Horror de paura

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La televisione non la guardo ormai da tempo. Di sera preferisco curiosare nei blog oppure rivedere un vecchio film per studiarne i dialoghi. L’altro ieri però ho fatto un’eccezione, ho vagato tra i vari canali tv e ho rivisto la fine dell’Esorcista, quando il giovane prete trasferisce su di sé l’entità maligna e muore gettandosi dalla finestra, liberando così la bambina posseduta dal demonio.

Anche se adulto da tempo, l’horror mi terrorizza. Non riesco a tenerlo alla giusta distanza convincendomi che è solo un film, e se uno entra in una stanza anch’io ci entro; e se vede un mostro, anch’io lo vedo; e se urla di terrore urlo di terrore anch’io. Uno strazio, insomma. Perché poi il film finisce, mentre io continuo per giorni a urlare di terrore, ovviamente sottovoce.

A quel punto ho fatto zapping. Nell’anteprima di Vespa si parlava – oggi la sua trasmissione si divide in due parti intervallate da un micro telegiornale – del ponte sullo Stretto, altro genere di orrore. Mi sono detto: mi fermo nel suo studio così mi tranquillizzo. Nemmeno per sogno, la seconda parte era tutta dedicata agli esorcisti. Diavolo d’un Vespa.

Presenti in studio vari ospiti, l’esorcista di turno, il giornalista dei misteri, la mente matematica e razionale, lo psicologo cattolico a far da cuscinetto tra malattia psichica e possessione demoniaca. Ecco che appaiono di spalle due casi umani che raccontano con la voce contraffatta la loro possessione. Già sentire quella voce metallica che parla in vece loro mi fa dubitare che il demonio sia stato completamente debellato. E poi nel calderone sono apparse scene da un documentario recente sul fenomeno dove si vedevano religiosi accreditati scacciare il Maligno dai corpi posseduti di donne, rigorosamente donne – anche da una suora – . Veder la gente che sta male, che si contorce e urla, mi fa star male. Pensare poi che all’interno dei loro corpi alberghi uno spirito maligno magari millenario mi mette in agitazione.

L’aspetto incredibile è che di fronte a un razionalista scettico e a tratti divertito, si siano contrapposti tutti gli altri che parlavano degli esorcismi con lo stesso tono di chi va a far la spesa: un’attività quotidiana, banale, le otto ore e il cartellino. Scopro così che c’è tutta una procedura rituale ben definita, formule e comportamenti da tenere, accrediti da esibire (mi ha nominato il vescovo, ho il tesserino per esercitare, attenzione a eseguire un esorcismo senza esserne autorizzati: il diavolo potrebbe denunciarti al sindacato).
Venivano ricordati infine le sette sataniche, Padre Pio per le bastonate notturne ricevute dal suo diavolo personale e padre Amorth, il più famoso esorcista che ci ha lasciati qualche giorno fa (speriamo che ora sia nella gloria di Dio e non nelle mani di Lucifero, non c’è bisogno che vi spieghi il perché) e venivano mostrati gli innumerevoli oggetti che ha estratto negli anni dalle bocche dei posseduti (chiodi, catene, vetri).
Si finiva con Sgarbi e una breve storia della rappresentazione demoniaca nell’arte. Questa l’unica parte che mi abbia non dico rilassato, ma almeno riconciliato con il bello.

Se non lo sapete dovete sapere che i diavoli non sono affatto entità mitologiche, angeli decaduti, ma vere e proprie «persone», non proprio in carne e ossa, ma che prediligono quelle altrui. Secondo gli esorcisti, il diavolo non è un’idea ma uno con cui, volendo, ci potresti anche discutere di scrittura. Sembrava di essere in pieno Medioevo invece che in uno studio Rai del 2016. Si fa proprio a botte, a male parole, come quando uno ti supera con il medio alzato.
Ridete, ridete, perché non c’è niente da ridere. Ora, io in chiesa ci vado qualche volta, e mi ricordo dei santi, di Dio, della Madonna. Mi ricordo ancora le preghiere e conosco la liturgia cattolica, i Vangeli, le Sacre scritture, i sacramenti. Cioè, una cosa media, niente di trascendentale. Niente di trascendentale era meglio non dirlo. Diciamo, niente di straordinario.

