Tutto quello che avreste voluto sapere su Helgaldo e non avete mai osato chiedere

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Basta, ho deciso.
Poiché non ho voglia di tramare un romanzo, che è un impegno non da ridere, e poi col caldo di questi giorni mi si spappola il cervello a inventare personaggi, ambientazioni, dialoghi, colpi di scena, incipit und finali; e poiché non conosco nessun argomento tanto a fondo da poterne ricavare un saggio di almeno cento pagine, se non copiando a destra e a manca da Wikipedia come fa qualcuno che è stato preso con le mani nel sacco del barattolo della marmellata; ergo mi ritrovo in queste ore a progettare un libro, anzi – sarò tecnologico – un ebook sulla mia stessa vita, che non sarà avventurosa come quella di alcuni grandi autori, ma è l’unica storia che conosco personalmente fin nei dettagli più reconditi e scabrosi. Autobiografia di blogger anonimo, ho già pensato anche al titolo.

Ora non mi resta che scriverla.
Ovviamente non è che un libro simile possieda un forte appeal, di questo ne sono consapevole. Non sono certo celebre come le star, i vip, gli uan self med men. Qualsiasi Fedez di periferia, proprio in quanto di periferia, ha vette di fan e follower che gli scrittori, specie se inediti e anonimi e manco di periferia, non potranno mai raggiungere. Qui urge un rimedio, anzi una strategia, un piano marketing, una guru-tattica che possa compensare lo scompenso.
Ho letto i consigli che di solito si impartiscono in rete ai poveri diavoli come il sottoscritto. Non fanno per me, lo confesso: troppo operai, troppo sudore e sangue, troppo passin passetto. Ma siamo matti?, qui bisogna virare sul virale. Crescite esponenziali ci vogliono, successo esplosivo tramite schizzi di fama su tutte le piattaforme social. Non mi accontento meno che di questo. Bruciare le tappe e tutto gratuitamente, ben inteso. E allora che cosa occorre per stravolgere l’editoria e coinvolgere gli utenti?
La social biography, ovviamente.

Avete letto bene: scriverò una social biography.
Anzi, la scriveremo insieme. Contenti? Mi sembrate riluttanti. Forse è perché ancora non conoscete la social biography…

La social biography non è una biografia del sottoscritto. Non è nemmeno un’intervista-fiume che uno di voi fa a Helgaldo. E neanche il romanzo biografato della mia vita. Tutta roba da rottamare, questa. Un po’ come il Pd di Bersani e di D’Alema. La social biography è il nuovo modo – quindi vincente, e vinceremo – di raccontare la vita di un anonimo e insignificante blogger quale io sono interagendo direttamente con il sottoscritto. Un progetto editoriale con le palle, una visione visionaria, altro che Amazon e self-publishing, che in confronto è Giulio Cesare al Rubicone. Qui si fanno i fuochi di artificio. La cui miccia siete voi.

Perché sarete voi a creare, e a diffondere, una relazione diretta con l’oggetto (in questo caso sono anche soggetto, cosa volete di più) del libro stesso. Con le vostre domande – una alla volta, una alla volta per carità, direbbe Figaro – avrete la possibilità di essere coautori della mia social biography. Gratis!
Tutto senza spendere un euro, né voi né io. Ma come si realizza tutto questo?

Semplice. Voi mi fate le domande, qualsiasi domanda vi passi per la testa, nome cognome escluso, perché altrimenti non sarebbe anonimo. E io risponderò sinceramente, o più sinceramente che potrò. Giunti alle duecento, ma che dico duecento, trecento domande e oltre, confezionerò il tutto e ci farò un bell’e-book in self-publishing, dove ci sarà Helgaldo sotto i riflettori, ma voi sarete il Montanelli, il Bocca, il Brera, il Travaglio, il Santoro, il Minzolini, e mi voglio rovinare anche il Marzullo della situazione. Chiedete e vi sarà dato diventerà un grigio retaggio del passato, di quando le relazioni non erano virtuali, ma si pagavano in natura. Ma ora, con i social 2.0 fin sotto le unghie: chiedete, e vi sarà semplicemente detto. Ci metto il nome anonimo mio, ma ci metto il vero nome vostro. E col vero nome vostro, poi ci penserete voi a diffondermi sui social.

Ma che volete di più dalla vita? Basta con le autobiografie classiche che nessuno più si fila. Buona social biography a tutti. Biografie 2.0 per tutti, ma non per molti.

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138 commenti

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138 risposte a “Tutto quello che avreste voluto sapere su Helgaldo e non avete mai osato chiedere

  1. Domanda da fine settimana di luglio.
    Una canzone che associ all’estate?

    • Tiziana

      Helgaldo non lo so… ma con luglio, mi viene in mente” Luglio” di Riccardo Del Turco, ma solo per il nome del mese. Invece da anni, mi ricordo di una canzone di Renato Zero: “Spiagge”.
      Mi evoca 100 ricordi e 100 pensieri, ma in particolare la fine dell’estate.

      • Tiziana

        Isabella , che canzone ti ricorda il periodo estivo? Se Helgaldo, me lo concede, chiedo anche a te una domanda 😀

    • L’estate è bellissima quando finisce. Adoro gli ultimi giorni di mare verso fine agosto-inizio settembre al tramonto con poca gente in spiaggia, qualche solitario ombrellone. Seduto sulla battigia, magari a fianco di qualcuno a cui voglio bene, in silenzio, dopo giorni che senti essere stati magici e irripetibili in cui si è stati in armonia. Vorresti che il tempo si fermasse in quell’istante perché tutto è perfetto. Allora c’è solo una canzone che può raccontare questo momento: Sapore di sale. Forse perché Gino Paoli l’ha composta a Stromboli in preda a questo stato d’animo di perfezione malinconica ed estatica. E quell’atmosfera in quel luogo l’ho vissuta anch’io e quindi me la porto dentro.
      Ma è carico di emozioni anche un altro momento per me, paradossalmente opposto: quando partivo per il mare e più mi avvicinavo a lui e più lui mi chiamava. Quell’urgenza, quell’onda, quelle speranze ancora intatte e non deluse, mi rendevano felice e inebriato. Lo racconta bene Luca Carboni con Mare mare, mi sembra si intitoli così.
      Infine c’è Il mare d’inverno… Strano che sia più famosa la prima parte, quella in bianco e nero che la seconda, piena di bugie. Qui c’è un po’ di atmosfera felliniana, ma anche questo mare è cantato bene. Tre quindi, non una sola.

