Di soddisfazioni e di frustrazioni editoriali

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Dov’è il confine tra la soddisfazione di pubblicare un romanzo, ottenendo un certo numero di vendite su Amazon e di apprezzamenti da parte dei lettori sui blog, e la frustrazione dovuta alla consapevolezza di restare comunque esiliati in un sottobosco editoriale che non è in grado di unirsi nemmeno idealmente con i «colleghi scrittori» dell’editoria non dico ricca, ma almeno riconosciuta come seria e apprezzata?

Se lo domanda la scrittrice Sandra Faè nel suo post di ieri – Difficili decisioni definitive – giungendo alla conclusione che se entro una certa data la sua ultima fatica inedita non troverà l’interesse concreto di qualche valido editore a cui ha inviato il romanzo, si dedicherà ad altro, non potendo disporre di forze e pazienza infinite nell’attesa di un Godot editoriale che non arriva.

In generale, evito di porre sotto i riflettori casi specifici, ma leggendo il suo post ieri l’ho immediatamente collegato con altri dello stesso tenore che nei mesi scorsi sono apparsi qua e là in rete. Più d’uno tra i blogger di una certa cerchia che frequento hanno dovuto confrontarsi con il dilemma, sotto forma di pubblicazioni tradizionali o in self-publishing, di dover decidere se il gioco vale la candela. Di fronte a risultati scarsi o nulli a seguito di sforzi creativi prolungati, le loro conclusioni sono state – dal mio punto di vista – sorprendenti: non rinuncio perché scrivere anche per un manipolo di lettori che mi apprezzano mi dà la forza di resistere, di crederci, di farmi sentire scrittore a tutto tondo.

Sandra, invece, pur parendomi tra le più attrezzate per compiere il salto di qualità verso un’editoria professionale, chiamiamola così per intenderci, diversamente da altri, pur con un editore e un editor alle spalle, vendite non simboliche e recensioni positive ai suoi lavori precedenti – un patrimonio invidiabile – ritiene invece che no, il gioco potrebbe non valere la candela se il salto non avverrà in tempi brevi e non biblici.

Sperando che mentre scrivo queste righe un editore serio la stia contattando per pubblicarla già domani, ritengo che la lucidità di Sandra sulla questione sia inattaccabile. E deploro quelli che assumono il ruolo di eterni consolatori di cuori (editoriali) infranti. La realtà è che viviamo in un ambiente internet lontano dall’editoria, forse anche dalla scrittura. I blog di scrittura – tutti, non c’entra il numero di visite – sono sterili, banali, a volte autoreferenziali.

Mi pare che l’emergente, quello che poi entra nella selezione dello Strega, segua altre vie, già orientate al mercato. Anziché coltivarsi un proprio blog, collabora con altri a tema letterario dalle migliaia di visite giornaliere. Spesso già lavora nell’editoria e ha stabilito legami, ha allacciato fili con editor giovani e a loro volta emergenti. Accetta le logiche editoriali, e pur di scrivere non rinuncia a collaborazioni anche lontane dai temi letterari. Il giorno che andrà da Fazio sarà già maturo per dire qualcosa che non sia ciao mamma.

Roberto Saviano non ha iniziato facendo «lo scrittore». Gomorra è venuto dopo. Prima c’è stata tanta gavetta nella cronaca nera locale. E prima di approdare a Repubblica, all’Espresso non ha disdegnato di collaborare con giornali e riviste letterarie tra cui Nuovi argomenti, Lo straniero, Nazioneindiana. Umberto Eco non si è presentato al pubblico con Il nome della rosa, ma con una serie di saggi per addetti ai lavori legati ai suoi argomenti di studio. E anche il grande Stephen King si guadagnava il pane scrivendo articoli sportivi per la cronaca locale, gavetta utile per raffinare la sua prosa. Un editor come Giulio Mozzi, l’ho già detto da qualche parte, per dieci anni ha scritto comunicati stampa per un’associazione datoriale senza vergognarsene.

