Abbasso Propp e il viaggio dell’eroe

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Ieri andavo a zonzo per Milano, e non sapendo come impiegare il tempo mi sono imbucato a un incontro all’Università Cattolica dove si parlava di storytelling.

Questa storia dello storytelling, scusate il giro di parole, mi è quasi del tutto sconosciuta, un po’ come per i politici la Costituzione. Se ne parla, e se ne parla tanto, ma nessuno dà indicazioni pratiche. Tutti si vantano di raccontare storie, come facevano gli antichi intorno al fuoco raccontandosi l’un l’altro i miti classici; e si vantano che raccontando storie di senso, creando una narrazione anche emotiva, si giunge infine a immaginare un mondo che racconta un po’ il prodotto e un po’ il pubblico a cui è destinato.

Non vi dirò in questo post che cosa hanno detto riguardo allo storytelling l’esperto in corporate, l’autore radiofonico, il copywriter aziendale o lo sceneggiatore televisivo. Ogni professionista della scrittura vede l’argomento con un taglio diverso e personale. Di questo, magari ve ne parlerò in seguito.

Quello che invece tutti e quattro hanno sottolineato, pur nella diversità della loro esperienza professionale, è che gli schemi narrativi alla Propp, il viaggio dell’eroe alla Vogler, sono ormai vecchi e superati nella nostra società globale, che produce narrazione a trecentosessanta gradi su qualsiasi evento o prodotto.

Quando qualcuno la pensa come te, si sa, è molto intelligente. Vi confesso che è da tempo che ho il rigetto dei 31 punti di questo, le 17 tappe dell’altro. Sentire che anche gli «esperti» in materia, gente che vive di scrittura, sono sulla mia stessa lunghezza d’onda, un po’ mi consola. Se non mi butto su un romanzo è perché in fondo a questi consolidati modelli di sviluppo narrativo non ci credo tanto, mi sembrano banalità buona per storie d’altri tempi. Lo so, voi direte che estremizzo, che proprio in questo istante viene pubblicato un libro, viene distribuito un film, in cui i modelli narrativi classici sono predominanti e portano al successo.

Ma le contaminazioni nate con l’avvento di internet, la mistura di generi diversi per raccontare una storia, il mix di scritture nella società post moderna, mi portano a non provare più un interesse forte per narrazioni classiche, che alla gente, specie ai giovani, interessano sempre meno.
La narrazione mi pare sempre più costituita da frammenti, frammenti che raccontano più dell’intero. Che non siano proprio i blog, con le loro piccole storie quotidiane, il vero storytelling del futuro?
Se così fosse vorrei essere pagato anch’io. Mezza corona, prego.

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25 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

25 risposte a “Abbasso Propp e il viaggio dell’eroe

  1. Grilloz

    Di la verità che l’hai scritto per costringerci a d approfondire Propp e Vogler 😉

  2. Grilloz

    P.S. quanto all’ultimo punto puoi sempre provare con gli adsense 😛

  3. Uno che non sa cosa fare e gira nel mio quartiere preferito di Milano, in una giornata come quella di ieri, spettacolare, e si imbuca in Cattolica, mi scatena un’invidia che mi annebbia le considerazioni su Propp che ho studiato al primissimo corso di scrittura creativa nel 1999.

    • Hai ragione Sandra, la giornata di ieri era bellissima, da favola. Vorrà dire che la prossima volta andiamo a zonzo insieme.
      Ma ti è poi servito quel primissimo corso di scrittura riguardo alle considerazioni di Propp? Non mi sembri una scrittrice che segue gli schemi, o se li segue lo fa istintivamente e non per scelta filosofica.

      • Propp fu una lezione su 14 per cui si parlò di molto altro e il corso mi servì tantissimo, oltre a dire che fu un periodo bellissimo, proprio bella la classe ecco, gente che frequento ancora, non tutti ovvio. Aspettavo le lezioni con gioia!

