Statevene nel guscio

foto_conchigliette

Se vi piace passeggiare facile facile in montagna, ma anche se non vi piace, dovete sapere che in Val di Fassa, partendo dal centro di Moena si può raggiungere con poca fatica e tanta visuale incantevole, la frazione di Soraga, immettendosi per la strada di Someda. Lasciata la chiesa a destra, si cammina piacevolmente sulla strada del Termen costeggiando la montagna, sotto di sé il torrente Avisio, e si segue la strada asfaltata verso Soraga alta, strada abbastanza larga per permettere il transito a biciclette e motorini, oltre che ai pedoni.
Lo sguardo si perderà in lontananza in direzione Canazei, tra picchi e vette. E se ha appena smesso di piovere, ed è tornato prepotente il sole, guardando in lontananza rischierete di schiacciare la chiocciola che tenta l’attraversata da un lato all’altro della strada.

Per fortuna guardo sempre dove metto i piedi e immediatamente mi accorgo dell’odissea a cui si accinge la piccolina. Personalmente animali di questo tipo preferisco non toccarli, non per paura o ribrezzo – una chiocciola col suo guscio è sempre una bella immagine – ma per rispetto. Devo dire però che messa in allerta dal ciclista che è appena sfrecciato accanto a noi, la donna al mio fianco si preoccupa dell’incolumità della chiocciola. Già la vede spiaccicata al prossimo transito di veicolo.
Presa quindi da generosità decide di aiutarla a raggiungere l’altro lato della strada. Perciò la raccoglie, depositandola dove risulterà al sicuro da ruote assassine.

La chiocciola, che si è immediatamente rintanata nella sua casa, una volta deposta a terra mostra timida le antenne, esplorando la nuova zona d’asfalto per notare se è di suo gusto. Probabilmente non lo è, perché lentamente fa inversione per ripercorrere la strada al contrario e tornare al punto in cui è stata presa. La reazione ovvia della sua salvatrice, ma anche voi avreste formulato lo stesso pensiero, è di disappunto. Allora fai come vuoi tu, schiantati!
Riprendiamo così il cammino verso la nostra meta lasciando la chiocciola al suo destino.

Non abbiamo fatto che pochi metri che una signora e un bambino ci vengono incontro. Ne approfitto per pregustarmi la scena che verrà. Li vedo avanzare spediti, poi fermarsi. Saranno a una trentina di metri da me, e stanno osservando la chiocciolina intenta nella traversata. Parlottano e poi, finalmente, la madre si decide: prende la chiocciola e la deposita esattamente nel punto dove l’avevamo incontrata noi. Soddisfatti della buona azione quotidiana riprendono il cammino, allontanandosi.

Se io fossi quella chiocciola ora saprei cosa dire a tutti quanti voi: «Cari umani, farvi i cazzi vostri mai, eh?».

Mi immagino la chiocciolina deposta da un lato all’altro della strada infinite volte, a seconda del passaggio umano per la via. Probabilmente il nostro incontro sul lato sinistro sarà il ventesimo, e noi credevamo fosse la prima traversata. Sempre così, la vita umana è un segmento minuscolo nell’universo, praticamente un punto geometrico dove gli estremi non riescono neanche ad allontanarsi. Le chiocciole, invece, nate milioni di anni prima di noi la sanno lunga. Motivo per cui vanno piano, per non schiantarsi in base a opinioni, considerazioni, scelte che cinque minuti dopo risultano insensate, ridicole, irrazionali.

Bisognerebbe scrivere un racconto più che un romanzo sulla chiocciola in perenne viaggio tra i punti A e B. Una storia alla Calvino. Ma si potrebbe anche pensare a una storia un po’ più raffinata, sulla generosità umana che procura danni superiori ai benefici. Se poi non vi manca l’immaginazione, immaginate una vicenda dove civiltà extraterrestri entrano in contatto con noi, trattandoci al pari di una chiocciola. Infine, ma questa è per esperti, potreste trasferirvi nei sentimenti della chiocciola e raccontarci come si percepisce tutta questa avventura in chiocciolese. In effetti, in chiocciolese non ha ancora scritto nulla nessuno. Bisognerebbe provarci, le chiocciole amano le storie in chiocciolese, garantisce Helgaldo. Statevene nel guscio.

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16 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

16 risposte a “Statevene nel guscio

  1. ……………@

    @……………

    ………@

    @…………..

    ………….@?

    @!?

    @!?%$#

    • Il Carver chiocciolese! Fantastico. C’è tutto, quotidianità, traversata, stupore, rabbia. Un capolavoro di chiocciolese. Ora serve l’editore giusto.

      • Ma quale Carver chiocciolese?! Michele è rimasto commosso e letteralmente senza parole, quindi gli è rimasta solo la punteggiatura… e le chiocciole. 😀 😀 😀

      • Comunque applausi a Michele.
        Mi permetto di aggiungere un possibile finale thriller:

        “………___………”

        😀

      • Eh, Darius, e non c’avevo pensato pure io? Mi sono fermato perché mi manca l’emoticon della bicicletta che passa. O di un bel paio di corna, fatte dalla nostra protagonista all’indirizzo dello schiacciante. Mancandomi le parole (chiocciolese o umanese poco importa) per raccontare quello che avevo in testa, mi sono confermato il solito pessimo scrittore: altro che Carver.

      • Michele, hai scritto un mirabile racconto in chiocciolese in cui hai sintetizzato in modo efficace l’eterno destino della chiocciola montana di Helgaldo: andare avanti e indietro per la medesima strada.
        Io ho solo aggiunto una variante del finale: la chiocciola spiaccicata a metà strada. Non servivano emoticon ma solo il triste piattume del carattere “sottotratto” … 🙂
        Essenziale e diretto.

        Un racconto che, stampato, potrebbe persino essere un quadro. O un cartello da appendere ai lati di quella strada, così che serva da monito alle chiocciole.

    • Il racconto definitivo sulla chiocciola!

    • tizianabalestro

      Michele…. mitico!

    • ……at
      at…..
      …….at
      at……?
      At!?
      At!?%$#

      (Questa è la versione di Carver in lingua originale!)

  2. tizianabalestro

    “Ma tu guarda che non si può tornare a casa oggi. Devono sempre farmi sbagliare strada…” (La chiocciola )😁

  3. Simona C.

    Helgaldo: osservatore sensibile e inesauribile fucina di idee
    Michele: geniale realizzatore di idee (sia quando sono sue che quando gli vengono suggerite)

    • Vive di suggerimenti, il ragazzo…

      • Mi è piaciuto molto il componimento di Michele, credo descriva perfettamente la storia che aveva in mente Helgaldo: un colloquio fra email, indirizzi incompleti che bloccano ogni speranza di comunicabilità.
        (Cosè l’arte, se non l’occasione per riflettere sulle mille interpretazioni possibili?) 🙂

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