Acchiappami, Pinocchio

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Scrivere la quarta di copertina di un libro vuol dire affrontare il testo sfruttando le frecce della creatività e della tecnica con un occhio di riguardo al lettore, anzi al potenziale lettore, per invogliarlo all’acquisto di un romanzo di cui a prima vista non sente affatto il bisogno.
In effetti dovremmo sempre partire dal lettore per cercare le parole giuste che sappiano «acchiapparlo», come giustamente propone fin dal titolo il blogger Michele Scarparo nella sua rubrica settimanale su Scrivere per caso. Eccezionalmente solo per oggi l’Acchiappami di Michele è in trasferta qui da me, e allora ne approfitto per mettere in palio un libro per chi di voi saprà acchiappare con la sua quarta dei lettori adulti per un libro scritto appositamente per i piccoli lettori: Pinocchio.

La storia del personaggio di Collodi la conosciamo tutti, non serve neppure rinfrescarvi la memoria. Il vero problema nella stesura di questa quarta consiste nel convincere un adulto a leggere, o rileggere dopo tanto tempo, le avventure della marionetta più famosa del mondo.
Che cosa scrivereste per persuadere prima voi stessi e poi gli altri ad acquistare un’edizione di Pinocchio?
Avete nella vostra faretra le frecce della creatività e della tecnica adatte a centrare l’obiettivo?

C’è un libro interessante in palio, bellissimo.
C’è anche un giudice implacabile, il sottoscritto, cattivissimo. Come Pinocchio.

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20 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

20 risposte a “Acchiappami, Pinocchio

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  3. Cominciare la giornata con Pinocchio? Io che non ho mai sopportato la sua storia e non mi verrebbe mai in mente di rileggerla?
    L’impresa sarà arduISSIMA!

  4. Ti dico già che participo domani. Bacione

  5. iara R.M.

    Bella sfida. Ci penso. Quanto tempo ho per partecipare? Ultimamente non riesco a tenere il ritmo. 😦

  6. Tra le mani di Geppetto, un abile falegname, prende vita grazie a un ciocco di legno fatato proveniente dalla bottega di Mastro Ciliegia, Pinocchio, un burattino che parla e agisce proprio come un bimbetto un po’ bischero.
    Non è troppo furbo però e si fa abbindolare dal Gatto e la Volpe, loschi faccendieri che ogni lettore potrà paragonare di sicuro a qualche tipaccio di sua conoscenza. Tanti i dispiaceri che Pinocchio darà al suo babbo: vendersi i libri di scuola per andare ad assistere allo spettacolo di Mangiafuoco, e addirittura partire per il Paese dei Balocchi con l’amico Lucignolo. Ma la strada percorsa dall’Omino di Burro, viscido personaggio che anche qui molti tra i lettori si figureranno con le sembianze di questo collega o quel parente, porta non solo a un mondo di baldoria ma anche alla vera perdizione.
    Non sempre la Fata Turchina riesce a tirarlo fuori dai guai, così tra svariate disavventure, che spesso sfociano in tragedia, mentre il Grillo saggio lancia moniti inascoltati, non si può non sperare che Pinocchio si ravveda e possa riabbracciare Geppetto, perché chi non ha mai compiuto una marachella scagli il primo rimprovero.
    Salutato come un capolavoro per l’infanzia, una rilettura in età adulta potrà regalare nuove scoperte e nostalgici ritrovamenti.
    Pinocchio è una metafora perfetta sui tranelli della vita e sul valore degli affetti.

    • Nel mondo del cinema, se la scena è venuta molto bene si dice “buona la prima”. Spero ce ne saranno altrettante di buone come la tua. Per il momento complimenti, Sandra, hai preso l’impegno per il verso giusto, molto professionale. Ammettilo: scrivi quarte per gli editori in incognito. 🙂

      Vediamo ora che cosa risponderà la rete…

      • In realtà, no, ma mi piacerebbe molto. Diciamo che ci sono 2 fattori, anche 3. A) scrivo meglio quando sono sotto stress e ora sono stressatissima, do proprio il massimo sotto pressione, il che ha dato la scusa in ufficio per caricarmi però c’è un limite e infatti sono scoppiata B) mi sono allenata molto anche con le 4 farloccone da Michele, esercizio per me molto efficace C) adoro Pinocchio. Grazie mille!

