Realtà aumentata

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Se ho ben capito, per realtà aumentata si intende un arricchimento delle percezioni umane grazie a informazioni digitali aggiunte dai software, informazioni che non sarebbero percepibili in base ai cinque sensi.

Pokemon Go, l’app del momento per catturare Pikachu e altri mostriciattoli, è l’ultimo esempio delle potenzialità di questa realtà aumentata. In milioni di persone nei giorni scorsi si sono fiondate per le strade cercando di catturare i vari personaggi della serie tv che, per quello che ho capito, si nascondono in giro per la città. Basta disporre di uno smartphone abbastanza potente e puoi interagire con la realtà virtuale della serie animata. Una vibrazione del telefonino ti avvisa che c’è un mostro giapponese nei paraggi, e tuo dovere è catturarlo prima di chiunque altro.

Sembra che l’applicazione abbia fatto sfracelli. Da quello che ho letto sui giornali è peggio che la corsa all’oro. Una corsa, tra l’altro, che non riguarda i più piccoli. Sono gli adulti, gente col cervello già sviluppato, quelli più coinvolti dalla realtà aumentata di Pokemon Go. Non vi sto a raccontare i casi di persone che hanno abbandonato la propria auto in mezzo alla strada, creando disagi al traffico e rischi ad altri automobilisti pur di acciuffare un Pokemon che si nascondeva nelle vicinanze. Qualcuno c’è anche rimasto secco.

Adulti, dicevo. Ne vedo tanti nel metro, in tram, a piedi che fissano con insistenza il telefonino in modo strano, con una frenesia insolita. Andandogli alle spalle ne ho poi capito il motivo: persi nella realtà aumentata di Pokemon Go erano dissociati mentalmente da quella reale. Quello che mi ha fatto pensare maggiormente, e ve lo lascio come stimolo per un possibile racconto, è l’incontro a cui ho assistito alle porte della Stazione centrale di Milano con due ragazze che munite di telefonino lo puntavano ridendo verso un angolo dove ci sarà anche stato un Pokemon virtuale, ma che sicuramente era occupato da un barbone lurido e addormentato molto reale.

Se la realtà aumentata è un arricchimento della percezione umana, in quel caso non l’ho notato. Le due cacciatrici di Pokemon erano del tutto insensibili all’uomo disteso tra i suoi escrementi. Credevo che ai cinque sensi se ne aggiungessero altri, grazie alla tecnologia. Ma la pietà, la misericordia, l’esistenza di un altro da sé, mi pare che non siano inclusi nelle applicazioni per smartphone. L’unica vera realtà aumentata su cui possiamo contare è ancora quella del buon vecchio libro, sorta di app antica che include mondi immaginari, ma in grado di dare maggior valore a quello in cui viviamo.

Potenziare la nostra vista con più vista migliorerà sicuramente la nostra capacità visiva, ma ci renderà simili ai predatori dotati di un ottimo occhio per localizzare più facilmente le vittime, ma non certo agli uomini. Se un uomo può acquisire un sesto senso grazie ai libri, la realtà aumentata dagli sviluppatori di tecnologia non è altro invece che realtà impoverita. Meno umani e più bestiali. Buon Pokemon Go a tutti.

 

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10 commenti

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10 risposte a “Realtà aumentata

  1. tizianabalestro

    Senza parole.
    1) Potrei capire giocare e “immergersi” in qualcosa di tecnologico tra i ragazzi, ma poi fino ad un certo punto. C’è una vita reale fuori, migliore decisamente.
    2) Il rispetto verso gli altri è fondamentale.
    3) L’essenziale è invisibile agli occhi (“Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry).
    4) Il libro è un’immersione completa della nostra mente.

