Contriti e scrittori

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«Basta la seconda pagina per capire tutto, basta un aggettivo: “volti contriti”. Per uno scrittore gli aggettivi sono la carta d’identità stilistica. Sono i chiodi su cui fondare l’arrampicata nella roccia. Se sbagli aggettivo, precipiti nella mediocrità. Ecco: “contriti” è un aggettivo che si usa per fare credere a un cretino che sei uno scrittore».
Opinioni, queste, a firma Davide Brullo, scrittore e stroncatore di scrittori.

E io allora subito mi agito. Quando uno stroncatore di scrittori dice che l’uso di contrito è spia di una scrittura mediocre, il mio istinto mi spinge a dichiararmi subito colpevole e concedere la testa al boia per l’esecuzione.

È ben vero che contrito è una parolona per gente colta con la laurea: dubito che si potrebbe intrufolare inavvertitamente nel mio lessico quotidiano da strada e di conseguenza nella mia scrittura. Però mai dire mai, anch’io di tanto in tanto tendo a sbruffoneggiare, a vendermi per più di quel che sono, a darmi delle arie da intellettuale. Questo, sì, mi capita, lo ammetto.

Magari contrito sarà sfuggito qualche volta pure a me, per far bella figura con qualche amica blogger, con i lettori del mio blog. Se questo è successo non è certo perché li ritengo dei cretini, casomai il contrario. Avessi mai usato quest’aggettivo incriminato l’avrei fatto al solo scopo di nascondere la cretinaggine mia ai loro occhi per essere all’altezza degli interlocutori.

Con mano tremante perciò digito «contrito» nella barra di ricerca del mio blog. Voglio scoprire se negli oltre settecento post fin qui prodotti sono incappato anch’io nella mediocrità. Attendo il responso elaborato dal computer con un leggero fastidio che si tramuta in ansia. Sudo freddo.

Zero risultati.

Mi apro al sorriso, niente contrizione. Le mie chance di essere un giorno un autore non mediocre sono ancora intatte e immacolate. Almeno fino al prossimo aggettivo censurato dello scrittore stroncatore di scrittori.

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63 commenti

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63 risposte a “Contriti e scrittori

  1. Da una parte la pubblicità della Treccani invita ad usare più del “carino”, attingendo alle 250 mila parole che abbiamo a disposizione.
    Dall’altra uno scrittore-affonda-scrittori (perché li affonda? per essere sicuro di rimanere in cima?… quale cima?) ammazza un aggettivo marchiandolo come “mediocre”. Forse doveva specificare a cosa si riferivano quei “volti contriti”.
    Magari quelli degli azionisti quando osservano le cifre di vendita di certi quotidiani? O quelli dei lettori quando capiscono che era meglio un secondo caffè al posto del quotidiano?
    Nemmeno nella mia ricerca risulta questo povero abbandonato aggettivo.
    Ma magari ce lo infilo a forza nel prossimo racconto, così, anarchicamente.

    • Un po’ sono d’accordo sulla mediocrità dei volti contriti, un po’ è eccessiva o addirittura ingiusta. Sicuramente un accostamento anarchico del termine, proprio perché anarchico, rende scrittore uno scrivente e gli conferisce stile. Credo sia questo il tra le righe dell’opinione censoria (e volutamente polemica). La trovo stimolante. Bisognerebbe usare come dici tu gli aggettivi in modo anarchico. Ma non solo come reazione allo scrittore-affonda-scrittori. Anarchia come regola, sempre. Per far emergere gli scrittori, non per affossarli. Mai più volti contriti nei romanzi se abbiamo altre 249.999 parole a disposizione da associare a un volto.

  2. Grilloz

    Ti leggo con volto contrito!
    Che poi sarebbe quando fai così con le sopraciglia, no?

  3. tizianabalestro

    Sono mortificata nel non usare sempre un linguaggio alto e il mio viso contrito lo dimostra. Sono dispiaciuta nell’usare paroloni qua e là, per mostrare più di ciò che conosco. (Un po’ di sinonimi sull’aggettivo in questione, più alla mia portata). Posso vedere l’articolo dove ha scritto questo? Grazie. (In compenso dal “Giornale” ho trovato un suo pezzo che m’interessa). Ora leggo.

    • Lo dice stroncando uno scrittore che va per la maggiore in questo periodo, ma per me vale anche decontestualizzando. Poi ci dici di che parla l’articolo che hai trovato. Magari salta fuori altro.

