Non l’ho letto e non mi piace

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Non l’ho letto e non mi piace.
L’avessi detto io, sarebbe una gran frase. E invece no: è di Moravia.
Dev’essere stata una personcina a modo, l’Alberto. La frase, non so a chi riferita, è nata – si dice – in un contesto editoriale. Moravia, forse, era nella giuria di qualche famoso premio letterario, ma anche no. Magari stava nel corridoio di una casa editrice, lui e altri due famosi scrittori, e riferendosi a un assente altrettanto prestigioso avrà detto che non l’ha letto e non gli piace. Stroncatura totale.

Che cosa c’entra questo con noi? Dico subito che Moravia non l’ho letto e non mi piace. Tiè, Moravia!
Dico inoltre che se il buon Pennac include anche il diritto di non leggere tra i comandamenti della lettura, questo di Moravia io l’aggiungerei a margine. Giusto per chiudere il cerchio.

Basta ipocrisia. Ammiro e contemporaneamente detesto chi prima di emettere un giudizio, positivo o no, su un autore noto o ignoto (anche in self-publishing), si esprime solo dopo averlo letto. Magari per stroncarlo a ragion veduta. Ammirevole, appunto. Quanto mi infastidiscono quelli che si comportano così. È come guardarsi allo specchio e vedere la propria colpa incisa sulla fronte. Una lettera scarlatta: I. Idiota.

Sono un idiota e senza appello, eppure se non mi piace non lo leggo e non lo leggerò mai. Lettore ciclico (nel senso che a volte ho il mestruo), rancoroso, vendicativo (ma di che cosa vendicarmi non saprei, non ho subito torti), assolutamente maligno e ingiusto. Voi non potete sapere quanto non leggo perché non mi piace chi lo scrive.

Vabbè, la frase di Moravia dice altro. Leggere e non piacere stanno sullo stesso piano, si sostanziano nello stesso istante. Però, sii sincero, caro Moravia, un po’ di ipocrisia ce l’hai messa anche tu: leggere è un atto che occorre tempo, il piacere invece è istintivo, immediato, arriva subito. Non dovevi dire non l’ho letto e non mi piace, ma non mi piace quindi non l’ho letto. Che a me non piacciono, per fortuna tua e mia, ce ne sono tanti. Tra gli scrittori, tra i blogger, tra gli inquilini del mio palazzo. L’amministratore di condominio mi ha mandato un nuovo avviso? Non l’ho letto e non mi piace. Né l’amministratore (ruba) né il suo avviso (immagino tanto amministratorese in quella lettera, anche se non posso dirlo con certezza perché non l’ho letta). Vabbè, sono passato dalla letteratura all’amministrazione del palazzo, chiedo scusa per la caduta di stile.

Però anche voi, siate sinceri. Vi sorbite tutto il cinema russo prima di buttarvi su er Monnezza? Seguite tutte le cause di Forum prima di passare a Mentana? Vi informate su tutti i programmi dei partiti politici prima di andare al mare anziché al seggio? E allora anche per i libri vale lo stesso. Non è necessario comprarsi un libro per dire che non mi piace. È anche una forma di risparmio, questa.

Comunque, tornando a me, leggo solo quelli che mi piacciono. Quindi se volete che legga il vostro post di oggi, giusto per rendere concreta la faccenda se no poi dite che qui non si pubblicano contenuti, cercate con tutte le vostre forze di piacermi. Mettete anche un mi piace a questo post. Se invece non vi piace, ditelo nei commenti. Non ti ho letto e non mi piaci, non mi piaci per niente, Helgaldo. Tiè!

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43 commenti

Archiviato in Leggere

43 risposte a “Non l’ho letto e non mi piace

  1. L’Idiota l’ho letto e mi piace. Tié!

    P.S. Anche Helgaldo mi piace, ma non lo leggo. 😛

  2. L’ho letto, anche se Helgaldo non mi piace. 😛 😛
    Scherzi a parte, io sono di quelli che non sopportano i “non mi piace” senza averlo letto. Ma dobbiamo distinguere: il “non mi piace” alla personalità dell’autore, il “non mi piace” al genere del libro” dal “non mi piace” al contenuto del libro stesso (e qui non puoi saperlo se davvero non l’hai letto!). Mentre i primi due li comprendo, il terzo no. Ci annovero tutte quelle recensioni cattive e dissacratorie che qualche blogger scrive per mancanza di idee. Scrivere male di un libro porta utenti e commenti facili. Se però gli utenti ti chiedono “ma quale parte non ti è piaciuta?” non puoi rispondere “ah, non lo so, non l’ho letto, ho solo riportato quel che hanno scritto altri in giro per la rete”.
    Oltre che ipocrisia, mi sembra una presa …in giro, non sei d’accordo? 🙂

    • Davvero si può riportare ciò che scrivono altri nella rete? C’è chi lo fa davvero? Non mi pare nella nostra cerchia… Stai parlando di Facebook, spero. Lì c’è un po’ di tutto. Anche prese per il culo, diciamola questa parola.

