Dolce Amaro

foto_palloni

Bisognerebbe scrivere la storia di un giovane promettente calciatore di serie A bravo al punto che non solamente è l’idolo della sua tifoseria e riesce con i suoi gol a salvare la squadra dalla retrocessione, e per questo è chiamato in nazionale dal selezionatore tecnico che ne fa l’elogio per le sue doti umane oltre che calcistiche. Ma diventa in pochi anni un personaggio stimato e applaudito anche dagli avversari, e in tutti i campi dove gioca in trasferta quando viene sostituito riceve una standing ovation, così alla fine le maggiori aziende del Paese lo vogliono come testimonial per vendere più telefonini, più acque minerali, più soldi alla ricerca contro i tumori. E le trasmissioni televisive lo invitano non solo per chiedergli se il gol era regolare o in fuorigioco, ma anche per sapere se voterà sì o no al referendum. E lui risponde che è un suo fatto privato e il presidente del Consiglio e quello della Camera e finanche il presidente della Repubblica elogiano il suo comportamento e lo indicano come un esempio virtuoso di italiano come la Cristoforetti. E all’estero i giornali lo mettono in copertina e diventa il simbolo dello sport leale cosicché il video ufficiale del prossimo campionato del mondo per nazioni inizia con lui che calcia il pallone in corsa.
E lui il giorno dopo aver visto quel video in anteprima, tornando a casa dagli allenamenti trova la moglie sul divano che la vede stanca e le chiede cos’ha e lei gli dice che si sente stanca. E anche i giorni successivi è sempre stanca. E allora vanno dal dottore e si scopre che a lei non funzionano più i reni, che sembra siano compromessi e se non si trova al più presto un donatore si mette proprio male. Allora lui che è sano come un pesce decide di donarle il suo. E il medico dice che è compatibile e si può fare, ma lui non potrà mai più giocare a calcio, però a lui questo non importa. Importa invece al suo procuratore che non potrà più chiedere soldi e anche ai tifosi della sua squadra che sicuramente retrocederà. Ma anche al tecnico della nazionale che aveva puntano tutto su di lui e ai tifosi delle altre squadre che pensano che la nazionale ora non avrà nessuna chance al mondiale. E iniziano a odiarlo e su Facebook gliene dicono di terribili, che quella puttana di tua moglie muoia. E anche i tifosi della nazione che ospita il mondiale ora si chiedono perché mai nel video ufficiale del campionato del mondo è presente un giocatore che ha rifiutato di parteciparvi.
E tutte quelle aziende che avevano puntato su di lui per vendere più telefonini, più acque minerali e finanche più soldi alla ricerca contro il cancro dopo un sondaggio scoprono che la sua popolarità è allo zero virgola e allora lo mollano per sostituirlo con il vincitore del Grande fratello vip che non è un perdente. E il presidente della Repubblica, in presenza di quello della Camera e finanche di quello del Consiglio durante la Giornata dello sport distribuisce medaglie e riconoscimenti a tutti gli sportivi che si sono distinti – tiro con l’arco, giavellotto, triathlon e anche ai paralimpici – ma lui nemmeno è menzionato; e in poco tempo i giornali, anche internazionali, si scordano di lui e nessuno lo riconosce per la strada e gli chiede più l’autografo a passeggio sul lungo Tevere dove con la moglie si è fermato per un caffè in un bar nell’autunno romano che a loro due pare bello e sfavillante come l’ultimo giorno prima della brutta stagione. E lui e la moglie, entrambi convalescenti dall’operazione, si guardano in silenzio con una malinconia dignitosa per aver fatto la scelta giusta, anche se il mondo non gli perdonerà mai di avere rinunciato al successo solo per amore.
E bisognerebbe dedicare questa storia di fantasia dal finale amaro a quel giocatore vero dell’Amaro, squadra di seconda categoria, che il 23 agosto ha donato un rene a sua moglie e non potrà più giocare, per ricordare a tutti quelli che scrivono finte favole d’amore che finiscono male che il mondo reale sa inventare vere favole d’amore che finiscono bene e per questo non le vuole leggere nessuno e non diventeranno non dico dei best seller ma neppure cento pagine degne di pubblicazione con una piccola casa editrice di provincia.

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14 commenti

Archiviato in Trame e personaggi

14 risposte a “Dolce Amaro

  1. Dunque anche Helgaldo legge la rosea 🙂
    Io, invece, quando l’ho letto ho pensato: “Toh! Io, questa storia, l’ho già sentita da qualche parte”.

  2. tizianabalestro

    Mi ha emozionato. Sono senza parole. L’amore dei romanzi non ha niente a che vedere con questo. Credo che un gesto così meriti il rispetto di tacere da parte dei tifosi, media e tutti gli altri. La fama, i soldi non valgono la vita di chi ami. È il più bel gesto d’amore che si possa fare.

  3. iara R.M.

    Potresti anche scriverla tu che se hai il cuore prima ancora che la testa per pensare una trama così, sono certa che sapresti anche trovare tutte le parole per fissarla nelle pagine.

  4. Era già da un po’ che pensavo a una storia sui calciatori, però mi sentirei in colpa a scriverla io, questa meraviglia… che ne dici di una a scrittura a quattro mani?
    Però io ho pensato che una volta la notizia fosse resa pubblica, una fila di tifosi si presenta a salvare capra e cavoli, gente disposta a donare un rene pur di rivedere il calciatore in campo a giocare con la moglie finalmente guarita con il rene di un tifoso, ma lui è stanco della fama e del calcio, decide di donare il rene alla moglie anche per liberarsi di una popolarità scomoda. 🙂

  5. Certe storie sono talmente belle dal vivo… che le parole non renderebbero comunque giustizia. 🙂

  6. Bellissimo. Non aggiungo altro per non rovinare la bella emozione che mi ha lasciato.

  7. tizianabalestro

    Massimiliano, direi che bello che ci emozioniamo così .😊

  8. tizianabalestro

    Dai, inizio io con le associazioni, così se Helgaldo deve dare la colpa a qualcuno che sbaviamo di emozioni, me la prendo. Se devo associare l’emozione che mi dato la storia di cui sopra, direi ” amore puro”. Invece, nel caso di come interagiamo nel blog e, tutto l’aiuto, le chiacchiere, etc… opto per “sana amicizia”. Direi tanto. Ecco perché mi emoziono più spesso di come si dovrebbe (ma chi l’ha detto che piangere fa male?).

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