      • tizianabalestro

        È la prima volta che uso “contrito” come termine e quanti ce ne saranno che non uso. Però più scrivo e leggo, più arricchisco il mio vocabolario. Non per questo mi sento meno di qualcun altro. (Parentesi personale).
        Ora, da profana (la mia “ignoranza” e “schiettezza” mi fanno sempre ammettere quello che non so), non conosco benissimo questo signore. Nell’altro pezzo stroncava uno scrittore che è apprezzato a New York e non molto qui. Il tema dello scrittore è un po’ forte e particolare (non inerente alla lingua italiana e il suo uso… Sinceramente ho notato che il signor Brullo piace molto stroncare, però per dare un giudizio certo, dovrei leggere di più i suoi pezzi). A parte questo, è un libro che vorrei leggere, seppure lo stronco io, senza che mi influenzi nessuno.
        Trovo positivo che da una stroncatura ho il desiderio di leggere il libro in questione.

      • Il signor Brullo non lo conosco neppure io, ho solo letto una sua frase stimolante e volevo farvene partecipi. Grazie a questo ora sei interessata a un nuovo libro. Merito di Helgaldo e del suo blog (così mi faccio pubblicità da solo).

      • tizianabalestro

        Dalla recensione dell’altro scrittore dice che il libro è grave e assurdo se non altro per l’argomento. Ovviamente anche banale. Allora, se non vado errando è solo scrittore o fa anche il critico come professione?
        Perché se stronca non come professionista , ma solo per suo piacere, già mi sta antipatico.

      • tizianabalestro

        E allora grazie… mi costa ammetterlo, ma sì, qualcosa di buono la fai😁😁😁😁. Qualche merito te lo do. Guarda come gongoli, guarda come gongoli. … (con il twist… ah, no!! Era un altro verbo, più terra, terra)😁😁😁

      • Grilloz

        Però aiutatemi, cercando quella frase con Google mi da solo indicazioni di grammatica tedesca, si trova online l’articolo completo? Ora lo voglio leggere anche io lo stroncato!

      • tizianabalestro

        Io ho letto altro. Parla di un scrittore italiano , apprezzato a New York che tratta del suicidio e che non dà esito positivo. Però la curiosità delle sue recensioni ora c’è. Non fosse altro per vedere che cosa gradisce.

      • Grilloz

        Su su, non fate i vaghi, siamo tra amici qui 😛

      • tizianabalestro

        Hai ragione… senza tanti giri di parole. 😜

      • Grilloz

        Danke 😉

      • tizianabalestro

        Nichts zu danken 😊

      • Mi sfugge qualcosa sulla stroncatura segnalata da Tiziana. Se si tratta di una raccolta di lettere dei suicidi trovate in rete, che colpa se ne fa all’autore che poi altro non è che un “curatore” della raccolta, in questo caso? Si dovrebbero stroncare, uno ad uno, i suicidi stessi (ai quali direi frega già nulla…) Temo che il fulcro della stroncatura stia in questa frasetta riportata da chissà quale intervista all’autore: “Non sopporta «la chiacchiera a cui si è ridotta la letteratura di oggi»”
        Non sarà piaciuto ai chiacchieroni. 🙂

      • Ho letto velocemente, per curiosità, il link riportato da Tiziana. Probabilmente sbaglio, ma a me non pare affatto una stroncatura, anzi. Spiega quello che emerge da tutte queste testimonianze sul suicidio, proprio rivalutando il ruolo della parola letteraria. Interpretazioni diverse le nostre di un identico testo. 🙂

      • tizianabalestro

        Appunto per questo mi lascia perplessa questo signore. Se stronca chi raccoglie delle frasi, quindi non sue (ho letto tutto, lui riporta solamente), che senso ha?
        Stronchi uno scrittore che non ha scritto nulla di suo pugno?
        Non è affidabile come critico.

      • tizianabalestro

        Poi, secondo me, chi critica troppo (come nella vita ; quelli sempre a trovare il pelo nell’uovo negli altri, è insoddisfatto di qualcosa di sé. Possibile che non ti vada bene nessuno?
        Ecco perché cercavo una recensione positiva

      • tizianabalestro

        Le parole ultime raccolte con cura da Tinti spiccano per la loro banalità («Mi hai strappato l’anima. Non ho più ragione di respirare»), per l’accumulo di cliché.

      • tizianabalestro

        «Tutto il mio lavoro è centrato sulla morte», dice ancora lui, Gabriele Tinti, che ai suicidi ha dedicato un libro grave e assurdo.

      • tizianabalestro

        Non mi sembrano degli elogi. In alcuni punti descrive le testimonianze. È pur vero che come dice Barbara, non doveva commentare l’autore nel bene o nel male (quello è soggettivo) perché non sono suoi testi, ma parole di persone lasciate prima di suicidarsi. Non è una critica bastarda, ma anche due righe sul perché è banale, per me sono inutili. Riportare non è scrivere. Seppure avrei apprezzato la recensione su un libro del medesimo autore con i suoi pensieri.

