Scrittori col filtro e senza filtro

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Come certi fumatori incalliti che giunti al parossismo decidono di smettere, anch’io sono sempre tentato di smettere col fenomeno del self-publishing, anche perché non me ne viene nulla in tasca. Non scrivo, non vendo, non sono un editore, non sono niente. Eppure tic, come una goccia, tac, ci ricado di nuovo appena navigo tra i blog. Questo è il motivo contingente per cui oggi vi punzecchio di nuovo segnalandovi un’iniziativa editoriale interessante e/o preoccupante, scegliete voi l’aggettivo che più vi sembra adatto a definirla.

C’è un sito – Extravergine d’autore punto it – dove quattro valenti giovani (al momento in cui scrivo, ndr) danno spazio ad autori autopubblicati e validi per segnalarli al pubblico dei lettori. Nella lunga discussione che settimana scorsa mi ha visto porre delle domande sul self-publishing a Marco Amato, una delle questioni che più mi premeva da lettore era orientarmi nell’algoritmo di Amazon che tra recensioni ingannevoli e proposte editoriali imbarazzanti poste in primo piano, rendeva difficile orientarsi su un auto-editore valido. Sembra che l’home page di questo sito vada proprio a soddisfare questo bisogno, forse quindi non solo mio.

Però c’è un però. Se leggete il testo dell’home page, chiarissimo, si parla immediatamente di filtro editoriale. Vi si legge, tra le altre cose: «Se da un lato la facilità di pubblicare ha consentito a molti bravi autori di emergere, dall’altra la mancanza del filtro di un editore ha permesso anche a moltissimi testi di scarso valore di arrivare sul mercato. Il risultato? Un lettore confuso e diffidente rispetto al mondo del self-publishing. […] Da qui nasce l’idea di Extravergine d’autore, uno spazio che si pone l’obiettivo di ricoprire, nella filiera tra autore autopubblicato e lettore, il ruolo di filtro ad oggi mancante. Extravergine d’autore diventerà una voce neutrale e sempre più autorevole nel talent scout di scrittori autopubblicati, sarà un punto di riferimento per tutti gli accaniti lettori del web. […] E se sei uno scrittore, inviaci il tuo romanzo autopubblicato, potrebbe entrare nell’élite di Extravergine d’autore».

Ma non c’eravamo detti che il self-publishing serve proprio per annullare la filiera tra autore e lettore, che solo quest’ultimo è autorizzato a separare il grano dal loglio? Che parole come filtro, talent scout, voce autorevole, élite fanno parte della vecchia guardia (conservatrice) dell’editoria tradizionale?

Insomma come ce lo dobbiamo fumare questo benedetto nuovo autore autopubblicato, col filtro o senza filtro?

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32 commenti

Archiviato in Fenomeni editoriali

32 risposte a “Scrittori col filtro e senza filtro

  1. Il fatto è che l’autopubblicazione è molto di più, di questo. Non si tratta solo di ricevere testi senza filtro, ma anche quel genere di storie che un editore può apprezzare, ma non avere il coraggio di pubblicare perché non commerciali. Si tratta di essere il solo e unico proprietario dei propri scritti, si tratta di gestirsi da sé. Ovvio che si tratta anche di sopravvalutazione, in moltissimi casi, e quindi di scrittori che pubblicano un testo che credono sia molto meglio di quello che in realtà è. Tutto questo per dire che trovo che questo sito sia, in fin dei conti, una buona idea. Spero solo che i creatori non pubblicizzino i romanzi solo in base al loro gusto personale, ma con un’obiettività mirata a fornire a tutti il genere di lettura che cercano. Sennò si tratterebbe di una dittatura letteraria! c;
    (Scusa se ultimamente ti commento sempre, è che porti sempre a tavola riflessioni interessanti e non posso mai fare a meno di immischiarmi!)

    • Come un ragno che tesse la ragnatela voglio invischiare sempre nuove idee, le vostre. Fai bene quindi a intervenire, criticando se è il caso, che è sempre meglio allargare la discussione. I mi piace lasciamoli a Facebook. Chissà se i promotori di questa iniziativa verranno a meglio definirla. La tua domanda, gusto personale od oggettività di giudizio?, è di quelle fondamentali. Chiarirla aiuterebbe a far comprendere meglio l’iniziativa. 🙂

  2. Non conta tanto come fumi ma cosa fumi… 😉

  3. Commento senza aver spulciato nel sito. No, non mi pare una buona idea. S’investe Extravergine di un’autorevolezza che avrà anche, non ho i numeri per dire di no, ma che fa a pugni col concetto basic del self. Il filtro del self sono i lettori. Se il libro piace, spiccherà nel mucchio e se piace proprio tanto prenderà il volo!