Qui invece i fatti sono straordinari. Che il male esista lo vediamo tutti. Forse anche il diavolo che lo simboleggia. Però il diavolo io me lo immagino nelle stanze del potere, della politica, dell’economia. Nelle organizzazioni che affamano la gente, che scatenano le guerre. Negli uomini che picchiano i bambini e uccidono le donne, che sfruttano i migranti. Non è mai una persona, è solo un comportamento diffuso anche se malvagio. Potremmo dire un male orizzontale e democratico: convive tranquillamente con noi da che mondo è mondo. Presumo che questo sia lo stile dell’uomo moderno, del razionalista della trasmissione di Vespa. E in lui mi identifico in quanto essere razionale.

Ma poi ci sono anche tutti gli altri che mi dicono invece che un diavolo bussa alla tua porta, anzi non bussa entra direttamente. E poi sono fatti tuoi. Le rappresentazioni pittoriche trecentesche e il Giudizio universale nella Cappella Sistina te li fanno proprio vedere. Certo, quello è parte della cultura di un uomo antico, che oggi la caccia alle streghe non si fa più. Però dev’esserci qualcosa che sfugge anche al mio spirito razionale, perché poi questo diavolo-persona si insinua nei pensieri, e quando lo schermo della tv è diventato nero mi immaginavo che lui saltasse fuori da lì e mi venisse addosso. Me ne sono andato a letto, ma non ho spento la luce. Che tenera difesa. Poi uno si addormenta e lui può agire indisturbato, magari ti guarda per ore mentre dormi, chissà poi che pensieri avrà. Lo posseggo e non lo posseggo? Voi ridete, ma io non credo negli oroscopi, nelle stelle, nel destino. Questa qui del diavolo «in persona», invece altro che antico, a me pare moderno. Se fossi un diavolo farei di tutto, scatenerei le guerre, per far credere al mondo che non esisto di persona. Agendo quindi indisturbato, con la complicità delle menti razionali.

E niente, bisognerebbe che uno di voi scrivesse la storia di un diavolo in persona, ma moderno. Lo so, l’hanno già scritta, ma io non l’ho letta. Non leggerò nemmeno la vostra, che già mi fa paura. Però se cercate un target, quello delle paure ancestrali è un gran bel target. Le paure ancestrali non passano mai di moda: questo il diavolo lo sa, non andrebbe da Vespa se non lo sapesse.

Post scriptum: finisco con una nota linguistica, credo interessante. Esorcizzare significa sia sottoporre alla pratica dell’esorcismo sia rimuovere dalla mente, allontanare. Se il primo significato l’ha scritto un religioso, la seconda accezione ha il sigillo del Maligno. Rimuovi, rimuovi la verità, che io verrò nei tuoi incubi.

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25 commenti

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25 risposte a “Horror de paura

  1. Però. C’è qualcosa di peggio degli Alieni di Focus.
    Uhm… e se il diavolo fosse un alieno?
    E se gli angeli fossero un’altra razza aliena?
    E noi siamo a loro immagine e somiglianza, ma non capacità?
    Penso che alla sera convenga guardare Masha e Orso. 😉

    • Ma tu non stai scrivendo una storia di spettri? Specie di parenti…

      • Si, ma non hanno a che vedere con i “diavoli” nella concezione delle religioni monoteiste. Sono fantasmi alla ricerca di giustizia, che il “diavolo” l’hanno trovato solo nell’uomo.
        Ci sono “entità” che non trovano pace. Ma non sono convinta che siano più “diavolo” di certi esseri umani mossi da brama di potere. E a volte usiamo il “diavolo che ci possiede” a mera giustificazione delle nostre vili azioni. Siamo tutti angeli, e siamo tutti diavoli.
        E comunque sul “diavolo” ho già scritto… 😉

  2. Scegliere per la notte l'”Esorcista” – e, peggio ancora, Bruno Vespa – invece dei nostri blog. Questo la dice lunga dove stia, per Helgaldo, l'”horror de paura”.

