Puntini, punto di domanda

foto_punto_esclamativo

Dentro a un dialogo in un libro ho incontrato un artificio grafico che ha la caratteristica di dire senza dire, rendendo la battuta tanto chiara e univoca che è impossibile equivocarla.
Dico segno grafico perché usando virgolette, puntini di sospensione e punto di domanda, senza aggiungere parola alcuna, non saprei in che altro modo definirlo. Non avevo mai pensato a questa possibilità: che si potesse dire una battuta senza usare le parole. Spesso nei dialoghi ci si affanna per far parlare i personaggi, che poi se ne escono con frasi banali e trite, e invece un po’ di silenzio, se gestito con mestiere, può essere più efficace di tante parole inutili.

«È un “dato sociale”. Una somma di “dati sociali” che potrebbero riassumersi in questo: i nostri figli sono anche i figli della loro epoca mentre noi eravamo solo i figli dei nostri genitori.»
«…?»
«Ma sì! Quando eravamo adolescenti non eravamo i clienti della nostra società.»

Interessante osservazione sociologica, non vi pare?
Il dialogo prosegue, ma non è questo l’aspetto che voglio mettere in luce oggi. Lo spezzone di dialogo nasce dalla penna di Daniel Pennac, Come un romanzo. E se anche il traduttore avesse equivocato tutto, quei puntini di sospensione, punto di domanda sono invece il pensiero autentico dell’autore.

Quel «…?» sostituisce un «non ti seguo», «cosa vorresti dire?», «dove vuoi andare a parare?», ed è una battuta comprensibile da tutti senza bisogno di parole.

Non ho mai usato questa soluzione – non sono un dialoghista e nemmeno uno scrittore – ed ecco il motivo per cui la scorciatoia trattini-punto di domanda al posto delle parole mi sembra degna di segnalazione. La userò anch’io d’ora in avanti.

«Vuoi scrivere un articolo per me, seguendo le linee guida del blog?»
«…?»
«Ti sto chiedendo di fare il guest blogger sul mio blog, possibile che non capisci?»
«È che finora non me l’aveva mai chiesto nessuno, e la richiesta mi stupisce.»
«Insomma, Helgaldo, lo vuoi fare o no questo guest-post?»
«Boh…»

È la prima frase che mi è venuta in mente con «…?», chissà ora che fila di richieste dai vostri blog… però inizio a provarci gusto. Se «…?» vuol dire una certa cosa, che vorrà dire allora il suo contrario, «…!»? E il suo diminutivo, «…»?
E chissà quante altre possibilità grafiche esistono a cui non ho mai pensato.

Me ne fate qualche esempio tratto dai vostri libri, scritti o letti? Vi assicuro: non è tutta una scusa per farvi sentire in colpa con la storia del guest post. Veramente, giuro, dovessi morire in questo istante.
«…!»

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13 commenti

Archiviato in Arti e mestieri

13 risposte a “Puntini, punto di domanda

  1. “Te lo devo (ri)chiedere?”

    Purtroppo non ricordo dove l’ho letto. Però ho trovato interessante anche l’uso delle parentesi come possibilità grafica per fondere due parole (chiedere e richiedere). Io, quando l’ho letta, mi sono immaginato quel “ri” detto dal personaggio con più enfasi e con una precisa mimica facciale tesa a sottolineare la ripetizione.
    Ok, è una mia personalissima interpretazione.

    • Caro Dariush, avevo letto da qualche parte che la parentesi all’interno della frase è una precisa figura retorica. Non ho più ritrovato la nota precisa, valga allora questa della Treccani.

      Nella scrittura saggistica o giornalistica è frequente la parentesi all’interno di una parola, usata spesso in contesti ironici:

      «Gentile signora Bossi Fedrigotti, forse non sono la prima a trasmetterle il mio malcontento, anzi direi proprio, la mia totale avversione per il (dis)servizio ‘offerto’ dalle Ferrovie Nord».

      Mi sembra proprio il caso che hai citato. Quel (ri)chiedere sembra molto ironico.

