Letture nocive

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Provo a riassumere. Nel 2013 fece scalpore la vicenda delle due ragazzine di 14 e 15 anni che si prostituivano ai Parioli per potersi comprare vestiti e telefonini. La vicenda coinvolse circa 60 clienti della Roma bene, tra i quali era spuntato anche qualche nome di spicco. Uno dei clienti alla sbarra nel processo è stato ieri condannato, in aggiunta al penale, a risarcire anche i danni morali a una delle minori. L’accusa aveva proposto una somma di 20.000 euro, ma il giudice in via equitativa l’ha ridotta a 1000, convertita nell’acquisto di 30 libri sulle donne che il reo dovrà far pervenire alla ragazza. È probabile che la sostituzione dei libri alla vile moneta serva per far capire alla ragazza il valore vero della propria identità – ricevere ulteriore denaro in aggiunta a quello ottenuto dalle prestazioni sessuali non avrebbe di certo contribuito a farla riflettere sulla gravità dei suoi comportamenti –.

Si può pensarla in vari modi. Sicuramente quei 30 libri, ma in generale i libri, bisognerebbe farli leggere a quegli uomini che pagano per fare sesso con delle minorenni. Però temo che sia fatica sprecata. Per altri versi i libri sono inutili anche in mano a ragazzine che non hanno mai pensato che la lettura sia un’alternativa valida al piacere di vestiti firmati e telefonini dell’ultima generazione. Considerando poi che nella lista dei 30 libri calati dall’alto c’è Oriana Fallaci, Hannah Arendt, Emily Dickinson, Marguerite Yourcenar mi chiedo se la giudice che l’ha stilata si renda conto che questo è il modo più efficace e scientifico per eliminare ogni speranza che una ragazzina incontri una parte di sé grazie ai libri.

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14 commenti

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14 risposte a “Letture nocive

  1. Su queste cose credo che essere superficiali sia controproducente, perché si finisce per immaginare un mondo che è vero solo nella propria testa. Quello che intendo dire è che il fatto che le due ragazzine si prostituissero non fa automaticamente di loro delle non-lettrici. Le lettrici non si prostituirebbero mai? Le due cose vanno a braccetto? Non saprei, magari è proprio così ma allo stesso tempo mi pare questo ipotizzato un mondo troppo ordinato: le non lettrici da una parte, vittime di se stesse, e le lettrici dall’altra, puritane e Madonne… Il mondo che ho sotto gli occhi io tutti i giorni però non è mai così ordinato.

    Applaudo al giudice per la decisione. Sostituire i libri al denaro dà di esso un valore diverso. Con i soldi si posso anche acquistare dei libri, sembra voler dire il giudice. Ma da questo a ipotizzare che la lettura da sola basti a preservare le ragazzine da un certo mondo, da un certo stile di vita ne passa… È il contesto in cui si vive e si cresce a fare la differenza, e non in negativo. Conosco ragazzine provenienti da famiglie indigenti piene di dignità, e ragazzine della borghesia dabbene disposte a mostrare le parti intime per una cintura firmata. Quale delle due non legge libri? Leggere fa la differenza? Può darsi…

    • La questione non è libri o non libri, ma la scelta di quei libri. Il giudice, dall’alto, pensa che una quindicenne può comprendere meglio se stessa leggendo certe opere scritte da donne che parlano di identità femminile. Sono però testi che solitamente, anche per chi ama i libri, si incontrano dopo aver letto altri libri, più adatti alla propria età. Leggo la Fallaci oggi, ma a quindici anni leggevo solo fantascienza. Lì però ho trovato temi e riflessioni che mi hanno aiutato a giungere alle letture attuali. È come un allenamento, per certi testi impegnativi occorre molto pratica di altri testi. L’identità femminile sta tra le righe anche di un romanzo di formazione per quindicenni, senza dover imporre scrittrici «pesanti» che non hanno concepito le loro opere per chi ha letto poco o nulla in precedenza. Sarebbe stato meglio che la lista nascesse da un confronto tra la quindicenne e uno psicologo, ma anche solo un adulto. Le imposizioni, come quelle scolastiche, hanno sempre un’impronta di adultitudine che non tiene conto del tipo di lettore che ha davanti. Quindi non servono, e allontanano ancor più dalla bellezza della lettura, che resta estranea ai loro interessi, quasi nemica, pesante e noiosa.

  2. Più seriamente: sei mesi presso una qualche comunità di ragazze madri, magari. Leggere, in questi casi, è tempo perso.

