La traduzione eterna

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«Un grande scrittore ha bisogno di essere tradotto per tutte le generazioni, perché il suo linguaggio è fissato una volta per tutte, ma la lingua del traduttore è più legata al momento storico».

Jonathan Galassi

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11 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

11 risposte a “La traduzione eterna

  1. La verità vera, nascosta dietro questa frase, è che fare il lettore è più difficile che fare lo scrittore. 🙂

  2. Grilloz

    Ma quindi anche traduzioni nella stessa lingua d’origine? Tipo una bella traduzione dei Promessi sposi nell’italiano del XXI secolo?

    • Be’, Aldo Busi ha riscritto Il decameron in un linguaggio moderno, quindi dall’italiano in italiano. In fondo se confronti due traduzioni di un classico straniero magari a distanza di tempo potremmo dire comunque che sono traduzioni dall’italiano di allora all’italiano di oggi. L’allora e l’oggi però sono mere variabili, vista la tua predilezione per la matematica…

      • Grilloz

        Da ragazzo mi capitò per le mani una versione dell’Odissea in prosa moderna, sotto forma di romanzo, per intenderci, e la lessi con piacere, anche perché la versione integrale in versi non credo che la leggerò mai, eppure già allora mi sentii un usurpatore 😛

        Però variabile per variabile e traduzione per traduzione perché limitarsi ad una traduzione linguistica e non apportare anche una traduzione sociale?

  3. Non sparatemi, ma a un’edizione in italiano moderno di alcuni classici io ci penserei, almeno in funzione scolastica.
    Sto leggendo Montaigne in traduzione e lo trovo scorrevolissimo. Se avessi in mano l’originale in francese del cinquecento avrei seri problemi (alcuni passi che le note riportano in originale mi hanno fatto capire che comunque i secoli di evoluzione della lingua si sentono). Io oggi ho dei problemi a gustarmi la prosa del ‘500 o del ‘600 italiano e stavo pensando se, con una riedizione, non mi piacerebbe leggermi Macchiavelli o Galileo la sera, senza troppo stress linguistico.
    Sono da uccidere?

    • No, per niente. Un traduttore parla sempre la lingua di chi legge, non di chi scrive. E così i classici rinascono. Quelli che si scandalizzano non hanno capito che esistono le traduzioni di un libro e non la traduzione unica. E che ogni 20-30 anni ogni libro deve fare la revisione della lingua se vuole continuare a comunicare con noi.

      • Grilloz

        Sono combattutto, perch mi sento d’accordo con voi, ma allo stesso tempo mi sento la coscienza sporca nell’esserlo. Che cos’è una traduzione? Un trasporto dalla lingua dell’autore alla lingua del lettore. Ma già lo scrivere è un tradurre pensieri dalla mente dell’autore alla mente del lettore. Il problema che mi pongo è se la traduzione cerca di mantenere la forma del testo originale allora una traduzione da italiano del 600 a italiano del 2000 varierebbe qualche vocabolo qua e la, mantenendo però la struttura della frase originale (qui mi ci vorrebbe un linguista, ma non mi pare che la struttura della frase sia variata molto, mentre è variato molto di più il dizionario) mantenendo però così frasi lunghe e complesse difficili da comprendere a un lettore di oggi. Ma una traduzione che invece non mantenesse la struttura sarebbe onesta? Riuscirebbe a mantenere inalterato il pensiero dell’autore? E se si accetta di variare la struttura della frase allora perché non attualizzare anche i contenuti? Ad esempio (tutta colpa del pensatoio) Romeo e Giulietta potrebbero veder contrastato il loro amore non perchè appartenenti a famiglie rivali (cosa poco attuale, almeno nel nord Italia da dove provengo) ma perché lei ha iPhone e lui Android.
        Ma in questo modo il traduttore non diverebbe lui stesso scrittore, cessando così di esser una figura nascosta dietro le pagine?

      • Meglio non esagerare: quando si traduce Svetonio non si fa di un Imperatore il Presidente del Consiglio.

        Oggi – e senza traduttori! – si fa piuttosto l’operazione inversa 😦

      • Rispondo solo ora alle tue osservazioni, non avendo tempo nei giorni scorsi. Innanzitutto una nota sul trasporto da una lingua all’altra. Di fatto le lingue non sono trasferibili in modo perfetto, le sovrapposizioni sono solo parziali. Quindi una traduzione non può mai essere un trasferimento puro, ma implica sempre una qualche riscrittura per rendere comprensibile al lettore usi linguistici e modi di pensare lontani dal ricevente. La questione di attualizzare non solo la lingua ma anche il contenuto è ampiamente usata da tempo. Romeo e Giulietta si trasformano in una lotta tra bande rivali in West side story, niente di male in tutto questo. Però questa non è più una traduzione, ma una riproposizione. Che a volte sfocia anche nella parodia. Che il traduttore sia anche scrittore è un fatto riconosciuto all’estero dove vigono i diritti di traduzione al pari di quelli d’autore sulle copie vendute. Solo in Italia la figura del traduttore non è tenuta sullo stesso piano dell’autore straniero. Viene pagato con un fisso, tranne pochi casi, al pari di qualsiasi tecnico del processo di pubblicazione del libro. Un giorno di questi mettiamo a confronto alcune semplici traduzioni fatte da noi e vediamo cosa succede (purtroppo non bazzico lingue straniere, già ho difficoltà con l’italiano) 🙂

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