      • tizianabalestro

        Comunque sì, su una cosa siamo d’accordo. Leggere un testo ed interpretarlo è soggettivo. 😊 È bello per questo, mi piace il confronto. Anche mettere e capire insieme punti di vista diversi.

  4. iara R.M.

    Con-Trito e RiTrito vien fuori un macinato finissimo. 🙂

    (O beata mia ignoranza, più leggo, più la spensieratezza fugge via… )

  5. Bene, ti leggo immaginandoti ridacchiante e con lo sguardo sornione (manco sornione va bene? 😀 ).
    Devo dire che sono un po’ stanco di leggere in giro per il web proclami di superiorità, critiche distruttive, come sono anche sfinito dalla foga di molti autori, blogger, giornalisti, critici, tutti protesi a costruirsi pulpiti con le ossa degli altri.
    Chi scrive pensi alla sua scrittura e non rompa i coglioni agli altri.
    E’ veramente triste il comportamento di coloro che cercano visibilità tirando fango sul prossimo. E’ peggio il comportamento belante dei sostenitori di taluni personaggi. Popolo afflitto dal senso di inferiorità che anela a un pochino di luce riflessa emanata dal personaggio cool di turno. Sarebbe bello ricordare alle dolci e docili pecorelle, che il buon pastore il gregge prima o poi lo vende o lo macella lui stesso.
    Noi genovesi siamo un popolo pragmatico, il valore lo misuriamo in base ai risultati e al pregio delle azioni. Ci divertiamo e ci trastulliamo con i chiacchieroni ma poi, alla fine dello show di auto elegia, torniamo al lavoro quotidiano. Personalmente non parlo mai dei libri altrui se non nei termini di gradimento più o meno elevato, non faccio mai critiche di tipo tecnico o stilistico, racconto solo delle mie impressioni. Per rispetto nei confronti di coloro che cercano la loro strada con la scrittura e che hanno tutto il diritto di sbagliare confrontandosi con il loro pubblico, e per l’altissima considerazione che ho di me stesso non volendo scegliere la strada dei detrattori di professione. Alle volte sorrido pensando ai critici, sopratutto se non hanno mai pubblicato nulla o quel poco di pubblicato risulta poi essere di qualità al massimo nella media. Mi sembra di assistere alle chiacchiere dei millantatori che si ammazzano di seghe vantandosi di avere una esaltante vita sessuale.
    Alla fine, le parole sono parole, così come le note della scala diatonica sono 7, poi ci sono i diesis che prendono il nome dalla nota precedente, poi abbiamo i bemolle che nominiamo in base alla nota seguente ecc… Tutto questo per dire che quello che conta è la costruzione, l’armonia.
    Scrivete, scrivete e moltiplicate. La grammatica e la sintassi sono la base, ma l’arte è altro, è di più.
    Mentre cerco una conclusione alla sequela di sproloqui che vi offro, mi viene in mente Edward Bunker, sgrammaticato e incolto, aaaah saper scrivere con la potenza narrativa di quel losco figuro dal lessico limitato.
    Sono contrito.

    • Caro Massimiliano, anche sornione non è mai stato usato nel mio blog. 😀

      Però se ti è venuto in mente questo termine forse lo metti nella famiglia di contrito, quindi un nocciolo di verità c’è. Rompere i coglioni non va bene (che bello e liberatorio usare rompere i coglioni…). Ecco uno scrittore se deve usare rompere i coglioni non lo raffina con irritare, più da scrittore, sì ma scrittore de’ che? Di ‘sti coglioni. 😀

      Certi termini perbenini sembrano fatti apposta per dare la patente di scrittore.

      • Helgaldo mio, siamo tutti nella stessa melma, ma come diceva il buon Oscar: ” alcuni con il viso a guardare le stelle”. Non ho indicazioni o consigli da dare, posso solo affermare il diritto di scrivere come cavolo mi pare. Piaccio? Non piaccio? Boh! Certo non faccio delle mie inettitudini un motivo per scaricare sugli altri le frustrazioni, come non faccio delle mie qualità, ben poche invero, un’arma per colpire chi arranca. Cerchiamo di rifuggire la spocchia, come è noto è la cugina brutta della vanità, ed evitiamo la saccenza che è figliastra, triste e spoglia di fantasia, del sapere. Bom, finito, spero di non averti triturato i maroni più del necessario, ti seguo con molto interesse, sei forte. Tra poco parto per una lunga notte di 12 ore, se dal lavoro riesco a collegarmi leggerò con piacere gli altri interventi. A presto.