      • Si, c’è chi lo fa davvero. Non copiando parola per parola ovviamente, ma il senso delle opinioni altrui sì, spacciandole per proprie. No, non suoi social, ma sedicenti blogger professionisti, con nome e cognome a dominio. Non della nostra “cerchia”, no. Anche perché, se non leggono i libri, secondo te perdono il loro tempo a leggere altri blogger?! 😛
        Me ne sono capitati un paio. Ovviamente sparavano a zero su libri che IO ho letto, e infatti il loro commento non tornava (ma cosa ha letto? non è così!). Un paio di domande ad hoc e sono costretti ad ammettere di non averlo letto… Son cose tristi.

      • Questo atteggiamento è un tema interessante, bisognerebbe approfondirlo. Il blogging, specie se orientato alla critica o al giornalistico, vive molto del tam tam della rete. Credo, ma l’esperta sei tu che segui i fenomeni social, che nella genesi della rete ci sia l’idea che le notizie si propagano di blog in blog e già dopo pochi passaggi si perda la fonte. Di fatto vivono di vita propria e si possono spacciare per proprie una gran quantità di informazioni-opinioni.

  3. Non l’ho letto e a naso non mi piace, oppure non l’ho letto e non mi attira – sarebbero più eticamente corrette. Oppure quel non mi piace è riferito alle poche pagine sfogliate per farsene una vaga idea, o anche appunto all’autore, come si pone, come persona.
    Questo per quanto riguarda i libri.
    Per i blog sono un po’ più d’impatto, a volte basta la frase nella testata per farmi scappare oppure una grafica incasinata, o l’ultimo post risalente a 3 mesi prima: se non hai voglia di scriverci tu, blogger, figurati io di leggerti.

    • Eh, sì. Hai ragione. Esistono tutti queste varianti, e anch’io le percorre tutte in tutto ciò che leggo. Ci sono anche i blogger che chiudono presto i commenti, o neppure li aprono. Monologanti.

  4. Io scarto per genere, per argomento e forse mi perdo qualcosa, ma preferisco dedicarmi a ciò che mi piace e mi interessa. Per quanto potrebbe essere limitante. Non l’ho letto e non mi piacerebbe leggerlo. Non l’ho letto e non ho nessuna voglia di leggerlo.

  5. C’è anche un’altra larga fetta nascosta di formidabili lettori: quelli del “non l’ho letto ma mi piace” … 😀

    • Questa mi era rimasta nella penna, ho ipotizzata mentalmente che fosse la faccia speculare di quell’altra. Bravo, giusta osservazione. Bisognerebbe farne un post: te l’affido. 🙂

      • Sarebbe un post speculare al tuo, non credo che ne varrebbe la pena. Inoltre dovrei ricorrere a un aneddoto su Il Codice Da Vinci. Ne conseguirebbe una caduta di stile 🙂 e, visto che ho accennato a Dan Brown, il mio post non lo leggeresti: non ti piacerebbe… 😀

      • Alla fine l’ho fatto davvero un post. Non volevo farlo ma dopo aver letto una mirabile recensione su un libro che stavo cercando: il post mi è, come dire…, mi è sgorgato dal profondo… 😀

  6. Io, che sono pigro ma soprattutto non sono Moravia, a letto mi piace: mi piace starci solo e possibilmente anche in compagnia. Ma non di Helgaldo, che mi piace, sì, ma solo fuori dal letto. In particolare nel parlato, che va sempre bene perché, si sa, “volant”.
    Tra tutti quelli che “manent”, invece, sono molti che non voglio portarmi nel letto e neppure sul comodino. Spesso anche fogli miei, che getto nel bidone della carta da riciclare prima di passare una nottata in cui dimenticare ciò che ho scritto, magari con l’aiuto di una dolce compagn(i)a.

  7. Se un “mi piace” è sufficiente, clicco subito sul bottone!

  8. iara R.M.