  3. Anche io sono irrazionalmente terrorizzato da questo genere di tematiche, e anche io evito accuratamente di guardare film e programmi che trattano l’argomento (infatti lo special di Vespa non l’ho visto. Non che in genere lo veda eh, me lo perdo volentieri anche quando si parla di cose più rilassanti).
    Se può interessarti, il thriller “I soliti sospetti” termina col protagonista che dice una frase tipo “Il più grande inganno del diavolo è stato far credere agli uomini che lui non esista”.
    Quindi, concludendo, avrai capito che io pur trovando ottimo il tuo spunto non sono lo scribacchino adatto per puntare a questo “target”: se provassi a scrivere una storia diabolica io pure resterei tutte le notti sveglio a guardarmi attorno, e anche di giorno mi guarderei attorno preoccupato e sospettoso…

  4. Oggi ho sentito la storia di una donna diabolica, pensavo di scriverne, ma tenendo un lato umoristico, perché altrimenti i miei sogni diventerebbero incubi. Già scrivere un giallo, con le inevitabili ricerche del caso mi mettono di cattivo umore, figuriamoci un horror, brrr.
    Ieri sono andata in biblioteca, c’erano i libri liberi, quelli che non sono catalogati, stanno in una cesta e li puoi prendere senza l’obbligo del riporto.
    Un horror di Stephen King mi sbirciava nel mucchio, l’ho preso in mano, da quando ho letto il suo libro sulla scrittura ho il desiderio di leggere un suo romanzo, mi trattiene il genere che lui scrive, beh, non ce l’ho fatta, ho dato una scorsa alla quarta e ho deciso che non era per me.

    • Io ho letto Stagioni diverse, raccolta di 4 racconti, non horror. Poi mi consigliano Dolores Claiborne e Il miglio verde, non horror. Ma credo che prima o poi, per sfida, proverò a leggere un suo horror… ne ho una mensola piena in libreria, in condivisione.

      • Grazie dei titoli Barbara! Comincerò con quelli, mi sa che prima o poi anche io accetterò la sfida, magari sotto l’ombrellone, così da compensare l’eventuale angoscia 😉

      • Anch’io ho ereditato qualche King, però non ho avuto ancora il coraggio di affrontarlo.

  5. Possibile che non riesco a scrivere un post senza un errore o una ripetizione? Mannaggia!

  6. Simona C.

    A me piace avere paura. Mi piacciono libri e film horror e resto delusa se non mi provocano qualche incubo. Quando scendo in cantina mi metto paura da sola immaginando di essere seguita o inciampare nel tentacolo di un mostro di Lovecraft, accelero il passo se cammino in una strada isolata la sera, controllo sempre che non ci sia un killer sul sedile posteriore prima di salire in auto, non dormo mai con un braccio che penzola dal letto per timore di sentirmi afferrare, ma sono fantasie, piccoli brividi che poi mi fanno sorridere, sono favole con lupi cattivi.
    A spaventarmi sul serio, invece, sono cose più reali come la crudeltà, l’avidità e l’ignoranza. La gente sa essere così cattiva da sé che immagino il diavolo come un povero disoccupato che ripensa con nostalgia ai bei tempi nell’Eden quando esistevano i puri da tentare.