  7. «Ho conosciuto una famiglia intera di Pinocchi: Pinocchio il padre, Pinocchia la madre e Pinocchi i ragazzi, e tutti se la passavano bene. Il più ricco di loro chiedeva l’elemosina.»

    Queste sono le parole di Collodi quando, per bocca di Geppetto, battezza Pinocchio. Ma chi è, davvero, Pinocchio? Tutti lo conosciamo come scapestrata marionetta che, attraverso fantastiche avventure da scavezzacollo, cerca di diventare un bambino vero. Di crescere, cioè. Ma essere certi che sia tutto qui, significa semplificare un po’ troppo: limitarsi a considerare il Gatto e la Volpe, Mangiafuoco e la Fata dai capelli turchini nient’altro che personaggi fantastici, significa non rendere giustizia a quanto si cela sotto il velo di una storia per bambini.
    Non solo Pinocchio è l’unico vero picaro della letteratura italiana, come sosteneva Calvino, ma addirittura si ritrovano nel testo episodi che rimandano alla turbolenta infanzia di Gesù Cristo, così come narrataci dai Vangeli Apocrifi. Lasciate dunque ai ragazzi il romanzo di formazione e rileggete Pinocchio in questa edizione, arricchita con note storiche e rimandi a tutti quei testi che non hanno trovato posto nel canone biblico.

    • Com’è diventato saggio questo Pinocchio, nel senso della saggistica. Molto elegante ed efficace la citazione di Collodi in apertura della quarta. Altro ottimo testo, avanti il prossimo.

  8. Mastro Geppetto è un anziano falegname che trasforma un informe pezzo di legno in un burattino cui dà il nome di Pinocchio. Durante la lavorazione, tuttavia, la sua creatura si anima manifestando subito una natura discola e birbante. Da quel momento in poi, la vita di Pinocchio sarà caratterizzata da una serie di avventure fatte di marachelle, incaute scelte e di incontri che cambieranno il suo modo di essere e la sua stessa indole: dai consigli ignorati del Grillo-parlante, la visita al teatro dei burattini guidato da Mangiafuoco, la fregatura subita dal Gatto e la Volpe, l’aiuto amorevole della Fata Turchina, la tentazione di perdere la scuola per divertirsi con Lucignolo nel Paese dei Balocchi, fino al ricongiungimento con il padre, sarà una corsa a ostacoli tra bugie che fanno allungare il naso, ingenuità, dispetti e ravvedimenti.
    Con un linguaggio sempre attuale e uno stile innovativo, Collodi avvicina il mondo dei piccoli a quello dei grandi, attraverso una riuscita satira mescolata a un efficace intento pedagogico.
    Si rimane sensibili alla buona morale e non c’è un’età specifica per apprezzare un capolavoro della letteratura italiana che, al di là del paradosso e dell’intreccio favolistico, fa amare a bambini e adulti quei valori universali che lo rendono un’opera ancora indimenticabile.

  9. iara R.M.

    C’era una volta, un burattino di legno, a cui viene offerto il prodigioso dono della vita. Il suo nome è Pinocchio, chiamato così da Geppetto, il suo creatore. Il protagonista è un bambino che deve imparare a crescere nel mondo degli esseri umani; una realtà fatta di regole, pericoli e meraviglie, al fine di diventare un ragazzino in carne e ossa. Numerose le avventure che Pinocchio dovrà affrontare, e che lo vedranno alle prese con personaggi indimenticabili: due astuti imbroglioni, il gatto e la volpe; lo svogliato Lucignolo, il crudele omino di burro, il burbero mangiafuoco, la paziente fata Turchina, il saggio grillo parlante.
    Ognuno di loro, avrà un ruolo fondamentale nell’aiutare o nell’ostacolare il protagonista nel suo cammino verso la scelta del bene e della verità. Collodi con il suo capolavoro svela e approfondisce molteplici aspetti dell’animo umano, lasciando la parola a metafore che sapranno stupire i lettori più piccoli con l’incanto della favola e offrire agli adulti, notevoli spunti di riflessione.
    E allora, cosa aspettate? Occhi e orecchie sull’attenti, per non perdere nulla di questo racconto senza tempo.

    • Leggendo la tua quarta, cara Iara, stavo pensando che ci sono tanti Pinocchi quante sono le quarte che li raccontano. Considerato che Pinocchio è stato tradotto in tutto il mondo, chissà quanti approcci diversi alle avventure del burattino di legno.

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