    “Non l’ho letto e non mi piace.”
    Certo, così non si corre il rischio di cambiare idea.

  9. ‘mporta una sega a me. TU non mi leggi e non visiti il mio blog, io invece leggo te e seguo il tuo, tiè.
    E mi diverto pure, aritiè 😀 😀 😀 😉

    Devo dire che se un autore non mi piace, per motivi tra i più svariati, non lo leggo. Può anche aver scritto il capolavoro della letteratura mondiale che non lo leggo. Limite mio.

    • Caro Max, il giorno che vengo a commentare da te metti l’elmetto. Comunque meglio un morto in casa che un Helgaldo sull’uscio. Intanto mi godo le tue sortire sul mio, perfettamente d’accordo che se uno non piace non piace. Non è un limite, è una pazienza, direbbe Totò.

  10. Il tempo è poco e i libri sono tanti. Una volta, se si trattava di un fenomeno di massa mi sforzavo di leggere e giudicare. Rimpiango ancora il tempo buttato su Twilight. Quindi, per dire, le 50 sfumature, che da lì vengono, non mi interessano, non mi piacciono e, salvo una pistola puntata alla tempia, non le leggo. Visto che nessuno può leggere tutto, temo un po’ chiunque faccia così. Però dichiararlo pare non stia bene.

    • Questo però corrisponde a: “non mi piace” il genere e non lo leggo. Un po’ come quelli che hanno dato 1 stella a Sandra su Amazon solo perché, attirati dal basso prezzo, hanno sbagliato ad acquistare genere.
      Io sono stra-contenta sia di Twilight che di 50 sfumature (che c’entra con Twilight come i cavoli a merenda), ancor più di Outlander (e tempo fa non avrei letto le ricostruzioni storiche nemmeno sotto tortura… ma Gabaldon ci mette un pizzico di pepe, che non guasta). Non leggo fantascienza manco se mi sparano. Ma è il genere, non il libro.

      • Non ho fatto alcuna recensione né dato giudizi di merito. Ho letto un libro per farmene un’idea. Il genere in sé poteva piacermi. Non mi è piaciuto. Sono gusti. Le 50 sfumature se da lì vengono non mi avranno. Mai detto che sia un libro che non vada letto. Solo che a me non interessa leggerlo e non ho intenzione di farlo. Per quel che mi riguarda, e sempre a livello personale, va giudicato il libro e non il genere. Fantascienza vuol dire tutto e niente, così come le storie di vampiri (che mi possono piacere, il libro Twilight invece non mi è piaciuto). Non vedo come questo possa assimilarmi a chi mette una stellina su Amazon perché non gli piace il genere. Per altro Outlander mi attira. Forse lo leggerò e, nel caso lo giudicherò, tendenzialmente in privato. È difficile che sul blog parli di libri che non mi sono piaciuti per niente, tranne casi particolari in campi dove penso di avere una competenza specifica (l’ultimo caso riguardava un apocrifo sherlockiano che presentava errori tecnici), di certo non lo faccio su Amazon. Ma è mio diritto dire che quel libro non lo leggo perché non penso che possa piacermi, nello specifico perché derivato da un libro che ho letto e non mi è piaciuto, per millemila motivi che non è il caso di discutere qui.

  11. Marco Amato

    I libri appartengono a una costellazione astrale bislacca.
    Alla base vi stanno i lettori, che generalmente non dicono mai: non lo leggo e non mi piace. Al massimo dicono: non è il mio genere, lo scrittore non mi attira, mi hanno consigliato di leggerlo o mi hanno consigliato di non leggerlo. Il lettore vive e dà luce a tutto emanando l’unica sentenza che conta: leggere=vendere=status.
    Ma appena si sale il primo gradino dell’editoria ecco emergere le viscere del male.
    Una piramide popolata da scrittori incalliti e insoddisfatti, di critici arrabbiati e strampalati, di editor puzzette, di lecchini e saltimbanchi dell’editoria, di intellettuali e intellettualoidi di caratura il cui cervello si è evoluto in maniera inversamente proporzionale al numero delle letture.
    In questo crogiolo di cellule fluttuanti distinguo due specie soltanto. In cima stanno gli arrivati. Ammanniti, Baricco, Camilleri. Vendono, sono amati e se ne… (diciamolo va) se ne fottono.
    Perché sotto a loro vige l’unica melma riconoscibile: il rosicamento.
    Scrittori che non arrivano e… rosicano. Critici che vengono letti da tizio, caio, e lo svogliato e… rosicano. Di editor che pubblicano autori mediocri o che non vendono e… rosicano.
    In questa disavventura escatologica il non mi piace e non l’ho letto, è un’ottima scala graduata per misurare il rosicamento.
    Occorrerebbe un medico, un analista, un gastroenterologo che domanda: lei non lo ha letto e non le piace perché l’altro ha venduto troppe copie? Per lo status sociale da lui acquisito? Perché l’altro è incline a dire cose più intelligenti di lei?
    Il paziente editoriale potrebbe rispondere con una frase soltanto: lo detesto e lo odio e non lo sopporto e quindi non lo leggo. Perché? Non lo so… ma rosico.
    P.s. E Moravia si sa, che era un gran rosicone. 😀