      • Spero sempre in tanti interventi come il tuo che vanno in tante direzioni diverse. Butto il sasso in uno stagno, magari neppure il sasso è mio, ma lo stagno sì. Solo da pareri opposti, o da sfumature diverse su una stessa opinione, ha senso discutere. Per quanto mi riguarda cerco quando scrivo di usare le parole che conosco, che mi sono familiari (poche e sempre quelle). Come quell’indumento che magari è vecchio, scolorito, non fa una gran figura, ma quando lo indossi ti senti a tuo agio, e quindi fai sentire a suo agio anche il lettore perché parli con parole veramente tue e non solo per far letteratura. Credo, tra l’altro, che questa verità di parola sia il tuo caso e di tanti altri che bazzicano il mio blog.

    • Grilloz

      Quindici minuti di applausi!

  6. tizianabalestro

    Non tutti coloro che hanno studiato all’università sanno scrivere, nel senso che, grammaticalmente saranno perfetti (almeno è quello che ci si aspetta), ma “scrivere” e lasciare qualcosa (provare, sentire a emozioni, scaturire il dubbio, insegnarti, etc) a chi ti sta leggendo è altro. Questa è una dote naturale. Ti faccio un altro esempio: ci sono scuole di conservatorio per quanto riguarda la musica, ma quante persone sono autodidatte e ascoltandole ti fanno rabbrividire, nonostante non abbiano anni di tecnica?
    Io sono autodidatta in tutto (non elenco in che contesto, non è importante visto che vale in ogni settore).
    Nessuno nota questo, se tu hai talento. Al pubblico non importa se tu hai 3 master, 2 lauree, se poi scrivi (benissimo grammaticalmente, ma non è detto che hai quello che io chiamo” saper trasmettere”–> dote innata di un generatore di emozioni). Ad ognuno il suo mestiere, per carità. Il critico, critichi… ok. Quanti sbagliano nel criticare? Può succedere. Mi fido più dei lettori. Se devono stroncare, lo faranno, ma almeno è un’opinione sincera. Nessun lettore ci guadagna a dirti che scrivi male, al contrario ti seguirà e ti apprezzerà se gli avrai “trasmesso” qualcosa.

  7. iara R.M.

    E’ vero che ognuno di noi può scrivere quello che vuole e come gli pare. Sono anche convinta che i discorsi sull’adeguatezza di sostantivi, aggettivi, avverbi ecc… non possa essere stabilita a tavolino. Sì lo so, che a deciderlo è gente con grande preparazione letteraria, ma ho la sciocca presunzione di credere che il fulcro sia nei significati, più che nei termini in sé. Spesso, mi ritrovo a pensare che anche nella scrittura si chiacchieri più sulle mode, che non sulla sostanza. La grammatica è la base, l’unica intramontabile, seppure soggetta a piccole variazioni con il passare del tempo. E anche le emozioni e quello che si vuole condividere, è la base intramontabile di chi scrive, o almeno, dovrebbe esserlo, secondo me. Vedo le parole come mattoncini con cui costruire quello che nasce dall’immaginazione e che ci preme comunicare. Detto questo, non posso non tenere presente che chi scrive ha la responsabilità di rispettare il lettore e di non gettare via parole a caso, solo per l’orgoglio di pubblicare e vendere un libro.

    (“… E lo so, io scrivo sempre in stile ramanzina al fidanzato!”) 🙂

  8. tizianabalestro

    I libri li comprano i lettori, i critici non lo so se li ricevono in regalo per poi promuoverli o bocciarli. Fatto sta che io non scrivo per un critico o per la Accademia della Crusca o per paragonarmi a Dante Alighieri. Il mio linguaggio è questo, migliorabile sicuramente. Devo arrivare al lettore e non è detto che gradisca nomi da ricercare nell’enciclopedia da 4 volumi, che nemneno si usano nel linguaggio quotidiano o solo per pochi eletti. Egoisticamente poi, mi gratifica scrivere, mi piace rileggere quello che faccio, quindi già ho soddisfatto un lettore: me stessa.

  9. Scrittore stroncatore di scrittori?!?
    Avrei un altro termine per definirlo, ma preferisco sorvolare.
    Per esperienza so che chi cerca di stroncare a priori i propri colleghi sa da solo di essere mediocre!

    • 😀

      Allora sono tutti mediocri. C’è un libretto, Nemici di penna, che raccoglie le stroncature tra scrittori. Stroncato in maniera divertente qui: https://gaialodovica.wordpress.com/2014/05/03/nemici-di-penna-insulti-e-litigi-dal-mondo-dei-libri-di-giulio-passerini/

      • iara R.M.