  4. Grilloz

    Boh, non fumo, quindi non saprei, però il caffè lo preparo col filtro (quello della moka intendo) certo, si può fare anche senza, si fa alla turca (non il gabinetto, il caffè, che poi i greci dicono di averlo inventato loro, ma questa è un’altra storia) che ho anche avuto modo di provare, e non è male, certo un’altra cosa, più pastosa.
    Da lettore, devo dire, di un filtro ne sento il bisogno, che sia un buon editore o un buon talent scout. Certo va verificata la bontà del filtro, ma è una verifica sola contro mille 😉

  5. Bisognerebbe anche capire in base a cosa scelgono i “meritevoli”; quali sono i requisiti oggettivi di selezione? Devo però andare a visitare il sito: forse le risposte le trovo lì. Altra curiosità: chi mi giudica? Sono altri lettori o persone che godono di autorevolezza nel panorama letterario? Ma se così fosse, verrebbe meno il presupposto del self.
    Non saprei…

  6. Marco Amato

    Oddio io resto senza filtro.
    Non posso giudicare la bontà dell’iniziativa. Nelle cose che non quadrano io provo sempre a vederci il raggiro. Qui non riesco a intravederne di palesi. Le ragioni mi paiono buone.
    Però il mio tarlo è: ricevere decine (o centinaia) di manoscritti self in valutazione. Di questi, selezionare i migliori e leggerli per intero prima di accettarli.
    Ma… se non si fanno pagare né oggi né mai, come dicono fra le faq.
    Beh la mia domanda è: a che pro?
    A che pro dei volontari o altri scrittori decidono di sobbarcarsi di questo immenso lavoro? Un lavoro tanto ingrato che nemmeno gli editori riescono a gestire e pur loro ne hanno uno scopo di lucro. Solo per un self publishing di qualità?
    Il mio istinto suggerisce di non farmi persuaso, come direbbe Montalbano.

    • Grilloz

      boh, visto che tra i selezionati c’è una nostra conoscenza mi sento di dargli almen un briciolo di credito, come scrivevo sopra, da lettore ben venga un filtro a patto di verificare la validità del filtro.
      Sulle motivazioni non saprei, ma c’è anche qualcuno che fa le cose solo per passione, o forse sono rimasto in un racconto di Salvatore 😛

      • Marco Amato

        Sì, come dico, non vedo truffa. Può essere qualcosa di sano senza dubbio. Esistono anche negli Stati Uniti associazioni di scrittori indipendenti. Ma lì in genere si aderisce a un manifesto di qualità.
        Però perché andarsi a leggere, decine centinaia o migliaia (non so che portata possono avere) di opere all’anno, di ogni tipo, compresa la poesia, solo per selezionare un self publishing di qualità.
        Altro dubbio. Ma a quel punto gli scrittori non dovrebbero apporre sulle loro copertine un bollino di qualità dell’iniziativa?
        Sì, anch’io ho visto una nostra conoscenza. 😉

      • Grilloz

        “Beh la mia domanda è: a che pro?” potrebbe essere perché credono nel self (tu non lo faresti?) oppure, più concretamente, per guadagnare loro un po’ di visibilità, non saprei.
        Comunque per scartare un testo basta leggere le prime 10 pagine (anche meno a volte). Se le prime dieci pagine sono pessime per esperienza il libro non si salva più. Quindi di tutte le proposte che gli arrivano alla fine ne leggeranno forse il 10%, che è un bel po’ meno di lavoro. Oltre tutto se sei un editore puoi sempre dire, vabbè, è scritto da cani ma la storia è interessante, lo do in mano ad un editor e ne tiriamo fuori qualcosa, se invece il tuo filtro è solo passa/non passa, allora se è scritto da cani lo scarti e basta.
        Poi restano i criteri di selezione, io, per quanto mi sforzi, non riesco ad essere completamente oggettivo, e questo è già un limite, la sola correttezza sintattico-grammaticale non è un criterio sufficiente.

      • Marco Amato

        Sincero sincero? No, io non lo farei.
        Cosa mi importa di redimere il self publishing. Perché sobbarcarmi di un lavoro così immane e noioso.
        Per me il self publishing è un mezzo che lo scrittore indipendente può utilizzare…
        Come ben dici contano i criteri di selezione.
        La qualità dei filtri viene giocata dal singolo operatore/soggetto.
        In ambito scientifico quando Science pubblica un articolo, la qualità è dettata dal suo prestigio e dai suoi lettori, ovvero scienziati. Science non pubblica fesserie perché altrimenti il suo prestigio crollerebbe.
        Lo stesso, se prendo un libro Adelphi, io so che quel volume rientra in uno standard di qualità alto e ricercato.
        Editori che invece desiderano il mercato e la velocità di vendita, sappiamo che il filtro della qualità è un compromesso labile.

        Poi io un giudizio me lo sono fatto, su a che pro. Ma non posso dirlo in un commento 😛

      • Grilloz

        Beh, sai dove trovarmi fuori dai commenti, no? 😛

      • Marco Amato

        E poi Helgaldo lo informi tu o informo io? 😀
        Ne approfitto perché so che a lui piace quando innesca il dibattito e i commentatori replicano tra loro. 😛

      • Grilloz

        Il classico narcisismo bloggaro 😀

  7. Anch’io non ho spulciato nel sito. Può essere una buona idea o no a seconda di come viene gestita e da chi sono i quattro valenti giovani e quale linea editoriale seguono. Non sono esperta del genere, ma so che per il rosa ci sono siti molto autorevoli, in grado di orientare le vendite e che recensiscono sia autori pubblicati che self. Sono considerati seri e attendibili dalle lettrici, che è quello che conta. Se questo sito riuscisse a fare una cosa del genere per la narrativa non di genere sarebbe una cosa assai utile.

