Burkina semplice

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Quando si toccano i sentimenti è facilissimo cadere nella banalità. Raccontandovi questa storia d’amore cercherò di non cascarci, e mi scuserete se ci sarà qua e là qualche cedimento alle romanticherie da quattro soldi, inevitabili in alcuni passaggi.

Questa storia d’amore tra lui e lei ve la racconto dall’inizio alla fine. Anzi, oltre la fine. Quando la storia comincia, per essere precisi, in realtà è già iniziata da parecchi anni, circa dieci. Mi spiego meglio.
La storia inizia banalmente sui banchi di scuola. Lui siede al secondo banco al liceo. Anche lei siede al secondo banco. Ma non dovete pensare che siedano vicini o a fianco. Lui va a un liceo scientifico alla periferia del Giambellino, lei al Conservatorio di Milano. Lui non sa che ne sarà della sua vita, lei vuol diventare insegnante di musica più che musicista.

Lei è di un anno più grande di lui, e lui vede in lei la donna della sua vita, quella che sposerà un giorno. Ovviamente lui è un timido, non fa capire mai di essersene innamorato fin dalla prima volta che l’ha vista. Bravissimo a recitare la parte dell’antipatico viene preso subito in antipatia da lei, e così nei successivi dieci anni non si frequentano, non si vedono, vivono lui di qui e lei di là. Però lui non fa che pensare a lei, è tanto tanto innamorato di quel sentimento infantile e platonico che accompagna l’adolescenza timida. Pazzo qual è decide di amare solo lei e si convince che il giorno che lei se ne accorgerà, non si sa come, non potrà che precipitare nelle sue braccia.

Se parlo soprattutto di lui, e meno di lei, è perché sono un narratore che è amico di lui e non di lei. Quindi le sensazioni, le confidenze, le ho raccolte da questa parte, quella di lui. Non è che ora posso fare il narratore onnisciente che sa, mentre per l’ennesima volta lui mi parla di lei, quello che sta facendo lei in giro per il mondo. Sono perciò un narratore alla lui (che non so come si definisce in letteratura), ma abbastanza oggettivo da tener presente pure lei. Continuiamo.

Sono passati dieci anni, ma potrebbero essere anche quindici. Non si sono più visti. Lui ama lei, lei nemmeno sa di essere amata da una poco più che conoscenza giovanile. Si rivedono per caso a un funerale. Be’, questo capita a volte. Come stai come non stai iniziano a frequentarsi qualche volta. Gelato, cinema, mi stavi antipatico, ora sei cambiato. Volevo starti antipatico perché ti amo. Come mi ami? Mi stai prendendo in giro, no che non ti prendo in giro.
Quando finalmente lui confessa che non ha fatto altro che amarla in tutti quegli anni, lei un po’ è indispettita, un po’ pensa a un maniaco, un po’ quest’uomo gli fa pena, un po’ si sente una donna speciale, un po’ questo strano «voto d’amore» la colpisce, un po’ se ne innamora. Di tutto questo un po’ c’è solo la supposizione da parte mia, perché non so lei che cosa effettivamente pensa. Il fatto è che, complice un po’ il vino, lei lo bacia e decide di provare se potrebbe funzionare. Comunque i dubbi sono tanti, perché non è proprio quel genere di uomo che le piaccia.

È un uomo un po’ gnegnè, che non so cosa vuol dire, ma le lei che leggeranno questo post probabilmente riusciranno a raffigurarselo. Eppure bacio dopo bacio, carezza dopo carezza, parola dopo parola, incontro dopo incontro, si accorge che lui non è così gnegnè. E soprattutto che l’ama veramente.
E un giorno quindi, quando è sicura anche lei di amarlo, gli consegna le chiavi di casa (che non le aveva mai date a nessuno) e gli dice semplicemente di venire a vivere da lei.

Eccoli ora insieme. Questo sarebbe l’inizio ufficiale della storia. I primi mesi vanno bene, benissimo. Lei sta recuperando l’amore arretrato di lui, quei dieci anni che lui ha amato per nulla sperando in un miracolo (un po’ come quegli aspiranti scrittori che scrivono un romanzo ma non sanno se poi verrà mai pubblicato, però lo scrivono lo stesso perché sentono che non potrebbero fare diversamente). Ovviamente però, come in tutte le storie d’amore, c’è sempre qualcosa che non va nel verso giusto.

Lei è una viaggiatrice, una turista del mondo, vuole girare ogni paese, immergersi in altre culture. Lui è un ciabattaro impenitente, che non uscirebbe mai di casa. Lei non vuole assolutamente sposarsi con un regolare contratto e la parola coniugata sui documenti e lo zerbino con scritto benvenuti nella nostra casa. Lui ha bisogno di questi riconoscimenti anche formali per non sentirsi il precario di questo grande amore.

Quando arriva il tempo stabilito per le ferie (lei è un’insegnante, poi ce l’ha fatta a realizzare i suoi progetti) lei parte per visitare luoghi splendidi e lontani. Lui accampa scuse per non andarci (il lavoro, i soldi, il lavoro e i soldi). Quindi lei parte sola e ben contenta. Perciò lui resta solo e mal contento.

Quando resta solo (questo lo so perché sono i momenti in cui ci incontriamo e mi racconta tutto) dubita che lei lo ami veramente. L’amore è sempre fatto di veramente: mi capirà veramente? mi vorrà bene veramente? sarà venuta veramente? Conclusione logica: non mi ama. Ma sì che ti ama, se mi ama non partirebbe sola, se la ami partiresti con lei, se mi ama resterebbe con me, tutta la notte così. Il fatto è che secondo me lei l’ama (e questo lo sa anche lui) però è giusto che non rinunci a se stessa per una divergenza solo turistica o formale.