      • Vero, tutto vero Marco, ma è anche vero che ci sono autori alla ribalta delle cronache, presenti nei vari salotti televisivi, che per principio non mi va di leggere. Semplicemente perché mi stanno sui coglioni come persone. Poi, ovvio, chissà quanti autori tra i fari della letteratura erano personcine detestabili. Per quello che riguarda me, la discriminante prima è un certo tipo di impostazione radical chic che detesto con tutto il cuore. Tutto lì, non si tratta di rosicare. Anzi, quelli bravi sono un esempio, eccome se lo sono. Quelli che mi fanno venire l’acidità di stomaco sono piuttosto coloro che fanno le pulci ai libri degli altri, quelli che ti fanno la TAC al testo. Se sono lettori, può dar noia ma rientra nel gioco delle parti: io scrivo e tu leggi, dopo mi dici se ti piace o se ti fa schifo.
        Ma se si tratta di autori… be’ viene dal cuore un bel: “scrivi e non scassare il cazzo, scrivi e chiacchiera di meno sul lavoro degli altri”.
        Oltretutto lo trovo poco elegante, ricorda molto lo sfigato che non riuscendo a emergere deve per forza sminuire il prossimo, fa molto commare. I rosiconi ci sono in tutti gli ambiti, per fortuna non sono uno scrittore, quindi per adesso mi chiamo fuori, mi capita di rosicare se trovo qualcuno più preparato di me nella professione che mi dà da vivere, ma anche lì è uno sprone a far meglio. Si punta all’eccellenza no? Se poi ti fermi anche solo a mezza via…

      • tizianabalestro

        Mi hai tolto le parole di bocca, Massimiliano. In qualunque ambito, chiunque cerchi di trovare sempre il pelo nell’uovo nel lavoro altrui, ha qualche problemino di “insoddisfazione personale” – sfigato, come dici tu o, in alcuni casi di “incompetente”. Chi è un”grande” del mestiere ti insegna i trucchi, ti dice dove stai sbagliando, non ti dirà “È uno schifo”. Chi giudica, senza darti la possibilità di migliorare, beh, è solo una critica più o meno gratuita, soprattutto se non richiesta. Sono d’accordo anche sul fatto che ho solo da imparare e non mi metto di certo a criticare perché “rosico” che altri hanno libri su libri pubblicati. Seppure critico me stessa per migliorarmi, cerco le risposte, chiedo ai “maestri”. Nella vita vinci se hai lottato per quell’obiettivo, non buttando giù un tuo rivale. Se non vali, non vali, inutile criticare gli altri dei tuoi fallimenti. Godiamoci le nostre vittorie. (Penso positivo.,. Jovanotti docet😁)

      • Marco Amato

        Ah Massimiliano anche a me risultano detestabili i radical chic, il concentrato di ipocrisia lì supera i limiti consentiti dalla mia legge. 😀