  8. “La mancanza del filtro di un editore”: è una frase ricorrente, adorabile, quasi pittoresca. La usa chi è ancora estremamente convinto (o illuso) che tutto ciò che sta sugli scaffali delle librerie, essendo opportunamente “filtrato”, ha ottenuto tutti i crismi necessari per essere un’opera perfetta almeno nella forma (visto che il contenuto è sempre soggettivo).
    Ho letto di recente IL PROTOCOLLO OMBRA, edito da Garzanti. 574 pagine e ben 48 refusi. Alla faccia del filtro, alla faccia dell’editore, alla faccia di tutti coloro che credono nel “filtro dell’editore” e di tutti coloro che ne temono la mancanza. Soprattutto alla faccia del lettore (in questo caso il sottoscritto) che ha speso ben 16 euro per una edizione con copertina rigida. Quindi questo autore (che Garzanti ha presentato addirittura come il nuovo Crichton) me lo sono fumato inavvertitamente senza filtro… 😀

    • Grilloz

      Ma al di là dei refusi (colpa del correttore di bozze, direi, non del filtro) qual è la qualità del libro? Avvincente? Noioso? Poco plausibile? Originale?
      (cmq tendo a schivare un po’ i bestseller internazionali)

      • Personalmente l’ho trovato avvincente. Purtroppo oltre alle decine di refusi credo di aver ravvisato anche alcuni “svarioni” di traduzione. Non intendo errori grammaticali o di sintassi ma scelte lessicali poco felici. E queste potrebbero aver influito sulla “resa” dell’opera. Quindi non credo sia da mettere alla gogna solo il correttore di bozze ma anche il traduttore. Concludo precisando che non si tratta di un bestseller internazionale, ma della prima opera di un autore esordiente.

      • Qualche post fa ho proposto alcune traduzioni celebri di Moby Dick: anche in quel caso c’era una soggettività del traduttore e un’altra del lettore nel giudicare l’opera. Per filtro editoriale però si intende la validità editoriale dell’opera, e questa è stata filtrata dall’editore di partenza. I refusi sono oggettivi, le stonature di traduzione dipendono da molti fattori. Magari la tua proposta di traduzione alternativa porta ad altri problemi di traduzione. Se poi un libro è stato stampato in modo pessimo (esempio mirabile Se una notte d’inverno un viaggiatore), si può colpire editore evitando di comperare altri suoi libri. Bisognerebbe avere il coraggio di farlo.

      • Grilloz

        Ho detto best seller perché sul sito dice venduto in più di 20 paesi.
        Ahimè le traduzioni! (oltre tutto sul sito di Garzanti c’è scritto chiaro “Traduzione dall’inglese di Vito Ogro” che è spesso un limite delle traduzioni italiane di autori esotici). In questo caso però potremmo dire che il filtro (in Giappone, immagino) abbia funzionato, il testo selezionato è valido, poi il pressappochismo, la fretta, la riduzione dei costi dell’editore italiano ha fatto il danno, no?

  9. A me, però, questa cosa del self che fa emergere i meritevoli ricorda tanto la mano invisibile di Adam Smith.
    Per capirlo basta un minimo di conoscenza di matematica superiore ma, anche dal punto di vista meramente pratico, che l’idea sia stupida lo ha dimostrato bene la Cina, con la sua economia pianificata.
    Ad ogni modo, ciò non significa neppure che il primo Garzanti che passa sia il filtro che tutti vogliamo.

    • Adam Smith, liberismo, darwinismo, democrazia dal basso, meritocrazia, scientismo, information thecnology, globalizzazione: sono tante le filosofie nate in altri ambiti che finiscono, non si sa a che titolo, per influenzare il destino dei libri.

    • Marco Amato

      Beh tra le teorie chiamate in causa non bisogna scordare la mafia del libro, il viaggio a Lourdes per certi libri, e poi di seguito l’occultismo, il qualunquismo, il populismo e dulcis in fundo la teoria quantistica, puntualmente utilizzata come spiegazione dalle pseudo scienze che dicono: avviene per i quanti, anche se non si sa mai quanti sono. 😀

  10. iara R.M.

    Probabilmente, è una brillante iniziativa, animata da entusiasmo e buone intenzioni. Tuttavia, da curiosa lettrice anarchica preferisco la faticaccia di scoprire da sola le letture migliori (per me.)

  11. iara R.M.

    PS.: Dato che ultimamente, soffro della famosa sindrome da coda di paglia, tengo a spiegare che i miei “mi piace” nascondono un universo di riflessioni silenziose che mi conducono a quel click. Tra le tante, spesso, sono in imbarazzo, perché leggo cose interessantissime su argomenti di cui non conosco un fico secco e allora, mi astengo dallo scrivere bolle di sapone e intervengo con un pollice in su per esprimere tutta la mia stima.
    ok, così è oggi! ^_^

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