Per scavalcare il muro dell’editoria bisogna fare affidamento sull’autore e non sul libro. Per questo, cara Sandra, cari lettori, credo in Tenar e in Salvatore, perché hanno già passato, senza nemmeno pensarci più di tanto, il confine. L’hanno fatto nel silenzio editoriale. Non è il loro libro che ha bucato, ma è la loro competenza e disponibilità editoriale in un certo campo che gli permette di fare quello che sentono di poter e dover fare in questo momento della loro crescita come scrittori.

Per quanto intuisco della tua scrittura e della tua persona potresti tranquillamente, cara Sandra, insegnare a un corso di scrittura in rosa, o collaborare in qualche rivista femminile, avresti molto da dire e da regalare ad ascoltatrici e lettrici. Anche i tuoi romanzi, passati presenti futuri, se ne gioverebbero. Perché quindi non provare nuove strade di scrittura per aggirare il romanzo che per ora non buca?

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28 commenti

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28 risposte a “Di soddisfazioni e di frustrazioni editoriali

  1. Questo post mi ha davvero commossa, perché ti sei speso a trovare qualcosa di diverso, senza voler nulla togliere alle pacche sulle spalle di chi c’è sempre per me e apprezzo molto. Sempre disponibile a offrirti un pranzo, quando sceglierai di uscire dall’anonimato. Grazie.
    PS. Sul corso di scrittura l’ho proposto e mi hanno chiesto dei soldi per affittare la libreria, poi ho smesso di propormi perché come sai il mio futuro lavorativo è pure lui un punto di domanda. Se mi confermeranno il part time ci riprovo con altre librerie, mettendo giù un programma più allettante.

  2. Santo Helgaldo esiste già? 😉
    Quel che tu proponi è un utile cambio di prospettiva, partendo dalle esperienze positive di altri. C’è sicuramente un adattamento da fare (da romanzo a racconto, a giornalismo) ma tentare può anche essere un’occasione di nuova linfa alla creatività.

  3. Che Salvatore e Tenar siano sulla strada giusta l’ho detto prima io 🙂
    Per il resto, confermo tutto.

  4. Sull’essere sulla strada giusta ho forti dubbi. Perché purtroppo la strada fa schifo, piena di buche peggio di certi nostri viottoli di campagna. Non promuovi un’antologia perché stai cercando di tenerti stretto il lavoro che (tra le altre cose) ti sfama? Sei un’ingrata. Non sei più che rapida ad apportare le modifiche suggerite dall’editor? La pubblicazione sfuma. Il momento è passato e non te ne sei neppure accorta… Insomma non so cosa voglia dire essere uno scrittore “arrivato” e neppure “in arrivo”. Per conto mio meglio una pubblicazione dignitosa ma non scoppiettante di cose di cui potrò essere fiera a vita che best sellers di pappetta di cui un domani dovrò vergognarmi. Penso che Sandra possa farcela, farcela davvero, ma sopratutto penso che possa anche essere fiera di quello che ha già fatto. E non è cosa che tutti possano dire.

  5. iara R.M.

    Non vorrei ripetere opinioni espresse altrove, ma credo nei cambi di prospettiva, nel battere sentieri mai percorsi. Sapere dove si vuole arrivare è un punto di partenza che prosegue per tentativi, sforzi. Non c’è niente di sbagliato nell’esplorare nuove possibilità. Poi, non è detto che si riesca ad arrivare dove si vuole, ma se ho già visto che andando dritto non arrivo da nessuna parte, io lascio la strada principale e passo alle secondarie. Poi, non so… un pochino mi perdo in questi discorsi. Capisco il desiderio di affermazione e che a un certo punto, ci si stanchi di aspettare, ma non riesco a comprendere come la passione verso qualcosa (in questo caso, la scrittura) possa essere subordinata al risultato.

