Api, termiti, formiche

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Non ho mai amato le recensioni letterarie. Per la maggior parte si limitano a descrivere i libri dall’esterno, spesso riproponendo i contenuti preparati dagli uffici stampa, che poi non sono altro che rimaneggiamenti delle quarte di copertina. Questo accade tanto sui quotidiani cartacei e online quanto nei blog che si occupano di libri. E poi oggi, in tempi di «democrazia» digitale, il recensore vecchio stampo che dall’alto della sua autorità interpreta e giudica il testo, sa di muffa. Forse anche un po’ di truffa.

E allora se vi parlo della Vita delle api, delle termiti, delle formiche di Maurice Maeterlinck non dovete intenderla come una recensione, perché non vi parlerò del libro.

Capita che qualcuno mi domandi quale sia il libro o i libri che più apprezzo, che mi hanno formato, che hanno significato qualcosa per la mia vita. La risposta che do di solito è spiazzante, quantomeno insoddisfacente: tutti e nessuno.
Tutti, perché in ogni libro – bello o brutto che sia – c’è sempre qualcosa da salvare, che valga la lettura. Nessuno, perché c’è sempre poco da salvare.
In realtà mi dimentico tutto ciò che leggo a volte addirittura pochi minuti dopo averlo letto, eppure anni dopo mi capita che parlando d’altro emerga una citazione, un rimando proprio da quel libro che credevo sepolto nella memoria, come se un lampo di coscienza illuminasse all’improvviso una sua pagina, un passaggio significativo. In tal modo inganno chi mi sta di fronte con una mia presunta (solo da lui) competenza letteraria.
Credo invece che la mia mente di lettore funzioni come un puzzle dal disegno sconosciuto, costituito però da tasselli sparsi a caso ma che improvvisamente e contro la mia stessa volontà realizzano delle associazioni impreviste, combaciando alla perfezione.

Sono perciò sicuro che la trilogia degli insetti sociali di Maeterlinck (premio nobel per la letteratura nel 1911, non certo uno che passa per caso) – api, termiti, formiche – emergerà in tutta la sua profondità tra un bel po’ alla prossima domanda esistenziale che mi faranno, perché è uno di quei testi che sotto forma di trattato di entomologia parla ai nostri destini di uomini che vivono senza un perché, muovendosi in un universo dove l’infinitamente piccolo coincide con l’infinitamente grande. Chi volesse capire come siamo fatti troverà nei fatti delle api, delle termiti e delle formiche un bel gruzzolo di spunti poetici, filosofici e religiosi insieme. Solo questo varrebbe la lettura.

So che non lo acquisterete, però lo segnalo lo stesso a coloro tra di voi che osservano i fenomeni sociali e personali da un solo punto di vista: il proprio. Seguendo il pensiero di Maeterlinck nella lettura potrete invece capire come si possano interpretare da parecchie angolazioni, umane e disumane. E questo potrebbe darvi in generale una marcia in più come scrittori.

Banalmente poi, per chi di voi scrivesse fantascienza e fosse alla ricerca di sempre nuovi mondi immaginari, le osservazioni tratte dalla vita degli esseri minuscoli descritti in queste pagine potrebbero risultare davvero illuminanti e farvi compiere un passo decisivo verso la creazione di un ignoto non banale.

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8 commenti

Archiviato in Leggere

8 risposte a “Api, termiti, formiche

  1. Una piccola operaia si trova sperduta a qualche decina di metri dal suo formicaio, intorno a lei una scura coltre di buio e un silenzio chimico fatto di feromoni sconosciuti. La formica vaga fra i ciottoli costeggiando un lungo ramo, ha paura, entra finalmente in una tana. Scende nello stretto cunicolo, comincia a sentire con le antenne un odore che non sembra troppo alieno, si trova nel mezzo di una colonia di formiche rosse. Le assaltatrici si avventano su di lei: la vogliono scacciare, forse mangiarla. L’operaia trasuda paura, le rosse la prendono tra le tenaglie, la buttano tra le uova che si schiudono, aspettano che le nuove larve se ne nutrano. La formica sprofonda nel buio, comincia a rotolare. Si sente soffocare. Un’antenna la scuote, si sveglia, finalmente l’odore amico della sua regina: «Si batte la fiacca, qui?».

  2. chiarasole1981

    Sai che sono curiosa davvero?
    Farò una ricerchina. Da sociologa, non so perché, mi ispira… 😉

    • Cara Chiara, è uno di quei libri che potrebbe interessare per associazione di idee. Ma non lo vedo in chiave post moderna… casomai come un incubo futuro, alla 1984, per intenderci. Le termiti, soprattutto.

  3. Pingback: Thriller paratattico n. 52: ci vuole un fisico bestiale – Scrivere per caso

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