Io non so volare

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Che cos’è lo stile per uno scrittore? E soprattutto dobbiamo coltivare uno stile di scrittura che piaccia ai lettori, pena l’oblio letterario, o rimanere se stessi costi quel che costi? Domande lecite che si pone Marina Guarneri nel suo blog, Il taccuino dello scrittore, e che di solito coinvolgono emotivamente tutti quelli che nella rete amano scrivere. Ne avrò già parlato anch’io sicuramente da qualche parte in passato di questo illustre sconosciuto, lo stile, che sfugge a ogni catalogazione. Sono anche sicuro che ogni volta sono giunto a una conclusione diversa, persino opposta, a seconda dell’umore e del pensiero del momento. A volte lo stile era questo, a volte quest’altro.

Il fatto è che tutti noi, ma proprio tutti, siamo unici. Oggi partirei da questa premessa che mi pare inattaccabile. Io non assomiglio a Fabio Volo, né a Stephen King, né a Alessandro Manzoni – i nomi sono stati scelti a caso –. Di più, non voglio assomigliare a loro neppure se mi pagassero. E non assomiglio a nessuno dei blogger che leggo tutti i giorni. Questo vale per ognuno di noi, ovviamente. Non riesco a immaginare una personalità tanto limitata intellettualmente da voler possedere uno stile simile al più grande degli scrittori o al più ammirevole dei blogger. Io sono io. E questo lo dobbiamo dire tutti.

Ma allora che c’entra il lettore in questo discorso? Nulla. Solo i politici cercano un pubblico e cui dire quello che il pubblico vuole sentirsi dire. Come politico avrei lo zero virgola (oddio, c’è chi punta veramente allo zero virgola…). Ma come scrittore, vabbè come blogger, non cerco un pubblico. Casomai è lui che mi trova. Perché vede in me, in cosa scrivo, in come lo scrivo, qualcosa che gli manca, ma che al contempo cerca perché gli piace. Sia chiaro: ci sono anche scrittori che puntano allo zero virgola…

Ho divagato. Torniamo allo stile. Che cos’è lo stile? Marina l’ha paragonato all’abito che si indossa. Ma se l’abito non fa il monaco, figurarsi se può fare lo stile. Prendete un cafone, vestitelo del miglior capo sartoriale, e mandatelo alla notte degli Oscar a parlare in mondovisione. I suoi gesti, le sue parole, la sua mimica facciale, tradiranno quello che è: niente di meno e niente di più di un cafone. Quindi uno stile da cafone. Non lo cambierà l’abito, il pubblico, l’intonazione. In tutto questo non ci vedo niente di male. Ognuno è ciò che è. Sarebbe bizzarro che pretendessimo di cambiare lo stile di un individuo solo perché la situazione lo impone. Lo stile è come parli, come ti muovi, come ti vesti. C’è chi porta occhiali neri per darsi sintomatico mistero, e c’è chi lo prende in giro in una canzone alla Battiato. Sono due stili entrambi, contrapposti a volte, ma che parlano e hanno ugual diritto di parlare. Renato Zero vive alla Renato Zero, Vasco è Vasco. In tutto ciò che fanno, dicono, vestono, suonano, cantano sono esattamente se stessi. E noi li apprezziamo (o disprezziamo) proprio per questo. Non li vorrei diversi, come non vorrei diverso il cafone o il professore universitario. Che in contesti lontani dal loro vissuto sarebbero ugualmente fuori luogo, perché è il loro stesso stile a metterli fuori luogo. E nel contesto appropriato entrambi sono splendidi. Ho divagato ancora, chissà però se ho detto qualcosa che vale la lettura fino a qui. Però se qualcosa vi ha colpito, sappiate che ve l’ho detta in stile Helgaldo. Da questo si può capire che non sono né Manzoni, né Stephen King, e neppure – ora ne avete la certezza assoluta – Fabio Volo. Insomma, io non so volare.

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11 commenti

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11 risposte a “Io non so volare

  1. Grilloz

    Io l’ho letto fino in fondo, il che vuol dire che, almeno con me, lo stile Helgado funziona 😉

  2. 😀
    Ecco perché ogni tanto scrivo certi post: per vederti impedito con le ali, ma speditissimo con le parole!

  3. Grazie al cielo e agli dei tutti non sei Manzoni, King o Volo! Qui noi vogliamo leggere Hel.

  4. iara R.M.

    Anche io ho letto il tuo discorso sullo stile!
    Riguardo me, ho opinioni in movimento…
    Ciao. 🙂

  5. Marina scrive sempre “certi” post: le sue domande sono lecite. Sono sicuro che anche le sue risposte sono lecite. Il problema è, sospetto io, che alcune le tiene scritte nel suo taccuino dello scrittore 😀 (non il blog, ma quello cartaceo). Uno di questi giorni dovrei prendere e andare a Roma: non a vedere il papa, ma a vedere il suo taccuino. Di nascosto.

    P.S.: dimenticavo: buongiorno a tutti.

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