    • La passione sta un po’ tornando, ne riparleremo da me, grazie!

      • tizianabalestro

        Sandra, mi vedo esattamente come te. Faccio altro nella mia vita, e scrivo perché non posso farne a meno. Come dice la canzone di Morandi: Uno su mille ce la fa… ma chi lo dice che si debba scrivere un romanzo e poi tac, un editore che passa e un best-seller? Direi da fortunati, ma non semplicissimo. Ovvio che se lo incontro e pubblico, sarei felicissima. Si scrive perché, almeno per me, mi riempe, mi soddisfa, perché fa parte nelle mie più nascoste cellule. Sono arrivata che, come ho sempre fatto, serve la gavetta, sempre. Vuoi in testi per aiutare gli stranieri, biografie da scrivere, racconti per l’nfanzia, racconti rosa, e meno rosa, concorsi, ecc. Scrivo, poi se son rose, fioriranno. Ma succede, eccome se accade che vai in crisi. Sfido chiunque a non aver pensato: “Perché non riesco a pubblicare quel libro? Che disastro che ho fatto! Da oggi non ci rimango più male per quella critica!” Non molti giorni fa, ho fatto una piccola confessione a chi mi sopporta. Qui un po’ mi vergogno di ciò che gli ho detto, forse si dice a chi hai una stima infinita e ti rialza e aiuta ogni volta (e non so come faccia). Ma se non ci fossero momenti di crisi, poi non esisterebbero quelli della risalita. Se poi si è fortunati ad avere una spalla amica, sei al massimo.

      • Cara Tiziana, trovare una spalla amica è di grande conforto sia nella scrittura sia nella vita. Sei fortunata.

  6. Massimiliano Riccardi

    Si procede per tentativi, si persevera, si sbaglia, si rimedia, si scrive, si legge, si rilegge. Personalmente non vedo un futuro da scrittore, ma sicuramente mi godo il presente da aspirante tale. Bellissimo articolo dedicato a Sandra Faè, ottimo sprone.

    • Hai ragione quasi su tutto, perché oltre a lei ho in mente tutti voi che perseverate.

      • Massimiliano Riccardi

        Mah, non voglio dire nulla in merito alla perseveranza, sono così altalenante nei miei propositi che preferisco glissare. E’ sicuro che io sia stato fortunato in merito alla cosina che mi hanno pubblicato, era pronta da quasi due anni sino a che mia moglie non l’ha letta e mi ha massacrato per proporla. Coincidenze. Credo che l’esperienza sarà irripetibile, non ho né conoscenze né appoggi, a parte un bel gruppetto di lettori che mi sostengono, bontà loro. Sicuramente mi diverto a cazzeggiare con il blog, come Marco mi diverto a leggere i sapientoni con le loro illuminate teorie sul bello, il buono, e il giusto. Ben inteso, leggo tutti, persino coloro che sfoggiano una prosa fluente e un’estetica della scrittura impeccabile, e questo senza desiderare di recidermi le femorali dalla noia. Tendenzialmente sono attratto da blogger e scrittori che hanno da dire cose che mi interessano o che a pelle mi sono simpatici. Del mondo dell’editoria conosco poco e niente, mi è capitato di leggere autori auto pubblicati meritevoli di grandissima attenzione, come ho letto autori affermati che mi hanno provocato un prolasso degli sfinteri. Boh, occhi e orecchie aperte, predisposizione all’ascolto (nel senso più ampio del termine), astensione dai giudizi affrettati, risate sotto i pulpiti, tutte queste cose sono, per adesso, la mia condotta di improvvisato scribacchino.