        Il mio commento provocatorio è dato da questo. Ironia e auto ironia.
        L’editoria è costellata da invidie e controinvidie, magari anche sane, non è che certi sentimenti umani sono sbagliati, tagliamo l’inutile morale e lasciamola ai moralisti.
        Ma prendiamo l’esempio classico dell’editoria. Quanti scrittori e critici e intellettualoidi sparano a zero contro Fabio Volo, tacciandolo di mediocrità, spesso nemmeno avendolo letto e vantandosene pure.
        Cosa è questo se non un rosicamento generale verso un autore che vende?
        Se i libri di Fabio Bonetti avessero venduto 3 copie, nessuno si sarebbe preso la briga di fucilarlo a ogni giro di ruota. Ma visto che vende tanto e lui non è che mostra doti di scrittore, deve essere scarso per forza.
        Eh no, Fabio Volo non mostra le doti di Calvino (ma quanti scrittori italiani possono essere paragonati a Calvino?) però il suo nei libri ce lo mette. I lettori di Volo trovano nei suoi libri emozioni ed è tutto ciò che conta per uno scrittore.
        Ogni scrittore vorrebbe sentirsi dire: col tuo libro mi sono annoiato, o col tuo libro mi sono emozionato?
        Se Volo ottiene questo risultato, sono inutili tutte le speculazioni sul suo scrivere. E’ un rosicamento grande e generale di chi non arriva o arriva poco o non arriva come vorrebbe.
        Io in una casa degli specchi non seguo il percorso labirintico imposto, ma sbriciolo i vetri e faccio il mio percorso. Occorre abbattere le ipocrisie che annebbiano le menti.
        Come dice giustamente Tiziana la scrittura come la vita in genere non è un percorso a competizione. Ciascuno dovrebbe accontentarsi dei propri risultati senza avere la necessità di denigrare l’altro che riesce.
        Però è anche vero che siamo umani, che siamo esseri senzienti colmi di passione e voglie. E allora anche quando sale l’invidia e il rosicamento ottunde le cellule grigie, basta poco, basta sganasciarsi con una salutare liberatoria risata. 😀

    • Bene Marco, mi pare che siamo sulla stessa lunghezza d’onda, se hai letto il mio commento si capisce che le recriminazioni sono incentrate sull’autore che descrivi. Il mio invito, che sgorga dal cuore, lo trovo sacrosanto. Devo contestualizzare le mie affermazioni, per non lasciare dubbi: tutto nasce dalla lettura sui vari siti di commenti di altri autori che la menano trovando ogni sorta di seme nel male nelle pubblicazioni altrui. Il mio invito va a loro. Scrivi, pensa al tuo percorso, scrivi e non rompere il cazzo, dimostra il tuo valore e lascia che chi cerca la sua strada vada incontro al suo destino in santa pace. O siamo tutti Goethe, Calvino, Cervantes, da poterci permettere il lusso di giudicare il prossimo?
      Il mio rifiuto verso un certo tipo di personaggi cui mi riferivo è di carattere ideologico, parlo di autori ben inseriti nel circuito istituzionale, servi, con l’abito pronto e confezionato per tutte le stagioni, quelli delle cricche. Lì mi arrogo il diritto di non voler avere niente a che fare, di far finta che non esistano. La discriminante esula dal valore o meno delle loro opere. Abbiamo esempi eclatanti di leccaculo del potere che vendono milioni di libri. Personaggi come Fabio Volo, invece, non mi toccano, posso solo essere contento per lui, al massimo provare una sana invidia per il volume di vendite, è umano provarla. Per il resto, dico solo che la supponenza, la prosopopea, l’ipercriticismo, servono solo a coloro che hanno bisogno di soddisfare l’ego frustrato. Motivo per cui se parlo di un libro è solo per dire se mi piace o no, senza scendere in valutazioni strutturali piuttosto che analitiche. Umiltà. Che non è sminuente, è consapevolezza e desiderio di confrontarsi.

      • Marco Amato

        Figurati Massimiliano che di recente sono venuto a conoscenza che su Facebook esistono dei gruppi gestiti da scrittori di serie B. Cioè quegli scrittori che pubblicano con editori piccoli, ma che si sentono intellettuali rampanti (radical chic), ma soprattutto si sentono grandi scrittori (incompresi dal sistema). Costoro applicano delle vere e proprie azioni di bullismo sociale nei confronti di altri scrittori, una vera e propria gogna che provoca disgusto. Ne ho beccato qualcuno seguendo il filo di Arianna, ma mi fanno girare così tanto i gabbasisi che li ho bannati. Di recente avevo assistito al pestaggio mediatico di una scrittrice la cui unica colpa era aver descritto un fermo di polizia nei suoi confronti perché aveva preso le difese di un immigrato. Oppure se qualcuno domanda loro: ma perché ce l’avete con quel povero scrittore esordiente che ancora deve compiere i primi passi? Loro rispondono: perché la vita è dura ed è giusto che impari la sofferenza.
        Noi per fortuna siamo nel nostro bel gruppo di blogger, dove posso affermare con piacere di conoscere delle belle persone ricche di sogni e di calore umano. Ma là fuori, per descrivere l’estremo, c’è gente spregevole, livorosa, che nella frustrazione della propria scrittura trova le ragioni per aggredire gli altri.