  2. tizianabalestro

    [Vittorio si alza a fatica dopo aver scolato una bottiglia intera di birra. La getta a terra e vede un paio di occhiali color verde smeraldo in mezzo a tutta la spazzatura intorno, in cui per un attimo, non distingue i due oggetti.
    Vive ormai sotto un ponte, accanto alla metropolitana, da quindici anni. Ha visto centinaia di oggetti buttati lì dalla gente che passa indifferente al degrado urbano e umano. ]

  3. Mi piace Helgaldo, ieri ho scritto un commento e oggi vedo una bella riflessione su quel gioco. Stamattina sono passata davanti a un film, c’era un padre in auto che diceva alla propria figlia: “Indicami tu la strada tesoro, perchè io non la so”, ovvio che lui la strada la sapeva.
    Lo sceneggiatore ha tratto spunto dalla realtà. Quale genitore non ha mai detto questo al proprio figlio/a?
    Oggi mi immagino la ragazzina salire in auto con il padre che dice: “Dove devo andare tesoro, per acchiappare Articuno?” ovvio che lui è serio, peggio, è determinato.
    La differenza tra ieri e oggi per me è una.
    Ogni nuova tecnologia o scoperta ci da possibilità positive e negative, noi che abbiamo il potere del libero arbitrio, scegliamo.
    Einstein ne sapeva qualcosa…
    Se io fossi l’inventore del gioco, penserei comunque, che far uscire di casa i ragazzini a camminare invece che stare attaccati al divano sia una cosa positiva. Per il resto mi gratterei la testa perplesso e penserei al prossimo gioco: una sorta di caccia al tesoro dove per raggiungere il prezioso oggetto si debba fare una buona azione, o un comportamento responsabile…
    Chissà, magari Pokemon Go 2.0…

  4. Simona C.

    Da quando è nata, la narrativa di fantascienza si interroga sulle implicazioni etiche dell’evoluzione tecnologica, immaginando e raccontando centinaia di scenari possibili tra positivi e negativi (più spesso negativi). La tecnologia è al servizio dell’uomo o l’uomo diventa schiavo della tecnologia? Forse non siamo una specie così intelligente come ci piace credere.

    • Già.
      Da un articolo che ho letto qualche giorno fa sullo studio delle intelligenze artificiali, mi immagino persone con cip impiantati che presto prenderanno il potere, con eserciti di robot antiproiettile che non si prenderanno nessun virus, senza alcuna morale, ma anche senza nessuna volontà di accanirsi contro il nemico o di violentarlo. Comunque, ovvio che il regnante sarà presto sostituito dal nuovo robot, in fondo non ci vuole niente per eliminare questa volubile razza umana.
      E cosa faranno i robot rimasti soli?
      Si prenderanno degli animali come compagnia (quelli sono carini e affidabili) e vivranno in pace alimentati dal sole, per migliaia di anni, magari con un po’ di Svitol per tenere le giunture a posto, o si sfideranno alla guerra per finire come nel gioco del film di War Games?
      Ai posteri l’ardua sentenza.
      Ma anche no.
      Agli scrittori tante possibilità di scrivere Best Seller!
      Sì i libri, l’unica cosa che i robot hanno tenuto degli umani, perché sebbene loro hanno la capacità di prevedere qualsiasi scenario, si rendono conto che devono ancora imparare qualcosa da Proust o da Aristotele.
      Qualcosa di invisibile all’occhio che pare rimanga anche quando un umano muore, qualcosa che aleggia e che persino i robot avvertono nell’aria. Per scoprire questo segreto gli automi passano il loro tempo a leggere tutto ciò che c’è scritto, sono convinti che prima o poi verranno a capo di questo mistero.
      Qualcuno prova delle formule magiche, anche se nel loro database c’è scritto che non funzionano…

  5. Hai ragione Helgaldo, so cosa scrivere in vacanza. Questo tuo blog mi piace sempre più. 🙂

  6. Lo so, la tecnologia non fa sempre cose buone. Tutti impazziti a trovare un Pokemon con un’applicazione avveniristica e poi facciamo fatica a trovare/far combaciare le richieste/donazioni di sangue o di midollo. Ore e ore perse dietro ai mostriciattoli e poi ti dicono “non ho tempo per leggere”. Pensa che flop se per catturare il Pokemon l’utente dovesse rispondere ad una domanda di grammatica o di letteratura!

  7. tizianabalestro

    La penso come te Barbara. Flop? Direi geniale, soprattutto per i bambini delle elementari. Pensa alla maestra che nella sua ora d’italiano, in giardino faccia catturare queste bestiole che, però, vengano prese solo da chi rispondesse correttamente. Ah,in più sono all’aria aperta e si farebbe un’ora di educazione fisica associata a quella d’italiano. Allora sì il gioco avrebbe un senso. Il connubio divertimento-apprendimento va a buon fine.

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