      • Metti in luce un aspetto importante, almeno mi pare di coglierlo tra le righe: una filosofia di vita applicata alla scrittura. Da scribacchino improvvisato (ovviamente non credo in nessuna delle due parole, non sei né scribacchino né improvvisato) puoi gustarti i tic nervosi dell’editoria, e ci aggiungo anche quelli del self-publishing, e riderne insieme con me. Però esiste anche un aspetto sociale dell’essere scrittore che non si può negare. Molti scrivono anche per essere riconosciuti nei libri e per strada. Anche questa è una filosofia di vita, e ha una sua ragione e validità. Avere questo obiettivo è lecito quanto non averlo. Ti vedo ridere sotto i pulpiti, questo sì. 😀

  7. Marco Amato

    Quel che dici Helgaldo è cristallino. La gavetta nell’editoria pare proprio la prassi. Ma non come molti pensano, perché si ristagna in una casta. Gli editori sono imprenditori che “campano” vendendo libri. Pubblicare scrittori sconosciuti è un azzardo. Il rischio di rimetterci i costi alto. E allora si prova a puntare su chi ha già un percorso chiaro nella scrittura.
    Di recente, da varie interviste colgo una propensione diversa fra direttori di collana ed editori. Sempre più operatori dicono di voler ridurre le pubblicazioni e dedicare maggiore attenzione agli autori. La maggiore attenzione la trovo sacrosanta, ma questo significa ancora minori spazi.
    In questa fase di contrattura sto notando altre dinamiche.
    Il peso delle lettere di presentazione degli scrittori, se prima la selezione era bassa, ormai è scesa sulla soglia dello zero. Troppo dispendioso leggere manoscritti la cui quasi totalità è da cestinare.
    Anche il peso dell’agente sta diminuendo. Se prima l’agente avendo i numeri di telefono giusti, poteva presentare l’opera brevi mano, adesso hanno meno potere.
    Insomma, dovessi anch’io cercarmi un editore sarei parecchio sconfortato come Sandra e Michele.
    Un’altra cosa che sto notando è una nuova forma di aggregazione su Facebook. Critici, scrittori di media o bassa notorietà, editor, direttori di collana, parlano di libri, ma anche di attualità, o da radical chic ridicolizzano certi costumi; nella loro condivisione di mi piace e commenti stanno costruendo nuove forme di relazioni. Li seguo con distacco e sorrido ai lecchinaggi velati e ostentati. Preferisco di gran lunga il mondo genuino di noi blogger sulla scrittura, squattrinati e senza pubblicazioni, al prostrarsi per anni per ottenere la sospirata pubblicazione.

    • Sembra che qualsiasi strada porti al vicolo cieco… 🙂

    • Io mi sento un po’ fuori dal giro, perché il mio sforzo al momento è di produrre qualcosa di decente. L’editoria mi pare come un’oasi da raggiungere in mezzo al deserto e di strada ne devo percorrere tanta, ma l’idea di smettere di scrivere l’ho ormai abbandonata, seppure l’ho fatto tempo addietro. Digitare storie è una parte molto soddisfacente della mia vita a cui non riesco più a fare a meno. Lo ammetto: sono scrittodipendende e se son rose fioriranno e se son cacche marciranno.
      Sono convinta che Tenar e Salvatore siano sulla strada giusta, e spero che ognuno di voi frequentanti (compreso il creatore) questo blog, riescano ad avere tutto il successo che si meritano. Ragazzi, io mi sento così fortunata di essere capitata da queste parti, a me voi state dando tantissimo, in incoraggiamento, stimoli e buon esempio. Grazie a tutti!

      • Se son cacche marciranno mi è piaciuta molto. 🙂

        Sulla strada giusta sì, ma ce n’è da scarpinare. Questo blog è un punto di ristoro verso l’oasi dell’editoria. Si servono parole fresche di giornata per rifocillarsi. Non dovete neppure pagare.

  8. @ Che belli i vostri commenti. Poi fa troppo ridere l’idea del corso di scrittura, sono di Milano Isabella, con Helgaldo camuffato e speranzoso che si iscriva un altro uomo.

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