        Ciò vuole dimostrare che chi scrive, farebbe bene a farlo sul cucuzzolo di una montagna, in isolamento; a inviare i propri manoscritti con un drone (evviva la tecnologia!) e a trascorrere le pause tra un’opera e l’altra, rotolando sull’erba o in meditazione, a seconda dei gusti. 🙂

      • La mia vita va a rotoli, anche la scrittura.

      • tizianabalestro

        Ho un aneddoto sulle stroncature tra amici nel mio gruppo di letteratura. Sono l’unica italiana , il resto sono argentini.😀 Sì è disgregato strada facendo, ma non per le stroncature😊Solo sono rimasti i superstiti. 😁😀.Però mi ha riportato a scrivere, a confrontare lo stile letterario oltreoceano, a conoscere autori sudamericani, a ricevere suggerimenti, etc. Dopo torno a raccontare (se interessa e se è così noioso), sto lavorando. ¡Hasta luego, chicos!

      • Si l’ho letto. Ma si tratta di coppie di colleghi che si odiavano… la tua definizione presupponeva una stroncatura generica di scrittori…

      • tizianabalestro

        Nel nostro gruppo leggevamo, in particolare, il romanzo di chi lo aveva creato. A volte compiaciuto, a volte prendendo un pezzo (era un po’ macabro il romanzo) e intortandoci su una storia tra alcuni componenti del gruppo, Tante risate, stroncature per modo di dire perché in realtà era un gioco tra noi. Il signore è un ottimo scrittore e usavamo la sua visione macabra per essere noi i protagonisti. Bello era lo scambio dei nostri scritti, correggerci, condividerli. Ecco questo è costruttivo. Non mi piace invece l’offesa personale. Va bene dare un parere, ma non sulla persona. Inoltre io, essendo l’unica straniera (o quasi), mi imparavo una lingua.

  10. tizianabalestro

    Allora noi siamo troppo buoni l’uno con l’altro😀

  11. Sono sicuro di aver letto questa parola in almeno un libro di Terzani, Augias, Iannacone, Mancuso, Vannini, Cacitti.
    E anche nelle traduzioni di Crichton (una proprio ieri!), Rollins, Brown, Berry.
    In effetti noto solo ora che sono tutti autori mediocri…

    Brillante questo Davide Brill.. Brullo! Davide Brullo!
    (Mo’ me lo segno, sia mai che…).

    P.S.:
    Davide Brullo… Davide Brullo… Davide Brullo…
    Non lo trovo. Ma dove devo cercare?
    Ma devo usare Google? O lo trovo con il Pokemon Go?

    P.P.S: però sono riuscito a fare un commento mediocre senza usare la parola “contrito”…
    Qualcosa non mi torna…

    • Bello. Hai avuto un’ottima idea, quasi quasi ne facciamo un post. Potremmo dividere gli scrittori in contriti e no e farne qualche riflessione. I Malavoglia, I promessi sposi, Uno nessuno e centomila, Il piacere sono senza contrizioni. Altri invece sono contriti. Considerato che contrito è termine antico, letterario, bisognerebbe trovarlo più nei classici che nei contemporanei. Invece nel tuo elenco sono tutti attuali, nel mio tutti defunti. Forse il giudizio di Brullo può essere influenzato dalle sue letture?

      • Ma no, dai! Niente post. Se no Brillo pensa che qualcuno l’abbia davvero preso sul serio. Magari s’illude e poi rimane contrito…

      • Hai in parte ragione, e in parte no. Speriamo che Bru(i)llo non legga mai questi commenti, altrimenti mi sommergerà di insulti. Ma è anche vero che solo quando scattano dei campanelli d’allarme ci preoccupiamo se tutto è a posto. Anche quando l’osservazione mi viene da un borioso, irritante, invidioso, non è da scartare solo perché mi si presenta in modo antipatico. Ho appreso più note interessanti e utili dalla scrittura da persone antipatiche che da quelli che mi dicono bravo. Che poi non ci credo mica che lo pensano davvero che sono bravo. 🙂

      • Ops! … Volevo dire Brollo! 😀

  12. “Contrito” è una parola del mio lessico quotidiano. Del tipo “oggi sono arrivata a casa e il gatto mi guardava contrito e poi ho capito che aveva rovesciato il vaso…”
    Dopo il post e i commenti mi sento un po’ in imbarazzo…

  13. Ma si può dire: “ho l’intestino contrito”? 😛 Perché allora si può anche dire: “ho il sorriso costipato”. XD

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