      • Canzoni molto marine.
        Per rispondere a Tiziana, la canzone per eccellenza della mia estate è Ti amo di Umberto Tozzi, mi ricorda quando, con tutta la famiglia, passavo l’estate al mare. Andavamo a mangiare enormi piatti di spaghetti con le vongole in una trattoria che aveva la radio accesa e quella canzone non mancava mai.

      • Tiziana

        Grazie Isabella, sempre un piacere parlare con te..Bella, mi piace sia la tua , sia le tre citate prima.

    • Tiziana

      Isabella, devo pensare ad alcune cose, non tutte piacevoli. Continua tu. Spero di incrociarti presto. È stato un piacere…

  2. Tiziana

    Intendo conoscersi “sul serio”, nel senso di non parlare solo del più e del meno. Io parlo con tutti e, per fortuna, ho ancora la realtà del paesino. Mi piace moltissimo la panchina come luogo di chiacchiera e, non ho età, caratteristica che mi precluda di fermarmi a parlare. Fermarci… perché ci vuole tempo per parlarsi e in questo “tran tran” non è facile come prima.
    Però, obiettivamente, non dico a tutti così profondamente di me, sarebbe impossibile. Ecco perché intendevo parlare e conoscere insieme. È molto più profondo. Tu diresti tutto di te a 100 persone su 100? No, impossibile. Si decide a chi aprire il cuore e, per come sono fatta io, mi devo fidare di “brutto”. Dall’altra parte (eccola la famosa “altra” ti viene di parlare, sapere, chiedere, attaccare bottone (credo si usi questo termine) che lo fai attraverso il nostro incrociarsi quotidiano. A me succede. E forse c’è l’ho scritto in fronte di essere predisposta al dialogo, all’intersecarsi l’uno con l’altro. Il brutto è se gli occhi non s’incontrano, perché prima parte da lì. Ci si guarda e si parla. Ma se quello sguardo sta fisso sul cellulare?
    Prima o poi, alzerà lo sguardo.

  3. Wow, signore! Avete messo il turbo! 🙂
    Helgaldo, ma che meraviglioso effetto hai sulle donne!
    È forse perché a noi affascina il mistero, quel non visto che parla di sé e lascia all’immaginazione tutto il resto?
    E tu ti lasceresti conquistare da una donna che dimostra la sua intelligenza in rete con uno pseudonimo e svela poco della propria vita? Vorresti conoscerla, guardarla negli occhi, sentire la sua voce?
    Quali sono le tue fantasie di fronte alla sconosciuta che ti intriga?
    Non rispondere, già lo hai fatto: con la calvinata alla guida in piena notte! 😛

    • Sai, Marina, a volte chi corre incontro di notte in realtà fugge. Fugge da quell’amore romantico e superficiale basato sul mistero, che reca in sé il fallimento di un rapporto vero. Molte donne, non dico tutte, sono intrigate più dalla parola che dal mistero, perché è raro che gli uomini parlino veramente con loro. Un piccolo episodio. Le chat che frequentavo una volta erano delle stanze dove si poteva intervenire. Lui e lei parlano. Io sono presente ma dormiente. Lei vorrebbe che lui le decesse certe parole, conduce tutta la discussione fino a quel punto, perché lui dica alcune cose che a lei stanno a cuore. Ogni volta che lui giunge vicino a dire la frase giusta devia verso discorsi banali. Lei ricuce, e lui non capisce. Alla fine irritato intervengo, e lo esorto a dire… Non mi ricordo più la frase, ma era esattamente quello che desiderava lei. Lei apprezza l’intervento, e inizia a parlare con me. Per un po’ si parla a tre, io e lei tra le righe ci intendiamo su di lui. Finché lui molla ed esce dalla chat. Allora dico quello che lui avrebbe dovuto dirle in precedenza, lei è stupita della precisione con cui ne parlo, come se le leggessi nel pensiero. Ovvio che lei è interessata a lui, e non a me. Iniziamo quindi a parlare d’altro, le chiedo che lavoro fa: lavora nei tessuti. Dico bello! I colori, l’ordito, la trama, l’intreccio, il titolo. Sono bastate poche parole per farle assaporare un uomo con il quale si può parlare anche di tessuti. Credo che sia questo il vero mistero che affascina le donne, un uomo con cui si possa parlare a trecentosessanta gradi. Parlare, quindi a un certo punto serve sentire la voce. Se la voce piace, allora l’incontro. Se l’incontro piace, allora è amore. Non c’è nessun mistero, anzi l’annullamento di ogni mistero per vivere alla luce del sole.

  4. Tiziana

    Quale turbo? Non amo la velocità in niente. Anche mentre parlo, cerco di farlo più lentamente (mi sgriderebbero a casa e anche con i miei compagni di studio. Un italiano parla velocemente, secondo loro).
    Ultimamente mi sono imposta di camminare o, per andare in città, uso l’autobus.
    Vado solo di fretta con i miei progetti lavorativi. Per il resto sono una tartaruga. 😁😁😁😁😊😊😊😊

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