  3. iara R.M.

    Senza la fiducia che qualcosa possa essere recuperato, tutto è perso. Libri, come altro.

  4. Grilloz

    Però un po’ cari sti libri

  5. Immagino, voglio sperare, che il gesto fosse mirato a dare un segnale forte in senso generale. Ovvio che nello specifico caso la ragazzina non trarrà nessun beneficio dalla decisione del giudice.
    Diffondere la cultura è una battaglia che non voglio dire persa, ma sicuramente ci sono in atto gravi perdite e le truppe sono accerchiate da forze preponderanti. Siamo di fronte a un paio di generazioni iper tecnologiche con conoscenze frazionate e settoriali. Non c’è più l’abitudine al semplice e banale “pensare”. Ogni singolo bisogno è risolvibile con un click, che si tratti di computer o di smartphone. Massa di persone che ragionano per “sentito dire”. Giovani che sono passati dalla posizione statica della culla alla corsa campestre senza la necessaria preparazione data dal gattonare. La lettura, la pazienza della ricerca, l’elaborazione delle idee e del pensiero sono stati cancellati dalla mano violenta di chi vuole una società di consumatori non pensanti. Siamo circondati da una massa di analfabeti funzionali che, non per merito, per capacità e competenze acquisite ricoprono ruoli di controllo. Trogloditi che si sentono migliori perché invece di strofinare pietre o legnetti per accendere il fuoco hanno imparato ad accendere il telefonino. Credo che il progresso non sia solo “andare avanti”, ma anche e sopratutto capire quando fermarsi e ragionare su quello che si è ottenuto. Dopo, e soltanto dopo ripartire. Contestualizzare, pensare, progettare. Una grave colpa la affibbio anche a un certo tipo di promotori della cultura, a quella cerchia di distaccati e coltissimi intellettuali, emotivamente stitici, fautori della cultura elitaria che tanto hanno fatto per alzare un muro tra il sapere e la banale conoscenza. Ma qui bisognerebbe iniziare una lunga discussione, non credo che possa interessare ai coraggiosi che fin qui si sono sciroppati tutta questa mia manfrina.

    • Anch’io spero che il gesto sia mirato a dare un segnale generale. Però le sentenze riguardano poi i singoli, e spesso i parametri usati hanno origine, come concludi tu, dai fautori di una cultura elitaria che alza muri. Pensare che una ragazzina possa avvicinarsi a certi testi senza maturare una crescita graduale mi pare una visione simile a quella da cui è stata liberata: pensare che sia già un’adulta consapevole. Smettila di dire che scrivi manfrine, perché non è vero.

      • Grazie Helgaldo. Credo che dalla vicenda si possa trarre la conclusione che, con una sorta di autocompiacimento, chi la cultura la dovrebbe detenere (stiamo parlando di un magistrato, con tutto il retaggio che la carica dovrebbe significare), abbia semplicemente voluto e cercato un gesto dimostrativo. Ragionando da padre, quale sono, trovo inutile dare a mio figlio un libro e limitarmi a questo, parto da cose semplici, alla sua portata, cerco insieme a lui di scoprire le cose bellissime che si possono osservare leggendo belle storie. Un mondo quello della lettura che deve essere necessariamente condiviso, proposto in alternativa alla visione passiva, una “palestra” piacevole per sperimentare forme di linguaggio e dinamiche relazionali. La cultura, monolitica, assoluta, spaventa se non si è acquisita come una semplice e banale forma di espressione umana. Quando dico che la cultura deve partire dal basso, mi riferisco proprio a questo. Credo che occorra fermarsi, tornare a spiegare che sapere e informarsi è figo. Chi più sa più deve offrire. Mi viene in mente la leggenda che riguarda Giuseppe Verdi, dove si narra che in ogni sua rappresentazione venisse riservata, quasi gratuitamente, una parte del loggione a quel popolino incolto che altrimenti non avrebbe potuto godere della sua opera. Tornare a proporre “il libro” come un oggetto di divertimento, poi nella grande massa di pubblicazioni più o meno di valore, nella grande massa di lettori, dicevo,nasceranno spontaneamente fruitori di letteratura più alta. Tutto deve partire dal basso, dai bambini dagli adolescenti, sotto forma di gioco e di piacere. “L’è tutto da rifare” diceva qualcuno. Ora, non voglio necessariamente parlare degli autori che si arrabattano per cercare di emergere, ma coloro che hanno voce autorevole dovrebbero smetterla di auto compiacersi della visione del loro ombelico ma alzare la testa e entrare nel mondo della comunicazione con tutto il potere che l’immagine pubblica permette loro. I mezzi e i modi ci sono, o meglio, ci sarebbero.

