.
      Chissà chi scrive i discorsi politici di Berlusconi. Forse gente chiusa nello sgabuzzino di Arcore… 😀 E se li avessero costretti a chiudersi lì dentro? Andiamo a liberarli!

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