    • L’idea del diavolo disoccupato non è male, pur se largamente usata. Ci sono certe misure di politica economica approvate dal governo proprio per questa categoria di disoccupati…

      • Povero diavolo. Bisognerebbe scrivere una storia in cui lui cerca, per un qualche motivo formalmente nobile, di mettere zizzania e casino in questo mondo. Ma è sempre più frustrato con il passar delle pagine, perché le creature del Creatore generano sempre zizzania e casini più di lui: non è bello arrivare eterno secondo. Il diavolo come Wile E. Coyote del male. Infine , del tutto depresso, si arrende e torna al Creatore, chiedendo di essere reintegrato (art. 18?) tra gli angeli.

      • Questa sarebbe proprio bella 😀

  7. Non sono molto da horror, ma il romanzo “L’esorcista” da cui il film è tratto mi è piaciuto parecchio, anche perché di horror ha poco, è più un thriller e un romanzo sulla fede. Per il resto gli esorcismi destano la mia curiosità intellettuale, ma anche se la mia amica insegnante di religione mi ha spiegato tutte le basi teologiche della cosa e mi ha assicurato la veridicità del fenomeno della possessione, fatico a credere al diavolo in questa foggia. Alla fine “esorcismo” mi evoca per lo più il film “Il piccolo diavolo”.
    PS: non mi è mai capitato di vedere il film “L’esorcismo”, ma forse adesso non è il caso…

    • No, non è il caso. Nella trasmissione di Vespa, me n’ero dimenticato, c’era un excursus anche della cinematografia sul diavolo. Dall’Esorcista al Piccolo diavolo, passando per De Niro e Al Pacino.

  8. Ho amato l’horror in gioventù: l’idea di terrorizzarmi vedendo un buon film mi galvanizzava al pari di un giro sulle montagne russe. L’immersione piena in atmosfere orrorifiche mi faceva dimenticare tutti i pensieri o meglio mi scaricava al punto da farmi stare benissimo dopo. Una cura, si direbbe! 🙂
    Oggi no, oggi è tutto diverso. La mia serenità mi fa vedere brutte le cose che sono brutte, non ti dico dopo la nascita dei miei figli.
    Detto ciò, penso che il demonio esista, se esiste Dio esiste anche il suo contrario e si manifesta. I fenomeni di possessione non sono solo frutto di suggestioni esasperate e non sono quelli eclatanti di persone che vomitano verde o ruotano la testa a 360 gradi. Per me chi uccide un figlio è posseduto dal male, chi è capace di efferatezze inumane è posseduto dal demonio. E quando non dà il peggio di sé, Satana è un essere intelligentissimo, affascinante, sa ben nascondersi, sa ingannare. Non mi spaventa l’idea che esista, mi spaventa il pensiero di non saperlo riconoscere.

  9. Scoprire un nuovo blog da seguire e trovarci subito un tema che mi appassiona molto, che soddisfazione! Vale anche per me più o meno tutto quello che hai scritto, più un punto: mi incuriosisce quanto spesso diano (immagino su Mediaset) l’Esorcista in televisione (potrei ipotizzare almeno tre o quattro volte l’anno: comincerò a fare un conto). Sarà perché tira sempre, perché c’è sempre qualcuno che vuole rivederlo per capire se gli fa sempre così tanta paura, o qualche ragazzino nuovo che non l’ha ancora visto, ma l’idea che passi così spesso mi dà sempre i brividi. Mi fa pensare, ecco, a quanta attrazione ha il male per tutti noi. Personalmente, l’ho visto diverse volte e sono sempre sempre morta di paura. L’ultima volta ho deciso che non l’avrei mai più rivisto ma mi basta che qualcuno ne parli, o mi faccia una voce troppo rauca, o vedere una foto della ragazzina sul web (e quanto spesso capita!) perché mi prenda un’angoscia che non riesco ancora a spiegarmi se non nel fatto che c’è qualcosa di estremamente profondo, lì, che è difficile persino definire (ed è stato necessario riderci su in tutte le maniere per, appunto, “esorcizzarlo”: il numero di parodie credo sia incalcolabile).
    Ti seguo, comunque 🙂

  10. Helgaldo, davanti a L’esorcista io ti vedo così 🙂

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