  2. tizianabalestro

    Ho un dubbio sull’uso delle parentesi, visto che entriamo in argomento.
    Per quanto riguarda i puntini ugualmente ho lo stesso dubbio poiché ho la sensazione che se ne faccia un abuso. Uso il messaggio come esempio. Quando non capisco bene, uso solo il punto interrogativo per dire “Mi spieghi?” “Come?”, oppure “Non ho capito”. Ora, mi capita più quando scrivo in un’altra lingua e non mi ero soffermata su quanto sia universale per potersi capire. Obiettivamente funziona. Non so per altri esempi.

  3. Devo averlo trovato anch’io ma non ricordo dove. Però mi sembra più un prestito dal fumetto: ce lo vedo un Paperino scettico da cui esce la nuvoletta con “…?” La prossima volta che lo ritrovo in lettura, mi salvo l’immagine 🙂

    • Anch’io ho avuto la sensazione che questo soluzione derivi dall’uso fatto nei fumetti. In fondo le nuvolette possono contenere pochissimi caratteri, quindi diventa economico utilizzare segni grafici. Inoltre si guadagna in universalità: tutti dai bambini agli adulti ne intuiscono subito il significato.

  4. «Non leggo nessun libro che non abbia una storia d’amore al suo interno.»
    «…»
    (In sintesi: non dico niente perché non voglio essere maleducata, ma ti sto giudicando. E sì, questa conversazione l’ho avuta davvero.)

  5. tizianabalestro

    – E va bene! Il signor conte si levò per tempo, alle ore otto e mezzo precise… La signora contessa indossò un abito lilla con una ricca fioritura di merletti alla gola… Teresina si moriva di fame… Lucrezia spasimava d’amore… Oh, santo Dio!

    (Il Fu Mattia Pascal. Pirandello)

  6. DECCAN RIBOBE, disse.
    «Sono io».
    L’ULTIMO GUARDIANO DELLA PORTA.
    «Sì, più o meno».
    Morte esitò.
    LO SEI O NON LO SEI, disse.
    Deccan si grattò il naso. Naturalmente, pensò, dovevi poterti toccare. Altrimenti saresti andato in pezzi.
    «Tecnicamente, un Guardiano deve ricevere l’investitura della Sacerdotessa Suprema» disse. «E non ce ne sono più da migliaia di anni. Vedi, io ho imparato tutto dal vecchio Tento, che viveva qui prima di me. Un giorno mi fa: ‘Deccan, sento che sto per morire, perciò ora tocca a te, perché se non rimane nessuno a ricordare ricomincia tutto daccapo, e tu sai che vuol dire’. Okay va bene, faccio io. Però non è stata proprio un’investitura ufficiale, direi».
    Guardò verso la collina sabbiosa.
    «C’eravamo solo io e lui» disse. «E poi solo io, a ricordare Holly Wood. E ora…» Si portò la mano alla bocca.
    «Oops» disse.
    ESATTO, disse Morte. (da “Stelle Cadenti” di Pratchett) (Quei tre puntini mi sono piaciuti MOLTO)
    Sono giorni che ci penso e provo, ma ancora non sono riuscita a scrivere qualcosa di così efficace.

  7. tizianabalestro

    Visto nel testo di Pirandello come faccia ampio uso dei puntini di sospensione in così breve distanza?
    A proposito di Pirandello, andando anche fuori tema. Non mi ricordavo quando lo lessi anni fa in alcuni estratti, ma ho notato parole come: lampionajo, nojosi, famija.

    • Eh, sì. Sembra che Pirandello abbia usato con grande frequenza i puntini di sospensione in quella frase che hai citato. Brava a segnalarlo. Allora ne possiamo usare tanti anche noi…

      La j al posto della i è una delle caratteristiche di Pirandello. Impossibile non notarla.

  8. tizianabalestro

    Non me la ricordavo. Grazie. Alla prossima lettura.😊

  9. tizianabalestro

    Però mi ricordo che il mio professore di spagnolo mi inviò il libro “Páginas libres” di Manuel González Prada e anche lui usava consonanti per altre che richiamavano lo stesso suono. Lo notai ed essendo in spagnolo la parola cambiava se scritta diversamente. Però col suono era quella che uno immaginava poiché altrimenti non avrebbe avuto senso la frase.
    Interessante.

  10. Molto tipico di Pennac. Ho trovato dialoghi, nel ciclo di Malaussène, con i puntini anche per tre battute consecutive.

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