  6. Calare la cultura dall’alto (come pure esportare la democrazia) mi pare che non funzioni mai. Devono sentire il bisogno di cultura, che le cose imposte, soprattutto in adolescenza sono osteggiate fisicamente dagli ormoni.
    Per conto mio poi è proprio sbagliato il principio di questa sentenza: anziché risarcire la ragazza danneggiata, le impongo la lettura. E nemmeno una lettura consapevole (concordo con te Helgaldo che un paio di psicologi avrebbero trovato letture migliori).
    Dimenticando però un dato importante: la ragazza è minorenne. Non è quindi “capace di agire” secondo il diritto ed è sottoposta alla responsabilità genitoriale, che comprendono i doveri di istruzione, educazione e tutela. Ergo, i libri li consiglierei a tutta la famiglia, perché se a 15 anni ti vendi per vestiti e telefonini c’è qualche messaggio errato che circola nell’ambiente famigliare.
    Concordo anche sul fatto che lo stesso altri libri sarebbero da far leggere ai clienti delle improvvisate escort (evitando Lolita, magari). Ma temo che la domanda sia più difficile da fermare dell’offerta. Ci sono paesi poveri che sono riconosciuti come meta del turismo sessuale dell’occidente. Lì però le ragazzine si vendono per mangiare.

  7. Sarà pure una sentenza innovativa, ma andava corretto il tiro, secondo me.
    Dunque una ragazzina di quindici anni che si è venduta per avere più vestiti e cellulari di ultima generazione dovrebbe comprendere di essere stata svilita nella sua dignità di donna leggendo i 30 libri che il giudice ha elencato nella sentenza di condanna al risarcimento dei danni morali disposta per uno dei clienti implicato nella squallida vicenda?
    Immagino l’adolescente minorenne che, dopo l’esperienza fatta tra festini a luci rosse e compagnie altolocate, fa ammenda interessandosi alle “figure femminili nella filosofia antica” o alla più leggera “«Categorizzazione sociale e costruzione del pregiudizio negli atteggiamenti di genere e etnia».
    Avevo già letto in un articolo i nomi dei testi decisi e mi ero messa a ridere. Una ragazzina che forse nemmeno ricorda cosa ha scritto Manzoni! Sai che gliene frega!
    Ma forse l’intento del giudice nasconde un pesante monito rivolto alle famiglie di queste amorevoli fanciulle: fatele studiare ste figlie, si legge tra le righe, anziché assecondare in modo distorto la loro crescita facendo credere loro che la cultura non serve a niente e che basta maneggiare denaro per ottenere tutto l’inutile che la vita offre.
    D’altro canto, fare guadagnare alla ragazza altro denaro con un risarcimento morale a quattro zeri sarebbe stato quasi come sottolineare questa incapacità genitoriale di indirizzare l’educazione verso valori più edificanti.

  8. Applaudo la decisione del giudice. Capisco il tuo punto di vista, Hell, però non credo sia facile scegliere i libri giusti. Ho provato a pensare a quali sceglierei io se fossi il giudice ma non me ne sono venuti in mente molti.
    Piccole donne? O è troppo infantile?
    I romanzi di Isabel Allende? Tracy Chevalier? O sono troppo da adulti?
    Twilight??? Non penso proprio…
    Tu che libri sceglieresti?

    • Cara Lisa, ribalterei la questione, non soltanto nel caso specifico, ma in generale. Ogni volta che imponiamo un libro a un adolescente rischiamo di allontanarlo da quella lettura e forse dalla lettura in generale. Lascerei la scelta alla ragazza. Sceglierebbe Twilight? Perché no? Dovremmo vietare una lettura che piace ai ragazzi? Non riusciremmo comunque a trovare agganci proprio in quella trama che possano parlare anche di quello che l’è successo, per poterlo analizzare e superare? Al contrario, quali corde emotive potrebbe toccare un trattato sull’emancipazione femminile, o uno dei titoli che ha evidenziato Marina nel commento precedente? Un’Oriana Fallaci degli anni 70-80, tanto cara alla giudice, è ancora in grado di parlare ai giovani nati nel 2000? Non esistono libri giusti e sbagliati, necessari e superflui. Giusta e necessaria al limite è la lettura, ma ognuno sceglie cosa, quando e perché leggere.

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