  4. Le analisi di Propp vanno benissimo se applicate alle fiabe russe. Diciamo pure alle fiabe in generale. Ma la narrazione letteraria è qualcosa di più vasto e complesso, sarebbe limitativo supporre che ogni romanzo o racconto possa essere scomposto con la stessa tecnica.
    La stessa narrativa “classica”, secondo me, non può uniformemente essere sottoposta a questo genere di schematizzazioni.

    • Propp in effetti scrive negli anni 30 del Novecento. Da noi è arrivato con un certo ritardo, per questo sembra attuale. Concordo con le tue conclusioni, compreso il distinguo per la narrativa classica.

  5. Sarà, però il caro vecchio Propp ha mostrato uno schema che funziona da svariate migliaia di anni. Provate a raccontare una fiaba ai bambini (meglio se russa e poco conosciuta) e vedrete che rimangono con il nasino all’insù, in religioso silenzio, tremando ad ogni apparizione di drago.
    Sarà superato, ma ancora funziona.

    • Non credo sia superato per la fiaba. Spesso però su manuali di scrittura creativa ho trovato il suo schema applicato, in un aggiornamento moderno, a generi distantissimi dalla fiaba: thriller, fantasy, fantascienza, anche letteratura non di genere. In più, per qualsiasi genere di film. In questi casi credo invece che ci siano altre possibilità narrative. Ho scritto però che il modello produce ogni giorno storie valide e di successo; ma in futuro, specie considerando l’interazione della rete, dei fruitori stessi in grado di interagire con le storie, potrebbe aver esaurito il suo slancio creativo a favore di altre modalità di racconto che stanno nascendo in questi anni.

  6. Io sulla struttura di Propp ci scrissi (insieme a Spartaco) l’iperromanzo. 🙂

    Una struttura è come una scatola: non si può incolparla del contenuto. Anche montanti e architravi hanno servito bene l’umanità, almeno fin dai tempi di Stonehenge, però se vinci l’appalto per lo Stadio nazionale di Pechino, forse serviranno a poco 🙂

  7. Mah, secondo me non estremizzi affatto. Anch’io sono stufa marcia di tutte le tabelle, le scorciatoie, gli scheletri di libri da seguire alla lettera. Fatti un giro su “Pinterest” nella sezione “Writing”. È da mettersi a piangere, certe volte. Trova un protagonista, stabilisci qual è il suo obiettivo, dagli una spalla, dagli un cattivo, dagli un interesse amoroso. Scena iniziale, scena in cui le cose cambiano, scena centrale, climax, fine. Oddio santissimo.

    • Leggendo il tuo commento mi hai fatto venire in mente l’espletamento di pratiche burocratiche. Modulo 2-bis, firma in calce, duplice copia, protocollo. Un vero viaggio dell’eroe nella scrittura creativa.

      Poiché però adesso hai viaggiato fin qui, ora che conosci la strada, torna spesso a dialogare con me e gli altri viandanti che alloggiano da me.

  8. Eppure io grazie al viaggio dell’eroe sono riuscita a sistemare una trama che non stava andando da nessuna parte. Mi sento di difendere questi schemi, per quanti limitanti. Può darsi che per i principianti come me siano uno strumento utile.

    • Vorrai dire per i principianti come noi, non mi escludo dall’essere principiante: infatti non ho ancora iniziato a principiare. 🙂

      È da lettore che invece ho qualche sbadiglio quando incontro una lettura (o una visione cinematografica) che dalla prima pagina (o scena) mi mostra un modello predefinito fin troppo evidente, perché si vede che sta seguendo delle tappe ben definite, non si fa neppure il tentativo di occultarle. Il bravo scrittore segue il modello, ma nascondendolo. Già così risulta rielaborato personalmente e non prodotto da una catena di montaggio anonima. La tua trama riesce a nasconderci il viaggio dell’eroe?

  9. Lo vado dicendo da un annetto… Ma tu prenditi i tuoi tempi. XD

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