      • tizianabalestro

        Sono d’accordo anche su questo. L’umiltà sembra un difetto, quando in realtà è la chiave vincente. L’arroganza e la saccenza mi infastidiscono. Come fai a conoscere tutto e anche a non sbagliare mai?
        Umiltà e migliorarsi. Sempre!

      • Marco, Massimiliano e Tiziana sono proprio d’accordo con voi!
        D’accordo sugli scrittori che rosicano, perdendosi così la possibilità di capire cosa eventualmente modificare nella propria strategia per avere maggiori, o diversi, risultati. Perché una persona che è contenta di ciò che fa non perde tempo a rosicare, a incattivirsi di fare le pulci ai libri altrui.
        Come dice Tiziana quando parla di “insoddisfazione personale”: l’invidia, e la cattiveria, nascono da una vita di merda (scusa Helgaldo… ma per questa non trovo sinonimo 😛 ), di cui però non sono responsabili gli altri.
        Questa cosa si vede ad ogni libro di Fabio Volo (che io fatico a leggere, ma mia sorella legge solo quello!); è successo con Twilight (per i puri del fantasy è una blasfemia concepire il vampiro “vegetariano” e bello, ma rosicano perché la Meyer ha stravenduto); è successo con le 50 sfumature dove apparentemente una casalinga annoiata (in realtà un’assistente di studio, moglie di uno sceneggiatore) ha dato vita al genere erotico moderno (se c’era prima, nessuno lo sapeva; è bastato usare il trucco di associarlo a Twilight e pam! nel frattempo la prima generazione dei lettori era “cresciuta” all’età giusta); è successo per anni a Stephen King, puntualmente massacrato dai critici ad ogni uscita come scrittore di bassa lega, “popolare”, prima che gli concedessero qualche merito.
        Nel mondo del lavoro, i commerciali che vendono di più sono quelli che non parlano mai male della concorrenza, mai! Conosco un’azienda che l’ha inserita come regola massima. Se interrogati a proposito da un cliente, rispondono dando valore anche al concorrente, ma spiegando la diversità dei loro prodotti, senza mai denigrarlo.
        Per quanto mi riguarda ci sono autori che non leggo perché mi stanno antipatici a pelle (non è il libro, è la persona), perché magari ho letto un’intervista o un commento in cui ho sentito particolarmente la “spocchia”. E per me puoi anche avere il Nobel o il Pulitzer, ma se sei arrogante non ti leggo, non fai per me.

  12. La mia variante è “non mi piace ma è solo una mia opinione personale”, perché non voglio assolutamente essere uno di quei radical chic che esprimono giudizi sferzanti su tutto e tutti senza neppure aver mai letto quel che giudicano ma semplicemente seguendo la corrente (putrida) degli altri radical chic. Cito una studentessa con cui viaggiavo all’epoca universitaria: ascoltando un altro studente “compagno” e “organico al partito” che parlava male di un film senza neppure averlo visto, lei gli disse: “Ma la smetti di ripetere come una filastrocca le recensioni dell’Unità? Ma ce l’hai un cazzo di cervello tuo?”
    Un autore può starmi sulle palle come persona e magari, per questo, non lo leggerò mai, e se per caso lo leggerò farò in modo che non mi piaccia. E lo dirò pure. Ma solo e sempre a titolo individuale, specificandolo ogni volta.

  13. tizianabalestro

    Senza neppure averlo letto poi è assurdo. Seguire i pensieri altrui, senza poi nemmeno aver sfogliato pagina, ancora più pazzesco. Che fatica informarsi ed avere idee proprie, ma soprattutto come è difficile di questo sentire un elogio al lavoro altrui. Più semplice criticare. Di solito, come le chiacchiere di paese, quello che “sputa-sentenze” è quello che dovrebbe tacere. Io, come al solito, vado controcorrente. Sono contenta di essere entrata in questo “mondo” dei blog e vedere tanti scritti che mi piacciono, autori, consigli, tante cose belle. Ecco io prenderei le cose belle e le elogerei. In caso opposto, meglio non criticare alle morte.
    Non si può piacere a tutti e nessuno è perfetto. Si sbaglia, anche i più bravi, sbagliano.

  14. tizianabalestro

    Senza neppure…

  15. tizianabalestro

    Ecco…. nell’enfasi ho lasciato parole o scritto male.
    Succede. 😉😉😉😉😉

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