Davanti all’ennesimo viaggio che sta per arrivare, lei tornando un giorno a casa dagli scrutini scolastici, non lo trova più: se n’è andato per non doversi sentire più precario. Un po’ di spiegazioni reciproche, ti voglio bene, no che non me ne vuoi, dette da entrambe le parti. E poi la constatazione che lui è un po’ gnegnè. E questo per lei è un difetto e per lui un pregio. Quindi ognun per sé. Fine della storia d’amore. È stato dieci e passa anni fa.

Da allora lui l’ho visto raramente, perché dopo si è sposato. L’altra sera però ero invitato da amici comuni e l’ho ritrovato (che sua moglie era partita per le ferie con la figlia) e lui si godeva un po’ di casa tutto solo, tutto un po’ gnegnè. E prima di salire dagli amici mi ha detto che non l’ha più vista e chissà che sarà successo, starà ancora viaggiando di paese in paese per entrare in contatto con nuovi modi di vivere, e tanti auguri. Poi mentre salivamo le scale mi ha detto che però quando va in giro si guarda sempre attorno come se lei dovesse sbucare all’improvviso. Che in una città grande come Milano, si sa, ci si incontra facilmente. E allora ho capito che ancora un po’ ci pensa a quella storia d’amore.

E poi ci siamo seduti a tavola con gli amici, e lì proprio al suo fianco c’era la sorella di lei, che casualmente è stata invitata a questa cena d’amici anche la sorella di lei. E si sono salutati e hanno parlato amabilmente, come ex parenti. E la sorella presente non accennava alla sorella assente, forse per non imbarazzare lui. Però lei, la sorella, si era fatta una bella treccina etnica. E lui le ha chiesto il perché di questa bella treccina. E lei gli ha detto che se l’è fatta per il matrimonio della sorella che c’era appena stato, che è stato un matrimonio etnico, perché si è sposata il 31 dicembre nel Burkina, che era il secondo anno che andava nel Burkina. E lui le ha chiesto se è il Burkina Faso e lei non lo sapeva se era il Burkina semplice o il Burkina Faso. Però si è sposata con uno del Burkina, uno molto bello e giovane e non gnegnè. Questo del gnegnè non l’ha detto ma si è capito che non è gnegnè. E quindi si è sposata? Sì, si è sposata perché altrimenti lui non poteva raggiungerla in Italia. E poi abbiamo cenato, e ci siamo divertiti tutti. Però pensavo che la storia della treccina e del Burkina Faso o del Burkina semplice, nessuno scrittore se la poteva inventare di sana pianta. Secondo me è un bel finale per una storia d’amore che a suo modo è bella, anche se forse al mio amico non piace poi com’è finita, però a me piace. Bisognerebbe ora che qualche aspirante scrittore si mettesse a scriverla questa bella storia vera, anche se poi non gliela pubblicherà nessuno, e la consideri un atto d’amore per la scrittura finito male che narra di una storia d’amore finita male, non so a voi ma a me piacerebbe leggerla.

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15 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

15 risposte a “Burkina semplice

  1. Avendo già fornito la storia, a te serve uno scrittore e non un romanziere…

    PS: il Burkina è solo Faso. #Burkexit

  2. Dai Hel, l’hai già scritta tu questa bella storia con allungatoia, e cambio in corsa.

  3. “Un gnegné è per sempre”

    Visto che serve uno scrittore, o un romanziere, solo il titolo posso azzardarmi a immaginare…
    😀

  4. A me è piaciuta tanto, proprio così com’è stata scritta.

  5. iara R.M.

    Anche a me è piaciuta tanto così com’è scritta. Certo, si può scrivere ancora e immaginare tutto quanto c’è dentro quell’inizio tra i banchi di scuola e quella fine alla cena con gli amici. Un pochino la mia mente è già partita a raccontarla, ma ultimamente, preferisco non rischiare di rovinare una bella storia, scrivendola davvero.

  6. Davvero ti piacerebbe leggere una storia così, dopo averla raccontata tu tanto bene?

  7. Insomma, galeotto fu il funerale e chi vi morì.
    Bella la storia d’amore, ma del poveraccio trapassato a vita da vermi, che ha reso possibile l’incontro, nessuno mi parla. Chi era? Perché quel giorno li ha congiunti alla sua bara?
    Io intreccerei su piani paralleli la vita del pre-defunto con la giovane coppia d’amata specie. E poi il defunto, da anima “vacante”, si ingegna assieme ad altre anime vacanti, tipo cospirazione ultraterrena, affinché i ritrovati si mettano insieme e consumino l’amor non consumato.
    Perché se le coincidenze un senso non lo hanno, le iperboli del casaccio destino sì. Altrimenti che “romanziamo a fare”! 😀

  8. Bello! Ora ci penso, qui c’è un sacco di materiale per scrivere in chissaquante sfumature diverse, tutto il romanzo.
    Un inizio l’ho già scritto tempo fa, c’è il funerale e lei che però è nera, quindi potrei invertire le parti. Tanté che una narratrice alla “lei” mi sarebbe più congeniale. 😉

    • Brava! Direi proprio di sì, quindi aspettiamo di leggerne uno sviluppo. 🙂

      In effetti si possono scrivere tanti romanzi a partire da questo nucleo, via alle storie!

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